Eridania

Eridania
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1899 a Genova
ChiusuraOperativa col nome Eridania Sadam SPA
Sede principaleGenova sede storica ora Bologna
Persone chiaveGiovanni Battista Figari, Attilio Monti, Serafino Ferruzzi, Raul Gardini, Gaetano Maccaferri
SettoreAlimentare
Prodottizucchero
Sito web

Eridania Zuccherifici Nazionali è stata la più grande società saccarifera italiana, 46% quota produzione italiana da regolamento UE nel 2000.

Indice

StoriaModifica

Nasce a Genova nel 1899 come "Società Anonima Eridania, fabbrica di zucchero" con lo scopo di produrre e commerciare zucchero e prodotti affini.

Dagli ambienti commerciali e finanziari genovesi provengono ben 9 dei 12 azionisti fondatori,[1] con il 64% del capitale sociale che ammontava a due milioni e mezzo di lire, suddiviso in 25.000 azioni da cento lire l'una. Partecipano anche, in qualità di soci, il Banco di Sconto e Sete di Torino e la "Società Anonima Codigoro", proprietaria di grandi estensioni terriere in Romagna. Primo presidente Davide Sancristoforo, banchiere.

Il dodicesimo socio è un industriale genovese, Giovanni Battista Figari,[2] che diverrà presidente della nuova azienda saccarifera nel 1901 e la guiderà fino al 1914, anno della sua morte, con notevole intraprendenza.

L'inizio dell'attivitàModifica

Il primo zuccherificio Eridania nasce a Codigoro (1899), dove l'omonima azienda associata si è impegnata a coltivare barbabietole nel proprio latifondo, secondo un piano di rotazione quinquennale dei terreni. Già l'anno successivo (1900) si inaugura uno stabilimento a Forlì, il che ha la conseguenza che, in pochi anni, la barbabietola da zucchero diventi la più importante cultura industriale in Romagna, superando la canapa.

La crescita dell'impresa è piuttosto veloce, nel 1905 Giovanni Battista Figari crea un proprio organismo finanziario, il Banco della Liguria che nel 1911 sarà inglobato dal Banco di Roma,[2] negli anni acquisisce anche otto società saccarifere sorte in seguito ad una espansione disordinata e impetuosa del settore. Allo scoppio della prima guerra mondiale le unità produttive dell'Eridania sono già nove;[2] una scelta determinata dalla grande disponibilità di spazio coperto che esigeva il processo produttivo del tempo, unito alla carenza di infrastrutture viarie ed alla lentezza dei trasporti.

Dopo le gravi difficoltà dovute al conflitto che aveva rallentato fortemente la produzione a causa della caduta di domanda nel mercato e, soprattutto, per la carenza di mano d'opera, l'Eridania riprende l'espansione nei primi anni venti con la costruzione di nuovi impianti, l'ammodernamento degli esistenti e l'acquisizione di alcune aziende saccarifere minori.

Eridania Zuccherifici NazionaliModifica

La grande crisi economica mondiale del 1928-29 produce una fase di concentrazione dell'industria italiana, cui non si sottrae quella saccarifera. È il 1930 quando l'azienda si fonde con un altro colosso genovese del settore, gli "Zuccherifici Nazionali" che stanno già concentrando nelle proprie mani l'industria saccarifera che fa capo alla società "Ligure Lombarda". Prende così vita la "Eridania Zuccherifici Nazionali", la quale controlla pure la "Distillerie Nazionali".[3]

La fusione riesce perfettamente e, alla fine degli anni '30, gli ormai 28 stabilimenti controllati dall'Eridania, sono in grado di produrre il 60% del fabbisogno nazionale di zucchero. Tale sviluppo, sotto la guida di Serafino Cevasco, entrato nella società come semplice funzionario per poi diventarne presidente, viene anche favorito dalla politica autarchica del regime fascista che perseguiva l'autonomia del Paese dalle importazioni dei beni di prima necessità dall'estero.

Pur pesantemente colpita dagli eventi bellici del secondo conflitto mondiale (solo 4 stabilimenti non sono danneggiati), già nel 1947, sotto la guida del nuovo presidente, Benedetto Acquarone,[4] nipote di Serafino Cevasco morto proprio quell'anno a 83 anni, l'azienda è in grado di riprendere la produzione, giungendo a regime nell'anno successivo.

L'arrivo di Attilio MontiModifica

Nel 1966 il petroliere Attilio Monti decide di investire forti capitali nella produzione dello zucchero ed acquista l'Eridania, fondendola con la "Saccarifera Lombarda", la "Emiliana Zuccheri", la "Saccarifera Sarda" e, nell'ottobre del 1967, anche assorbendo i quattro stabilimenti delle ex "Distillerie Italiane" di Sesto San Giovanni, Ferrara, Roma e Napoli. Durante gli anni di gestione del "Gruppo Monti", affidata a Giuseppe De André, suo braccio destro anche nell'editoria, si registra un forte aumento produttivo determinato da grandi evoluzioni tecnologiche aziendali, che però, uniti ai problemi derivanti dalla concorrenza creata dalla nascita del mercato unico europeo dello zucchero, causano anche una sensibile dismissione delle maestranze e la cessione di una quarantina di stabilimenti (ad esempio, quello "storico" di Forlì, nel 1970). Lo dirà lo stesso De André al settimanale Il Mondo: "Dal 1964 al 1980 abbiamo chiuso 41 impianti. Molti sono stati acquistati appositamente per essere chiusi e far confluire la loro capacità produttiva in quella dell'Eridania".[5] In questo modo l'azienda arriva ad avere il 35% del mercato italiano.

