Corisco (filosofo)

filosofo greco antico
(Reindirizzamento da Erasto (IV secolo a. C.))

Corisco, in greco antico: Κορίσκος, Korískos (... – IV secolo a.C.), e Erasto, in greco antico: Ἔραστος, Érastos (... – IV secolo a.C.), sono filosofi antichi vissuti nello stesso periodo e nativi della stessa città che vengono spesso citati congiuntamente da Diogene Laerzio[1] che li elenca tra i discepoli di Platone e allo stesso modo annoverati da Strabone che li considera seguaci di Socrate [2]. La rilevanza dei due filosofi per la storia della filosofia è data da gli stretti rapporti di collaborazione politica e filosofica che ebbero con Platone e Aristotele, dal loro intervento per la fondazione di una scuola aristotelica a Asso e dalla indiretta partecipazione alle fortunose sorti della biblioteca aristotelica finita nelle mani di Neleo, figlio di Corisco. [3].

BiografiaModifica

Lo stesso Diogene Laerzio ci informa che i due filosofi erano entrambi originari di Scepsi, città della Troade non lontana da Atarneo, dove risiedeva e governava il tiranno Ermia. Erasto e Corisco cercarono di realizzare a Scepsi, gli ideali politici di Platone. Lo stesso Ermia a questo scopo mise a disposizione dei due filosofi la città di Asso, dove poi giunse (348-47) il loro amico, il giovane Aristotele, per continuare l'insegnamento platonico e a iniziarvi il proprio.[4] Sempre Diogene Laerzio ricorda che Platone stesso indirizzò una delle sue lettere a Ermia, Corisco ed Erasto: si tratta in effetti della Sesta lettera, che oggi gli studiosi, pur rimanendo quella dell'autenticità delle epistole platoniche una vexata quaestio, tendono a ritenere autentica [5].

Platone scriveva ai suoi due discepoli, che egli riteneva poco esperti di politica, e al tiranno prospettando loro un patto di amicizia e collaborazione fondato sulla necessità di integrare la formazione teorica dei filosofi con la saggezza umana del politico, e si proponeva come mediatore nel caso sorgessero tra essi dei contrasti. [6]

Corisco, il cui nome ricorre spesso nella formulazione degli esempi di cui si serve Aristotele per argomentare le sue dimostrazioni e analisi logico-metafisiche, ebbe un figlio, Neleo, al quale è legato il destino delle opere del fondatore del Liceo. Secondo Strabone, Neleo «fu allo stesso modo discepolo di Aristotele e di Teofrasto» che gli lasciò in eredità la sua biblioteca che conteneva anche le opere di Aristotele [7]

NoteModifica

  1. ^ Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, Testo greco a fronte, a cura di Giovanni Reale con la collaborazione di Giuseppe Girgenti e Ilaria Ramelli, Milano, Bompiani, 2005, Libro III, 46, p. 347 e 61 p. 359.
  2. ^ Strabone, Della geografia di Strabone libri XVII, Volume 4, Sonzogno, 1834, p.252
  3. ^ Horst Blanck, Das Buch in der Antike (Il libro nel mondo antico, Bari, Dedalo, 1992, pp. 184 e sgg.)
  4. ^ G. Pasquali, Le lettere di Platone, Firenze, Sansoni, 1967, pp. 210 e ss.
  5. ^ Roberto Radice, Platone - Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Milano, Bompiani, 2000, p. 1794.
  6. ^ Richard Goulet in Dictionnaire des philosophes antiques, vol. II, Parigi, CNRS éditions, 1994, pp.456-459
  7. ^ R.Goulet, Op.cit., p.456

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica