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Emilio Faà di Bruno (Alessandria, 7 marzo 1820al largo dell'Isola di Lissa, 20 luglio 1866) è stato un militare italiano.

Emilio Faà di Bruno

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BiografiaModifica

Ufficiale della Regia Marina durante la terza guerra di indipendenza, morì nella Battaglia di Lissa.

Figlio di Luigi, marchese di Bruno, e di Carolina Sappa de' Milanesi era fratello maggiore del Beato Francesco Faà di Bruno, sacerdote e scienziato.

Frequentò la Scuola Militare di Marina di Genova. Nominato Guardiamarina nel 1840, si imbarco sulla fregata De Geneys e partecipò a una crociera addestrativa di due anni nelle Americhe.

Negli anni 1848-1849, a bordo dapprima della corvetta Malfatano, partecipò al bombardamento costiero dell'allora austriaca Caorle. Nominato Tenente di Vascello, trascorse l'ultimo periodo della Campagna Navale in Adriatico a bordo della fregata San Michele.

Nel 1861 prese parte agli assedi di Gaeta e di Messina, ottenendo una Menzione Onorevole. In seguito a quelle stesse operazioni, ricevette la promozione a Capitano di Fregata.

Divenuto comandante della corvetta San Giovanni, gli fu affidato nel 1863 il compito di visitare i consolati italiani nelle Americhe. Al ritorno da quella missione fu nominato Capitano di Vascello di 2ª classe. Nel 1864 fu inviato a Filadelfia ad ispezionare i lavori di costruzione della fregata Re d'Italia. Successivamente fu il primo italiano a entrare nella Baia di Baffin.

Nel 1865, ottenuto il comando della corazzata Castelfidardo, fu inviato a Tunisi in missione politico-diplomatica, a sostegno degli emigrati italiani.

Nel 1866 fu promosso a Capitano di Vascello di 1ª classe e assunse il comando della corazzata Re d'Italia, al comando della quale prese parte alla battaglia di Lissa.

Ma nel corso della battaglia, la Re d'Italia, a bordo del quale si trovava inizialmente anche l'ammiraglio Persano, affondò, speronato dalla corazzata austriaca Erzherzog Ferdinand Max e Faà di Bruno perì con la sua nave.

In seguito a questo eroico gesto gli fu attribuita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Viene citato nel componimento A una torpediniera nell'Adriatico[1], compresa nella raccolta Odi Navali di Gabriele D'Annunzio.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Odi navali/A una torpediniera nell'Adriatico - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 23 febbraio 2017.

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