Erwin Rommel

generale tedesco
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Erwin Rommel
Bundesarchiv Bild 146-1985-013-07, Erwin Rommel-2.jpg
Erwin Rommel nel 1942
15 novembre 1891 – 14 ottobre 1944
(52 anni)
Soprannome Volpe del deserto (Wüstenfuchs)
Nato a Heidenheim an der Brenz
Morto a Herrlingen
Cause della morte suicidio
Luogo di sepoltura Cimitero di Herrlingen
Dati militari
Paese servito Germania Impero tedesco
Germania Repubblica di Weimar
Germania Germania nazista
Forza armata Kaiserstandarte.svg Deutsches Heer
War Ensign of Germany (1921-1933).svg Reichswehr
Balkenkreuz.svg Wehrmacht
Unità 124º Reggimento di Fanteria
Battaglione da montagna del Württemberg (Alpenkorps tedesco)
Anni di servizio 1910 - 1944
Grado Feldmaresciallo
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna di Romania
Fronte italiano (1915-1918)
Campagna di Francia
Campagna del Nord Africa
Battaglie Battaglia di Caporetto
Battaglia della Mosa
Operazione Rot
Operazione Sonnenblume
Assedio di Tobruk
Battaglia di Halfaya
Battaglia di Sollum
Operazione Crusader
Battaglia di Ain el-Gazala
Battaglia di Marsa Matruh
Prima battaglia di El Alamein
Battaglia di Alam Halfa
Seconda battaglia di El Alamein
Battaglia del passo di Kasserine
Battaglia di Médenine
Operazione Achse
Sbarco in Normandia
Battaglia di Normandia
Comandante di 7. Panzer-Division
Afrika Korps
Panzergruppe Afrika
Panzerarmee Afrika
Gruppo d'armate Afrika
Gruppo d'armate B
Decorazioni Pour le Mérite
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con foglie di quercia, spade e diamanti
Firma Erwin Rommel Signature.svg
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Erwin Johannes Eugen Rommel (Heidenheim, 15 novembre 1891Herrlingen, 14 ottobre 1944) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco, durante la seconda guerra mondiale.

Di origine sveva, dimostrò grandi doti di comando già nella prima guerra mondiale dove con il grado di tenente, ricevette la più alta decorazione al valore dell'Impero tedesco, la Pour le Mérite, per i risultati raggiunti con il suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto nel 1917.

Nel corso della seconda guerra mondiale Rommel si distinse alla guida di una Panzer-Division durante la campagna di Francia nel 1940 e quindi, godendo della piena fiducia di Adolf Hitler, assunse il comando dell'Afrikakorps tedesco in Nordafrica dove per quasi due anni dimostrò grande abilità tattica e operativa, infliggendo una serie di sconfitte alle truppe britanniche grazie alla sua superiore capacità nella conduzione di agili e spericolate manovre con i mezzi corazzati nel deserto. Promosso al grado di feldmaresciallo, altamente stimato dai suoi soldati e temuto dai nemici, divenne un personaggio di rilievo internazionale ed uno dei beniamini della propaganda tedesca, conosciuto con il soprannome di "La volpe del deserto" ("Wüstenfuchs").

Dopo il ritorno dall'Africa nel marzo 1943 diresse l'occupazione dell'Italia settentrionale durante l'operazione Achse; quindi gli venne assegnato nel 1944 il comando delle difese del Vallo Atlantico, con il compito di fermare la prevista offensiva alleata in Occidente. Nonostante il suo impegno e le sue capacità, durante la prima parte della battaglia di Normandia non riuscì ad impedire l'avanzata anglo-alleata; ferito seriamente da aerei nemici fu richiamato in patria per convalescenza.

Il feldmaresciallo Rommel era ormai da tempo cosciente dell'inevitabile sconfitta della Germania, ed ebbe un ruolo (seppur passivo) nel tentativo fallito di colpo di stato noto come Operazione Valchiria. Tuttavia, in considerazione della sua popolarità, Hitler gli propose che se si fosse suicidato la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato.

