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Emilio Pallavicini di Priola
Pallavicini.JPG

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XIII

Dati generali
Professione generale
Emilio Pallavicini di Priola
8 novembre 1823 – 15 novembre 1901
Nato aGenova
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Forza armataFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Esercito piemontese
Italia Regio esercito
ArmaEsercito
CorpoFanteria
SpecialitàBersaglieri
Anni di servizio1842 - 1897
GradoTenente generale
Feritedurante la Battaglia di San Martino
GuerrePrima guerra d'indipendenza italiana
Guerra di Crimea
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
BattaglieBattaglia di Novara
Moti di Genova
Battaglia di San Martino
Giornata dell'Aspromonte
Presa di Roma
Studi militariAccademia militare di Torino
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Il marchese Emilio Pallavicini di Priola, o Pallavicino (Genova, 8 novembre 1823Roma, 15 novembre 1901), è stato un generale e politico italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XIII legislatura. Ebbe una carriera lunga ed onorata nel Regio Esercito, partecipando a tutte le campagne dal 1848 in avanti. È particolarmente noto per aver fermato Garibaldi sull'Aspromonte il 29 agosto 1862 e per aver soffocato diverse rivolte brigantesche, soprattutto nelle zone del Vulture contro le bande guidate da Carmine Crocco.

BiografiaModifica

La carriera militareModifica

Nacque a Genova l'8 novembre 1823 da una nobile famiglia di rango marchionale. Fu allievo dell'Accademia militare di Torino e venne ammesso nel 1842 come ufficiale nell'esercito sardo. Nel 1848 passa al corpo dei bersaglieri e prese parte alla prima guerra di indipendenza e poi alla ripresa dei combattimenti che portò alla disfatta di Novara. Nel 1849, prese parte alla repressione di Genova, insorta dopo l'armistizio con l'Austria. Si distinse forzando le porte della città, insieme ad un altro ufficiale (il Grosso-Campana), del che fu insignito della medaglia d'argento. Prese parte alla campagna di Crimea con la 18ª compagnia.

Partecipò poi alla seconda guerra di indipendenza, con il grado di capitano. A Casale Monferrato (dove ottenne una menzione onorevole) comandò la vittoriosa resistenza congiunta della 18ª compagnia dei bersaglieri e di un corpo di garibaldini, all'avanzata delle truppe austriache. Nella battaglia di San Martino venne ferito e, per i meriti acquisiti, gli fu conferito l'Ordine Militare di Savoia e la promozione al grado superiore.

Prese parte alla liberazione delle Marche e dell’Umbria col 16º battaglione. Per la conquista di Perugia venne promosso sul campo a tenente colonnello. All'assedio della fortezza di Civitella del Tronto (l'ultima fortezza presa al Borbone il 20 marzo 1861), fu decorato con medaglia d'oro per «il personale ardimento, il valore dimostrato a condurre una colonna d'assalto e i servizi resi nelle operazioni contro il brigantaggio».

Il 29 agosto 1862 guidò la colonna che all'Aspromonte fermò la spedizione che Garibaldi aveva intrapreso dalla Sicilia per la conquista di Roma, ordinando l'attacco durante il quale lo stesso Garibaldi fu ferito ad una gamba. Superata la blanda resistenza opposta da parte dei volontari garibaldini, Pallavicini si presentò a Garibaldi con rispetto ottenendone la resa e catturandolo prigioniero.

L'anno seguente col grado di generale prese il comando della Brigata Como. Tra il 1863 ed il 1864, Pallavicini, con l'aiuto del brigante rinnegato Giuseppe Caruso, riuscì a sgominare le bande guidate da Carmine Crocco (di cui ne riconobbe non solo l'astuzia e l'abilità bellica ma anche il carisma sul popolo e gli altri briganti),[1] portando numerosi arresti e fucilazioni nell'area del Vulture-Melfese.

Nel 1866, nel corso della terza guerra di indipendenza comandò l'avanguardia sul Po costituita da 10 battaglioni di bersaglieri. In seguito sostituì Medici al corpo di Palermo e nel 1870, dopo Porta Pia, comandò il corpo di Roma.

La carriera politicaModifica

Fu nominato senatore dal Re il 15 febbraio 1880, per i suoi meriti in campo militare; la sua carriera politica continuò, con la contemporanea nomina ad aiutante generale onorario del sovrano fino al 1882, per poi divenire primo aiutante di campo di Umberto I nel 1890. Sette anni dopo, dopo una carriera cinquantennale nelle forze armate, si mise in congedo. Emilio Pallavicini morì infine in Roma il 15 novembre 1901, a poco più di 78 anni.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ A. Maffei count, Marc Monnier, Brigand life in Italy, vol.2, Hurst and Blackett, 1865, p.249
  2. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN304866129 · ISNI (EN0000 0004 1020 6635 · LCCN (ENnb2013012805 · GND (DE1023077086 · CERL cnp02053054 · WorldCat Identities (ENnb2013-012805