Elezioni politiche italiane del 1996

13ª elezione del Parlamento della Repubblica Italiana
Elezioni politiche italiane 1996
Stato Italia Italia
Data 21 aprile 1996
Legislatura XIII legislatura
Legge elettorale Legge Mattarella
Affluenza 82,54 % (Red Arrow Down.svg 3,53 %)
Romano Prodi 96.jpg Berlusconi94.jpg Umberto Bossi 1996.jpg
Leader Romano
Prodi
[1]
Silvio
Berlusconi
[1]
Umberto
Bossi
[1]
Coalizione L'Ulivo Polo per le Libertà Lega Nord
Camera dei deputati
Voti 16 265 985
43,39 %
15 772 203
42,07 %
3 776 354
10,07 %
Seggi
322 / 630
246 / 630
59 / 630
Differenza % nuova coalizione[2] Red Arrow Down.svg 0,77 Green Arrow Up.svg 1,71
Differenza seggi nuova coalizione[2] Red Arrow Down.svg 120 Green Arrow Up.svg 48
Senato della Repubblica
Voti 14 548 006
44,60 %
12 185 020
37,35 %
3 394 733
10,41 %
Seggi
169 / 315
116 / 315
27 / 315
Differenza % nuova coalizione[2] Red Arrow Down.svg 5,25 nuovo partito
Differenza seggi nuova coalizione[2] Red Arrow Down.svg 40 nuovo partito
Elezioni Camera 1996 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Lamberto Dini (RI)
Left arrow.svg 1994 2001 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1996 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 21 aprile 1996. Furono le seconde elezioni anticipate a svolgersi negli anni novanta, quando per la prima volta in assoluto nella storia repubblicana, vi furono tre tornate elettorali in quattro anni.

Indice

Sistema di votoModifica

Le elezioni politiche del 1994 si tennero con un nuovo sistema di voto noto come legge Mattarella e introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che davano seguito al referendum del 18 aprile 1993. La legge prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito e, per il rimanente 25% dei seggi, al recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera. Per la parte maggioritaria quindi (75% dei seggi), il territorio nazionale venne suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base a un sistema maggioritario a turno unico (first-past-the-post): veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio[3].

I rimanenti seggi (25%) erano invece assegnati con un metodo proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%. Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati – che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali – venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale – cioè i voti del secondo classificato più uno – i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.

Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era «parziale», lo scorporo «totale» previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una stramba quota minoritaria, in aperto contrasto con l'impianto generale della legge elettorale.

CircoscrizioniModifica

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 475 collegi uninominali e 26 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 232 collegi uninominali e 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputatiModifica

Le circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti:

Circoscrizioni del Senato della RepubblicaModifica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti:

  • Piemonte;
  • Valle D'Aosta;
  • Lombardia;
  • Trentino-Alto Adige;
  • Veneto;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Liguria;
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Lazio;
  • Abruzzo;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

Quadro politicoModifica

Rispetto alle precedenti elezioni politiche del 1994, quelle del 1996 segnarono più compiutamente il passaggio ad un sistema bipolare. I partiti centristi, nel 1994, si erano presentati nel Patto per l'Italia ma, essendo stati fortemente penalizzati dal sistema elettorale maggioritario, furono indotti a trovare una collocazione nell'ambito di due schieramenti tra loro contrapposti. Il Partito Popolare Italiano promosse un'alleanza di centrosinistra, mentre alcuni settori si dissociarono e fondarono i Cristiani Democratici Uniti, nello schieramento di centrodestra[5]. Il Patto Segni si presentò invece all'interno della Lista Dini - Rinnovamento Italiano, mentre la Lega Nord decise di correre da sola[5].

Principali forze politicheModifica

Coalizione Leader[1] Foto
L'Ulivo[6]
Coalizione composta da: Partito Democratico della Sinistra, Popolari per Prodi
(Partito Popolare Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei),
Rinnovamento Italiano, Federazione dei Verdi, Partito Sardo d'Azione, Federazione Laburista, Comunisti Unitari,
Cristiano Sociali, Socialisti Italiani e Patto Segni
Romano Prodi  
Polo per le Libertà[7]
Coalizione composta da: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico
e Cristiani Democratici Uniti
Silvio Berlusconi  
Lega Nord Umberto Bossi  
Partito della Rifondazione Comunista[8] Fausto Bertinotti  
Lista Pannella-Sgarbi[9] Marco Pannella  

SchieramentiModifica

Campagna elettoraleModifica

Nel dicembre 1994, in seguito alla comunicazione di una nuova inchiesta dei magistrati di Milano che trapelò dalla stampa, Umberto Bossi, leader della Lega Nord, ha lasciato la coalizione sostenendo che il patto elettorale non era stato rispettato, costringendo Berlusconi a dimettersi dalla carica, lasciando la maggioranza di governo al centrosinistra.

Il governo Berlusconi venne sostituito il mese successivo con un governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Dini era stato un ministro chiave nel precedente esecutivo, e Berlusconi disse che l'unico modo in cui lui avrebbe sostenuto un governo tecnico sarebbe stato con Dini a capo di esso[10]. Alla fine, però, Dini venne sostenuto solo dalla maggior parte dei partiti di opposizione e dalla Lega Nord, ma non da Forza Italia, che si astenne[10].

Il 30 dicembre 1995, Dini si dimise da Presidente del Consiglio, e il Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro decise di avviare le consultazioni per formare un nuovo governo, sostenuto da tutti i partiti in Parlamento, per compiere alcune riforme costituzionali[5].

Favorevolmente a questa proposta si schierarono, in un dibattito televisivo il 19 gennaio 1996, Silvio Berlusconi e il segretario del PDS, Massimo D'Alema. Fu designato Antonio Maccanico[5]. Tuttavia non si riuscì a trovare un accordo, poiché Gianfranco Fini e Romano Prodi, chiesero le elezioni anticipate[5]. Il 16 febbraio 1996 Oscar Luigi Scalfaro sciolse le camere e indisse le elezioni anticipate[5].

Il 19 febbraio 1996 il Presidente del Consiglio uscente Lamberto Dini, annunciò che si sarebbe schierato con L'Ulivo e non con il Polo per le Libertà. Umberto Bossi, il cui apporto fu fondamentale nel 1994 per consentire la vittoria elettorale di Berlusconi, dichiarò che la Lega Nord non avrebbe più sostenuto il Polo e si sarebbe presentata da sola alle elezioni. Allo stesso tempo, la coalizione di Romano Prodi fece un importante accordo pre-elettorale con il Partito della Rifondazione Comunista, in cui Fausto Bertinotti si impegnava a sostenere il governo Prodi, dopo l'elezione, nel caso di un Parlamento senza maggioranza.

Come nel 1994, anche nel 1996 la campagna elettorale fu segnata dalle inchieste giudiziarie che coinvolgevano la politica: il 12 marzo, su richiesta del pool Mani pulite, fu arrestato il capo dei GIP romani, Renato Squillante, legato a una fitta rete di conoscenze – alcune delle quali si traducevano, secondo gli inquirenti, in favore – a gente della cosiddetta «Roma bene»[5], e successivamente finì in carcere anche Attilio Pacifico[5], avvocato avellinese vicino a Cesare Previti[10].

Secondo il GIP Alessandro Rossato, Squillante riceveva denaro in contante da società milanesi tramite gli avvocati Previti e Pacifico, in cambio di atti contrari ai suoi doveri d'ufficio[10]. Mentre nel centrosinistra le reazioni politiche furono un misto di prudenza e imbarazzo, quelle del centrodestra furono un unamine attacco al pool, con Berlusconi che accostò i magistrati milanesi alla Banda della Uno Bianca, sostenendo che anche nella magistratura esistono corpi deviati[10].