Erwin Rommel, nonostante la diversità di giudizi di esperti e storici e le critiche mosse ad alcune sue scelte strategiche, rimane il più famoso comandante militare della seconda guerra mondiale. Il maresciallo britannico Archibald Wavell, suo diretto avversario nelle prime fasi della campagna d'Africa, lo definì «un fenomeno militare che avviene a rari intervalli; uomini di tanto ardore e coraggio sopravvivono solo con eccezionale fortuna. Era coraggioso come Ney, ma molto più intelligente; impetuoso come Murat, ma più equilibrato; freddo e rapido nella tattica come Wellington».

Indice

GioventùModifica

Rommel nacque a Heidenheim, a circa 50 km da Ulma, nello stato del Württemberg. Fu il terzo di cinque figli[1](aveva tre fratelli, Manfred morto giovanissimo, Karl e Gerhard ed una sorella, Helene). Suo padre, Erwin Rommel senior, era professore di matematica presso la scuola di Aalen; sua madre, Helene von Luz, era figlia del presidente del governo del Württemberg. Più tardi, nel rievocare la sua infanzia, Rommel la descriverà come uno dei periodi più felici della sua vita. Sua sorella Helene dirà di lui che era un bambino dolce e molto attaccato alla madre.

Rommel voleva diventare ingegnere (magari per lavorare sugli Zeppelin). Il suo precoce ingegno si manifestò quando, all'età di quattordici anni, facendosi aiutare da un amico, costruì un aliante di dimensioni naturali che riusciva a volare per brevi tratti. Comunque, secondo i voleri del padre, decise di arruolarsi nel locale 124º Reggimento di Fanteria come ufficiale cadetto, nel 1910. Due anni dopo venne nominato tenente. Nel 1911, come cadetto a Danzica, Rommel conobbe la sua futura moglie, Lucia Maria Mollin, detta 'Lucie', nata a Danzica il 6 giugno 1894 da immigrati italiani del coneglianese veneto, che sposò nel 1916. Nel 1928 ebbero un figlio, Manfred Rommel (che sarebbe stato eletto per tre volte sindaco di Stoccarda dal 1974 al 1996).[2] Gli studiosi Bierman e Smith sostengono che Rommel ebbe anche una relazione con Walburga Stemmer, nel 1912, e che dalla storia nacque una figlia di nome Gertrud.[3]

Prima guerra mondialeModifica

 
Il tenente Rommel durante la battaglia di Caporetto

Durante la prima guerra mondiale, Rommel prestò servizio in Francia, così come sul fronte rumeno e italiano, servendo nel corpo d'élite dell'Alpenkorps: durante quel periodo venne ferito tre volte e premiato con la Croce di Ferro di prima e seconda classe.

Fu anche il più giovane militare a ricevere la più alta onorificenza militare tedesca, la medaglia Pour le Mérite, che ricevette per le capacità di comando dimostrate, con il grado di tenente, sul fronte italiano soprattutto durante la battaglia di Caporetto nell'autunno 1917. Alla guida del reparto di punta del battaglione da montagna del Württemberg, raggiunse una serie di brillanti successi impiegando con abilità tattiche di infiltrazione lungo le montagne e facendo prigionieri molti soldati italiani. In particolare furono i soldati del tenente Rommel che sbaragliarono le brigate italiane Arno e Salerno e conquistarono il Monte Matajur il 26 ottobre 1917[4].

Al termine della campagna il reparto di Rommel aveva fatto 9.000 prigionieri e raccolto un bottino impressionante; per questi risultati venne insignito della prestigiosa medaglia al valore, la quale, nonostante gli fosse stata assegnata fin dal 10 dicembre 1917, venne da lui ricevuta verso i primi di gennaio assieme alla posta, fatto che suscitò la sua delusione e il suo sdegno.

Primo dopoguerraModifica

Nel primo dopoguerra fu comandante di reggimento ed istruttore alla Scuola di Fanteria di Dresda (1929-1933) e all'Accademia di Guerra di Potsdam (1935-1938): i suoi diari di guerra, Infanterie greift an (Fanteria all'attacco), divennero uno dei principali libri di testo dopo essere stati pubblicati nel 1937. Nel 1938, Rommel (ora colonnello) viene nominato comandante dell'Accademia di Guerra di Wiener Neustadt. Venne comunque trasferito dopo poco tempo, e posto al comando del battaglione di protezione personale di Adolf Hitler. Venne nuovamente promosso il 22 agosto a generale di divisione poco prima dell'invasione della Polonia, con effetto retroattivo valido sin dal 1º giugno 1939.

