Elena del Montenegro

Regina consorte d'Italia
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Elena del Montenegro
Bundesarchiv Bild 102-00061, Elena von Montenegro.jpg
Elena del Montenegro in una fotografia d'epoca
Regina consorte d'Italia
Stemma
In carica 29 luglio 1900 –
9 maggio 1946
Predecessore Margherita di Savoia
Successore Maria José del Belgio
Imperatrice consorte d'Etiopia
In carica 9 maggio 1936 –
27 novembre 1943
Predecessore Menen Asfaw
Successore Menen Asfaw
Regina consorte d'Albania
In carica 9 aprile 1939 –
27 novembre 1943
Predecessore Géraldine Apponyi de Nagyappony
Successore Monarchia abolita
Nome completo Jelena Petrović-Njegoš
Trattamento Maestà imperiale e reale
Nascita Cettigne, Montenegro, 8 gennaio 1873
Morte Montpellier, Francia, 28 novembre 1952
Luogo di sepoltura Santuario di Vicoforte (dal 2017)
Precedentemente:
Cimitero di Saint-Lazare di Montpellier (1952-2017)
Casa reale Petrović-Njegoš (per nascita)
Savoia (per matrimonio)
Padre Nicola I del Montenegro
Madre Milena Vukotić
Consorte di Vittorio Emanuele III d'Italia
Figli Iolanda
Mafalda
Umberto
Giovanna
Francesca
Religione Cattolicesimo
Firma Elena-s.jpg

Elena del Montenegro, nata Jelena Petrović-Njegoš, principessa del Montenegro (Cettigne, 8 gennaio 1873Montpellier, 28 novembre 1952), fu moglie di Re Vittorio Emanuele III di Savoia e Regina consorte d'Italia fino al 9 maggio 1946, giorno dell'abdicazione al trono del marito. È considerata Serva di Dio dalla Chiesa cattolica.

BiografiaModifica

Infanzia e giovinezzaModifica

 
Elena ritratta in giovane età

Nacque a Cettigne, all'epoca capitale del Principato del Montenegro. Figlia del futuro re del Montenegro Nicola I (Nikola Mirkov Petrović Njegoš), fu educata ai valori e all'unione della famiglia; la conversazione a tavola si svolgeva in francese e si discuteva con eguale disinvoltura di politica e di poesia; le abitudini e le relazioni nella famiglia Petrović-Njegoš erano accurate ma non soffocavano la spontaneità dei caratteri e delle personalità.

Elena crebbe schiva e riservata ma anche piuttosto caparbia, molti ricordano che era ben difficile farle cambiare idea. Molto attaccata alle tradizioni, di animo sensibile e una mente vivace e curiosa, era dotata di un forte amore per la natura: il suo fiore preferito era il ciclamino. Studiò nel collegio Smol'nyj di Pietroburgo, frequentò la casa reale russa e collaborò con la rivista letteraria russa Nedelja pubblicando poesie. Era una donna molto alta (180 cm).

FidanzamentoModifica

 
Principessa Elena del Montenegro 1897.

In Italia nel frattempo, la regina Margherita si preoccupava per le sorti dell'unico figlio, futuro re e, in accordo con Francesco Crispi, di origini albanesi e desideroso di una maggiore influenza dell'Italia nei Balcani, combinarono l'incontro tra i due giovani che avvenne al teatro La Fenice di Venezia in occasione dell'Esposizione Internazionale d'Arte.

La scelta può essere vista come il tentativo di arginare gli effetti delle nozze fra consanguinei che affliggevano grande parte della nobiltà europea dell'epoca, favorendo il diffondersi di difetti genetici e di malattie come l'emofilia. Vittorio Emanuele III, figlio di cugini primi, non avrebbe potuto generare un erede sano con una sposa troppo vicina a lui per albero genealogico. Grazie al matrimonio con Elena, invece, ebbe come erede Umberto II, niente affatto simile al padre per quanto riguardava statura (il padre: 153 cm.) e salute.

 
Vittorio Emanuele III di Savoia ed Elena di Montenegro

Dopo un altro incontro in Russia, in occasione dell'incoronazione dello Zar Nicola II, Vittorio Emanuele formulò la richiesta ufficiale al padre di Elena, Nicola I. Il fidanzamento venne ufficializzato nel 1896. Essendo di religione ortodossa, Elena, per motivi di opportunità politica e per assecondare la regina Margherita madre di Vittorio Emanuele, lascio il Montenegro ed il 21 ottobre 1896 con Vittorio Emanuele sbarcarono a Bari, dove nella basilica di S. Nicola, prima del matrimonio abiurò il credo ortodosso e si convertì alla fede cattolica, anche se il padre Nicola di Montenegro avrebbe preferito che la conversione fosse proclamata dopo il matrimonio.[1]

MatrimonioModifica

 
Il matrimonio di Vittorio Emanuele ed Elena del Montenegro in un'illustrazione del giornale La Mujer

Il matrimonio fu celebrato il 24 ottobre 1896: la cerimonia civile si tenne al Quirinale, quella religiosa nella Basilica romana Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante. Elena indossava in capo un velo intessuto di fili d'argento che disegnavano migliaia di margherite. Il corteo era composto da sei berline di gran gala, alcune tirate da sei cavalli bai, precedute da corazzieri. A seguito della sconfitta di Adua, non furono nozze sfarzose, non c'erano reali stranieri tra gli invitati.

