Il termine epigravettiano indica una cultura preistorica diffusa in gran parte dell'Europa. Le condizioni climatiche del pleniglaciale würmiano hanno pesantemente condizionato l'habitat umano. In corrispondenza dell'acme del pleniglaciale, attorno a 20 000 anni fa., si determinarono alcuni fenomeni:

  • Il frazionamento dell'abitato umano, che mise in crisi la rete di rapporti tra i gruppi di cacciatori instauratasi con l'aurignaziano e sviluppatasi nel gravettiano. Dopo l'acme del II pleniglaciale tale crisi portò ad una differenziazione culturale tra le regioni occidentali atlantiche, dove si svilupparono il solutreano e il maddaleniano, le regioni mediterranee, dove si svilupparono ulteriormente i complessi del gravettiano occidentale, portando alla formazione dei complessi epigravettiani meridionali, e le regioni orientali, nelle quali si svilupparono i complessi del gravettiano centro-orientale, dando luogo alla formazione dei complessi epigravettiani orientali.
  • La formazione di vaste aree prive di abitati, dove le condizioni ambientali erano incompatibili con l'uomo. Nell'Europa media le regioni comprese tra la fronte dell'inlandsis e i ghiacciai alpini si spopolarono, e i gruppi di cacciatori della tundra che popolavano l'area migrarono verso la tundra, la steppa-tundra e le steppe dell'Europa orientale. Un fenomeno analogo si registrò anche nel versante meridionale delle Alpi, dove non incontriamo più siti residenziali come nell'interpleniglaciale, ma soltanto dei bivacchi di caccia frequentati soltanto per qualche giorno da piccoli gruppi di cacciatori provenienti dalla Penisola.
  • La formazione di aree con una relativa densità di gruppi umani, dove le risorse alimentari non mancavano, come nelle regioni occidentali atlantiche e nelle regioni mediterranee.
  • La formazione di gruppi di cacciatori di mammuth, lontani l'uno dall'altro, nelle tundre dell'Europa orientale.

Indice

L'epigravettiano italicoModifica

 

     Solutreano

     Epigravettiano

 
Lamina calcarea graffita e decorata in ocra, Epigravettiano finale (Paleolitico sup. 11-10 mila anni fa), da Grotta San Pellegrino (Laterza). Foto, V. Stasolla.

Nelle regioni mediterranee, la tradizione gravettiana si sviluppa per tutto il II Pleniglaciale e per il tardiglaciale, determinando la formazione dei complessi epigravettiani. Questi non sono altro che un prolungamento del Gravettiano, di cui ripropongono i processi di sfruttamento dei materiali litici, la morfologia dei supporti, la tipologia di strumenti e armature, tra i quali compare qualche elemento alloctono. Mentre nella Penisola iberica penetrarono il Solutreano e il Maddaleniano occidentali, determinando la formazione di un complesso solutreano, di complessi detti “Solutreo-Gravettiano”, e del Maddaleniano dell'area pirenaica-cantabrica, le influenze occidentali-atlantiche verso est si arrestarono alla Valle del Rodano.

Nella sequenza epigravettiana italica possiamo distinguere una fase antica, di età pleniglaciale, e una fase recente, di età tardiglaciale. L'epigravettiano antico si articola in due livelli caratterizzati rispettivamente dalle punte a faccia piana e dalle punte a cran. Le punte a faccia piana somigliano alle punte a faccia piana solutreane: sono ricavate da lame mediante ritocco piatto o semplice, invadente o più raramente coprente la faccia dorsale, talora esteso anche a parte della faccia ventrale, e presentano una cuspide. Le punte a cran presentano una tacca basale, ottenuta mediante ritocco erto, ed una cuspide ritoccata; la loro analisi funzionale ha dimostrato che si tratta di punte di armi da getto. Questi elementi caratteristici dell'epigravettiano antico compaiono precocemente nei siti settentrionali, più tardivamente nei siti meridionali della Penisola: si tratta di tipi alloctoni, importati da altre regioni.

L'epigravettiano recente mostra alcuni fenomeni ampiamente diffusi, che si realizzano in corrispondenza degli interstadi temperati del Tardiglaciale:

  • l'intenso sfruttamento dei nuclei, che determina la presenza di residui molto piccoli;
  • l'accorciamento dei grattatoi frontali, con comparsa di tipi unguiformi, a ventaglio, semicircolari e circolari;
  • la comparsa di coltelli a dorso curvo su supporto laminare;
  • la diminuzione di gravettes e microgravettes e la comparsa di altri tipi di piccole punte a dorso;
  • la diffusione di lamelle e di punte a dorso e troncatura;
  • la comparsa di segmenti e di triangoli ottenuti con la tecnica del microbulino, e di qualche raro pezzo bitroncato.

La comparsa di determinati tipi non è contemporanea nelle varie regioni né, una volta realizzatasi, diventa un elemento stabile.

Nel versante meridionale delle Alpi l'estensione dell'area glacializzata durante l'acme del II Pleniglaciale è marcata dalle morene würmiane, che corrispondono ad un abbassamento del limite delle nevi persistenti fino a 1500–1400 m; lungo le vallate alpine spesse lingue di ghiaccio scendevano sino alla pianura. La regressione marina determinò l'emersione dell'alto Adriatico, che costituiva un'estensione dell'attuale pianura padana. Nelle regioni tirreniche della Penisola prevalsero condizioni climatiche oceaniche, con paesaggi di steppa arborata a pino, con aree di rifugio della vegetazione mediterranea; le regioni adriatiche furono invece maggiormente esposte alle influenze continentali. Vi si formarono ambienti di prateria montana, di tundra e, nelle fasi più aride e fredde, di steppa di tipo asiatico. Calabria e Sicilia costituirono una regione influenzata dal clima mediterraneo. Gli abitati noti si trovano prevalentemente in ripari sotto roccia e all'imboccatura di grotte; i mammiferi di caccia sono rappresentati nelle regioni tirreniche da stambecchi, camosci (nelle fasi più rigide e aride) e cervi (nelle fasi più temperate), nelle regioni adriatiche da stambecchi, cavalli, asini, uri.