Seconda guerra mondialeModifica

Francia 1940Modifica

 
Rommel consulta i suoi ufficiali durante la conquista della Francia

Nel 1940 gli venne affidato il comando della 7. Panzer-Division, per il Fall Gelb, l'invasione della Francia. I tedeschi sfondarono nella Francia del nord (il Blitzkrieg o guerra lampo) aggirando la Linea Maginot ed avanzando sino ad arrivare sulla Manica inducendo i francesi ad una ritirata che portò alla loro resa pochi giorni più tardi. Nello specifico la Panzer-Division di Rommel fu la prima divisione tedesca a superare la Mosa presso la diga di Houx e respinse il contrattacco del BEF ad Arras.

AfricaModifica

Al termine di quell'operazione in Francia, Rommel, che si era distinto per la sua considerevole abilità, venne nominato personalmente da Hitler comandante delle truppe tedesche in Africa. Il Corpo di spedizione tedesco, composto dalla 5ª Leggera (poi rinominata 21. Panzer-Division) e successivamente dalla 15. Panzer-Division, venne inviato in Libia nel febbraio del 1941 in aiuto delle truppe italiane, formando così il celebre Deutsches Afrika Korps. Fu proprio in Libia che Rommel conquistò definitivamente la sua grande fama di comandante e l'appellativo di "Volpe del deserto".

Spese la maggior parte del 1941 riorganizzando le sue truppe e soprattutto quelle italiane, che avevano subito una serie di sconfitte, per mano dei britannici guidati dal maggior generale Richard O'Connor. Una prima offensiva tedesca spinse le forze britanniche fuori dalla Libia, ma si fermò poco oltre il confine egiziano, con l'importante porto di Tobruk ancora nelle mani delle forze del Regno Unito. Nel frattempo il generale Claude Auchinleck succedette al generale Archibald Wavell quale comandante in capo delle forze britanniche in Medio Oriente. Auchinleck lanciò subito una grande offensiva (denominata Operazione Battleaxe, Ascia di Guerra) per alleggerire la pressione su Tobruk assediata, ma ben presto la spinta di tale iniziativa si esaurì. Dopo 5 mesi, in cui l'Ottava Armata si rinforza notevolmente, grazie all'Operazione Tiger, a novembre le truppe del Regno Unito attaccarono ancora (Operazione Crusader), e dopo aver prosciugato le esigue riserve dell'Afrika Korps, Rommel si ritirò al confine tra Tripolitania e la Cirenaica. A gennaio Rommel riprese l'iniziativa e a fine maggio cominciò la Battaglia di Gazala.

 
Rommel è diventato famoso per le sue abilità di stratega

L'attacco tedesco e italiano, improvviso e ben coordinato, prese alla sprovvista le truppe britanniche che nel giro di poche settimane furono respinte oltre il confine egiziano, sulla strada verso Alessandria. L'offensiva italo-tedesca a causa della scarsità dei rifornimenti finì però per esaurirsi nei pressi della piccola stazione ferroviaria di El Alamein, appena un centinaio di chilometri in linea d'aria dal Cairo. Va precisato che l'attacco in profondità condotto da Rommel esulava notevolmente dai piani di Hitler, che puntava solamente alla riconquista della Libia ed alla preparazione, con l'aiuto della flotta italiana, di un attacco in forze all'isola di Malta. Tuttavia i brillanti successi di Rommel spinsero il Führer a convincere Mussolini a rimandare l'assalto a Malta ed a concentrarsi sull'offensiva verso l'Egitto ed il canale di Suez.

 
Erwin Rommel durante la campagna del deserto

Rientrato temporaneamente in Germania, Rommel ottenne il bastone di feldmaresciallo e chiese più volte l'invio di nuove truppe. Ma la Germania impegnata sul fronte russo non disponeva più di riserve utilizzabili e così Hitler (che considerava il Medio Oriente un fronte secondario) non accolse le richieste di Rommel (fu inviata solo la 164ª divisione di supporto). Gli inglesi, al contrario, avevano provveduto ad un notevolissimo rafforzamento delle loro truppe in Egitto, sapendo bene che un'ulteriore sconfitta avrebbe comportato la perdita dell'Egitto e di tutto il Medio Oriente.

