Apri il menu principale
Emanuele Cutinelli Rendina
NascitaNapoli, 22 novembre 1860
MorteRoma, 17 settembre 1925
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Marina
Unità1ª Squadra da battaglia
Anni di servizio1879-1918
GradoViceammiraglio
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Decorazionivedi qui
Studi militariScuola di marina di Napoli
voci di militari presenti su Wikipedia

Emanuele Cutinelli Rendina (Napoli, 22 novembre 1860Roma, 17 settembre 1925) è stato un ammiraglio italiano. Viceammiraglio d'Armata della Regia Marina, partecipò alla Guerra italo-turca come sottocapo di Stato Maggiore, partecipando alla pianificazione di numerose azioni belliche, tra le quali il forzamento dello Stretto dei Dardanelli. Durante la prima guerra mondiale fu comandante della 1ª Squadra da battaglia, all'epoca in cui la corazzata Leonardo da Vinci andò perduta per un atto di sabotaggio nemico, il 2 agosto 1916.

BiografiaModifica

Nacque a Napoli il 22 novembre 1860, ed entrò giovanissimo nella Scuola di Marina di Napoli il 1º novembre 1874, ottenendo il brevetto di guardiamarina nel 1879, dopo essersi classificato tra i primi del suo corso. L'anno dopo contrasse la sifilide, una malattia che lo rese sempre cagionevole di salute, tanto da obbligarlo a frequenti soggiorni all'estero per curarsi. Una volta imbarcato si distinse subito per la sua indisciplina: nel 1883 ebbe tre giorni di arresti di rigore per non essersi recato al posto di manovra generale, nel 1886 si batté a duello con un sottotenente del Regio Esercito,[N 1] prendendosi il massimo degli arresti di rigore. Nel 1888 ne ricevette altri per il modo sconveniente con cui fu da lui redatto il Giornale di Chiesuola, e infine, nel 1889, gli furono assegnati tre mesi di fortezza, scontati presso il Forte Belvedere a Firenze, per essere andato a pernottare a terra, essendo ufficiale d'ispezione sulla nave scuola cannonieri Città di Napoli. Nonostante tutto gli ufficiali di grado superiore dimostrarono di apprezzare la sua perizia marinara,[N 2] lo stesso comandante che l'aveva spedito in fortezza scrisse sulle sue note caratteristiche: buon ufficiale, che promette ottima riuscita. Sveglio, attivo, rispettoso.[N 3] Anche per lui, come per altri ufficiali, non mancarono le proposte di avanzamento a scelta, malgrado la nota riluttanza degli ammiragli verso un tal tipo di provvedimento. Il primo comando effettivo fu l'avviso torpediniere Aquila, cui seguì quello del rimorchiatore Atlante.[N 4] Nel 1896, ormai tenente di vascello, ricevette una decorazione prussiana, per atto rimasto sconosciuto.

Nel 1899 un grave lutto lo sconvolse, la perdita della moglie,[N 5] ed in più la sua malattia richiese tali cure che egli dovette rinunciare a prestigiosi comandi imbarcati per alcuni anni. Nel 1903 ebbe un altro incidente disciplinare, avendo preso a schiaffi il direttore del giornale La Palestra di Taranto, che aveva lanciato accuse, risultate in seguito false, contro di lui ed un altro ufficiale, come acclarato in sede di giudizio.[N 6] In conseguenza di ciò ebbe il comando della vecchia corazzata Caio Duilio, in attesa di demolizione, e poi dell'Urania, stazionante in Mar Rosso. In quest'area ebbe modo di distinguersi, tanto da reggere un qualche tempo il comando della Stazione Navale, cioè di tutte le navi dislocate nell'area. Al suo ritorno in patria assunse il comando della corazzata Emanuele Filiberto, e quindi della Regina Margherita Al comando di tale nave si distinse nell'organizzazione dei soccorsi durante il terremoto di Messina,[1] meritando l'ennesimo encomio.[N 7]

