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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia di Cerignola.

Il territorio di Cerignola risulta abitato sin dal Neolitico e numerose sono le tracce lasciate dai popoli ivi stabilitisi nel corso dei secoli; tra i reperti recuperati troviamo, inoltre, numerose epigrafi, ossia iscrizioni il cui testo commemora eventi o personaggi di particolare rilievo storico.

Indice

Ara votiva della dea BonaModifica

(LA)

«Sextilia Accepta aram Bonae

Deae d(e) s(ua) p(ecunia) f(aciendam) c(uravit) et p(ro) s(alute

(IT)

«Sextilia Accepta fece costruire un'ara alla dea Bona a proprie spese e per la sua

salute»

(Epigrafe incisa sull'ara votiva.)

Epigrafe incisa su un altare votivo in pietra calcarea, successivamente adattato ad acquasantiera e murato nella parete destra del santuario della Madonna di Ripalta[1]. Il testo si riferisce ad un altare fatto costruire a sue spese da Sextilia Accepta e dedicato alla dea Bona, il cui culto era assai diffuso nella zona di Cerignola. La dimensione delle lettere segue un ordine decrescente.

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm) Spessore (cm)
Reperto 52 38 38
Specchio Epigrafico 33 42

Ara votiva della dea DianaModifica

 
Ara votiva della dea Diana
(LA)

«Diane Euthero

templum

cum ara

L. P(ublilius) D(- - -) Patruinus

v(ir) c(larissimus

(IT)

«A Diana abile nella caccia

un tempio

con altare

L. Publilius D. Patruinus

uomo illustrissimo»

(Epigrafe incisa sull'ara votiva.)

Epigrafe incisa su un altare votivo in pietra calcarea scoperto nel 1856 in località Santa Felicita, nel territorio dell'antica Herdonia, distante circa 3 chilometri dalla stazione di Orta Nova. Sulla faccia laterale sono scolpiti un vaso di vino e un ramo di olivo, mentre la cornice presenta figure a forma di croce; caratteristico è il coronamento a dentelli. L'epigrafe, risalente al III secolo d.C., si riferisce alla costruzione di un altare dedicato alla dea Diana fatto costruire dal senatore Lucius Publilius D. Patruinus. Attualmente il reperto è conservato nell'atrio di palazzo Cirillo-Farrusi[2].

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm) Spessore (cm)
Reperto 120 58 56
Specchio Epigrafico 56 42

Blocco di testata del parapetto di un ponteModifica

(LA)

«Imp(erator). Caesar

divi Nervae f(ilius)

Nerva Traianus

Aug(ustus). Germ(anicus). Dacic(us).

pont(ifex). max(imus). tr(ibunicia). pot(estate).

XIII imp(erator). VI co(n)S(ul). V

p(ater). p(atriae).

viam a Benevento

Brundisium pecun(ia).

sua fecit.»

(IT)

«L'imperatore Cesare,

figlio del divino Nerva,

Nerva Traiano,

Augusto Germanico Dacico,

pontefice massimo,

13 volte investito del potere tribunizio,

6 volte acclamato imperatore,

5 volte console,

padre della patria,

col suo denaro costruì la via

da Benevento a Brindisi»

(Epigrafe incisa sulla lapide lungo la via Traiana.)

Blocchi di testata appartenenti ai parapetti di un ponte sul tratto Ordona-Canosa della via Traiana e rinvenuto in località canale Castello. Il testo ricorda che l'imperatore Traiano finanziò sia l'arteria che porta il suo nome, che i ponti edificati sul suo tracciato. Se il luogo del rinvenimento e il luogo della collocazione originaria dovessero coincidere, sarebbe confermato il tracciato della via Traiana conosciuto dagli storici: Stornara-Cerignola, canale Castello, Torricelli, Capitolo[3]. Le lapidi attesterebbero la presenza di un ponte che in epoca passata attraversava canale Castello. La presenza nell'epigrafe della parola pontes, così come l'assenza dell'indicazione del numero di miglia, indicano che i blocchi erano collocati sul ponte. Attualmente le epigrafi sono conservate nell'atrio di palazzo Carmelo. Il testo segue un ordine decrescente.

 Lo stesso argomento in dettaglio: strade romane.

