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Ernesto Cabruna
Ernesto Cabruna.jpg
Cabruna da capitano della Regia Aeronautica
NascitaTortona, 2 giugno 1889
MorteRapallo, 9 gennaio 1960
Luogo di sepolturaVittoriale degli italiani
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
ArmaCarabinieri
CorpoCorpo aeronautico militare
SpecialitàCaccia
Unità29ª Squadriglia, 84ª, 80ª e 77ª Squadriglia Aeroplani da Caccia
GradoCapitano
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
PubblicazioniFiume
In giro per la Russia
Dati tratti dal sito Carabinieri.it wwiaviation.com[1]
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«E il nostro eroe, quale altro nome dare a un tale uomo? Continua ad essere il solitario cacciatore, che non conta i suoi avversari, pronto a battersi con intere squadriglie»

(Gabriele D'Annunzio su Ernesto Cabruna)

Ernesto Cabruna (Tortona, 2 giugno 1889Rapallo, 9 gennaio 1960) è stato un carabiniere italiano. Asso dell'aviazione durante la prima guerra mondiale con otto vittorie aeree, è stato decorato con la medaglia d'oro al valor militare.

BiografiaModifica

Nato a Tortona, nell'attuale provincia di Alessandria, il 2 giugno 1889, figlio di Diodato ed Emilia Leone, il 18 ottobre 1907 Cabruna a 18 anni entrò nella Legione Allievi Carabinieri di Roma. La prima missione lo vede nel 1908 impegnato a Bagnara nei soccorsi ai terremotati con umana ed integerrima condotta terremoto di Messina. Nel 1908 venne promosso a vicebrigadiere. Volontario durante la guerra italo-turca, nel maggio 1912 fece parte di un contingente che occupò le isole di Rodi e Coo. Successivamente, divenuto brigadiere, fu nominato comandante della stazione dei carabinieri di Salbertrand, in Piemonte.[2]

All'inizio della prima guerra mondiale chiese di essere inviato in prima linea e fu impiegato sull'Altopiano di Asiago nella 10ª Compagnia Carabinieri Mobilitata nell'ottobre 1915.[2] Per l'impavida opera di soccorso prestata ai feriti nel corso dei bombardamenti austro-ungarici nella battaglia degli Altipiani, nel maggio 1916, ottenne una medaglia di bronzo al valor militare. Lo stesso mese chiese di diventare pilota e il 12 luglio fu assegnato al Deposito dell'aeronautica di Torino dove nell'autunno del 1916 ottenne il brevetto da pilota. Il 10 novembre venne inviato in zona di guerra ai comandi di un biplano Farman MF.11 nella 29ª Squadriglia, impegnata in missioni di ricognizione. Nel giugno 1917 il neo-promosso maresciallo Cabruna ritornò al Deposito di Torino, dove consegue l'idoneità di pilota da caccia per i biplani Nieuport.[2] Particolarmente degno di nota fu il combattimento nel cielo di Ponte di Piave del 29 marzo 1918 che gli fece ottenere, il 4 aprile successivo, la promozione a sottotenente avuta, per suo espresso desiderio, in commutazione della Medaglia d'Oro al V.M. In quell'occasione, infatti, attaccò da solo una formazione austro-ungarica composta da un bombardiere scortato da dieci caccia, riuscendo ad abbattere il capostormo. Gli altri aerei rinunciarono alla missione e tornarono indietro. A ricordo di questa impresa Achille Beltrame disegnò la copertina a colori della Domenica del Corriere dell'8 settembre 1918 intitolata "1 contro 11".

 
Lo SPAD S.VII di Cabruna, conservato presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare.

Il 26 settembre decollato da Marcon, presso Mestre,su di un aereo modello Balilla, per una ricognizione sulle postazioni nemiche, ebbe un incidente a Castenedolo mentre era già in fase di atterraggio. Accecato dall'olio bollente fuoriuscito da una tubazione rotta, perse il controllo dell'aereo che al contatto con il terreno si capovolse. Cabruna riportò una grave commozione cerebrale, la frattura della clavicola destra ed escoriazioni in più parti del corpo. Curato all'ospedale militare di Brescia, tornò alla sua squadriglia ancora convalescente e già il 31 ottobre distrusse due aerei austro-ungarici sorpresi ancora a terra in fase di decollo ad Aiello.[2]

Durante il conflitto, fu inquadrato in diverse squadriglie (29ª, 84ª Squadriglia, 80ª Squadriglia Caccia e 77ª Squadriglia Aeroplani), svolgendo missioni di ricognizione e di caccia, sul Carso e sul Piave, con velivoli Nieuport-Macchi Ni.10 e SPAD S.VII. Ottenne otto vittorie aeree in novecento ore di voli di guerra, più due ulteriori velivoli distrutti al suolo ed un pallone di osservazione Draken abbattuto.[2] Durante la Prima Guerra Mondiale venne decorato con una medaglia di bronzo, due medaglie d'argento al valor militare e una croce al merito di guerra, quest'ultima concessagli dopo la distruzione a terra dei due velivoli nemici.[2]

 
Il mausoleo di D'Annunzio. A sinistra la tomba di Cabruna.

