Ercole del Foro Boario

Statua in Bronzo di Ercole
Il bronzo dorato Ercole del Foro Boario, (Musei capitolini).
Il bronzo dorato Ercole del Teatro di Pompeo (Musei vaticani).

L'Ercole del Foro Boario, noto anche come Ercole capitolino, è una statua in bronzo dorato scoperta nel sito del Foro Boario dell'antica Roma quando i resti del tempio a lui dedicato furono demoliti durante il papato di Sisto IV (1471–84).[1] Nel 1510 è già inventariato nel Palazzo dei Conservatori al Campidoglio[2] dove è conservato. È probabilmente la statua di culto citata da Plinio nel tempio circolare, il tempio di Ercole Vincitore che si trovava nell'antico mercato del bestiame, e che presentava anche un altare all'aperto dedicato a Ercole.

Indice

La statuaModifica

La figure di Ercole ha la sua clava nella mano destra e tiene nella sinistra le tre mele del giardino delle Esperidi. Le mele lo identificano specificatamente come l'Ercole dell'occidente, il luogo dove vinse Gerione. Nelle versioni romane del mito delle fatiche di Ercole, Caco, sull'Aventino, rubò il bestiame mentre Ercole dormiva. Ercole guidò il resto della mandria vicino al luogo dove Caco aveva nascosto gli animali rubati, ed essi cominciarono a chiamarsi gli uni con gli altri. Ercole allora uccise Caco e, secondo i romani, fondò un altare dove in seguito si tenne il Forum Boarium, il mercato dei bovini.

La scultura leggermente maggiore del reale[3] è un lavoro ellenistico del II secolo a.C., basato sul canone della proporzioni fissato da Lisippo agli inizi del IV secolo: una figura più snella rispetto all'ideale di Fidia, con una testa in proporzione più piccola. La finezza della testa è enfatizzata dai capelli corti da atleta.

La statua del Foro Boario è uno dei due bronzi dell'antichità classica a grandezza naturale sopravvissuti e che dimostrano la reazione degli scultori allo stile di Lisippo. L'altra scultura è l'Ercole del Teatro di Pompeo, scoperta nel 1864 nei pressi del Teatro di Pompeo e ora ai Musei vaticani.

Entrambe le sculture mostrano il chiasmo tipico dello stile di Lisippo, in cui il peso della figura è tutto su un piede. Anche se la loro muscolatura è esagerata, sono in netto contrasto con il barbuto, corpulento e forse più familiare Ercole Farnese.

NoteModifica

  1. ^ Eugène Müntz, Les arts à la cour des papes pendant le XVe et le XVIe siècle, vol. III:177 segg.
  2. ^ inv. no. MC1265; Haskell and Penny 1981:227
  3. ^ L'altezza è di 2,41 m

BibliografiaModifica

  • Haskell, Francis, and Nicholas Penny, 1981. Taste and the Antique: The Lure of Classical Sculpture 1500-1900 (Yale University Press) Cat. no. 45.
  • Platner, Samuel Ball, and Thomas Ashby, 1926. A Topographical Dictionary of Ancient Rome, (London: Oxford University Press): "Aedes Herculis Victoris" (On-line text)

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