In generale la campagna elettorale fu piuttosto monotona. L'Ulivo e il Polo per le Libertà enunciavano programmi analoghi, fingendo tuttavia di volere cose diversissime[5]. Il centrodestra accusava Prodi e i suoi di avere nostalgia per i consociativismi, gli immobilismi, l'assistenzialismo e le dilapidazioni della Prima Repubblica, oltre a quella per il marxismo e il collettivismo a causa degli accordi elettorali con il PRC[5], mentre il centrosinistra accusava il Polo per le Libertà di voler riproporre gli errori fatti durante il governo Berlusconi e di voler arricchire ancora di più i ricchi, impoverendo ancora di più i poveri[5].

Sondaggi pre-votoModifica

Istituto Data L'Ulivo
(Romano Prodi)
Lega Nord
(Umberto Bossi)
Polo per le Libertà
(Silvio Berlusconi)
Abacus[11] 1º marzo 1996 49,9 - 50,1
Datamedia 12 marzo 1996 45,3 - 49,3
Piepoli 22 aprile 1996 (exit poll) 43-46 8,1 43-46
L'Ulivo
(Romano Prodi)
Lega Nord
(Umberto Bossi)
Polo per le Libertà
(Silvio Berlusconi)

I sondaggi elettorali vedevano un sostanziale pareggio tra le due coalizioni, anche se la Lega Nord sembrava erodere voti a entrambi gli schieramenti nell'ultimo mese di campagna elettorale, e secondo molti avrebbe vinto la coalizione che meno avrebbe perso consensi.

Ciò che faceva maturare incertezza è che con questo forte equilibrio, se anche una coalizione avesse prevalso leggermente su di un'altra questa avrebbe potuto ottenere maggiori collegi, spostando quindi dall'altra parte la maggioranza dei seggi: alcuni quotidiani indicavano infatti un lieve vantaggio di Romano Prodi, ma sembrava che il parlamento potesse avere il Polo per le Libertà maggioritario assieme alla Lega Nord[12]. Anche per questi motivi, i sondaggisti anche in sede di exit-poll andarono cauti prima di richiamare il vincitore, secondo il principio del too close to call[13].

RisultatiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputatiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Risultati delle elezioni politiche italiane del 1996 (Camera dei deputati) ed Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1996.
Risultati delle elezioni politiche italiane del 1996 (Camera dei deputati)
Coalizione Partito Proporzionale Maggioritario Totale
seggi
+/–
Voti % Seggi Voti % Seggi
L'Ulivo Partito Democratico della Sinistra (PDS) 7.894.118 21,06 26 15.714.129[14] 41,92[15] 146 172[16] +48
Popolari per Prodi (PPIUDPRISVP) 2.554.072 6,81 4 65 69[17] +18
Rinnovamento Italiano (RI) 1.627.380 4,34 8 18 26[18]
Federazione dei Verdi (FdV) 938.665 2,50 0 14 14 +3
La Rete (LR) N.D. N.D. 0 3 3 −5
Union Autonomista Ladina (UAL) N.D. N.D. 0 1 1 +1
Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 38.002 0,10 0 0 0 ±0
Totale coalizione 13.142.237 34,81 38 15.714.129 41,92 247 285
Polo per le Libertà Forza Italia (FI) 7.712.149 20,57 37 15.027.030 40,09 86 123[19] −9
Alleanza Nazionale (AN) 5.870.491 15,66 28 65 93 −17
CCD - CDU 2.189.563 5,84 12 28 30[20]
Totale coalizione 15.772.203 42,07 77 15.027.030 40,09 169 246
Lega Nord (LN) 3.776.354 10,07 20 4.038.239 10,77 39 59 −59
Partito della Rifondazione Comunista (PRC)[21] 3.213.748 8,57 20 982.505 2,62 15 35 −3
Südtiroler Volkspartei (SVP) N.D. N.D. 0 156.708 0,42 3 3 ±0
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 72.062 0,19 0 82.373 0,22 1 1 ±0
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VdA) N.D. N.D. 0 37.431 0,10 1 1 ±0
Democrazia e Libertà (DL) N.D. N.D. 0 33.326 0,09 1 1
Lista Pannella-Sgarbi (LPS) 702.988 1,88 0 69.406 0,19 0 0 −6
Movimento Sociale - Fiamma Tricolore (MS-FT) 339.351 0,91 0 624.558 1,67 0 0
Partito Socialista (PS) 149.441 0,40 0 44.786 0,12 0 0
Unione Nord Est (UNE) 63.934 0,17 0 9.669 0,03 0 0
Union für Südtirol (UfS) 55.548 0,15 0 23.032 0,06 0 0 ±0
Mani Pulite (MP) 44.935 0,12 0 68.443 0,18 0 0
Noi Siciliani - Fronte Nazionale Siciliano (NS-FNS) 41.001 0,11 0 20.102 0,05 0 0
Altre liste 200.596 0,47 0 416.175 1,61 0 0 ±0
Totale 37.484.398 100,00 155 37.295.109 100,00 475 630
Fonte: Ministero dell'Interno

