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Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872

Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Data 5 novembre
Affluenza 71,3[1] % (- 6,8 %)
Ulysses S Grant by Brady c1870-restored.jpg HoraceGreeley.png
Candidati Ulysses S. Grant Horace Greeley
Partito Repubblicano Democratico
Voti 3.598.235
55,6 %
2.834.761
43,8 %
Grandi elettori 286 66
ElectoralCollege1872.svg
Presidente uscente
Ulysses S. Grant (Partito Repubblicano)
Left arrow.svg 1868 1876 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872 furono la 22° tornata elettorale quadriennale; si tennero martedì 5 di novembre. Il presidente incumbent Ulysses S. Grant riuscì agevolmente ad ottenere un 2º mandato, con il senatore Henry Wilson del Massachusetts come suo compagno di corsa.

La decisiva ricandidatura e rielezione venne raggiunta a seguito di una profonda spaccatura venutasi a creare all'interno del Partito Repubblicano il che condusse alla formazione di un 3° schieramento politico, i "Liberal Republicans", che scelsero Horace Greeley per tentare di contrastare Grant. Quest'azione repentina indusse il Partito Democratico a far annullare la propria Convention, sostenere Greeley e non nominare un proprio candidato.

Il 29 di novembre, dopo la votazione popolare ma prima che il Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America giungesse a pronunciare il suo verdetto tramite i Grandi elettori, Greeley morì improvvisamente; di conseguenza coloro che precedentemente si erano impegnati con lui si schierarono a favore di 4 differenti candidati alla carica di presidente degli Stati Uniti d'America e addirittura di 8 a quella di Vicepresidente degli Stati Uniti d'America. Lo stesso Greeley avrà 3 voti postumi, anche se verranno poco dopo negati dal Congresso degli Stati Uniti d'America.

Questa elezione risultò essere l'unica in cui uno dei due maggiori sfidanti morì durante il procedimento elettorale; fu anche l'ultima fino alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016 in cui più grandi elettori presidenziali votarono per un candidato a cui non erano originariamente destinati.

Nella mappa a lato il colore rosso denota gli stati vinti da Grant/Wilson, il blu acciaio i 3 voti elettorali della Georgia concessi postumi a Greeley; le altre sfumature blu indicano i suffragi realizzati da Thomas Hendricks, Benjamin Gratz Brown, Charles Jones Jenkins e a David Davis; questo risultato conclusivo dei grandi elettori riflette la dispersione dei voti elettorali di Greeley causata dalla sua morte. I numeri indicano il totale di voti elettorali assegnati a ciascuno degli Stati federati degli Stati Uniti d'America.

Indice

NominationModifica

RepubblicaniModifica

La popolarità del presidente uscente in carica Ulysses S. Grant alla fine del suo primo mandato era ancora alta, nonostante lo scandalo dell'oro, perciò la sua Nomination da parte del Partito Repubblicano fu scontata. Alla Convention Nazionale tenutasi a Filadelfia dal 5 al 6 di giugno i repubblicani nominarono il presidente Grant per la rielezione, ma scelsero di affiancargli il senatore Henry Wilson anziché il precedente Vicepresidente degli Stati Uniti d'America Schuyler Colfax, implicato nello scandalo "Credit Mobilier".

Ballottaggi[2]
Ballottaggi presidenziali Ballottaggi per la Vicepresidenza
Ulysses S. Grant 752 Henry Wilson 399
Schuyler Colfax 322
Horace Maynard 26
John Francis Lewis 22
Edmund Jackson Davis 16
Edward Follansbee Noyes 1
Joseph Roswell Hawley 1

Questa fu la prima volta nella storia del Partito Repubblicano in cui venne nominato un candidato all'unanimità. Non succederà ancora per altri 28 anni, fino alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1900 con William Jennings Bryan. L'avvenuta scelta di Grant sarà co-dichiarata da William Henry Gray dell'Arkansas, il primo afroamericano ad aver partecipato attivamente ad una Convention nazionale di una formazione politica degli Stati Uniti d'America[3][4].

Altri, che dimostrarono una spiccata insofferenza nei confronti della corruzione della 1ª amministrazione della Presidenza di Ulysses S. Grant si separarono avventurandosi a formare il "Liberal Republican Party".

