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Emilio Tadini

pittore, scultore e poeta italiano

Cenni biograficiModifica

Dopo essersi laureato in Lettere presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Tadini ha iniziato la sua attività letteraria ad appena 20 anni sulla rivista Il Politecnico di Elio Vittorini nel 1947 dove pubblica La passione secondo Matteo e vince il premio Serra con alla giuria Montale, Solmi e Muscetta. Da allora non interrompe mai la sua passione per la scrittura e pubblica saggi, romanzi, poesie e monologhi. Traduce anche opere importanti del Novecento come Stendhal, Pound, Eliot, Céline Faulkner per editori come Einaudi e tanti altri. Ha esposto le sue prime opere negli anni sessanta. La sua prima mostra è a Venezia alla Galleria del Cavallino e il suo primo collezionista è l'artista Tancredi. È stato invitato alla Biennale di Venezia nel '78 e '82.

Il suo lavoro pittorico si sviluppa in diversi cicli. Si lascia influenzare dalla Pop Art inglese, dalla pittura di De Chirico e Picasso e sviluppa un linguaggio sempre più raffinato, originale di onirico di figurazione. Dal 1992 inizia a scrivere di arte e letteratura per il Corriere della Sera. Nel 1997 è autore e conduttore della trasmissione Contesto su Tele+. Dal 2000 al 2001 collabora con la RSI Cultural (Radio televisione Svizzera), ma anche con la Rai. Diventa direttore del Premio Bagutta e membro della giuria del Premio IX Italo Calvino 1996.

Nel 2001 si è tenuta a Milano a Palazzo Reale la sua ultima retrospettiva. Dopo la sua morte (2002) dal 24 al 25 settembre 2004, presso il Palazzo Reale di Milano, Fondazione Corriere della Sera organizza il Convegno Le figure, le cose, a cui partecipano personaggi di spicco della cultura, dell’arte, del giornalismo come Ferruccio de Bortoli, Umberto Eco, Paolo Fabbri, Valerio Adami, Carlo Arturo Quintavalle.
Muore a Milano il 25 settembre 2002 all'età di 75 anni.

Ha detto di lui Umberto Eco: "uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive".

In sua memoria è stato fondato nel 2008 un museo a Milano, Spazio Tadini, inserito all'interno del circuito Storie Milanesi. È stato fondato da Francesco Tadini e Carmela (Melina) Scalise e sono in mostra permanente opere pittoriche e letterarie di Emilio Tadini, è possibile visitare il suo atelier e anche mostre di arte contemporanea. Il museo è anche sede dell'archivio di Emilio Tadini.[1]

OpereModifica

PitturaModifica

Il suo lavoro artistico è stato intenso dedicandosi in particolare alla pittura e al disegno, ma anche alla scultura (vetro, ferro) e all'applicazione dell'arte nel design sia tessile che del mobile, tanto quanto nella pubblicità. Ha collaborato con diverse aziende come Renault, Costa Crociere, Swacth, Henry Glass, Gazzetta dello Sport, sua è per esempio l'immagine dell'84 giro d'Italia.

I suoi più importanti cicli pittorici:

  • Saggio sul Nazismo (1960)
  • Il posto dei bambini (1966)
  • Vita di Voltaire (1967)
  • L’uomo dell’organizzazione (1968)
  • Color & Co (1969)
  • Viaggio in Italia (1970)
  • Paesaggio di Malevic (1971)
  • Archeologia (1972)
  • Magazine Réunis (1973)
  • Museo dell’Uomo (1974)
  • Disordine in corpo classico (1981)
  • Profughi (1986)
  • Città italiane (1988)
  • Il ballo dei filosofi (1995)
  • Nature morte
  • Fiabe 1999
  • Nel 1997 ha realizzato il drappellone per il Palio di luglio, vinto dalla Giraffa
  • Nel 2000 ha realizzato un grande mosaico per la sede di Radio Popolare[2].

Tra gli ambienti permanenti, realizzati dall'artista ed attualmente visitabili si segnala:

ScritturaModifica

Alcuni titoli di suoi saggi, romanzi e raccolte di poesie:

Emilio Tadini nei museiModifica

NoteModifica

  1. ^ La Repubblica, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 6 luglio 2019.
  2. ^ Radio Popolare
  3. ^ Gianni Colombo, Gianfranco Pardi e Emilio Tadini, Borgotondo, Mirandola, Biblioteca comunale di Mirandola, 1979.
  4. ^ a b Premio Campiello, opere premiate nelle precedenti edizioni, su premiocampiello.org. URL consultato il 24 febbraio 2019.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN96275786 · ISNI (EN0000 0001 1078 6260 · SBN IT\ICCU\CFIV\037234 · LCCN (ENn82001400 · GND (DE119252465 · BNF (FRcb119259092 (data) · ULAN (EN500082784 · WorldCat Identities (ENn82-001400