Enrico III Ventimiglia

Enrico Ventimiglia di Lauria
Conte di Geraci
Stemma
In carica 1387 –
1398
Predecessore Francesco Ventimiglia Consolo
Successore Giovanni Ventimiglia d'Aragona
Altri titoli Signore di Gangi, di San Mauro, di Castelluccio, di Tusa, di Pollina e di Castelbuono
Morte 1398
Dinastia Ventimiglia di Geraci
Padre Francesco Ventimiglia Consolo
Madre Elisabetta di Lauria
Coniugi Costanza Rosso Ventimiglia
Bartolomea d'Aragona Embriaco
Giovanna di Tocco Buondelmonti
Figli Giovanni (II)
  • Elisabetta (II)
Religione Cattolicesimo

Enrico Ventimiglia di Lauria, conte di Geraci (... – 1398), è stato un nobile italiano del XIV secolo.

BiografiaModifica

Nato presumibilmente poco dopo il 1350, da Francesco, XVI conte di Geraci, e da Elisabetta di Lauria, di cui era figlio primogenito, nel 1387 succedette al padre nel titolo di Conte di Geraci. Si sposò per tre volte: la prima, nel 1362, con Costanza Rosso Ventimiglia, figlia di Enrico conte di Aidone, da cui non ebbe figli; la seconda nel 1375 con Bartolomea d'Aragona Embriaco, figlia di Bartolomeo, barone di Cammarata, da cui ebbe due figli; la terza, con Giovanna di Tocco Buondelmonti, da cui non ebbe figli.

A differenza del padre non svolse alcuna attività politica e militare, che invece svolse il fratello minore Antonio conte di Collesano, che gli era succeduto nella carica di vicario del Regno di Sicilia.[1] Nel 1394, subì una confisca totale dei feudi da parte del re Martino I di Sicilia per le posizioni antiaragonesi del fratello, ma che gli furono restituiti immediatamente rientrando in fedeltà al sovrano.[2]

Morto nel 1398, gli succedette il figlio Giovanni, con il quale nel 1436 la Contea di Geraci verrà elevata a rango di stato marchionale.

NoteModifica

  1. ^ Cancila, pp. 85-86.
  2. ^ Cancila, p. 88.

BibliografiaModifica

  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 6, Bologna, Forni, 1981.
  • O. Cancila, I Ventimiglia di Geraci (1258-1619). Primo Tomo, in Quaderni – Mediterranea - ricerche storiche, Palermo, Associazione no profit “Mediterranea”, 2016.

Collegamenti esterniModifica

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