Queste condizioni climatiche persistettero per tutto il II Pleniglaciale e per la prima parte del Tardiglaciale, fino agli interstadi temperati, che videro una modificazione degli ambienti. Conseguentemente alla deglaciazione dell'area alpina, si verificò una risalita delle fasce vegetazionali e delle faune. Dall'area prealpina alcune specie animali migrarono verso le praterie alpine, mentre altre specie si ritirarono all'interno delle vallate, dove nel Postglaciale antico si estinsero; steppe arborate e boschi, che si stavano ampiamente diffondendo, furono popolati da cervi, caprioli e cinghiali. I cacciatori epigravettiani si adattarono alle nuove prede, cacciate nei siti di fondovalle, e penetrarono nell'area alpina, inseguendo le prede tradizionali. Sono di questa età i primi siti epigravettiani di montagna, posti a quote di 1000–1400 m, dove i gruppi si trasferivano durante la stagione autunnale per cacciare lo stambecco.

Lungo le coste della Penisola la trasgressione marina portò le linee di costa in prossimità della piattaforma continentale. Lungo la riva ionica si formò un ambiente lagunare ricco di risorse, che favorì il sorgere di un'economia mista, dove accanto alla caccia erano praticate la pesca, la raccolta dei molluschi e la caccia agli uccelli. In molti siti costieri la raccolta dei molluschi divenne progressivamente l'attività prevalente.

L'epigravettiano dell'Europa centro-orientaleModifica

Nell'Europa centro-orientale il II Pleniglaciale vede la formazione di gruppi di cacciatori specializzati. Nella fase più fredda, quando l'inlandsis aveva raggiunto la maggior estensione, il clima era estremamente rigido. Le precipitazioni erano scarse, il manto nevoso modesto, l'insolazione forte, i venti molto intensi. A queste condizioni climatiche molto contrastate riuscirono a adattarsi soltanto i cacciatori specializzati, distribuiti nelle regioni meridionali della Pianura russa e lungo il medio corso del Danubio. Nella Pianura russa si tratta di popolazioni che sviluppano tradizioni locali e di gruppi migrati dall'Europa centrale. Le industrie litiche e le industrie su materia dura animale mostrano forme caratteristiche di ciascun gruppo, che si ripetono e si sviluppano per alcune migliaia di anni. Anche la produzione artistica di ciascun gruppo segue dei canoni stilistici ben definiti.

Il modo di vita, gli abitati e l'economia dei cacciatori di mammuth dell'Europa centro-orientale rappresentano un fenomeno nuovo nel quadro del Paleolitico superiore europeo. Nell'ambiente della tundra e della steppa-tundra erano già sorti accampamenti come Kostienki nel Bacino del Don, nei quali si ipotizza la presenza di almeno 100-150 persone. In questi accampamenti le abitazioni, i focolari, le fosse destinate alla conservazione della carne, i depositi di ossa hanno una precisa distribuzione all'interno di recinti che delimitano l'area residenziale: l'esistenza di recinti è suggerita dall'aspetto omogeneo del deposito antropico e dalla sua delimitazione. Il mammuth offriva la gran parte del cibo, e le sue ossa venivano utilizzate come materiale per costruire le capanne, come combustibile per i focolari, come materiale per fabbricare strumenti, armi, ornamenti, opere d'arte figurativa. Tuttavia il mammuth non era il solo animale cacciato; è associato alla volpe polare e al lupo, dei quali venivano utilizzate anche le pellicce. In alcuni siti erano praticate anche la caccia agli uccelli e la raccolta di vegetali. Le evidenze archeologiche suggeriscono che ogni abitato controllasse un certo territorio circostante, separato da altri territori di caccia da confini naturali.

Erano presenti vari tipi di strutture abitative:

  • abitazioni evidenziate da un cordone di pietre, a livello del suolo, o da modeste depressioni;
  • fosse circolari od ovali, infossate nel terreno, con una copertura più stabile;
  • piccole capanne semisotterranee, coperte da un tetto sostenuto da difese di mammuth;
  • capanne permanenti costruite a livello del suolo con le ossa di mammuth.

All'interno di ciascuna abitazione il numero degli strumenti litici è costante, il che suggerisce che ciascun gruppo praticasse le medesime attività fondamentali; soltanto le officine deputate alla lavorazione della pietra o delle materie dure animali e le aree destinate al depezzamento degli animali mostrano una composizione diversa dello strumentario litico. In alcuni siti maggiori (Kostienki) era presente la lavorazione della terracotta, utilizzata per fabbricare statuette, che continua la tradizione dei siti gravettiani moravi (Dolni Vestonice, Pavlov), nei quali sono stati trovati anche i forni per la cottura. Questi gruppi avevano messo in atto dei sistemi di approvvigionamento a grandi distanze sia dei materiali litici più pregiati sia di conchiglie del Mar Nero, che potevano funzionare attraverso spedizioni sistematiche oppure mediante una stabile rete di scambi.

Storia della GermaniaModifica

Cultura Precedente:

Gravettiano
27000 a.C. c.a.
20000 a.C. c.a.
Cultura corrente:

Epigravettiano
20000 a.C. c.a.
13500 a.C. c.a.
Cultura seguente:

Cultura di Amburgo
13500 a.C. c.a.
11200 a.C. c.a.

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