La Prima battaglia di El Alamein venne persa da Rommel, decimato negli effettivi e con le linee di approvvigionamento troppo allungate (l'eterno problema della guerra nel deserto). I britannici, in grave difficoltà, erano però avvantaggiati dalla loro vicinanza alle basi di rifornimento, e disponevano di truppe fresche. Rommel cercò ancora di penetrare le linee nemiche durante la Battaglia di Alam Halfa, ma venne fermato definitivamente dal nuovo comandante britannico, il tenente generale Bernard Montgomery.

Col crescere delle difficoltà del supporto logistico a causa dell'esaurimento dei materiali, carburanti e rincalzi disponibili, nonché delle navi da trasporto italiane, e dell'enorme lunghezza delle linee di rifornimento terrestri per la distanza tra i porti e la linea del fronte, incapace di ottenere una maggiore disponibilità di risorse per la percezione dello Stato Maggiore Generale tedesco del ruolo secondario del fronte sud rispetto a quello russo, Rommel non poteva tenere la posizione di El Alamein indefinitamente.

Nonostante ciò, occorse un'altra grossa battaglia, la Seconda battaglia di El Alamein, per costringere le sue truppe alla ritirata. Fu in questa battaglia che la divisione corazzata italiana "Ariete" diede prova di grande coraggio meritandosi la stima del feldmaresciallo e degli stessi avversari. Dopo la sconfitta di El Alamein, nonostante le pressioni di Hitler e Mussolini, le truppe di Rommel non riuscirono a resistere e dovettero intraprendere una estenuante ritirata per quasi 2000 km fino in Tunisia. Lì giunti, la loro prima battaglia non fu contro l'Ottava armata britannica, ma contro il Secondo Corpo d'Armata Statunitense. Rommel affrontò le truppe americane nella battaglia del passo di Kasserine: ottenne alcuni notevoli successi iniziali e inflisse pesanti perdite alle inesperte forze nemiche; tuttavia dovette infine ripiegare sulle posizioni di partenza a causa della complessiva netta inferiorità di uomini e mezzi.

Rivolgendosi ancora una volta a fronteggiare le forze britanniche, sul vecchio confine difensivo francese della linea del Mareth, Rommel poté solo ritardare l'inevitabile. Lasciò l'Africa dopo essersi ammalato, e gli uomini già al suo comando dopo alcuni mesi dovettero arrendersi, per l'impossibilità di ricevere rifornimenti e rinforzi attraverso il canale di Sicilia ormai completamente controllato dagli alleati.

 
Sul fronte africano

Alcuni sostengono che il ritiro dell'armata di Rommel fino in Tunisia nonostante il ritardo causato dallo spietato telegramma di Hitler "vittoria o morte" fu un risultato più grande della cattura di Tobruk. D'altronde all'ufficiale di collegamento Alberto Baldissera che, accogliendolo al ritorno dalla Germania ove era stato a colloquio col Führer, gli aveva fatto notare il peggioramento della situazione, Rommel aveva risposto "è tutta colpa della politica" (riferito dal capitano Baldissera). Tornato in Germania, Rommel rimase per qualche tempo di fatto inattivo.

Rapporti con i comandi italianiModifica

Finita la seconda guerra mondiale, vari autori provenienti dai Paesi alleati attribuirono a Rommel frasi molto dure contro gli italiani e verso il loro coraggio in battaglia. In realtà il generale tedesco, come scrive nel suo celebre diario, criticava gli ufficiali italiani, che lo rimproveravano per le tecniche poco ortodosse da lui utilizzate in Africa (per esempio trasformò, grazie anche ai reparti del Genio italiano, alcuni pali della luce in modo che sembrassero cannoni antiaerei). A lui è attribuita questa osservazione: "Sono straordinari, coraggiosi, disciplinati (gli italiani), ma mal comandati ed equipaggiati."; la stima che Rommel nutriva nei confronti dei soldati italiani è bensì riassumibile in un'altra sua celebre frase: "Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il soldato italiano ha stupito il soldato tedesco."[5]

Secondo il saggista britannico David Irving, già screditato dalla ricercatrice storica americana Deborah Lipstadt, Rommel aveva una pessima opinione degli ufficiali italiani Gambara e Bastico e diceva pubblicamente che erano delle «merde».[6] Famosa la frase «Wo bleibt Gambara?» ("Dov'è Gambara") a rimarcare la sua assenza in un momento critico per le forze dell'Asse nella seconda battaglia di Sidi Rezegh[7] (4-5 dicembre 1941).