Nel dopoguerra, fu uno stretto collaboratore di Gabriele D'Annunzio, che raggiunse a Fiume nel 1919 e qui lo rappresentò dopo il "Natale di sangue". Per la sua fede indiscussa gli venne conferita da D'Annunzio la Medaglia d'Oro della Marcia di Ronchi la cui motivazione termina con queste parole "Infine diede compimento all'impresa che gli avevo affidato conducendo l'azione del 3 marzo 1922, come Capo del Consiglio Militare, e secondando così quella Annessione che pur dovrà essere allargata per tutte le Alpi Bebie e le Dinariche".

Pur essendosi dimesso dall'Arma dei Carabinieri Reali per partecipare all'impresa fiumana, rimase sempre un carabiniere e non esitò a sfidare in duello alla pistola Mario Carli, autore di un articolo offensivo verso l'Arma. Dopo l'annessione di Fiume all'Italia venne reintegrato nell'Arma dei Carabinieri per poi passare con il grado di capitano della Regia Aeronautica e per le sue gesta, il 24 maggio 1924[3] gli venne conferita, in commutazione della seconda medaglia d'argento, la medaglia d'oro al valor militare, oggi conservata presso il museo D'Annunzio Eroe al Vittoriale.

In condizioni di salute non buone, poiché malato di cuore, in seguito alla eccezionale attività di servizio da lui espletata, venne collocato a riposo nel 1932.

Durante la seconda guerra mondiale ebbe rapporti con la Resistenza e venne ricercato dalla polizia.

Nel dopoguerra come Commissario dell'Associazione Mutilati d'Italia compì importanti missioni. Il 4 novembre 1945, a Parigi, rese omaggio al Milite Ignoto della Francia accompagnato all'Arco di trionfo dai rappresentanti dei mutilati, combattenti e partigiani francesi. Ottenne dal Governo di Belgrado (febbraio 1946) di inviare una delegazione in Jugoslavia per trattare il ritorno dei prigionieri italiani.

Ernesto Cabruna scrisse due libri: FIUME 10 gennaio1921-23 marzo 1922 e Un italiano in Russia. Se il secondo libro è una raccolta di note fatta durante un viaggio personale attraverso la Grecia, la Turchia e la Russia, avvenuto nel 1935, il primo è il diario documentato e attento di quanto avvenne a Fiume in quel periodo.

Il "magnifico asso cacciatore", uno dei protagonisti dell'impresa fiumana fu una persona molto riservata, galantuomo ostinato contro tutte le convenienze. La sua vita fu chiara ed onesta ispirata al senso del dovere e allo spirito di sacrificio così come l'Arma l'aveva temprato.

Si spense in silenzio a Rapallo il 9 gennaio 1960 e qui venne sepolto per sua espressa volontà.

Le sue spoglie, alcuni anni dopo, vennero traslate a Gardone Riviera, nel mausoleo di D'Annunzio al Vittoriale.

Dediche e riconoscimentiModifica

Attualmente vi sono due SPAD S.VII che portano le sue insegne, uno conservato presso il Museo Storico dell'Aeronautica Militare[4] e l'altro presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma nel padiglione dedicato ai carabinieri pionieri dell'aria. Gli sono state dedicate vie a Rapallo, Genova, Fiumicino, Tortona e Ponte di Piave, il Comando stazione carabinieri di Marcon[2] e la Compagnia Carabinieri di Tortona, nonché diverse Associazioni Nazionali Carabinieri: Tortona, Mortara, Gubbio e Gardone Riviera. Ernesto Cabruna è cittadino onorario di Ponte di Piave.

Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Cabruna tra di esse.[5]

