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Santa Elisabetta d'Ungheria
Francisco de Zurbarán - Saint Elizabeth of Thuringia - Google Art Project.jpg
Elisabetta d'Ungheria di Francisco de Zurbarán
 

Religiosa

 
Nascita1207
Morte17 novembre 1231
Venerata daChiesa cattolica, Anglicani, Luterani, Veterocattolici
Canonizzazione27 maggio 1235
Ricorrenza17 novembre; 19 novembre (Forma straordinaria)
AttributiCesto con pane, cesto e grembiule con rose
Patrona diAssia, Infermieri, Società caritatevoli, Fornai, Ordine Francescano Secolare

Elisabetta d'Ungheria, o di Turingia (Sárospatak, 1207Marburgo, 17 novembre 1231), principessa ungherese, langravia di Turingia in virtù del suo matrimonio con Ludovico IV, legata a Federico II di Svevia da lontani vincoli di parentela. Rimasta vedova, entrò nel Terz'Ordine Francescano dedicandosi a varie opere di carità. È stata proclamata santa da papa Gregorio IX nel 1235.

BiografiaModifica

Figlia di Andrea II il Gerosolimitano, re d'Ungheria, Galizia e Lodomiria, e della sua prima moglie Gertrude di Merania, nel 1211 venne promessa in sposa al primogenito del langravio di Turingia Ermanno I, per suggellare l'alleanza delle due dinastie nella lotta contro l'imperatore Ottone IV: venne inviata a Wartburg, presso la corte di Turingia, dove venne educata dalla futura suocera, Sofia di Baviera.

Essendo morto nel 1217 Ermanno, il promesso sposo, nel 1221 si unì in matrimonio a suo fratello minore Ludovico IV, detto il Santo, che aveva ereditato i domini del padre nel 1217. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Ermanno, Sofia (poi moglie di Enrico II di Brabante) e Gertrude, che divenne badessa del monastero premostratense di Altenberg.

L'11 settembre del 1227 Ludovico IV morì ad Otranto, mentre aspettava per imbarcarsi con Federico II, suo cugino, alla volta della Terra Santa, dove doveva partecipare alla sesta crociata.

La vedova, già molto attiva nelle opere di carità, si pose sotto la direzione spirituale del teologo Corrado di Marburgo: entrò nel Terz'Ordine francescano e si ritirò nell'ospedale che aveva fatto erigere nel 1228 a Marburgo, dove si dedicò alla cura dei malati fino alla morte, soggiunta alla giovane età di ventiquattro anni.

Il cultoModifica

 
Carl Wilhelm Friedrich Oesterley, Elisabetta di Turingia, 1865

Venne proclamata santa a Perugia da papa Gregorio IX il 27 maggio 1235 (festa della Pentecoste): la memoria liturgica della santa, fissata al 19 novembre poiché nel dies natalis della santa si ricorda San Gregorio il Taumaturgo, fu spostata nel 1969 al 17 novembre per il solo calendario del rito riformato da Paolo VI. Nella Forma straordinaria, in Ungheria e nell'area germanofona (Germania, Austria, Svizzera tedesca e Alto Adige) la sua festa continua ad essere celebrata il 19 novembre.

È patrona dei panettieri e degli ospedalieri (secondo la tradizione, si trasformarono in rose i pani che aveva nascosto nel grembiule per i poveri e gli ammalati, quando il marito le chiese di vedere cosa avesse dentro al grembiule) ed è, con san Luigi dei Francesi, patrona principale del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e dell'Ordine Francescano Secolare.

A sant'Elisabetta sono intitolate numerose comunità di terziarie francescane dedite alla cura degli ammalati presso gli ospedali sull'esempio della principessa ungherese. Tra le principali, le terziarie francescane elisabettine, le suore francescane elisabettine e le suore terziarie francescane elisabettine.

IconografiaModifica

 
Ambrogio Lorenzetti, Elisabetta d'Ungheria, 1335-1340

Molto ripreso dall’iconografia della santa è l'episodio che narra di un giorno in cui Elisabetta, portando ai poveri del pane dentro al suo grembiule, incontrò il marito. Quando le chiese cosa nascondesse nel grembiule, Elisabetta ne lasciò le cocche e scesero, invece dei pani, magnifiche rose fresche.[1]

NoteModifica

  1. ^ Santa Elisabetta d'Ungheria, su famigliacristiana.it.

BibliografiaModifica

  • Maria Alloisio, Elisabetta d´Ungheria, Padova, Messaggero di Sant'Antonio, 1990
  • Clémentine Denèle, Une sainte reine et franciscaine : les images de sainte Élisabeth de Hongrie au Trecento, en Italie (Roma : École française de Rome, 2013), MEFRM : Mélanges de l'École française de Rome : Moyen Âge : 125, 1, 2013.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN20471603 · ISNI (EN0000 0001 2123 3303 · LCCN (ENn50047894 · GND (DE118529927 · BNF (FRcb11948833s (data) · ULAN (EN500340694 · CERL cnp00394666 · WorldCat Identities (ENn50-047894