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Enego
comune
Enego – Stemma Enego – Bandiera
Enego – Veduta
Duomo di Santa Giustina
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
SindacoIvo Boscardin (lista civica) dall'11-6-2018
Territorio
Coordinate45°56′N 11°43′E / 45.933333°N 11.716667°E45.933333; 11.716667 (Enego)Coordinate: 45°56′N 11°43′E / 45.933333°N 11.716667°E45.933333; 11.716667 (Enego)
Altitudine750 m s.l.m.
Superficie52,61 km²
Abitanti1 645[1] (31-12-2017)
Densità31,27 ab./km²
FrazioniColdarco, Fosse, Piovega, Stoner, Valdifabbro, Valgoda
Comuni confinantiAsiago, Foza, Gallio, Grigno (TN), Valbrenta
Altre informazioni
Cod. postale36052
Prefisso0424
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT024039
Cod. catastaleD407
TargaVI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona F, 3 541 GG[2]
Nome abitantieneghesi
Patronosanta Giustina
Giorno festivo7 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Enego
Enego
Enego – Mappa
Posizione del comune di Enego all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Enego (Ghenebe in cimbro[3]) è un comune italiano di 1 645 abitanti[1] della provincia di Vicenza in Veneto.

Indice

Geografia fisicaModifica

Il territorio comunale si estende sull'estremità orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni scendendo poi sul fondo del canale di Brenta sino alla riva destra del fiume.

Solo le frazioni Piovega di Sotto e di Sopra si trovano sul fondovalle. La gran parte dei centri abitati, capoluogo compreso, si trova lungo le pendici dell'Altopiano, tra i 400 e i 900 m s.l.m.

Buona parte del territorio comunale, comunque, si estende verso l'interno dell'altopiano, comprendendo la piana di Marcesina e il monte Ortigara.

StoriaModifica

Il toponimo ha etimologia incerta; potrebbe derivare da un nome germanico (Enika) o latino (Enicus o Enno) con l'aggiunta del suffisso -icus[4].

Grazie alla sua posizione, ai limiti dell'altopiano di Asiago e affacciata sul Canale di Brenta e la Valsugana, la zona di Enego suscitò l'interesse della civiltà sin dall'epoca romana. Probabilmente fu in questo periodo che sorse un primo insediamento, una stazione di sosta e rifornimento lungo la strada che conduceva in Germania. Attorno al III secolo, quando si verificarono le prime invasioni barbariche, venne eretto un fortilizio di cui restano i ruderi in località Bastia.

Nel XII secolo Enego divenne feudo dei vescovi di Padova, da cui passò in seguito a quelli di Vicenza e infine agli Ezzelini. Nel 1260, dopo la morte di Ezzelino III da Romano, passò al comune di Vicenza[5]. Sotto la signoria di Cangrande della Scala, attorno al 1330, fu costruito un altro castello di cui oggi resta un torrione.

Nel corso del medioevo tutto l'altopiano, e quindi anche Enego, fu colonizzato da popolazioni di origine Bavarese e Tirolese, i cosiddetti Cimbri. I Cimbri mantennero per secoli una propria identità, distinguendosi dal resto della popolazione per lingua e usanze. Nel 1310, durante il periodo scaligero, si riunirono nella Spettabile Reggenza dei Sette Comuni che si mantenne anche nelle successive dominazioni viscontea (1387-1404) e veneziana (1404-1797)

 
Salmerie austro-ungariche a Enego durante la Grande Guerra (1917)

Nel 1508 Enego venne occupata dall'esercito della Lega di Cambrai, ma tornò presto alla Serenissima. Tra il Cinque e il Seicento insorsero delle controversie con i vicini di Grigno sul possesso della Marcesina e del monte Frizzon.

Con la caduta della Repubblica di Venezia e l'arrivo di Napoleone la secolare federazione fu sciolta.

Durante il Risorgimento molti eneghesi si distinsero come patrioti, ma solo con la terza guerra d'indipendenza, nel 1866, il Veneto passò al neonato Regno d'Italia.