Decorazioni e OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Magnifico asso cacciatore dell’aviazione, nella perfetta esecuzione di ordini come in arditissime iniziative, in combattimenti sostenuti e vinti con incredibile audacia anche da solo contro numero stragrande di temuti e ben agguerriti avversari, spesso in stato cagionevole di salute, prodigò in ogni circostanza di guerra la sua meravigliosa instancabile attività, con tempra di romano eroismo. Nell’ultima grande offensiva, cui volle ad ogni costo partecipare, uscendo dall’ospedale ove era degente per ferita, pur avendo il braccio destro ancora immobile e dolorante e perciò trovandosi in condizioni di assoluta inferiorità, con inarrivabile tenacia di volere ed animosità, attaccava, in lontano campo di aviazione, vari apparecchi nemici pronti a partire e ne incendiava due. In altra occasione si slanciava in mezzo ad un gruppo di trenta apparecchi nemici, abbattendone uno ed ostacolando agli altri il raggiungimento del loro obiettivo, essendo per lui la superiorità numerica del nemico stimolo ad ingaggiare la lotta. Nelle più varie e difficili circostanze, dall’inizio alla fine della guerra, compiendo in complesso oltre 900 ore di volo, senza esitare di fronte alle più audaci imprese, rese alla Patria grandi e segnalati servizi. Aiello, ottobre 1917; cielo del Piave, giugno, luglio, novembre 1918.»
— 24 maggio 1924[3][6]
  Medaglia d'argento al valor militare
«“Pilota da caccia abile e ardimentoso,dimostrava, in ogni circostanza, calma e sangue freddo ammirevoli eseguendo importanti e numerosi voli di guerra. Il 14 novembre 1917 in servizio di scorta, attaccato da tre velivoli nemici impegnava combattimento desistendo solo dopo che l'apparecchio scortato era rientrato incolume sulle nostre linee. Il 26 ottobre e il 5 dicembre 1917 dopo viva lotta abbatteva due velivoli avversari. Cielo del Carso e del Piave, 14 novembre, 26 ottobre e 5 dicembre 1917” .[2]»
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Mentre l’artiglieria nemica bombardava un paese, attendeva al salvataggio dei feriti rimanendo sul posto a compiere l’opera pietosa sotto l’intensa azione del fuoco avversario. Asiago, 15 maggio 1916.»
  Croce di guerra al valor militare
«Ufficiale pilota aviatore d'indiscusso valore, sebbene di salute cagionevole, dava costante prova di abilità ed audacia.Nell'ultima grande offensiva, non ancora guarito alla clavicola, che gli limitava l'uso del braccio destro,volle uscire dall'ospedale e ritornare alla squadriglia. E, durante un'azzardata ricognizione in un lontano campo d'aviazione nemica, riusciva ad incendiare due apparecchi, dando bella prova di ardimento e sprezzo del pericolo.»
— Latisana-Aiello del Friuli agosto-2 novembre 1918 [2]
  Medaglia d'oro della Marcia di Ronchi
«Oggi nell'ottavo anniversario della marcia di Ronchi, io conferisco la medaglia d'oro al mio legionario Ernesto Cabruna, già mio glorioso compagno d'ala della III Armata. Egli fu il primo aviatore giunto a Fiume da me occupata. In qualità di mio ufficiale di collegamento, in qualità di addetto agli affari segreti, rese grandi servigi alla Causa. Obbedendo ai miei ordini ben determinati, egli rimase in Fiume dopo il "Natale di sangue". Mi rappresentò nobilmente e sagacemente nelle trattative per l'evacuazione di porto Sauro. Infine diede compimento all'impresa che gli avevo affidato conducendo l'Azione del 3 marzo 1922, come capo del Consiglio Militare, e secondando così quell'annessione che pur dovrà necessariamente essere allargata per tutte le Alpi Bedie e le Dinariche.»
— Vittoriale, 12 settembre 1927, Gabriele d’Annunzio di Montenevoso.
  Promozione per merito di guerra
«Avvistato e raggiunto, da solo, nel cielo di Conegliano un apparecchio nemico scortato da dieci caccia, fra i quali tre rossi, che si ritiene siano montati dai migliori "Assi" austro-germanici, rinunciò di darsi colà all'avventura pazza di affrontarli, cosa che però fece non appena li vide decisi a volgersi in territorio nostro, dando con sublime temerarietà combattimento, sempre da solo, a tutti undici, riuscendo, mercé abilissime manovre, ad isolare il rosso "capo pattuglia" e scompigliare e disperdere i rimanenti dieci, che, tutti alla spicciolata fuggirono planando in loro territorio rinunciando definitivamente ad effettuare la ricognizione o il bombardamento»
— 4 aprile 1918[2]

Autorizzato a fregiarsi della Medaglia Commemorativa della Guerra Italo Turca 1911-12

Autorizzato a fregiarsi del Distintivo d'onore per la ferita riportata il 26 settembre 1918

Autorizzato a fregiarsi della Medaglia Commemorativa Nazionale della Guerra 1915-18

Autorizzato a fregiarsi della Medaglia Interalleata della Vittoria.

Autorizzato a fregiarsi della Medaglia dell'Unità d'Italia.

Cavaliere Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia con decreto 11.06.1925

Grande invalido di guerra.

NoteModifica

  1. ^ William Ira Boucher, Italian Aces of WW1 - Ernesto Cabruna, su wwiaviation.com. URL consultato il 13 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2013).
  2. ^ a b c d e f g h i j Cabruna Ernesto, su carabinieri.it. URL consultato il 12 giugno 2013.
  3. ^ a b Scheda di Cabruna Ernesto sul sito della Presidenza della Repubblica Italiana, su quirinale.it, 19 febbraio 2011.
  4. ^ SPAD S-VII (Cabruna), su aeronautica.difesa.it. URL consultato il 12 giugno 2013.
  5. ^ I grandi aviatori, su aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2013).
  6. ^ In commutazione della seconda medaglia d'argento al valor militare ottenuta nel 1918 con la seguente motivazione: «Audacissimo pilota da caccia, con tenace volontà ed ardire prodigò l'opera sua instancabile e meravigliosa con zelo ed entusiasmo.» Cfr. Cabruna Ernesto, su carabinieri.it. URL consultato il 12 giugno 2013.

Voci correlateModifica

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