 
Poster per la campagna elettorale di Grant e Wilson.
Republican Party Ticket, 1872
Ulysses S. Grant Henry Wilson
for President for Vice President
18º Presidente degli Stati Uniti d'America
(1869-1877)
Senatore per il Massachusetts
(1855-1873)
Campaign

Fusione delle candidature dell'opposizioneModifica

Nella speranza di poter in tal modo riuscire a sconfiggere più facilmente Grant, il Partito Democratico approvò e sostenne senza alcuna riserva i candidati Liberali.

Liberal Republican PartyModifica

I candidati Liberal furono inizialmente i seguenti:

 
Poster per la campagna elettorale di Greeley e Brown.

Già nel 1870 un gruppo influente di Repubblicani dissidenti si separò dal Partito per creare il "Liberal Republican Party". Alla sua unica Convention nazionale tenutasi a Cincinnati, l'editore del New York Tribune H. Greeley sarà nominato al 6° ballottaggio sconfiggendo C. F. Adams, Sr. B. G. Brown gli verrà affiancato già al 2º scrutinio.

Ballottaggi presidenziali[5][6]
Ballottaggio 2° bis Risultati
H. Greeley 147 239 245 258 251 258 332 482
C. F. Adams, Sr. 203 243 243 264 279 309 324 187
L. Trumbull 110 148 148 156 141 91 19 21
B. G. Brown 95 2 2 0 0 0 0 0
D. Davis 92 81 75 44 51 30 6 6
A. G. Curtin 62 0 0 0 0 0 0 0
S. P. Chase 3 1 1 0 0 24 32 0
Dspersi/Astenuti 1 0 0 0 0 2 1 18
Ballottaggi per la Vicepresidenza[6][7]
Ballottaggio
B. G. Brown 237 435
L. Trumbull 158 175
George Washington Julian 134 0
Gilbert Carlton Walker 85 75
Cassius Marcellus Clay 34 0
Jacob D. Cox 25 0
Altri 20 11
Liberal Republican Party Ticket, 1872
Horace Greeley Benjamin G. Brown
for President for Vice President
Ex membro della Camera dei rappresentanti per il 6º distretto dello Stato di New York
(1848-1849)
20º Governatore del Missouri
(1871-1873)
Campaign
 
Biglietto di ammissione per la Convention nazionale Democratica tenutasi all'interno della "Ford's Grand Opera House" di Baltimora.

DemocraticiModifica

La Convenzione Nazionale Democratica ebbe luogo a Baltimora tra il 9 e il 10 di luglio; innanzitutto a causa del forte desiderio di sconfiggere Grant il Partito accettò immediatamente il "Ticket presidenziale" Greeley/Brown[8] e adottò la loro piattaforma[9]. Greeley poté in tal modo ricevere 686 dei 732 voti dei delegati, mentre Brown ne raccolse 713. Accettando la piattaforma liberale i Democratici avevano accettato la strategia "New Departure", che respinse la piattaforma anti-Era della Ricostruzione del 1868.

Si resero ben presto conto che per vincere dovevano guardare in avanti verso il futuro e non cercare di continuare a combattere ad oltranza la guerra di secessione americana[10]; compresero inoltre che avrebbero solamente diviso il voto anti-Grant se avessero nominato un candidato diverso da Greeley. Tuttavia la lunga reputazione del candidato come uno degli antagonisti più aggressivi del Partito Democratico, i suoi principi, la leadership e gli attivisti contribuirono non poco a raffreddare l'entusiasmo nei suoi confronti.

Vi fu una minoranza di non poco conto guidata da James Asheton Bayard, Jr. che cercò di farsi spazio agendo indipendentemente dal duo Liberal Repubblicano. La convenzione, che durò inizialmente solo sei ore, si estese così per due giorni; ciò nonostante rappresenta la più breve manifestazione congiunta del Partito politico più importante della storia degli Stati Uniti d'America.

Democratic Party Ticket, 1872
Horace Greeley Benjamin G. Brown
for President for Vice President
Ex membro della Camera dei rappresentanti
per il 6º distretto dello Stato di New York
(1848-1849)
20º Governatore del Missouri
(1871-1873)

Altre nominationModifica

Labor Reform PartyModifica

Il Labor Reform Party si costituirà solo nel 1870, con la sua prima riunione ufficiale alla Convention nazionale tenutasi a St. Louis (Missouri) il 22 di febbraio del 1872. Inizialmente ci fu una certa discussione a riguardo dell'opportunità di scegliere qualcuno in quel particolare momento o se si dovesse invece attendere almeno che i Liberal avessero eletto prima il loro "Ticket presidenziale". Ogni mozione in tal senso verrà però respinta portando quindi alla nomina di D. Davis, che era allora il favorito Liberal; sarà affiancato da Joel Parker, il governatore del New Jersey.

