Ermanno Randi

attore italiano
Ermanno Randi con Gina Lollobrigida sul set di Enrico Caruso, leggenda di una voce (1951)

Ermanno Randi, all'anagrafe Ermanno Rossi (Arezzo, 27 aprile 1920Roma, 1º novembre 1951), è stato un attore italiano.

BiografiaModifica

Gli iniziModifica

Iniziò ad esibirsi sui palcoscenici del varietà e fu scoperto da Anna Magnani che lo notò tra i ballerini della propria compagnia e lo fece recitare in quella di Nino Taranto come attore di rivista.

Nel 1947 esordisce nella prosa con Lo scambio di Paul Claudel, per la regia di Enrico D'Alessandro. Nel 1948 è Amiens - uno dei personaggi al seguito del duca - in Rosalinda (o come vi piace), con la Compagnia Italiana di Prosa diretta da Luchino Visconti, con debutto al Teatro Eliseo di Roma.

Nella FolgoreModifica

Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nella sezione paracadutisti della Divisione Folgore e combatté al seguito dell'8ª Armata Alleata sul fronte di Cassino, rendendosi popolare nell'esercito per aver creato e diretto una compagnia teatrale composta da militari.

Divo del cinemaModifica

 
Ermanno Randi (a destra) con il compagno e futuro assassino Giuseppe Maggiore

Alla fine del conflitto iniziò a frequentare l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, entrando poi, con Caccia tragica di Giuseppe De Santis (1947), nell'ambiente cinematografico, idoneo a mettere in luce la sua notevole presenza scenica e le sue ottime qualità drammatiche, adatte sia a ruoli da comprimario che da protagonista.

Nel 1950 Randi raggiunse una notevole popolarità interpretando, con vigore e ottima aderenza fisica, il ruolo del protagonista del film di Aldo Vergano I fuorilegge, che affrontava il problema del banditismo siciliano.

Con il film successivo, Enrico Caruso, leggenda di una voce di Giacomo Gentilomo (1951), di cui fu protagonista assieme a Gina Lollobrigida e Lamberto Picasso, divenne un vero divo.

Grazie a questo successo, nell'ottobre dello stesso anno ebbe un nuovo ruolo, nel melodramma patriottico Trieste mia! di Mario Costa. Poiché la ripresa finale del film non risultò soddisfacente il regista la fece ripetere numerose volte sul set costruito a Fiumicino, trascinandosi fino all'alba del 1º novembre.

La tragica fineModifica

Per questo motivo Randi rientrò stanco ed assonnato alle tre del mattino nel suo appartamento di Roma, dove lo attendeva il convivente Giuseppe Maggiore, il quale, non volendo credere che il ritardo del compagno fosse dovuto solo a cause di lavoro, in un impeto di gelosia gli sparò sei colpi di rivoltella, di cui tre lo colpirono uccidendolo.[1]. Al momento della morte, Randi aveva appena finito di girare tre film, che furono distribuiti postumi tra il 1951 ed il 1952.

FilmografiaModifica

DoppiatoriModifica

NoteModifica

  1. ^ Giovanbattista Brambilla, Ombre su Cinecittà, "Pride", gennaio 2006. Consultabile online qui

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