Apri il menu principale
Enrico Presutti
Enrico Presutti.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato 11 giugno 1921 –
9 novembre 1926
Legislature XXVI, XXVII
Gruppo
parlamentare
Liberale

Sindaco di Napoli
Durata mandato 1 maggio 1917 –
30 ottobre 1918
Predecessore Pasquale Del Pezzo
Successore Vittorio Menzinger

Membro della Consulta nazionale del Regno d'Italia
Durata mandato 25 settembre 1945 –
24 giugno 1946

Dati generali
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato, docente, giornalista

Enrico Presutti (Perugia, 12 gennaio 187025 luglio 1949) è stato un avvocato, docente e politico italiano.

BiografiaModifica

Di origini campobassane compie i suoi studi nella città di nascita per poi trasferirsi in quella di origine, dove apre uno studio legale ed inizia ad interessarsi di politica. La sua vita si alterna tra Campobasso e Napoli, dove nella locale università ottiene le cattedre di Diritto amministrativo e Diritto costituzionale. Liberale di orientamento moderato, seguace di Giovanni Amendola, nel biennio 1917-1918 è sindaco di Napoli e nel 1922, avendo rifiutato di giurare fedeltà al fascismo, viene allontanato dall'insegnamento. Deputato dall'anno precedente fa parte della componente del gruppo liberale che rifiuta qualsiasi collaborazione col governo Mussolini; rieletto nel 1924 aderisce alla secessione dell'Aventino e viene dichiarato decaduto dal mandato parlamentare nel 1926.

È uno dei docenti universitari che rifiutano dei prestare il Giuramento di fedeltà al fascismo e, a causa del suo fiero antifascismo, viene anche espulso dall'ordine degli avvocati e ridotto a lavorare come semplice impiegato. Colpito sul finire degli anni '30 da una paralisi si ritira a vita privata fino al 1944: in tale anno il Comando militare alleato, su proposta dell'Università di Napoli, gli conferisce il titolo di Professore Emerito e successivamente il Ministro dell'educazione nazionale, De Ruggiero, lo reintegra nella Cattedra universitaria a vita. Membro della Consulta nazionale come aventiniano del 1924, partecipa poco o nulla ai suoi lavori a causa delle condizioni di salute.

Massone aderente al Grande Oriente d'Italia, 33º grado del Rito scozzese antico ed accettato, è a lui e a Giovanni Camera che furono affidate le trattative per la fusione del Rito scozzese del Grande Oriente con quello della Gran Loggia in un unico nuovo Supremo Consiglio, fusione che non riuscì[1].

Nel 1944 viene nominato Maestro Venerabile onorario della prima loggia ricostituita a Napoli dopo la caduta del fascismo.

NoteModifica

  1. ^ Aldo Alessandro Mola, Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p. 515-517.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN90292302 · ISNI (EN0000 0000 6241 1527 · SBN IT\ICCU\RAVV\064874 · BAV ADV11051569