Davis non declinerà l'invito ed anzi deciderà d'incentrare la propria campagna elettorale in gran parte sul successo che sembrò avere inizialmente tra i Liberal, in modo di concentrarsi tutte le risorse e appoggi politici alle spalle; dopo che non riuscì ad avere la sperata candiatura telegraferà direttamente al Labor Reform informando i delegati della sua intenzione di ritirarsi completamente dalla competizione. J. Parker poco dopo ne seguirà l'esempio.

Una seconda Convention dovrà quindi venire convocata il 22 di agosto a Filadelfia, dove fu deciso - piuttosto che commettere nuovamente lo stesso errore - che il Partito avrebbe cooperato con il nuovo Straight-Out Democratic che si era da poco formato. Dopo le elezioni i vari affiliati statali diventeranno sempre meno attivi e già l'anno successivo il gruppo cesserà definitivamente di esistere.

Straight-Out Democratic PartyModifica

Appuntamento elettoraleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) § Ricostruzione.

L'amministrazione Grant e i suoi sostenitori Radical risultarono ampiamente accusati di comportamenti corrotti, pertanto i Liberal chiesero un'immediata riforma dell'intero apparato della funzione pubblica oltre alla fine del processo di Ricostruzione, incluso il ritiro delle truppe federali dagli Stati Uniti meridionali; ma sia i Liberal che i Democratici ebbero modo di rimanere largamente delusi nei riguardi del proprio candidato. Si fece strada la battuta di spirito: "perché mai si dovrebbe scalzare un militare dalla presidenza se poi lo si deve sostituire con uno stupido?"[11].

Essendo per lo più un attivista con ben poca esperienza politica alle spalle Greely e la sua carriera di redattore giornalstico regalò agli avversari un lungo percorso di posizioni eccentriche assunte di volta in volta per attaccarlo. Con i ricordi ancora ben vivi nella memoria collettiva delle impree compiute durante la guerra civile Grant si dimostrò fin da subito un presidente del tutto inattaccabile; a ciò si aggiunse anche un largo finanziamento alla propria campagna. Mai prima d'allora un candidato si pose sotto un tale obbligo e onere nei confronti dei grandi uomini d'affari.

Una larga parte dei fondi a favore di Grant provennero dalla classe imprenditrice, tra cui il finanziere Jay Cooke, il magnate industriale Cornelius Vanderbilt, il multimilionario Alexander Turney Stewart, il giurista Henry Hilton e John Jacob Astor III[12].

 
La suffragetta Victoria Woodhull, prima donna a concorrere per la carica presidenziale. Foto di Mathew B. Brady.

Suffragio femminileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Femminismo negli Stati Uniti d'America e Diritti delle donne.

Questa fu la prima elezione che si svolse dopo la creazione della "National Woman Suffrage Association" e dell'"American Woman Suffrage Association" (1869). Di conseguenza le proteste a favore del suffragio femminile si fecero via via che trascorreva il tempo sempre più numerose e articolate; le femministe giunsero al punto da indire una propria Convention a New York il 9 di maggio.

Alcune delegate dell'"Equal Rights Party" proposero di far cadere la scelta sulla suffragetta Victoria Woodhull la quale aveva trascorso l'intero anno precedente compiendo giri di conferenze per tutto lo Stato di New York e tenendo comizi sul perché alle donne avrebbe dovuto essere concesso il diritto di voto; sarà affiancata dal leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani Frederick Douglass come candidato alla Vicepresidenza.

Quest'ultimo pur non avendo partecipato né tantomeno mai riconosciuto la nomina sarebbe stato parte del "Ticket presidenziale" presso il collegio elettorale newyorkese. Woodhull terrà una serie di discorsi per tutta la durata della campagna elettorale e fu costretta a chiedere dei prestiti ai suoi sostenitori per potersi pagare le trasferte: appena il giorno prima dell'Election Day sarà posta in stato d'arresto per aver contribuito alla pubblicazione di un pamphlet giudicato osceno.