Senato della RepubblicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Risultati delle elezioni politiche italiane del 1996 (Senato della Repubblica).
Risultati delle elezioni politiche italiane del 1996 (Senato della Repubblica)
Coalizione Partito Maggioritario Proporzionale
(Seggi)
Totale
seggi
+/–
Voti % Seggi
L'Ulivo Partito Democratico della Sinistra (PDS) 13.434.607[22] 41,18[23] 134 23 102[24] +26
Partito Popolare Italiano (PPI) 27 −4
Federazione dei Verdi (FdV) 14 +7
Rinnovamento Italiano (RI) 11[25]
La Rete (LR) 1 −5
Lega Autonomia Veneta (LAV) 1 +1
Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 1 +1
Totale coalizione 157
Polo per le Libertà Forza Italia (FI) 12.185.020 37,35 67 49 48[26] +13
Alleanza Nazionale (AN) 43 −4
Centro Cristiano Democratico (CCD) 15 +3
Cristiani Democratici Uniti (CDU) 10
Totale coalizione 116
Lega Nord (LN) 3.394.733 10,41 18 9 27 −33
Partito della Rifondazione Comunista 934.974 2,87 10 0 10 −8
L'Abete-SVP-PATT 178.425 0,55 2 0 2 −1
Movimento Sociale - Fiamma Tricolore (MS-FT) 747.487 2,29 0 1 1
Lista Pannella-Sgarbi (LPS) 509.826 1,56 0 1 1 ±0
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VdA) 27.493 0,08 1 0 1 ±0
Partito Socialista (PS) 286.426 0,88 0 0 0
Mani Pulite 109.113 0,33 0 0 0
Lega per l'Autonomia - Alleanza Lombarda (LpA-AL) 106.313 0,33 0 0 0 −1
Unione Nord Est (UNE) 72.541 0,22 0 0 0
Noi Siciliani - Fronte Nazionale Siciliano (NS-FNS) 71.841 0,22 0 0 0 ±0
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 66.750 0,20 0 0 0 ±0
Verdi Verdi (VV) 61.434 0,19 0 0 0 ±0
Partito Pensionati (PP) 60.640 0,19 0 0 0 ±0
Democrazia Sociale (DS) 60.016 0,18 0 0 0
Sardigna Natzione (SN) 44.713 0,14 0 0 0 ±0
Altre liste 270.188 0,81 0 0 0
Totale 32.624.584 100,00 232 83 315
Fonte: Ministero dell'Interno

Analisi territoriale del votoModifica

 
Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La coalizione dell'Ulivo di Romano Prodi vince nelle regioni Basilicata, Emilia-Romagna (tranne la Provincia di Piacenza), Liguria (tranne la Provincia di Imperia), Puglia (tranne le province di Bari e Brindisi), Toscana (tranne la Provincia di Lucca), Marche e Umbria, e le province di Teramo (Abruzzo), Crotone (Calabria), Avellino (Campania), Mantova (Lombardia), Campobasso (Molise), Nuoro (Sardegna) e Rovigo (Veneto)[27].