Pessimi poi erano i rapporti tra Rommel ed il Comando Supremo Italiano, ed in particolare con i marescialli Cavallero, Capo di Stato Maggiore generale e, come già detto, Ettore Bastico, governatore della Libia (da Rommel soprannominato "Bombastico")[8] ai quali rimproverava inettitudine e scarsa volontà di avvicinarsi al fronte; per contro da questi a Rommel veniva addebitata una frequente incapacità di coordinarsi con le altre forze, alle quali attribuiva le colpe dei suoi insuccessi. A lungo infatti vennero attribuite agli italiani, ed in particolare a presunti traditori presenti nella Regia Marina, le fughe di notizie che portarono a numerosi affondamenti nei convogli dei rifornimenti, che in realtà erano frutto delle intercettazioni di Ultra sulle comunicazioni tra l'addetto militare tedesco a Roma, generale Enno von Rintelen e l'OKW[9]. Con Delease, la delegazione del Comando Supremo in Africa Settentrionale, comandata dal generale Curio Barbasetti di Prun, i rapporti erano distanti. Rommel apprezzava il generale Enea Navarini, che aveva sostituito il generale Gastone Gambara alla testa del XXI corpo d'armata fino a poco prima dell'avanzata verso El Alamein[10].

Rapporti con i comandi tedeschiModifica

Inoltre anche tra Rommel e Kesselring, comandante tedesco della Wehrmacht per il settore sud (OKS – Oberkommando Süden) durante la campagna d'Africa, esisteva un pessimo rapporto personale, in quanto Rommel riteneva che questi stesse usurpando le sue funzioni[11]. Quest'ultimo, invece, era preoccupato dello scarso controllo esercitato da Rommel durante la battaglia, come personalmente verificato durante un combattimento nei pressi di Ain el Gazala, nel quale lo stesso Kesselring aveva temporaneamente sostituito il generale Crüwell al comando dell'Afrikakorps, constatando come fosse impossibile raggiungere Rommel da parte delle unità impegnate per ottenere rapidamente ordini operativi.

Francia 1944Modifica

Comunque, quando le sorti della guerra si rivolsero contro la Germania, Hitler pose Rommel al comando del Gruppo d'armate B, prima utilizzato per l'occupazione dell'Italia, e poi responsabile della difesa della costa francese contro una possibile invasione alleata. Dopo le esperienze raccolte in Africa, Rommel concluse che ogni movimento offensivo sarebbe stato impossibile a causa della supremazia aerea alleata. Riteneva che le forze dei panzer dovessero essere tenute il più vicino possibile al fronte, di modo che non dovessero partire da lontano al momento dell'invasione per poterla fermare sulle spiagge.

Il suo comandante, Gerd von Rundstedt, invece sentiva che non c'era modo di fermare l'invasione vicino alle spiagge a causa della soverchiante potenza di fuoco della Royal Navy. Riteneva che i panzer dovessero essere disposti in grosse unità nel retroterra vicino a Parigi, dove potevano permettere agli alleati di dilagare in Francia per poterli poi tagliare fuori. Quando gli venne chiesto di scegliere un piano, Hitler vacillò e li posizionò a metà strada, abbastanza lontani da essere inutili a Rommel, e non abbastanza lontani da poter solo osservare la battaglia come voleva von Rundstedt.

Il piano di Rommel quasi riuscì a dare comunque i suoi frutti. Durante il D-Day molte unità di panzer, soprattutto la 12. SS-Panzer-Division (la divisione d'élite Hitlerjugend), erano abbastanza vicine alle spiagge e crearono gravi danni. Il soverchiante numero di truppe alleate rese comunque improbabile qualsiasi speranza di successo, e ben presto le teste di ponte sulle spiagge furono assicurate.