Ella non sarebbe comunque stata in grado di diventare presidente non tanto perché era una donna (la legislazione costituzionale a tal proposito taceva) ma perché non avrebbe raggiunto l'età minima consentita per assumere la carica (35 anni) il giorno della cerimoni d'inaugurazione e insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America; gli storici hanno in seguito discusso sul fatto di considerare o meno le sue attività di propaganda una vera e propria campagna elettorale[13]. Parecchie suffragette tenteranno di votare a queste elezioni; Susan B. Anthony verrà prima arrestata e poi multata di 100 dollari per aver cercato di votare con la forza.

 
Resultati elettorali per contea. Le sfumature rosse mostrano le vittorie di Grant (Republicano) mentre quelle violetto i successi di Greeley (Liberal Repubblicano/Democratico).

Dispute sui voti dei grandi elettoriModifica

Grant conquistò una facile rielezione con un scarto del 56% contro il 44% dato a Grelley; ottenne 286 grandi elettori contro i 66 che sarebberi stati assegnati all'avversario; tuttavia Greeley morirà il 29 di novembre, appena 24 giorni dopo l'elezione e prima che qualcuno degli elettori degli Stati da lui vinti (Texas, Missouri, Kentucky, Tennessee, Georgia e Maryland) potesse esprimere la propria preferenza. La maggioranza di loro votò in seguito per altri concorrenti Democratici.

Delle 2.171 contee di nuova formazione Grant ne vinse 1.335 , contro le 833 di Grelley. In 3 contee il suffragio popolare si suddivise in modo uniforme tra i 2.

Durante la sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti d'America per il conteggio del voto elettorale il 12 febbraio del 1873 numerose obiezioni si sollevarono a riguardo di alcuni risultati reputati dubbi. Tuttavia, a differenza delle obiezioni che sarebbero state fatte nel 1877 a seguito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1876, queste non avranno alcun impatto di rilievo sul risultato finale delle elezioni[14].

I grandi elettori dell'Arkansas e della Louisiana verranno respinti a causa di irregolarità accertate e diffuse, non sono pertanto inclusi nel conteggio totale. Entrambi gli Stati avevano votato per Grant[15].

I 3 grandi elettori della Georgia votarono per Greeley ma vennero respinti in quanto il candidato era già deceduto era morto quando espressero la loro preferenza; mentre i loro voti a favore di Benjamin Gratz Brown per la Vicepresidenza non saranno annullati. In questo caso sono stati inclusi nel numero totale degli elettori.

Grandi proteste furono sollevate contro i voti del Texas e del Mississippi da parte del giornalista afroamericano James J. Spelman nonché elettore presidenziale Repubblicano[16], ma alla fine vennero accettati.

Questa tornata elettorale fu l'ultima in cui l'Arkansas si espresse per un Repubblicano fino alle elezioni presidenziali del 1972 e l'ultima in cui votò contro i Democratici fino alle elezioni presidenziali del 1968. L'Alabama e il Mississippi non sarebbero più stati conquistati da un Repubblicano fino alle elezioni presidenziali del 1964 e non avrebbero più votato contro i Democratici fino alle elezioni presidenziali del 1948. La Carolina del Nord e la Virginia non voteranno nuovamente Repubblicano fino alle elezioni presidenziali del 1928. Infine la Virginia Occidentale, il Delaware e il New Jersey non avrebbero più fatto vincere un repubblicano fino alle elezioni presidenziali del 1896.

Candidati elettorali Grandi elettori Voti popolari
Presidente Vicepresidente Partito # # %
Ulysses S. Grant, presidente
incumbent per l'Ohio
Henry Wilson
per il Massachusetts
Repubblicano 286 3.598.235 55,6
Horace Greeley
per New York
Benjamin Gratz Brown
per il Missouri
Democratico
(Liberal Repubblicano)
3 2.834.761 43,8
Thomas Hendricks
per l'Indiana
- Democratico 42 0 0
Benjamin G. Brown
per il Missouri
- Democratico
(Liberal Repubblicano)
18 0 0
Charles Jones Jenkins
per la Georgia
- Democratico 2 0 0
David Davis
per l'Illinois
- Liberal Repubblicano 1 0 0
Charles O'Conor
per New York
John Quincy Adams II
per il Massachusetts
Straight-Out Democratic Party 0 18.602 0,3
James Black
per la Pennsylvania
John Russell
per il Michigan
Proibizionista 0 5.607 0,1
Altri 0 10.473 0,2
Totale 352 6.467.678 100,0
Voto popolare
Grant
  