La coalizione del Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi vince nelle regioni Abruzzo (tranne la Provincia di Teramo), Calabria (tranne la Provincia di Crotone), Campania (tranne la Provincia di Avellino), Lazio, Piemonte (tranne le province di Cuneo e Verbania), Sardegna (tranne la Provincia di Nuoro) e Sicilia, e le province di Piacenza (Emilia-Romagna), Trieste (Friuli-Venezia Giulia), Imperia (Liguria), Lodi, Milano e Pavia (Lombardia), Isernia (Molise), Bari e Brindisi (Puglia) e Lucca (Toscana)[27].

La Lega Nord di Umberto Bossi vince nelle regioni Friuli-Venezia Giulia (tranne la provincia di Trieste), Veneto (tranne la Provincia di Rovigo) e Lombardia (tranne le province di Pavia, Mantova, Lodi e Milano), e le province di Cuneo e Verbania (Piemonte) e Trento (Trentino-Alto Adige)[27].

Conseguenze del votoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Prodi I.

Come conseguenza di queste elezioni si venne a formare un governo di centrosinistra guidato dal leader della coalizione vincente, Romano Prodi, con 17 esponenti tutti provenienti dall'Ulivo. Per ottenere la fiducia, in ogni caso, Prodi dovette ricorrere all'appoggio esterno del PRC, che permise di avere una maggioranza di appena 7 deputati alla Camera dei deputati: per quanto riguarda il Senato, il governo non ebbe problemi visti i 169 seggi conquistati autonomamente nella tornata elettorale (di cui 157 ulivisti, 10 senatori a vita e 2 della SVP)[5].

Il nuovo esecutivo pose come obiettivo principale l'ingresso dell'Italia nell'eurozona, raggiunto nel 1998. Nonostante questo successo, tuttavia, Prodi andò incontro ad una crisi istituzionale nel 1997, quando il PRC annunciò il voto contrario alla legge finanziaria e il ritiro dell'appoggio all'esecutivo[5]: il 10 ottobre Prodi si dimise ma Scalfaro respinse le dimissioni, e pochi giorni dopo Bertinotti fece un passo indietro votando la fiducia alla finanziaria[5]. Esattamente un anno dopo la scene si ripeté, ma stavolta il governo non ottenne la fiducia, nonostante una divisione all'interno del PRC (l'ala filogovernativa guidata da Armando Cossutta fondò un nuovo partito), e Prodi diede le dimissioni[28]. Massimo D'Alema formò un nuovo esecutivo, ottenendo la fiducia con il voto decisivo dei comunisti cossuttiani e di alcuni parlamentari eletti con la coalizione di centrodestra[28].

In seguito alla sconfitta dell'Ulivo alle elezioni regionali del 2000 D'Alema si dimise e al suo posto fu nominato Giuliano Amato, che ebbe il compito di guidare l'Italia fino a fine legislatura[29].