La cessione al gruppo FerruzziModifica

Alla fine degli anni settanta, il Gruppo Monti decide di alienare le proprie attività industriali ed il controllo dell'Eridania viene ceduto, su suggerimento di uno dei più noti agenti di cambio della Borsa di Milano, Aldo Ravelli,[6] a Serafino Ferruzzi. Alla sua morte, nel 1979, il Gruppo Ferruzzi viene guidato, d'intesa con gli eredi, dal genero Raul Gardini, che procede nella stessa politica di modernizzazione degli impianti e di chiusura degli stabilimenti obsoleti con il nuovo presidente Renato Picco il quale subentra a De André, dimessosi nel 1981 in disaccordo con le strategie di Gardini. A metà degli anni ottanta Gardini conquista la Beghin Say, storica società francese fondata da Napoleone, quotata alla Borsa di Parigi e primo produttore francese di zucchero dopo avere tentato di scalarla già tre anni prima ma era stato bloccato dall'intervento del presidente della Repubblica, Valery Giscard d'Estaing.[7] Questa volta porta a termine l'operazione con l'appoggio di Jean Marc Vernes, banchiere e presidente-azionista della società francese. Nel 1992 inquadra l'Eridania nella controllata francese Beghin Say che nel corso degli anni diventerà Eridania Beghin Say: possiederà il 100% di Eridania S.p.A. e sarà guidata da Picco stesso.

Coprob, cooperativa produttori bieticoli, Finbieticola e SeciModifica

Lo sconvolgimento del Gruppo Ferruzzi, determinato dalle vicende dell'inchiesta giudiziaria meglio nota come "tangentopoli" e culminato con il suicidio di Raul Gardini, getta l'Eridania in una situazione precaria che verrà risolta con l'acquisizione, nel settembre 2001, operata dalla società Sacofin S.p.A. formata per i 2/3 del capitale da Cooperativa Produttori Bieticoli S.c.r.l. di Minerbio (BO) e Finbieticola (Finanziaria della Associazioni dei Bieticoltori) e per il restante terzo da Società Esercizi Commerciali Industriali S.p.A. (Gruppo Industriale Maccaferri), già proprietario degli zuccherifici Sadam, Società Anonima Distilleria Agricola Marchigiana nata nel 1936.

Italia Zuccheri ed Eridania SadamModifica

Nel 2003, dopo la scissione tra i nuovi soci delle attività industriali (5 stabilimenti a Coprob/Finbieticola e 2 stabilimenti al Gruppo Maccaferri), vengono costituite:

  • Italia Zuccheri S.p.A. (50% Coprob e 50% Finbieticola, ora 100% Coprob)
  • Eridania Sadam S.p.A. (Seci, Gruppo Maccaferri) a cui va il marchio Eridania detenuto tuttora insieme agli altri marchi commerciali dei prodotti.

La direttiva europea e la chiusura degli stabilimentiModifica

Nel 2005 l'Unione Europea decide una drastica revisione della regolamentazione delle quote di produzione di zucchero. In base a queste nuove regole le società produttrici sono fortemente incentivate a restituire le quote contro una forte compensazione economica e quindi, di fatto, alla chiusura degli impianti produttivi. In Italia il Gruppo Coprob e Italia Zuccheri chiude 5 stabilimenti su 7 attivi, Eridania Sadam chiude 6 stabilimenti su 7 attivi, Società Fondiaria Industriale Romagnola S.p.A. dismette la produzione in tutti i suoi 3 zuccherifici. Rimangono attivi alla fine del processo di dismissioni solo 4 zuccherifici in tutta Italia di cui solo uno di Eridania Sadam.

Nel 2007 Eridania Sadam stipula un accordo commerciale con Tate & Lyle, grande produttore britannico di zucchero, per commercializzare e distribuire in Italia attraverso la nuova società Eridania Tate & Lyle, zucchero di produzione inglese.

Nel 2011 cambiano gli assetti societari di Eridania: esce come socio di minoranza la Tate & Lyle sostituita dai francesi di Cristal CO.

L'uscita del Gruppo MaccaferriModifica

Nel luglio 2016 il Gruppo Maccaferri, guidato da Gaetano Maccaferri, cede il controllo della società Eridania Italia SPA, che detiene il marchio Eridania, al Gruppo Cooperativo francese Cristal Union tramite la società commerciale Cristal CO.[8]

Il Gruppo Maccaferri mantiene la proprietà dello zuccherificio di San Quirico (PR) che ritorna al marchio storico SADAM.

Cristal Union acquisisce il marchio Eridania, lo stabilimento di confezionamento di Russi e la rete commerciale e distributiva italiana con sede a Bologna.

NoteModifica

  1. ^ Eridania, Storia di cinquant'anni (1899-1949) (PDF), su archive.digibess.eu. URL consultato il 28 novembre 2017.
  2. ^ a b c Giovanni Battista Figari, su treccani.it. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  3. ^ AA.VV., Eridania Zuccherifici Nazionali, Storia di cinquant'anni (1899-1949), Genova, pubblicato da Eridania, 1949, p.80.
  4. ^ Benedetto Acquarone, su treccani.it. URL consultato il 28 novembre 2017.
  5. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, Bologna, Minerva Edizioni, 2013, p. 97.
  6. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, op.cit., p. 78.
  7. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, op.cit. pp. 92-93.
  8. ^ Lo zucchero di Eridania Sadam diventa francese, su quotidiano.net, 1º luglio 2016. URL consultato il 27 ottobre 2017.

BibliografiaModifica

  • Raul Gardini, Cesare Peruzzi, A modo mio, Milano, Mondadori Editore, 1991. ISBN 88-04-35524-7
  • Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, Bologna, Minerva Edizioni, 2013. ISBN 88-7381-522-8

Collegamenti esterniModifica