Durante la grande guerra l'altopiano si venne a trovare lungo la linea del fronte e la stessa Enego subì gravi devastazioni. Mentre i soldati combattevano aspramente, specie attorno al monte Ortigara, la popolazione civile fu costretta ad abbandonare il paese per stabilirsi profuga nel sud dell'Italia[6][7].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Chiesa di Santa GiustinaModifica

Sorge sul punto più alto del paese ed è raggiungibile attraverso una lunga scalinata in biancone.

La prima citazione della chiesa di Santa Giustina risale al 1429, mentre documenti di poco successivi ne ricordano la dipendenza dalla pieve di Arsiè.

L'edificio sacro ha una storia travagliata. Subì una ricostruzione verso la metà del secolo successivo, venendo consacrato nel maggio 1552. Già nel 1613, tuttavia, venne distrutto da un incendio; prontamente ricostruito, bruciò nuovamente nel 1762. L'attuale chiesa fu innalzata tra il 1792 e il 1807 su progetto dell'architetto Francesco Menegazzi e già prima della fine dei lavori, nel 1804, ricevette il titolo di arcipretale. Negli ultimi decenni ha subito alcuni restauri e rinnovi; in particolare, nel 1957 fu decorata l'abside, nel 1958 fu realizzata la bussola sulla facciata e nel 1962 fu costruito il battistero e rifatto il pavimento. Anche il campanile è recente: fu realizzato tra il 1945 e il 1953.

L'opera più rilevante, esposta sulla controfacciata, è la pala di Santa Giustina in trono con i santi Rocco, Sebastiano e Antonio abate di Jacopo da Ponte. Assieme alla Cena in Emmaus dipinta sullo sportello del tabernacolo, è ciò che resta di un più vasto intervento pittorico realizzato dal pittore bassanese e da suo figlio Francesco, andato distrutto dall'incendio secentesco: sappiamo che Jacopo realizzò un ciclo di affreschi sulle pareti e la volta del presbiterio, cui aggiunse più tardi ventotto storie dell'Antico Testamento sul soffitto; a Francesco spettarono altri affreschi sulle pareti della navata con dieci episodi della vita di Gesù.

Gli altri dipinti sono più recenti: il Gesù Cristo imprigionato è di Rita Maluta (1933), mentre la decorazione a encausto dell'abside è opera di Piero Favaro (1957)[6][8][5].

Torre scaligeraModifica

Si erge nella centralissima piazza San Marco ed è ciò che resta di una più vasta fortificazione fatta costruire da Cangrande della Scala attorno al 1330. Il complesso originario era di forma quadrangolare, con quattro torri poste agli angoli collegate fra loro da mura.

Sulla sommità dell'edificio spicca, scolpito su una pietra, lo stemma degli Scaligeri[6][8].

BastiaModifica

A valle di Enego, nei pressi di un tornante della provinciale per Primolano, si trovano le case Bastia, una minuscola borgata formata da alcune vecchie abitazioni e da un rudere di età imprecisata, detto appunto Bastia, costituito dai resti di un torrione quadrato. Tracce di strutture murarie e altri reperti sussistono tutt'intorno, spingendosi a nordovest sino alla località Giardinetto.

Della Bastia si hanno riferimenti scritti solo dopo l'anno Mille, ma le sue origini sono ben più antiche. Si ritiene che essa facesse parte di un sistema difensivo piuttosto vasto che, sin dalla penetrazione romana nel Canale di Brenta, assicurava il controllo degli accessi all'Altopiano di Asiago e al Feltrino. In questo complesso ricadevano anche il Covolo di Butistone, sul versante opposto della vallata, e il Castello della Scala, presso Primolano.

Questa ipotesi è confermata dalla successiva documentazione medievale, dove la Bastia viene sempre citata accanto al Covolo. Ma a differenza di quest'ultimo, che continuò a funzionare anche nei secoli successivi, essa scompare dai documenti sul finire del Trecento: l'ultima notizia risale al 1386 quando da qui gli Scaligeri attaccarono il Covolo presidiato dai Padovani. Fu probabilmente l'avvento dell'artiglieria a rendere inservibili le strutture del castello, tuttavia le alture della costa della Bastia mantennero a lungo la loro importanza strategica, sino alla campagna d'Italia combattuta da Napoleone[9].