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm) Spessore (cm)
Reperto A 117 88 22
Reperto B 130 90 30

Cippo miliareModifica

(LA)

«[Im]p(eratori) Caes(ari) [divi C]onstanti filio

[F]l[a]v(io) Valerio

Costantino

pio [f]el(ici) invicto Aug(usto),

cons(uli) III, imp(eratori) VIII,

p(atri) p(atriae), procons(uli)»

(IT)

«All'imperatore Cesare, figlio del divino Costanzo,

Flavio Valerio

Costantino,

al pio felice invitto Augusto,

console per la terza volta, imperatore per la nona volta,

al padre della patria, proconsole»

(Epigrafe incisa sul cippo miliare.)

Epigrafe risalente al IV secolo d.C. incisa su un cippo miliare in pietra calcarea, privo della parte superiore, rinvenuto nel 1700. In un primo momento il cippo è stato collocato ad ornamento di un pozzo in contrada Le Torri, successivamente è stato rimosso dal Comune che lo ha interrato nel cortile interno di palazzo Carmelo[4]. L'epigrafe è dedicata all'imperatore Flavio Valerio Costantino, ma in realtà va considerata nel contesto della via Traiana nel tratto che va da Ordona a Canosa. Se luogo di rinvenimento e collocazione del cippo dovessero coincidere, allora viene a modificarsi il percorso della via Traiana ipotizzato dall'Alvisi lungo la direttrice masseria Le Torri-ponte sull'Ofanto; viceversa, se il cippo è stato spostato dal posto del rinvenimento, allora l'ipotesi dello storico rimane valida. La dimensione del testo segue un ordine decrescente.

MisureModifica

Altezza massima (cm) Altezza minimama (cm) Diametro (cm)
Reperto 129 106 65
Altezza (cm) Larghezza (cm)
Specchio Epigrafico 74 74

Cippo sepolcraleModifica

(LA)

«D(is) M(anibus) Cinnamidi Aug(usti)

n(ostri) ser(vae) vixit annis

XXX; Compsinus co=

niugi b(e)n(e) m(erenti) p(osuit) c(um) q(ua) v(ixit) a(nnis) XVI,

[m(ensibus)- - -, d(iebus) - - - , sine] ula querel[a].»

(IT)

«Agli dei Mani A Cinnamis serva del nostro Augusto

visse trenta anni; Compsinus alla moglie

benemerita pose con la quale visse sedici anni,

[mesi- - -, giorni- - -, senza] alcuna lamentela.»

(Epigrafe incisa sul cippo.)

Epigrafe incisa su un cippo ad uso sepolcrale in pietra calcarea rinvenuto nel 1977 in contrada Posta Fara, nelle vicinanze del santuario della Madonna di Ripalta. Il cippo è di forma cilindrica appiattita longitudinalmente nella parte inferiore. L'iscrizione è incisa su un riquadro rettangolare nella parte anteriore[5]; l'incisione è poco accurata, tant'è che alcuni caratteri sono posti sulla cornice lateralmente e inferiormente. Il cippo, datato tra fine del II secolo e l'inizio del III secolo d.C., viene dedicato dallo schiavo Compsinus alla propria moglie Cinnamis (serva imperiale), morta all'età di trent'anni.

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm) Spessore (cm)
Reperto 42 105 57,2
Specchio Epigrafico 35 42

Frammento di cippo miliareModifica

(LA)

«[Dd(ominis

nn(ostris)]

Diocleta[no]

et Maximia[no]

Augg(ustis)

[e]t Co(n)sta[ntio]

[et Maximiano]

[Caess(aribus)]

[...]»

(IT)

«Ai nostri Signori

Diocleziano

e Massiminiano

Augusti

e Costanzo

e Massiminiano

cesari

...»

(Iscrizione incisa sul frammento del cippo.)

Epigrafe incisa su un cippo miliare in pietra calcarea privo della parte inferiore, superiore e posteriore. Il rinvenimento è avvenuto in contrada San Marco-Pignatella; se tale luogo dovesse corrispondere alla località in cui il cippo è stato collocato, allora sarebbe confermata la tesi dell'Alvisi in merito al tracciato della via Traiana nel tratto canale Castello-monte Gentile. L'epigrafe è datata IV secolo ed è dedicata ai tetrarchi C. Valerio Diocleziano e M. Valerio Massimiano e ai loro luogotenenti C. Galerio Massimiano e Flavio Valerio Costanto Cloro. Attualmente il cippo è conservato nel giardino di palazzo Carmelo.