Tuttavia dopo alcuni mesi incorse in un nuovo incidente disciplinare. Andato a Venezia in incognito, dopo avere dichiarato di recarsi a Salsomaggiore per effettuare delle cure termali, autorizzò il comandante in seconda a salpare con la nave per le manovre estive, raggiungendola con una motobarca qualche giorno dopo, a Torre Gaveta, a nord di Napoli. Ricevette un severo rimprovero insieme alla valutazione che i suoi atti, nei rapporti disciplinari, non furono sempre informati alla dovuta ponderatezza. Il 12 agosto 1910 il nuovo incrociatore corazzato San Giorgio finì sulla Secca della Cavallara, davanti al villaggio di Marechiaro.[N 8] Gli fu affidato il comando dell'unità, che rimasta incagliata per quasi un mese, fu salvata grazie alla collaborazione fra lui ed il comandante Umberto Cagni, malgrado i due si detestassero reciprocamente. In virtù di questo fatto S.M. il Re Vittorio Emanuele III gli conferì, "motu proprio", la Commenda dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Allo scoppio del guerra con la Turchia, appena promosso contrammiraglio, lasciò la Direzione dell'Arsenale di Venezia assumendo l'incarico di Sottocapo di Stato maggiore della Regia Marina a Roma. Stese i piani operativi per la dimostrazione davanti a Beirut della Squadra navale, che affondò le navi turche presenti nel porto, quelli dell'incursione nei Dardanelli e dell'occupazione di Rodi e del Dodecanneso. Per questo fu insignito del titolo di Grande Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro.[2] Al termine del conflitto assunse il comando della Divisione Navale comprendente le nuove corazzate veloci della classe Vittorio Emanuele.[3]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, in qualità di viceammiraglio, ricevette la responsabilità delle operazioni nella zona del Basso Adriatico, come comandante della 2ª Squadra da battaglia disloccata a Taranto.[N 9] Durante tale incarico partecipò al l'evacuazione dall'Albania del governo e dell'esercito serbo, circa 250 mila uomini tra militari e civili, prelevandolo da Durazzo e San Giovanni di Medua, e trasportandolo in salvo in Italia, malgrado la violenta reazione della forze aeronavali austriache.[4] La direzione delle operazioni venne assunta direttamente dal comandante della flotta, ammiraglio Duca degli Abruzzi, coadiuvato da Cutinelli Rendina, e a Valona dal contrammiraglio Guglielmo Capomazza. In considerazione dei servizi resi Re Pietro I di Serbia gli mandò, tramite l'ambasciatore serbo in Italia, un sentito telegramma di ringraziamento.[5]

Il 21 luglio 1915 Gabriele d'Annunzio, che a quel tempo dimorava a Venezia in attesa di poter prendere parte ad azioni belliche contro gli austriaci, tenne un discorso ai marinai scampati all'affondamento dell'incrociatore corazzato Amalfi. In quei giorni si recò in visita ai reparti di aviazione stazionanti al forte Sant'Andrea, dove per bocca del tenente Giuseppe Miraglia seppe che si stava preparando un volo su Trieste. Chiese subito di partecipare all'azione e inviò il suo testamento al direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini. L'effettuazione dell'operazione subì dei ritardi per alcune noie al motore del velivolo, ma la notizia della partecipazione del Poeta aveva indotto la Tribuna a dare per effettuata tale missione. Egli decise allora di vietare[6] a D'Annunzio le imprese pericolose[6] ritenendo la sua vita troppo preziosa e anche poco prudente il diffondere notizie sulle azioni di guerra. D'Annunzio si dichiarò Addolorato, stupito e offeso,[6] e scrisse una lettera di protesta al presidente del consiglio Antonio Salandra. Il divieto a partecipare alle missioni fu tolto e il 7 agosto D'Annunzio effettuò il volò sopra Trieste[7] a bordo dell'aereo pilotato da Miraglia.[7] Il velivolo fu preso di mira della contraerea nemica che colpì il velivolo in parti non vitali ma prossime al posto di osservatore occupato da D'Annunzio.[7] Sulla città irredenta il Poeta lanciò dei sacchetti con un messaggio per gli abitanti.[7]

Il 2 agosto 1916 la nave da battaglia Leonardo da Vinci affondò nella rada di Taranto per un atto di sabotaggio nemico, causando la morte di numerosi marinai, tra cui il suo comandante, il capitano di vascello Galeazzo Sommi Picenardi. A causa di quanto emerso dall'inchiesta egli, all'epoca comandante della 1ª Squadra da battaglia, fu considerato responsabile ed invitato a dare le dimissioni. Da allora passò i successivi due anni come Commissario Governativo del porto di Napoli, incarico nel quale fu riempito di elogi. Il 29 dicembre 1916 fu insignito del grado di Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.[8] Nel 1918, in seguito alla destituzione del Duca degli Abruzzi da comandante della flotta, quest'ultima posizione venne assunta dall'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, che nel 1919 avviò un piano di rinnovamento radicale degli alti comandi navali. Tale piano non comprendeva numerosi alti ufficiali[N 10] legati al precedente comandante, e lui fu liquidato con il giudizio non ulteriormente idoneo agli alti comandi navali. Ritiratosi definitivamente a vita privata, prima a Napoli e poi a Roma, dove si spense il 17 settembre 1925. Un anno prima della morte, gli arrivò la promozione al rango di Viceammiraglio d'Armata, con un breve richiamo in servizio.