Il 17 luglio 1944 nei dintorni di Livorat la sua autovettura venne mitragliata da un aereo alleato, e Rommel dovette essere ricoverato presso il vicino ospedale militare di Bernay[12]: riportò una frattura al cranio, due alla tempia, una allo zigomo e una lesione all'occhio sinistro. All'epoca diversi equipaggi della RAF e dell'USAAF si accreditarono l'avvenimento, oggi si ritiene che il pilota fosse Charley Fox della RCAF al comando di uno Spitfire[13], benché alcuni storici tra cui Contessa Rosie Waldeck affermano che quell'attacco venne effettuato dalla Luftwaffe sotto ordine diretto di Hitler in risposta a presunte trattative di pace intrattenute da Rommel con Montgomery ed Eisenhower.

La sorte di Rommel dopo il complotto del 20 luglio 1944Modifica

 
Immagine dal funerale di Rommel con lo scenografico apparato cerimoniale nazista

Nel frattempo, dopo il fallito complotto del 20 luglio contro Adolf Hitler, Rommel fu sospettato di connessioni con i cospiratori. Bormann era sicuro del coinvolgimento di Rommel, Goebbels non lo era affatto e tuttora non è ancora chiaro quanto Rommel sapesse del complotto. Il caso di Rommel passò alla "Corte Militare d'Onore", l'organismo che si occupò poi di giudicare anche tutti gli altri coinvolti. Questa corte includeva, tra gli altri, Heinz Guderian, Gerd von Rundstedt e Heinrich Kirchheim;[14] quest'ultimo era stato licenziato dopo Tobruk dallo stesso Rommel nel 1941. La corte si espresse favorevolmente al fatto che Rommel venisse degradato ed espulso dall'esercito.

Hitler ad ogni modo si rese conto della grande popolarità di Rommel presso il popolo tedesco e del fatto che il trattarlo come un traditore, malgrado l'errore compiuto, sarebbe risultato dannoso per gli uomini al fronte. Il Führer pertanto inviò a casa di Rommel due suoi generali, Wilhelm Burgdorf e Ernst Maisel, che portavano con sé l'ordine di Hitler: egli garantiva a Rommel la possibilità di suicidarsi con la pastiglia di cianuro portatagli da Burgdorf o di affrontare la corte marziale per alto tradimento e la condanna a morte senza nessuna garanzia per il futuro della sua famiglia.

Durante il colloquio e sino all'ultimo Rommel dichiarò la propria fedeltà a Hitler e alla causa nazista, negando il proprio coinvolgimento nel complotto che lo aveva colpito ed il piacere di continuare a servire la propria patria.[15] Diversi storici hanno dibattuto sulla sincerità di questi sentimenti, anche se ad oggi si ha motivo di credere che la fedeltà verso la causa di Hitler fosse sincera per Rommel, ma a quel punto della sua vicenda questa passava in secondo piano agli occhi del Führer. Rommel infine optò per il suicidio per un estremo gesto di amore verso la propria famiglia e verso i propri collaboratori, ben sapendo che anche se avesse deciso di affrontare la corte di giustizia, non sarebbe giunto vivo a Berlino.

Con tutto ciò in mente, Rommel decise di spiegare la propria decisione alla moglie ed al figlio ai quali intimò di mantenere l'assoluto segreto sulla vicenda pena la loro stessa morte. Rommel indossò la sua uniforme degli Afrika Korps e prese con sé il proprio bastone da maresciallo e venne caricato sull'automobile di Burgdorf, guidata dal sergente capo Heinrich Doose, che si fermò poco fuori dal villaggio. Doose si allontanò dalla macchina, lasciandovi Rommel assieme a Burgdorf. Cinque minuti dopo Burgdorf uscì dalla vettura facendo cenno ai due uomini di tornare verso la macchina: era il 14 ottobre 1944 e Rommel aveva posto termine alla propria vita, quasi certamente tramite assunzione di una capsula di cianuro di potassio. Il corpo venne portato all'ospedale di campo di Wagner-Schule affinché un medico ne constatasse ufficialmente il decesso redigendo un certificato che adducesse cause di morte naturali. Dieci minuti dopo la morte di Rommel, il gruppo telefonò alla moglie del generale per informarlo dell'avvenuta morte del marito.[16] Il referto clinico ufficialmente reso noto al pubblico dichiarò che Rommel era morto a causa di un arresto cardiaco complicato da un'embolia cerebrale derivata dalle fratture al cranio che aveva subito in precedenza.[17]