MisureModifica

Altezza massima (cm) Altezza minima(cm) Diametro (cm)
Reperto 34 14 48

Lastra onoraria dedicata a "L. Publilio Celso Patruino"Modifica

 
Lastra onoraria dedicata a "L. Publilio Celso Patruino"
(LA)

«L. Publilio Cel= so Patruino

consulari viro

curatori rei p(ublicae) ob

singularem iusti=

tiam apstinentiam=

que, pariter et hono=

rificentia eius or=

do populusque Ca=

nusinorum patrono.»

(IT)

«A. L. Publilio Celso Patruino

uomo di rango consolare

curatore della cosa pubblica

per la straordinaria giustizia e integrità

e nello stesso per onorarlo

la curia e il popolo di Canosa

al patrono»

(Iscrizione incisa sulla lastra.)

Epigrafe incisa su una lastra onoraria in pietra calcarea rinvenuta in località Santa Felicita nel 1856. La scrittura è di tipo monumentale e la dimensione dei caratteri segue un ordine decrescente. La lastra è dedicata al console e amministratore di Canosa L. Publilio Celso Patruino per onorarlo. Il reperto, datato III secolo d.C. è conservato nell'atrio di palazzo Cirillo-Farrusi.

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm) Spessore (cm)
Reperto 98 70 20
Specchio Epigrafico 80 54

Lastra sepolcraleModifica

Testo AModifica

(LA)

«[P. Libuscidius] Eutychus [- - -] uatiae

[- - -] llae

[- - -]Helpidi

[- - -] S f(ecit

(IT)

«[P. Libuscidius] Eutychus [a sé e a Cl]uatia

[a - - -]lla

[- - -] a Helpis

[- - -] S fece»

(Epigrafe incisa sulla prima iscrizione.)

Testo BModifica

(LA)

«P. Libuscidi[o] Ianuari[o]

lib(erto

(IT)

«A P. Libuscidius Ianuarius

liberto»

(Epigrafe incisa sulla seconda iscrizione.)

Epigrafi incise su una lastra unica ad uso sepolcrale in pietra calcarea, attualmente murata sulla facciata del santuario della Madonna di Ripalta. La lastra manca della parte sinistra, destra e inferiore; presenta un'iscrizione principale e una secondaria (di fattura meno pregiata) incisa nello spazio non occupato dal testo primario. Le lettere incise sono di tipo monumentale con dimensione delle lettere decrescente. Il primo testo cita tre persone: Eutychus (che ha dedicato l'epigrafe) e due donne defunte, mentre la seconda iscrizione è dedicata al defunto liberto Ianuarius; entrambi i testi risultano essere incompleti.

MisureModifica

Altezza (cm) Larghezza (cm)
Reperto 21-24,7 23,3-23,5

NoteModifica

  1. ^ Per il luogo del rinvenimento cfr. G. Alvisi, La viabilità romana della Daunia, op.cit. p. 103 e n.
  2. ^ La nuova collocazione fu voluta dall'allora ispettore onorario alle antichità e scavi Michele Cirillo. Il testo dell'epigrafe fu inoltre inviato al Mommsen dallo studioso E. De Ruggiero.
  3. ^ T. Ashby, R. Gardner, The Via Traiana, op. cit.; G. Alvisi, La viabilità romana della Daunia, op. cit.
  4. ^ La rimozione è stata effettuata il 3 luglio 1986 dal Comune di Cerignola su interessamento dell'Associazione di Studi Storici "Daunia Sud".
  5. ^ Il Mommsen definisce "arca lucana" questo tipo di copertura tombale.

BibliografiaModifica

  • Gioacchino Albanese, Antonio Galli, Epigrafi romane a Cerignola, Fotografie di Antonio Galli e Nicola Pergola, Centro di Servizio e Programmazione Culturale Regionale, 1986.

Voci correlateModifica

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