Monumento ai Caduti di GuerraModifica

 
Monumento ai Caduti di Guerra

Sito in Piazza San Marco ricorda i Caduti di Guerra. Frontalmente riporta "Enego nella grande guerra estremo baluardo della Patria a perenne tributo di riconoscenza e di amore ai conterranei gloriosamente caduti eresse. MCMXXV".

Sul Monumento sono incisi i nomi di 213 Caduti, raggruppati in 11 elenchi: Morti in combattimento Guerra europea (54 Caduti), Morti per causa della Guerra europea (45 Caduti), Dispersi nella Guerra europea (13 Caduti), Morti in prigionia Guerra europea (21 Caduti), Morti in combattimento nella Guerra eritrea (1 Caduto), Morti per causa della Guerra libica (3 Caduti), Caduti dispersi Guerre 1935-1940-1945 (2 Caduti), Dispersi sul fronte russo (23 Caduti), Caduti in combattimento su altri fronti (11 Caduti), Partigiani caduti e deportati deceduti in campi di concentramento (19 Caduti), Morti per causa della Guerra (21 Caduti),

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[10]

 

Lingue e dialettiModifica

Così come in tutto l'altopiano di Asiago anche a Enego si parlò per un periodo la lingua cimbra, un idioma germanico affine al bavarese. Fu però anche uno dei primi centri ad abbandonarla a favore del veneto: ne è una prova il fatto che già dalla metà del Seicento i parroci locali avevano smesso di recitare l'omelia in tedesco[11].

Infrastrutture e trasportiModifica

Ponte ValgadenaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte Valgadena.

Tra i territori comunali di Enego e di Foza, in Valgàdena, si trova l'omonimo ponte, che è tra i viadotti più alti d'Italia. È stato inaugurato nel 1990, alto 175 m è lungo complessivamente 282 m.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 giugno 1985 26 giugno 1990 Maurilio Bertizzolo DC Sindaco
26 giugno 1990 24 aprile 1995 Ivo Boscardin Indipendente Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Maurilio Bertizzolo lista civica Sindaco
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Maurilio Bertizzolo lista civica Sindaco
14 giugno 2004 6 marzo 2007 Maria Teresa Goller lista civica Sindaco
6 marzo 2007 15 aprile 2008 Patrizia Russo - commissario prefettizio
15 aprile 2008 28 maggio 2013 Igor Rodeghiero centro Sindaco
28 maggio 2013 11 giugno 2018 Fosco Cappellari lista civica Insieme per Enego Sindaco
11 giugno 2018 In carica Ivo Boscardin lista civica Sindaco

ReferendumModifica

Nel 2006 la popolazione degli otto comuni dell'Altopiano (Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo) votò a grande maggioranza (94%) a un referendum per il distacco del territorio dalla Regione Veneto e per la successiva aggregazione alla Regione Trentino-Alto Adige. L'anno seguente arrivò il parere negativo da parte sia della provincia di Bolzano che da quella di Trento, mentre il Parlamento, che doveva dare l'esito definitivo, non si espresse mai.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, pp. 258-259.
  4. ^ AA. VV., Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006, p. 256.
  5. ^ a b S. Giustina - Enego - Enego, Diocesi di Padova - Atlante delle parrocchie. URL consultato il 14 novembre 2017.
  6. ^ a b c Un po' di storia..., Pro loco di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  7. ^ Cenni Storici, Comune di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013).
  8. ^ a b Il Paese, Comune di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013).
  9. ^ Angelo Chemin, Siti ezzeliniani. Area del Canale di Brenta, n.20. Bastia di Enego. (PDF), su osservatorio-canaledibrenta.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Arrigo Lorenzi, Carlo Battisti, Sette Comuni, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 10 settembre 2013.

BibliografiaModifica

  • Tarcisio Bellò, Storie di Confine, Alta via dell'Alpi Vicentine., Vicenza, La Serenissima, 2006.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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