Epicarmo Corbino

politico e economista italiano
Epicarmo Corbino
Epicarmo Corbino.jpg

Ministro del tesoro
Durata mandato 10 dicembre 1945 –
18 settembre 1946
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Federico Ricci
Successore Giovanni Battista Bertone

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature AC, I
Gruppo
parlamentare
Liberale, Gruppo Misto
Circoscrizione Napoli
Incarichi parlamentari
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge costituzionale che proroga il termine di otto mesi per la durata dell'Assemblea Costituente
  • Presidente della Commissione speciale per l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sulla stampa
  • Presidente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 2511: "Provvedimenti per lo sviluppo dell'economia e l'incremento dell'occupazione"
  • Presidente della Commissione parlamentare per il parere sulla nuova tariffa generale dei dazi doganali
  • Componente della Giunta per il Regolamento
  • Componente della IV Commissione (Finanze e Tesoro)
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 20: "Ratifica degli accordi internazionali firmati a Parigi il 16 aprile 1948"
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 36: "Ratifica dell'accordo di cooperazione economica tra l'Italia e gli Stati Uniti, concluso a Roma il 28 giugno 1948
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 1762: "Delegazione al Governo di emanare norme sulle attività produttive e sui consumi"
  • Componente della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale

Dati generali
Partito politico Partito Liberale Italiano
Professione Docente universitario

Epicarmo Corbino (Augusta, 18 luglio 1890Napoli, 25 aprile 1984) è stato un politico ed economista italiano.

Fu deputato all'Assemblea Costituente, e deputato alla Camera nella I legislatura.

Indice

BiografiaModifica

Nacque in un'umile famiglia siciliana. Frequentò le scuole tecniche e, trasferitosi a Catania, conseguì il diploma di ragioniere. Fu il fratello minore di Orso Mario Corbino, il fisico direttore dell'Istituto Superiore di Fisica di Via Panisperna, maestro di Fermi, Pontecorvo, Amaldi (prima noti come “i ragazzi di Corbino”, appunto), e anch'egli uomo politico (fu ministro con Ivanoe Bonomi e Benito Mussolini). Diversamente da lui, però, Epicarmo fu sempre un convinto antifascista ed ebbe uno spirito liberale.

Nel 1910 fu iniziato in Massoneria nella loggia "Xifonia" di Augusta[1].

Nel 1923, benché non fosse laureato, vinse la cattedra di Economia all'Università di Napoli. Fu anche importante collaboratore del Giornale degli economisti e Annali di economia. Nel 1943 partecipò al primo governo Badoglio nella sede di Brindisi, in qualità di ministro all'Industria e Commercio, ma se ne dimise nel 1944 per contrasti sulla direzione politica.

Rappresentante liberale alla Consulta, deputato all'Assemblea Costituente (autore, fra l'altro, dell'emendamento al III comma dell'art. 33 della Costituzione che recita: «Enti privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato»), restò a Montecitorio anche nella prima legislatura repubblicana. “Togliatti, che di Corbino era personale estimatore, anche se irriducibile avversario politico, fu visto in più di un'occasione avvicinarsi di qualche banco per meglio udire le parole di quei discorsi sempre così brillanti, scoppiettanti e dotti”[2]. Fu Ministro del tesoro nei primi due gabinetti guidati da Alcide De Gasperi (il primo governo De Gasperi, durato dal 10 dicembre 1945 al 14 luglio 1946, e il secondo, che fu in carica dal 14 luglio 1946 al 28 gennaio 1947).