Per l'evento fu ideato un francobollo speciale, noto come Nozze di Vittorio Emanuele III, che però non fu mai emesso, a parte rare copie circolate sotto forma di saggio. Tuttavia esistono numerose medaglie-ricordo con i busti della coppia di sposi.

In viaggio di nozze gli sposi si recarono con il panfilo Jela (Elena in lingua montenegrina) sull'isola di Montecristo dove vissero il loro amore semplicemente, evitando gli appuntamenti mondani. Elena assecondò il marito in tutto. La sua presenza accanto al sovrano si mantenne sempre umile e discreta, non fu mai coinvolta in questioni strettamente politiche, ma dedita e attenta ai bisogni del suo popolo adottivo. Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l'emeroteca dei giornali stranieri.


Dal matrimonio con Vittorio Emanuele III ebbe quattro figlie, Iolanda (1901-1986), Mafalda (1902-1944), Giovanna (1907-2000) e Francesca (1914-2001), e un figlio, Umberto (1904-1983), che fu l'ultimo re d'Italia.

Attività e interessiModifica

 
Ritratto della Regina d'Italia, Elena del Montenegro
Salvatore Frangiamore, 1901

Nel 1903 la sua passione per l'arte la portò a fare pressioni affinché fosse ideata una nuova serie di francobolli utilizzando come bozzettista il pittore Francesco Paolo Michetti a cui diede precise indicazioni grafiche. Dai bozzetti fu poi ricavato il francobollo noto come Michetti a destra in quanto illustrava l'effigie di Vittorio Emanuele III rivolta a destra.

Il 28 dicembre 1908 Reggio Calabria e Messina furono colpite da un disastroso terremoto e maremoto. La regina Elena si dedicò subito ai soccorsi, come mostrano fotografie dell'epoca; ciò contribuì ad aumentare la sua popolarità.

 
Ritratti di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro nell'Abbazia di Altacomba

Studiò medicina e ne ebbe la laurea honoris causa; finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti ecc. Il Sommo Pontefice Pio XI il 15 aprile 1937 le conferì la Rosa d'oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa cattolica. Il papa Pio XII nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Umberto II per la morte di Elena, la definì "Signora della carità benefica".

L'impegno contro le malattie era un dovere che sentiva profondamente, promosse infatti negli anni iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, per la malattia di Parkinson e soprattutto contro il cancro.

Regina d'ItaliaModifica

 
La regina Elena ritratta da Edoardo Gioja

La regina Elena, nel corso del suo regno, visse entrambe le guerre mondiali: l'11 agosto 1900, infatti, in seguito all'assassinio del padre, Vittorio Emanuele dovette improvvisamente salire al trono. Dal punto di vista ufficiale Elena assunse tutti i titoli del marito Vittorio Emanuele III: Regina d'Italia e, con l'avvento dell'Impero, Regina d'Albania e Imperatrice d'Etiopia. La coppia reale si trasferì a Roma, al Quirinale.

Prima guerra mondialeModifica

 
Elena a fianco al marito che sventola il tricolore dal Quirinale durante la prima guerra mondiale

Durante la prima guerra mondiale Elena fece l'infermiera a tempo pieno e, con l'aiuto della Regina Madre, trasformò in ospedali sia il Quirinale sia Villa Margherita; per reperire fondi lei stessa inventò la "fotografia autografata" che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra.

Seconda guerra mondialeModifica

Nel 1939, tre mesi dopo l'inizio della Seconda Guerra Mondiale[2] Elena scrisse una lettera alle sei sovrane delle nazioni europee ancora neutrali (Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), al fine di evitare all'Europa e al mondo l'immane tragedia.[3]

 
Visita ufficiale di Hitler a Roma nel 1938; sul palco in prima fila da sinistra: Benito Mussolini, Adolf Hitler, Vittorio Emanuele III d'Italia, Elena del Montenegro; in seconda fila, da sinistra: Joachim von Ribbentrop, Joseph Goebbels, Rudolf Hess, Heinrich Himmler