55,58
Grelley
  
43,78
0'Conor
  
0,36
Altri
  
0,27
Voto elettorale
Grant
  
81,25
Greeley
  
18,75

Geografia dei risultatiModifica

Galleria cartograficaModifica

Rusultati per StatoModifica

Fonte: Walter Dean Burnham[17][18]

Stati vinti da Grant/Wilson
Stati vinti da Greeley/Brown

Ulysses S. Grant
Repubblicano
Horace Greeley
Democratico/Liberal
Charles O'Conor
Straight-Out Democrat
Margine di vittoria Totale Stati
Stato federato Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % #
  Alabama 10 90.272 53,19 10 79.444 46,81 - - - - 10.828 6,38 169.716 AL
  Arkansas 6 41.373 52,17 6 37.927 47,83 - - - - 3.446 4,35 79.300 AR
  California 6 54.007 56,38 6 40.717 42,51 - 1.061 1,11 - 13.290 13,87 95.785 CA
  Carolina del Nord 10 94.772 57,38 10 70.130 42,46 - 261 0,16 - 24.642 14,92 165.163 NC
  Carolina del Sud 7 72.290 75,73 7 22.699 23,78 - 204 0,21 - 49.591 51,95 95.452 SC
  Connecticut 6 50.314 52,41 6 45.695 47,59 - - - - 4.619 4,81 96.009 CT
  Delaware 3 11.129 51,00 3 10.205 46,76 - 488 2,24 - 924 4,23 21.822 DE
  Florida 4 17.763 53,52 4 15.427 46,48 - - - - 2.336 7,04 33.190 FL
  Georgia 11 62.550 45,03 - 76.356 54,97 11 - - - -13.806 -9,94 138.906 GA
  Illinois 21 241.936 56,27 21 184.884 43,00 - 3.151 0,73 - 57.052 13,27 429.971 IL
  Indiana 15 186.147 53,00 15 163.632 46,59 - 1.417 0,40 - 22.515 6,41 351.196 IN
  Iowa 11 131.566 60,81 11 81.636 37,73 - 2.221 1,03 - 49.930 23,08 216.365 IA
  Kansas 5 66.805 66,46 5 32.970 32,80 - 156 0,16 - 33.835 33,66 100.512 KS
  Kentucky 12 88.766 46,44 - 99.995 52,32 12 2.374 1,24 - -11.229 -5,87 191.135 KY
  Louisiana 8 71.663 55,69 8 57.029 44,31 - - - - 14.634 11,37 128.692 LA
  Maine 7 61.426 67,86 7 29.097 32,14 - - - - 32.329 35,71 90.523 ME
  Maryland 8 66.760 49,66 - 67.687 50,34 8 - - - -927 -0,69 134.447 MD
  Massachusetts 13 133.455 69,20 13 59.195 30,69 - - - - 74.260 38,50 192.864 MA
  Michigan 11 138.758 62,66 11 78.551 35,47 - 2.875 1,30 - 60.207 27,19 221.455 MI
  Minnesota 5 55.708 61,27 5 35.211 38,73 - - - - 20.497 22,54 90.919 MN
  Mississippi 8 82.175 63,48 8 47.282 36,52 - - - - 34.893 26,95 129.457 MS
  Missouri 15 119.196 43,65 - 151.434 55,46 15 2.429 0,89 - -32.238 -11,81 273.059 MO
  Nebraska 3 18.329 70,68 3 7.603 29,32 - - - - 10.726 41,36 25.932 NE
  Nevada 3 8.413 57,43 3 6.236 42,57 - - - - 2.177 14,86 14.649 NV
  New Hampshire 5 37.168 53,94 5 31.425 45,61 - - - - 5.743 8,33 68.906 NH
  New Jersey 9 91.656 54,52 9 76.456 45,48 - - - - 15.200 9,04 168.112 NJ
  New York 35 440.738 53,23 35 387.282 46,77 - - - - 53.456 6,46 828.020 NY
  Ohio 22 281.852 53,24 22 244.321 46,15 - 1.163 0,22 - 37.531 7,09 529.436 OH
  Oregon 3 11.818 58,66 3 7.742 38,43 - 587 2,91 - 4.076 20,23 20.147 OR
  Pennsylvania 29 349.589 62,07 29 212.041 37,65 - - - - 137.548 24,42 563.262 PA
  Rhode Island 4 13.665 71,94 4 5.329 28,06 - - - - 8.336 43,89 18.994 RI
  Tennessee 12 85.655 47,84 - 93.391 52,16 12 - - - -7.736 -4,32 179.046 TN
  Texas 8 47.468 40,71 - 66.546 57,07 8 2.580 2,21 - -19.078 -16,36 116.594 TX
  Vermont 5 41.480 78,29 5 10.926 20,62 - 553 1,04 - 30.554 57,67 52.980 VT
  Virginia 11 93.463 50,47 11 91.647 49,49 - 85 0,05 - 1.816 0,98 185.195 VA
  Virginia Occidentale 5 32.320 51,74 5 29.532 47,28 - 615 0,98 - 2.788 4,46 62.467 WV
  Wisconsin 10 104.994 54,60 10 86.477 44,97 - 834 0,43 - 18.517 9,16 192.305 WI
  Stati Uniti 366 3.597.439 55,58 286 2.833.710 43,78 66 23.054 0,36 - 763.729 11,80 6.471.983 US