OnorificenzeModifica

  Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 29 dicembre 1916
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
  Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
  Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 2 giugno 1911
  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
«per aver assunto il comando della Regia Nave San Giorgio, in un momento difficile e pericoloso ed averlo conservato in maniera superiore ad ogni elogio durante il non breve periodo delle operazioni di salvataggio e per aver contribuito efficacemente al salvataggio medesimo dal punto di vista marinaresco
  Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Medaglia d'oro di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Il duello, causato da una questione di donne, prevedeva coma arma la sciabola.
  2. ^ Uno di essi scrisse: sa farsi molto benvolere dai suoi inferiori mantenendo bene la disciplina ed ottenendo che lavorino di buon animo.
  3. ^ Per riuscire a prenderlo in flagrante detto ufficiale si era alzato prestissimo, per imbarcarsi alle cinque di mattina.
  4. ^ Sulle sue note personali venne scritto: ottimo ufficiale, manovra la sua nave molto bene; non manca di notevole ardimento. È dotato di molto sangue freddo.
  5. ^ La cui salute era diventata cagionevole a causa di una serie di operazioni cui si era sottoposta per avere dei figli.
  6. ^ La causa di ciò era dovuta a dei disordini provocati dagli operai dell'Arsenale un anno prima, durante i quali il comandante Cutinelli era andato a sedare gli animi, volendo evitare l'intervento delle forze dell'ordine, prendendosi anche dei colpi dei corpi contundenti come scritto sul rapporto degli incidenti. Il resoconto fatto dal giornale presentava i fatti sotto tutt'altra luce.
  7. ^ Scrisse di lui nelle sue memorie il futuro ammiraglio Vittorio Tur: "sapeva portare con abilità la nave, farsi benvolere dai suoi inferiori. Grande giocatore, intelligente, simpatico con coloro che gli andavano a genio, marinaio, fece ottima figura".
  8. ^ La nave stava effettuando le prove di macchina, e passò troppo rasente alla boa, in seguito risultata fuori posizione, andando conseguentemente sugli scogli.
  9. ^ Composta dalle corazzate Regina Elena (nave ammiraglia, capitano di vascello De Mortola), Napoli (c.v. Salazar), Roma (c.v. Paladini), Vittorio Emanuele (c.v. De Grossi).
  10. ^ Si trattava, tra gli altri, dei viceammiragli Cutinelli Rendina, Vittorio Cerri, Umberto Cagni e Enrico Millo.

FontiModifica

  1. ^ Tur 1992, p. 119.
  2. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia Roma, 11 maggio 1913.
  3. ^ Tur 1992, p. 240.
  4. ^ Silvio Bertoldi, Corriere della Sera del 27 luglio 1995, pag. 23.
  5. ^ La Bolina 1941, p. 86 , Signor Conte, l’evacuazione dei rifugiati serbi dall’Albania essendo compiuta, mi fò debito di manifestare a Vostra Eccellenza i più sinceri ringraziamenti del Governo del mio Re per il concorso premuroso ed efficace, come anche per quello degli ufficiali vostri dipendenti e delle altre autorità navali di Brindisi, mercé le quali il recupero ha potuto aver luogo in modo tanto rapido e soddisfacente. Vogliate gradire, Eccellenza, l’assicurazione della mia considerazione più alta.
  6. ^ a b c Ludovico 1980, p. 10.
  7. ^ a b c d Ludovico 1980, p. 11.
  8. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.176, Roma 25 luglio 1914.

BibliografiaModifica

  • Recuperi navali in basso fondale. Corazzate Leonardo da Vinci, Duilio; Incrociatore Corazziere; Pontone posa massi Cesare, Nuove tecniche di recupero delle navi, Roma, Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri, 2009.
  • Dino Buzzati, Buttafuoco - Cronache di guerra sul mare, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992.
  • (EN) Francis W. Halsey, The Literary Digest History of the World War. Vol. IX, New York, Cosimo, Inc., 2009.
  • Jack La Bolina, Esempi di virtù navale italiana, Torino, Paravia, 1941.
  • Domenico Ludovico, Gli aviatori italiani del bombardamento nella guerra 1915-1918, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1980.
  • Vittorio Tur, Plancia Ammiraglio. Vol.2, Roma, Ed. Moderne Canesi, 1960.

Voci correlateModifica