Ciònonostante, Elena era a fianco del marito quando questi dichiarò l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940. Nelle sue memorie, la Regina scrive di essere stata presente il 25 luglio a Villa Ada quando Vittorio Emanuele fece arrestare Mussolini: l'arresto del Duce provocò grande indignazione in lei, che rimproverò al marito di aver compiuto un atto indegno di un sovrano affermando che suo padre Nicola non avrebbe mai convenuto a un atto così disonorevole. Il 9 settembre del 1943 seguì il marito nella cosiddetta "fuga" a Brindisi, dove il re si rifugiò lasciando Roma subito dopo che fu reso noto al pubblico l'armistizio con gli Alleati che egli aveva segretamente firmato a Cassibile il 3 settembre per porre fine alla guerra. Il 23 settembre la figlia Mafalda venne arrestata dai nazisti e portata nel lager di Buchenwald, dove morì nel 1944.

Dopo la fine della guerra, che per l'Italia viene fissata convenzionalmente nel 25 aprile 1945, Elena andò in esilio col re il 9 maggio del 1946, subito dopo che Vittorio Emanuele III ebbe abdicato a favore del figlio Umberto assumendo il titolo di Conte di Pollenzo.

Esilio e morteModifica

 
Busto di Elena di Savoia a Montpellier, in Francia

La coppia reale si ritirò a Villa Jela, ad Alessandria d'Egitto, ospite di re Farouk I d'Egitto, che ricambiò così l'ospitalità data a suo tempo dal regno italiano a suo nonno, Isma'il Pascià. Durante l'esilio i due coniugi festeggiarono il cinquantesimo anniversario di matrimonio. Elena rimase col marito in Egitto fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta il 28 dicembre 1947.

Tre anni dopo si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia, a Montpellier, e nel novembre 1952 si sottopose a un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm, dove morì il 28 novembre. Fu sepolta, come suo desiderio, in una comune tomba del cimitero Saint-Lazare a Montpellier. L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale. La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla regina Elena e le ha innalzato un monumento.

 
Tomba della regina Elena al Santuario di Vicoforte

65 anni dopo la sua morte, il 15 dicembre 2017, la salma della regina è stata rimpatriata da Montpellier e sepolta nel santuario di Vicoforte,[4] nella cappella di San Bernardo (la stessa dove è sepolto il duca Carlo Emanuele I), dove il 17 dicembre successivo sono stati tumulati anche i resti del consorte Vittorio Emanuele III da Alessandria d'Egitto.

RiconoscimentiModifica

 
Ritratto di Elena del Montenegro di Edoardo Tofano, 1930

È tra le personalità di Casa Savoia ricordate in modo positivo dall'opinione pubblica, anche dopo l'avvento della Repubblica. Per la sua vicinanza ai malati e per la sua grandissima umanità, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il Ministero delle Comunicazioni ha emesso un francobollo commemorativo che la ritrae, associando la sua figura alla lotta contro il cancro[5] Nel 1960, a ricordo del suo aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto, le fu innalzato a Messina, con pubblica sottoscrizione, un grande monumento in marmo bianco di Carrara, opera dello scultore Antonio Berti.

L’amaro Montenegro, una famosa bevanda alcolica, venne così chiamato in onore della Regina in occasione delle sue nozze nel 1896.

Venne definita da Papa Pio XII "Signora della Carità benefica" e insignita della Rosa d'Oro.

La figura di Elena colpì anche l'immaginario di scrittori, come Antonio Fogazzaro, Luigi Capuana, Vittorio Bersezio e anche di poeti come Giovanni Pascoli. Gabriele d'Annunzio la cantò nella IV "Preghiera per l'Avvento" delle "Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi", e Diego Calcagno la rievocò al momento della morte: "Bruna e severa nell'oleografia/della seconda classe elementare/illuminavi la mia fantasia/con il diadema dalle perle rare./San Rossore, Sant'Anna di Valdieri,/canne da pesca sopra la marina/i figli piccoletti, sembra ieri:/Giolitti, il terremoto di Messina./...Alta, serena, pare ancor che sali/sopra la nave nella dolce brezza,/Regina della nostra fanciullezza/e dei vegliardi risorgimentali:/Te ne sei andata, ma con Te scompare/tutta un'Italia dentro la voragine,/ ci specchiavamo nella Tua immagine/dignitosa, felice e familiare./Le tube, la fanfara, i bersaglieri/ col fiocco, la sirena del vapore,/ erano i tempi del bel suol d'amore,/del Polo Nord, dei limpidi pensieri./Tutto è finito. Come nella vita/fosti discreta, silenziosa e assorta/così, Regina mia, Tu sei partita/e così, nell'esilio, Tu sei morta./Il passato che odora di cedrina/oramai vibra dell'amor per Te.../Ma se si vive male senza il Re,/come si vive senza la Regina?".