 
La tomba di Rommel nel cimitero di Herrlingen

Rommel venne seppellito con pieni onori militari come previsto per un eroe di guerra, dopo grandiosi funerali di stato che si svolsero ad Ulma e, secondo il figlio, questo avvenne nella città tedesca anziché a Berlino per espressa volontà del padre.[18] La sua famiglia ebbe garanzia di aver salva e sicura la propria vita oltre a godere di una pensione di guerra.[19] Hitler non prese parte ai funerali ufficiali, ma decise di inviare il feldmaresciallo von Rundstedt che non era a conoscenza del fatto che Rommel fosse morto per ordine dello stesso Führer, assicurandosi inoltre che il corpo di Rommel fosse adeguatamente predisposto per accogliere un funerale che fosse innanzitutto "politico", ovvero che la bara fosse ricoperta dalla bandiera ufficiale del reich e che presso di essa si trovasse la corona di alloro personalmente fatta comporre da Hitler per l'occasione.[20]

Hitler diede successivamente ordine di costruire un monumento al suo generale. Una volta trovato un blocco di marmo adatto iniziarono i preparativi, ma ormai la situazione in Germania era talmente grave dal punto di vista militare che non se ne fece più nulla. Dopo la guerra vennero pubblicati i diari di Rommel e la verità sulla morte del feldmaresciallo degli Afrika Korps divenne nota solo nel 1945 quando gli alleati intervistarono la moglie ed il figlio del defunto generale.

Rommel è attualmente tumulato nel cimitero di Herrlingen. Per molti decenni dopo la fine della guerra, alla ricorrenza della sua morte i veterani con lui della campagna d'Africa dell'esercito tedesco gli tributarono onori.

La personalità di RommelModifica

Rommel non apparteneva all'aristocrazia militare prussiana. Era un ufficiale che proveniva dalla gavetta e anche per questo godeva della simpatia di Hitler. In condizioni normali avrebbe potuto aspirare al massimo al grado di Colonnello, ma la partecipazione ad ambedue le guerre mondiali dove diede sfoggio delle sue indubbie doti di comando, unita alla militanza nei Freikorps, alcuni membri dei quali entrarono successivamente nel Partito Nazista, dopo la fine della Grande Guerra, lo lanciò in una carriera che lo portò a poco più di cinquant'anni ad ottenere il grado di Feldmaresciallo (il più alto dell'esercito tedesco a quel tempo).

La sua estrazione "popolare" piaceva molto a Goebbels, verso cui Rommel fu sempre molto disponibile, che ne volle sfruttare l'"immagine vincente" per la sua propaganda. I suoi colleghi generali, provenienti dalle accademie prussiane, non nascondevano l'antipatia, se non il disprezzo, che nutrivano nei suoi confronti.

D'altra parte Rommel non fece mai molto per rendersi simpatico agli occhi degli altri ufficiali superiori. Testardo nelle sue convinzioni, spesso sgarbato, a volte ben oltre i limiti dell'insulto, nei confronti degli altri generali, soprattutto italiani, e anche della stessa Wehrmacht, era invece adorato dai suoi uomini.

Motivo dell'ammirazione che suscitava tra la truppa era sicuramente il fatto che Rommel, contrariamente agli altri generali, non si limitava a seguire i combattimenti da distanza di sicurezza, ma era sempre presente in prima linea. A bordo del suo panzer, o del "Mammuth" (un centro comando mobile ricavato da un camion blindato britannico catturato in Africa), o in volo sulle linee a bordo di uno Storch da ricognizione, Rommel si muoveva lungo tutta la prima linea impartendo ordini e guidando i suoi uomini in battaglia.

Le sue decisioni sul campo, spesso improvvise e talvolta ai limiti dell'insubordinazione (avanzare quando gli veniva ordinato di fermarsi), oltre a far infuriare i superiori, resero spesso inutile il lavoro svolto da Ultra (il complesso apparato utilizzato dal Regno Unito per il deciframento dei messaggi che i tedeschi si trasmettevano con Enigma) per scoprire i piani dei tedeschi.

