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Epatite E

forma di epatite virale autolimitante, che ha un periodo di incubazione di sei settimane
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Epatite virale E
Hepatitis E virus.jpg
Il virus dell’Epatite E
Specialitàinfettivologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM070.4
ICD-10B17.2
MeSHD016751 e D016751
eMedicine178140

L'epatite E è un'infiammazione del fegato causata dall'infezione dal virus dell'epatite E.[1] È una delle cinque epatiti virali che colpiscono l'uomo note: A, B, C, D ed E. Il virus dell'epatite E (HEV) è un virus icosaedrico dell'RNA a senso unico, a filamento singolo, non velivato; HEV è caratterizzato da una via di trasmissione fecale-orale.[2][3] L'infezione di questo virus è stata documentata per la prima volta nel 1955 durante un'epidemia avvenuta a Nuova Delhi, in India.[4] Un vaccino preventivo (HEV 239) è stato approvato in Cina.[5]

Sebbene l'epatite E spesso causi un'infezione acuta e autolimitante (l'infezione virale è temporanea e l'individuo guarisce) con bassi tassi di mortalità nel mondo occidentale, presenta un alto rischio di sviluppare un'epatite cronica nelle persone con un sistema immunitario indebolito con più alti tassi di mortalità. Coloro che si sono sottoposti ad un trapianto d'organo e che quindi hanno assunto farmaci per indebolire il sistema immunitario e quindi prevenire il rigetto sono ritenuti gli individui principalmente a rischio di incorrere nell'epatite cronica E.[6].

Clinicamente la condizione è paragonabile all'epatite A, ma nelle donne in gravidanza assume una forma spesso più grave ed è talvolta associata ad una sindrome clinica chiamata insufficienza epatica fulminante. Le donne incinte, in particolare quelle al terzo trimestre, hanno un tasso di mortalità più elevato di circa il 20%.[7] Nel 2013 l'infezione da epatite E ha interessato circa 28 milioni di persone.[8]

EpidemiologiaModifica

È maggiormente diffusa nel Medio Oriente, nel Messico, in India e negli stati limitrofi e l'età di maggiore incidenza si attesta fra i 15 e i 34 anni.[9]

MortalitàModifica

La mortalità incide molto sui soggetti che contraggono tale epatite, ad esempio è molto pericolosa nelle donne in gravidanza,[10] dove la percentuale si attesta su un 20% dei casi manifestati, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.[11]

EziopatogenesiModifica

 
Virus dell'epatite E in una salsiccia si fegato di maiale

Il virione di HEV (dall'acronimo in inglese Hepatitis E Virus) è costituito da una particella sferica del diametro di 30-34 nanometri sprovvista di rivestimento esterno. Il genoma, costituito da una molecola di RNA a singola elica a polarità positiva (ssRNA (+), IV gruppo della classificazione di Batimore) di circa 7,6 kilobasi, è stato clonato e sequenziato soltanto nel 1990. Benché l'HEV non sia stato classificato con certezza, le sue caratteristiche morfologiche, fisico-chimiche e genomiche ne suggeriscono l'appartenenza alla famiglia Caliciviridae.[12][13]

Ora però a seguito dell'analisi della sequenza genomica il virus dell'epatite E è stato collocato nel genere Hepevirus, e nella famiglia degli Hepeviridae.[12]

Anticorpi anti-HEV sono stati riscontrati in topi, ratti, conigli e manguste. Principalmente maiali e cinghiali sono il serbatoio del virus. Fra le fonti di infezioni, la più comune è l'assunzione di acqua contaminata da feci, la trasmissione avviene per via oro-fecale.[14]

Come con altri virus epatitici, l'insuccesso della coltivazione dell'HEV in vitro e la suscettibilità dell'infezione limitata ad alcuni primati superiori tra cui l'uomo sono ostacoli allo studio delle sue caratteristiche biologiche. Per tali ragioni, anche le possibilità di diagnosi e quindi lo studio dell'epatite E sono ancora oggi strettamente limitate a pochissimi centri di ricerca. La recente caratterizzazione del genoma virale ha reso possibile, con l'ottenimento di antigeni ricombinanti, l'allestimento di un test immunoenzimatico.