Anche Ada Negri ha ricordato la Regina Elena ne L'anello d'acciaio; "...Le tue donne,/Italia: dalla grande incoronata/all'umile che d'erba s'inghirlanda". Giacomo Puccini dedicò alla regina Elena "Madama Butterfly". Al suo nome venne intitolato a Milano nel 1909 un reparto ostetrico autonomo inizialmente chiamato Asilo Regina Elena, oggi tale reparto è diventato l'Istituto di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria Regina Elena, noto ai milanesi come "Clinica Regina Elena", oggi incluso nella fondazione dell'Ospedale Maggiore di Milano. Il 12 luglio 1941, a Cettigne, Sekula Drljević, proclamando la restaurazione dell'indipendenza del Montenegro, identificava Elena con "la fata delle loro montagne, la mitica Viela, ponendo in rilievo la felicità e la fortuna dei montenegrini".

In riconoscimento alla sua grande fede e alle attività benefiche da lei sostenute, il pontefice Pio XI le conferì la più alta onorificenza prevista a quei tempi per una donna, la “Rosa d'oro della cristianità”.

Nel 2013 il Montenegro ha emesso un francobollo in suo onore.

In occasione delle celebrazioni per il centenario della vittoria nella Grande Guerra del 4 novembre 2018 è stata citata, nel suo discorso ufficiale a Trieste, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel ricordo del suo importante impegno medico ed infermieristico.

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni
Granduca Mirko Petrović-Njegoš Stanko Petrović-Njegoš  
 
Krstinja Vrbica  
Nicola I del Montenegro  
Anastasie Martinović Drago Martinović  
 
Stana Martinović  
Elena del Montenegro  
Petar Vukotić Peter Perkov Vukotić  
 
Stana Milić  
Milena Vukotić  
Jelena Vojvodić Tadija Vojvodić  
 
Milica Pavićević  
 

OnorificenzeModifica

Onorificenze montenegrineModifica

  Dama di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I

Onorificenze italianeModifica

  Dama di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Onorificenze straniereModifica

  Decorazione di benessere sociale, classe speciale (Germania)
  Dama di Gran Croce di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
— 10 luglio 1906
  Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera (Regno di Baviera)
  Rosa d'Oro (Santa Sede)
— 1930 e 1937
  Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)

AccademicheModifica

  Laurea honoris causa in Medicina

Altre DistinzioniModifica

Filmografia su Elena del MontenegroModifica

NoteModifica

  1. ^ Elena Petrovic njegoš, regina d'Italia, di Giuseppe Sircana, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 42 (1993)
  2. ^ L'invasione tedesca della Polonia e la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania furono di fatto in seguito riconosciuti dagli storici come la causa dell'inizio della seconda guerra mondiale.
  3. ^ REGINA ELENA: INVOCAZIONE ALLA PACE – Croce Reale, su crocereale.it. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  4. ^ Le spoglie della regina Elena di Savoia traslate nel Santuario di Vicoforte, su lastampa.it.
  5. ^ Copia archiviata, su comunicazioni.it. URL consultato il 14 aprile 2007 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2006).
  6. ^ cfr. url: [https://web.archive.org/web/20190929173109/https://www.sangiuseppedeinudi.org/reali-e-papi/ Archiviato il 29 settembre 2019 in Internet Archive.]

BibliografiaModifica

  • Isabella Pascucci, Elena di Savoia nell'arte e per l'arte. Iconografia e storia della seconda Regina d'Italia, Daniela Piazza Editore, Torino, 2009.
  • Cristina Siccardi, Elena. La regina mai dimenticata, Paoline Editoriale Libri, Milano, 1996.
  • Cristina Siccardi, Elena. La regina mai dimenticata, Fabbri Editori-RCS Libri, collana Le grandi biografie, Milano, 2000.
  • Renato Barneschi, Elena di Savoia, Rusconi editore, Milano, 1986.
  • Giulio Vignoli, La vicenda italo-montenegrina, Ecig, Genova 2004.
  • Suor X, Fioretti di Montpellier, Montpellier, 1962 (elenca le opere benefiche compiute a Montpellier dalla defunta Sovrana).
  • Niccolò Rodolico, La Regina Elena, in Il Tempo, Roma, 14 marzo 1965.
  • Gioacchino Volpe, Scritti su Casa Savoia, Volpe editore, Roma, 1983, pag. 197 ss.
  • Carlo Delcroix, Quando c'era il Re, Rizzoli, Milano, 1959, pag. 131 ss.
  • Giovanni Artieri, Il tempo della Regina, Sestante, Roma, 1950.
  • Paolo Mazzarello, L'erba della Regina, Bollati Boringhieri, Torino, 2013.
  • Epoca – Settimanale politico di grande informazione (numero speciale dedicato a Elena di Savoia), n. 114, Mondadori, 13 dicembre 1952.

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