StatisticheModifica

Il colore rosso dei caratteri indica gli Stati vinti da Grant, il rosso quelli conquistati da Greeley.

Stati in cui il margine di vittoria fu inferiore al 5% (51 voti elettorali)

  1. Maryland 0.69%
  2. Virginia 0.98%
  3. Delaware 4.23%
  4. Tennessee 4.32%
  5. Arkansas 4.35%
  6. West Virginia 4.46%
  7. Connecticut 4.81%

Stati in cui il margine di vittoria si attestò tra il 5 il 10% (133 voti elettorali Margin of victory between 5% and 10% (133 electoral votes):

  1. Kentucky 5.87%
  2. Alabama 6.38%
  3. Indiana 6.41%
  4. New York 6.46%
  5. Florida 7.04%
  6. Ohio 7.09%
  7. New Hampshire 8.33%
  8. New Jersey 9.04%
  9. Wisconsin 9.16%
  10. Georgia 9.94%
Candidato alla Vicepresidenza Partito Stato Voti elettorali
Henry Wilson Repubblicano Massachissets 286
Benjamin Gratz Brown National Union Party Missouri 47
Alfred H. Colquitt Democratico Georgia 5
George Washington Julian Liberal Repubblicano Indiana 5
Thomas E. Bramlette Democratico Kentucky 3
John M. Palmer Democratico Illinois 3
Nathaniel P. Banks Liberal Repubblicano Massachissets 1
William S. Groesbeck Democratico/Liberal Repubblicano Ohio 1
Willis Benson Machen Democratico Kentucky 1
John Quincy Adams II Bourbon Democrat Massachussets 0
John Russell Proibizionista Michigan 0
Totale 352
Maggioranza 177

Fonte[19] presso il National Archives and Records Administration.

NoteModifica

  1. ^ Voter Turnout in Presidential Elections, in The American Presidency Project, UC Santa Barbara.
  2. ^ Presidential election, 1872.: Proceedings of the National union Republican convention held at Philadelphia, June 5 and 6, 1872 .../ Reported by Francis H. Smith, Official reporter.
  3. ^ William Henry Grey (1829-1888), Encyclopedia of Arkansas History and Culture, 25 gennaio 2017. URL consultato il 22 aprile 2017.
  4. ^ Harry S. Ashmore, Arkansas: A Bicentennial History, New York City, W.W. Norton and Company, 1978, pp. 91-98.
  5. ^ US President - LR Convention
  6. ^ a b Our Campaigns
  7. ^ US Vice President - LR Convention
  8. ^ Official Proceedings of the National Democratic Convention, Held at Baltimore, July 9, 1872, Boston, Rockwell & Churchill, Printers, 1872.
  9. ^ Paul F. Boller, Jr., Presidential Campaigns: from George Washington to George W. Bush, Oxford University Press, 2004, pp. 128–129, ISBN 0-19-516716-3.
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BibliografiaModifica

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