Sulla base dei primi risultati, sembra che in corso di infezione acuta siano precocemente determinabili anticorpi di classe IgM e IgG. Gli anticorpi di classe IgM sono presenti solo all'inizio dell'infezione acuta o recente; mentre quelli di classe IgG sono dimostrabili più a lungo, ma forse non per tutta la vita del paziente. Non è chiaro, inoltre, se tali anticorpi siano neutralizzanti, e quindi protettivi.[15]

ClinicaModifica

Fra i sintomi e i segni clinici si ritrovano anoressia, febbre, dolori addominali, vomito, nausea, rash, artralgia e diarrea.

Infezione acutaModifica

Il periodo di incubazione dell'epatite E varia da 3 a 8 settimane. Dopo una breve fase prodromica, i sintomi durano da alcuni giorni ad alcune settimane. Questi possono includere ittero (colorito giallo della cute), affaticamento e nausea. La fase sintomatica coincide con livelli elevati di aminotransferasi epatica.[16]

L'RNA virale diventa rilevabile nelle feci e nel sangue durante il periodo di incubazione. Gli anticorpi IgM e IgG sierici contro l'HEV compaiono poco prima dell'inizio dei sintomi clinici. Il recupero porta alla scomparsa del virus dal sangue, mentre può persistere ancora nelle feci per molto tempo. Il recupero è anche caratterizzato dalla scomparsa degli anticorpi IgM e dall'aumento dei livelli di anticorpi IgG.[3][16]

Infezione cronicaModifica

Nonostante l'infezione da epatite E sia di solito una malattia acuta, nei soggetti immunocompromessi, in particolare nei pazienti che si sono sottoposti a trapianto di organo, può verificarsi un'infezione cronica.[17] Occasionalmente ciò può evolvere fino a causare fibrosi e cirrosi.[18]

TerapiaModifica

È principalmente di supporto in quanto nelle persone immunocompetenti l'infezione è autolimitante; in alcuni casi è stata utilizzata la ribavirina. Il trapianto del fegato può essere necessario per i casi più gravi.[19]

PrevenzioneModifica

Per quanto riguarda gli adulti l'esistenza di un vaccino ricombinante contro tale forma di epatite si è rivelata molto efficace.[9]

Sono attuabili i metodi di prevenzione generica, cioè vivere in ambienti igienici e non bere acqua contaminata.[20]

NoteModifica

  1. ^ Hepatitis E, su www.niaid.nih.gov. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  2. ^ WHO | What is hepatitis?, su www.who.int. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  3. ^ a b (EN) Hepatitis E, su World Health Organization. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  4. ^ Kumar Subrat, Hepatitis E virus: the current scenario, in International Journal of Infectious Diseases, vol. 17, nº 4, 2013, pp. e228–e233, DOI:10.1016/j.ijid.2012.11.026. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  5. ^ Shao-Wei Li, Qinjian Zhao, Ting Wu, Shu Chen, Jun Zhang e Ning-Shao Xia, The development of a recombinant hepatitis E vaccine HEV 239, in Human Vaccines & Immunotherapeutics, vol. 11, nº 4, 25 febbraio 2015, pp. 908–914, DOI:10.1080/21645515.2015.1008870, ISSN 2164-5515 (WC · ACNP), PMC 4514148, PMID 25714510.
  6. ^ Zhou X, de Man RA, de Knegt RJ, Metselaar HJ, Peppelenbosch MP, Pan Q., De Man, De Knegt, Metselaar, Peppelenbosch e Pan, Epidemiology and management of chronic hepatitis E infection in solid organ transplantation: a comprehensive literature review, in Rev Med Virol., vol. 23, nº 5, 2013, pp. 295–304, DOI:10.1002/rmv.1751, PMID 23813631.
  7. ^ WHO, Global Alert and Response (GAR); Hepatitis E, su who.int. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  8. ^ Collaborators Global Burden of Disease Study 2013, Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 301 acute and chronic diseases and injuries in 188 countries, 1990-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013., in Lancet, vol. 386, nº 9995, 22 agosto 2015, pp. 743–800, DOI:10.1016/s0140-6736(15)60692-4, PMC 4561509, PMID 26063472.
  9. ^ a b Robert M. Kliegman, Hal B. Jenson, Pediatria di Nelson, 18 edizione p. 1738, Torino, Elsevier-Masson, 2009, ISBN 978-88-214-3070-1.
  10. ^ Oncu S,, Oncu S, Okyay P, Ertug S, Sakarya S., Prevalence and risk factors for HEV infection in pregnant women., in Med Sci Monit., nº 12, gennaio 2006, pp. CR36-39.
  11. ^ Benait VS,, Sander V, Purikh F, Muragesh M, Ranka VS., Outcome of acute hepatic failure due to acute hepatitis E in pregnant women., in Indial J Gastroenterol, nº 26, 2007, pp. 6–10..
  12. ^ a b Waqar S, Koirala J, PMID 30335311.
  13. ^ Kamar N, Izopet J, Pavio N, Aggarwal R, Labrique A, Wedemeyer H, Dalton HR, Hepatitis E virus infection, in Nat Rev Dis Primers, vol. 3, November 2017, pp. 17086, DOI:10.1038/nrdp.2017.86, PMID 29154369.
  14. ^ Eker A,, Tansel O, Kunduracilar H, Tokuç B, Yuluğkural Z, Yüksel P., Hepatitis e virus epidemiology in adult population in Edirne province, Turkey, in Mikrobiyol Bul., nº 43, aprile 2009, pp. 251-8.
  15. ^ Favorov MO, Khudyakov YE, Mast EE, Yashina TL, Shapiro CN, Khudyakova NS, Jue DL, Onischenko GG, Margolis HS, Fields HA, <50::AID-JMV10>3.0.CO;2-1 IgM and IgG antibodies to hepatitis E virus (HEV) detected by an enzyme immunoassay based on an HEV-specific artificial recombinant mosaic protein, in J. Med. Virol., vol. 50, nº 1, September 1996, pp. 50–8, DOI:10.1002/(SICI)1096-9071(199609)50:1<50::AID-JMV10>3.0.CO;2-1, PMID 8890041.
  16. ^ a b J. H. Hoofnagle, K. E. Nelson e R. H. Purcell, Hepatitis E, in New England Journal of Medicine, vol. 367, nº 13, 2012, pp. 1237–1244, DOI:10.1056/NEJMra1204512, PMID 23013075.
  17. ^ D. Bonnet, N. Kamar, J. Izopet e L. Alric, L'hépatite virale E : Une maladie émergente, in La Revue de Médecine Interne, vol. 33, nº 6, 2012, pp. 328–334, DOI:10.1016/j.revmed.2012.01.017, PMID 22405325.
  18. ^ Patrick Behrendt, Eike Steinmann, Michael P. Manns e Heiner Wedemeyer, The impact of hepatitis E in the liver transplant setting, in Journal of Hepatology, vol. 61, nº 6, 1º dicembre 2014, pp. 1418–1429, DOI:10.1016/j.jhep.2014.08.047.
  19. ^ Kamar N, Dalton HR, Abravanel F, Izopet J, Hepatitis E virus infection, in Clin. Microbiol. Rev., vol. 27, nº 1, January 2014, pp. 116–38, DOI:10.1128/CMR.00057-13, PMC 3910910, PMID 24396139.
  20. ^ Guida all'informazione sulla profilassi dell'infezioni da virus Epatitici maggiori[collegamento interrotto].

BibliografiaModifica

  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
  • Gaetano Filice, Malattie infettive, 2ª edizione, Milano, McGraw-Hill, 1998, ISBN 88-386-2362-7.

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