«Se Corbino non ci fosse bisognerebbe inventarlo», disse Alcide De Gasperi[senza fonte]. In questa veste[non chiaro] “perseguì una politica economica fondata sulla parsimonia e sulla corretta amministrazione”, e si oppose in maniera intransigente al cambio della moneta (proposto dal comunista Mauro Scoccimarro, Ministro delle Finanze). Tale provvedimento servì a fermare l'inflazione (con l'aiuto decisivo del governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi). Ma fu un provvedimento impopolare, e la sinistra lo impiccò in effigie in manifestazioni di piazza. Pur di non cambiare le proprie convinzioni, Corbino, che “mai avrebbe barato al gioco per restare in sella”[3], si dimise il 13 settembre 1946 dall'incarico governativo. Il 18 settembre 1946 fu nominato al suo posto Giovanni Battista Bertone.

Dal 10 maggio 1948 al 3 luglio 1951 fu deputato eletto nel gruppo parlamentare del Partito Liberale, poi dal 3 luglio 1951 al 24 giugno 1953 entrò nel Gruppo Misto al Parlamento. Successivamente formò un nuovo partito, l'Alleanza Democratica Nazionale (ADN), movimento nato per contrastare la cosiddetta legge truffa proposta dal governo, a cui egli non aderì (e alla quale aveva tentato di opporsi anche in aula, proponendo una soluzione di mediazione, denominata "ponte Corbino"). Nel 1953, contro la cosiddetta “legge truffa”, che istituiva un premio di maggioranza per i partiti, singoli o apparentati tra loro, che avessero ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi popolari, Corbino, dissentendo dal PLI, costituì l'Alleanza Democratica Nazionale. In questo modo si tolsero voti ai gruppi di centro (così come fece il gruppo Parri-Calamandrei a sinistra), e la legge non ottenne, anche se per poco, l'effetto sperato. Ma ciò non bastò a farlo eleggere al Parlamento. Per questo fu ribattezzato da Sandro Pertini il “Pietro Micca” della politica[4].

L'ADN raccolse pochi voti (ma sufficienti, appunto, perché il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale non scattasse), e Corbino non riuscì a tornare alla Camera. Si ritirò quindi dalla vita politica, denunciando in un articolo sulla stampa che la partitocrazia aveva "ucciso la politica".

Dal 1959 al 1965 fu presidente del Banco di Napoli, di cui diresse anche la rivista Rassegna economica. In séguito, fino al 1983, Corbino diresse la Banca Provinciale di Napoli. Morì a Napoli, in età avanzata, il 25 aprile 1984.

ScrittiModifica

  • L'emigrazione in Augusta (1914)
  • Economia dei trasporti marittimi (1926)
  • Annali dell'economia italiana dal 1861 al 1914 (1928-1938)
  • La battaglia dello Jutland vista da un economista (1933)
  • Corso di politica economica e finanziaria (1942)
  • Racconto di una vita (1972)
  • E.E.E. - Energia, Ecologia, Economia (1974)
  • Cronache economiche politiche (1980)

I suoi discorsi parlamentari sono raccolti nel volume Scritti e discorsi di un liberista e nel saggio Limiti e scelte nella ricostruzione economica. Collaborò inoltre a molti quotidiani e riviste.

NoteModifica

  1. ^ V. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.81.
  2. ^ Mario La Rosa, Il Tempo, 26 aprile 1984
  3. ^ Antonio Maria Fusco, Il Mattino, 26 aprile 1984
  4. ^ Ermanno Corsi, La Repubblica, 26 aprile 1984

BibliografiaModifica

  • Domenico Demarco, CORBINO, Epicarmo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 34, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988. URL consultato il 28 dicembre 2015.
  • AA.VV., «Epicarmo Corbino», la voce in Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma, Acc. dei Lincei, 1976, pp. 861–862.
  • A. M. Fusco, "Intorno al liberalismo di Epicarmo Corbino", in "Studi economici", 2011, n. 3, pp. 137–148.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Predecessore Ministro del tesoro del Regno d'Italia Successore  
Federico Ricci 10 dicembre 1945 - 14 luglio 1946
Predecessore Ministro del tesoro della Repubblica Italiana Successore  
sé stesso 14 luglio 1946 - 18 settembre 1946 Giovanni Battista Bertone
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