NoteModifica

  1. ^ a b c d A partire dal 1994, con la nascita delle coalizioni politiche, viene espresso un leader della forza politica che si presenta alle elezioni. Tale figura è tuttavia ufficiosa, in quanto la vigente legge elettorale (legge Mattarella) non prevede l'indicazione di un candidato vero e proprio.
  2. ^ a b c d L'Ulivo non è confrontabile con L'Alleanza dei Progressisti, coalizione politica di centrosinistra alle precedenti elezioni, poiché vi sono notevoli differenze nella composizione delle due coalizioni.
  3. ^ Come funziona il Mattarellum, in il Post, 19 dicembre 2016. URL consultato il 22 marzo 2018.
  4. ^ Circoscrizione equivalente al solo collegio uninominale di Aosta della parte maggioritaria,
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo, Milano, Rizzoli, 1997.
  6. ^ La coalizione ha siglato un patto di desistenza con il PRC nei collegi uninominali.
  7. ^ Il Polo per le Libertà strinse accordi elettorali con la Lista Pannella-Sgarbi, senza che essa entrasse nella coalizione.
  8. ^ Il PRC ha siglato un patto di desistenza con L'Ulivo nei collegi uninominali.
  9. ^ La Lista Pannella-Sgarbi strinse accordi elettorali con il Polo per le Libertà, senza entrare nella coalizione.
  10. ^ a b c d e Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012.
  11. ^ Nell'ipotesi di due soli schieramenti.
  12. ^ Renato Mannheimer, Al centrosinistra più consensi al Polo più seggi, in Corriere della Sera, 12 marzo 1996. URL consultato il 12 agosto 2013.
  13. ^ Stefania Tamburello, Sondaggisti cauti ma non mancano gli errori. Soltanto l'Abacus fa centro, in Corriere della Sera, 22 aprile 1996. URL consultato il 12 agosto 2013.
  14. ^ Di cui 14.447.548 voti ottenuti da L'Ulivo, 997.534 voti ottenuti da L'Ulivo-Lega Autonomia Veneta e 269.047 voti ottenuti da L'Ulivo-Partito Sardo d'Azione.
  15. ^ Di cui il 38,54% dei voti ottenuto da L'Ulivo, il 2,66% ottenuto da L'Ulivo-Lega Autonomia Veneta e lo 0,72% ottenuto da L'Ulivo-Partito Sardo d'Azione.
  16. ^ Inclusi 8 deputati del Movimento dei Comunisti Unitari (MCU), 6 deputati della Federazione Laburista (FL), 5 deputati dei Cristiano Sociali (CS), 1 deputato della Sinistra Repubblicana (SR) e 1 deputato del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).
  17. ^ Inclusi 5 deputati dell'Unione Democratica) (UD) e 2 deputati del Partito Repubblicano Italiano (PRI).
  18. ^ Inclusi 8 deputati del Patto Segni (PS), 7 deputati dei Socialisti Italiani (SI) e 1 deputato del Movimento Democratico Italiano (MID).
  19. ^ Inclusi 3 deputati dell'Unione di Centro (UdC).
  20. ^ 19 deputati del CCD e 11 deputati del CDU.
  21. ^ Nei collegi uninominali si presenta con il simbolo dei Progressisti.
  22. ^ Di cui 13.013.276 voti ottenuti da L'Ulivo e 421.331 voti ottenuti da L'Ulivo-Partito-Sardo d'Azione.
  23. ^ Di cui il 39,89% dei voti ottenuto da L'Ulivo e l'1,29% ottenuto da L'Ulivo-Partito-Sardo d'Azione.
  24. ^ Inclusi 5 senatori della Federazione Laburista (FL) e 4 senatori dei Cristiano Sociali (CS).
  25. ^ Inclusi 5 senatori dei Socialisti Italiani (SI), 1 senatore del Patto Segni (PS) e 1 senatore del Movimento Democratico Italiano (MID).
  26. ^ Inclusi 2 senatori dell'Unione di Centro (UdC).
  27. ^ a b c Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 21 aprile 1996, in Ministero dell'interno. URL consultato il 13 marzo 2011.
  28. ^ a b Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998.
  29. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Millennio, Milano, Rizzoli, 2000.

BibliografiaModifica

  • Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012, ISBN 88-6190-053-4.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo (1995-1997), Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-42810-8.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998, ISBN 978-88-1786-014-7.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Millennio. Sommario di dieci secoli di storia, Milano, Rizzoli, 2000, ISBN 978-88-1786-608-8.

Voci correlateModifica

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