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Eremo di San Salvatore di Lecceto
SienaLeccetoEremoSanSalvatore2.jpg
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàSiena
ReligioneChiesa cattolica di rito romano
OrdineMonache agostiniane
Arcidiocesi Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
Stile architettonicoromanico, gotico, barocco

Coordinate: 43°18′27.5″N 11°15′58.5″E / 43.307639°N 11.26625°E43.307639; 11.26625

L'eremo di San Salvatore di Lecceto (o più semplicemente eremo di Lecceto) si trova nel comune di Siena, arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino.

La chiesa, nota fin dal 1223, fu ricostruita nel 1317 e ampliata nel 1344.

La pianta è a una navata con scarsella terminale, preceduta da un portico su pilastri poligonali. Nella semplice facciata a capanna si aprono un occhio tamponato e un portale di tipo romanico.

L'interno, ristrutturato in forme barocche, conserva affreschi trecenteschi.

I locali monastici sono distribuiti attorno ai due chiostri, uno gotico, l'altro quattrocentesco. Nella parete esterna della facciata e lungo il portico corrono affreschi monocromi, che raffigurano Inferno, Paradiso, Opere di misericordia e La vita nel tempo di pace e di guerra.

Altri interessanti affreschi a monocromo, con Figurazioni della vita eremitica, si trovano nel chiostro quattrocentesco.

Quest'eremo s'illustrò a partire dal XIV secolo come centro mistico legato all'attività di Santa Caterina da Siena e fu eletto a propria dimora dal teologo inglese nonché sodale di Santa Caterina, William Flete[1]. Il 19 maggio 1385, il priore generale dell'ordine degli Agostiniani, Bartolomeo da Venezia, decise, appena eletto, di fare dell'eremo di Lecceto un centro di spiritualità esemplare e con decreto del 3 marzo 1387 lo pose sotto la diretta giurisdizione del priore. Dal 1398 al 1408 ne fu priore Filippo Agazzari, poi vicario generale della Congregazione agostiniana d'osservanza. Durante il XV secolo, il Lecceto dette in tutto tre priori all'ordine, tra i quali anche il cardinale Alessandro Oliva. Durante il Rinascimento, il cardinale agostiniano Egidio da Viterbo, umanista e filosofo, vi soggiornò a più riprese a partire dal 1502, dedicando al monastero una sua opera, il Panegyricus pro coenobio Ilicetano[2].

Indice

NoteModifica

  1. ^ William Flete, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Francis X. Martin, Friar, Reformer, and Renaissance Scholar: Life and Work of Giles of Viterbo 1469-1532, Villanova, Augustinian Press, 1992, pag. 20

BibliografiaModifica

  • Il Chianti e la Valdelsa senese, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 1999 ISBN 88-04-46794-0
  • Ambrogio Landucci, Sacra Ilicetana Sylva, sive origo et chronicon breve coenobii et congregat[ion]is de Iliceto Ord. Erem. S.P. Augustini in Tuscia, inscriptum et dicatum serenissimo Cosmo magno Hetruriae principi, Siena, Bonetto, 1653

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