Alcuni episodi della "Campagna d'Africa" possono aiutare a comprendere il carattere di Rommel. Quando la strada verso Il Cairo e il Canale di Suez sembrava ormai spianata, Mussolini volò in Libia per godersi un trionfo che non arrivò; durante la sua permanenza chiese più volte di incontrare Rommel, ma questi si rifiutò sempre, adducendo come scusa il fatto che fosse "troppo impegnato in prima linea". Rommel trovò però il tempo per recarsi in visita al capezzale di un maggiore italiano (Leopoldo Pardi), che, al comando del II gruppo del 1º Reggimento Artiglieria Celere “Eugenio di Savoia”, si era distinto nella difesa del Passo di Halfaya, conquistandosi la stima della "volpe del deserto"(9-10 luglio 1942) Il quarto della serie dolorosa è Leopoldo Pardi, maggiore comandante il II gruppo del 1º Reggimento Artiglieria Celere “Eugenio di Savoia”. Pochi nomi, nelle vicende attuali in Africa settentrionale, hanno avuto così chiara risonanza, specialmente presso l'Afrika Korps. ... La fine attende Pardi nello squallido, polveroso deserto di El Dabah: un deserto senza dune bianche, senza mughi odorosi: soltanto pietrame, sabbia sudicia, casse sfondate e baracche militari. Subito dopo arriverà per lui una comunicazione già vecchia, attesa da lungo tempo, attardata nelle more degli uffici: è stato promosso tenente colonnello".[21]

Dopo la battaglia di El Alamein il generale Barbasetti incontrò Rommel alla ridotta Capuzzo e commentò: "È stato molto doloroso il sacrificio del X Corpo d'Armata abbandonato nel deserto" al che Rommel rispose: "È questo forse un rimprovero? Dal Führer non è giunta alcuna parola di disapprovazione". Barbasetti: "Ho risalito l'interminabile colonna dei reparti in ritirata, i camionisti tedeschi si rifiutavano di far salire gli italiani". A queste parole Rommel tacque.[22]

Dopo la presa di Tobruk,il generale sudafricano Klopper, parlando anche a nome dei suoi ufficiali, chiese a Rommel di essere detenuto in un'area separata da quella delle truppe di colore. La risposta di Rommel fu secca: "Per me i soldati sono tutti uguali. I neri vestono la vostra stessa divisa, hanno combattuto al vostro fianco, e quindi starete rinchiusi nello stesso recinto."

Nutriva grande sicurezza nell'uso del sistema di comunicazione crittografata Enigma. Questa fiducia mal riposta permise alla Gran Bretagna, durante la seconda guerra mondiale, di avere l'assoluta supremazia navale in tutto il Mediterraneo. Infatti, il sistema di codificazione tedesco era stato decifrato dal matematico del Regno Unito Alan Turing. Il fatto che le strutture militari del Regno Unito fossero in possesso di importanti informazioni fece sorgere sospetti di inaffidabilità nei confronti dei servizi segreti italiani. Rommel fu convinto di questo fino alla morte e solo recentemente suo figlio Manfred ha dichiarato, in un documentario di History Channel, che suo padre e dunque sia la Germania che il Regno Unito, dovrebbero chiedere scusa agli italiani per gli infondati sospetti.

Va ricordato infine che Rommel si guadagnò, pur da nemico, un alto grado di rispetto anche da parte di eminenti personalità tra gli Alleati, come il suo rivale Bernard Law Montgomery, George Patton e perfino Winston Churchill. Alla "Volpe del deserto" erano infatti riconosciute lealtà e cavalleria nei confronti degli avversari edella popolazione civile: il suo Afrika Korps, caso unico nei corpi militari tedeschi della Seconda Guerra Mondiale[senza fonte], non fu mai accusato di crimini di guerra, e Rommel non obbedì agli ordini di fucilare i commando nemici catturati o i prigionieri di origine ebraica. Lo stesso Rommel, riferendosi agli scontri in Africa, parlò di Krieg ohne Hass, guerra senza odio.

Il 23 novembre del 1941 a bordo del suo Mammut visitò un ospedale da campo nel quale si affollavano alla rinfusa feriti tedeschi e del Regno Unito. L'ufficiale che l'accompagnava all'interno dell'ospedale era del Regno Unito (scambiato da Rommel probabilmente per un ufficiale polacco). Notando che i feriti tedeschi si comportavano in modo strano, egli posò lo sguardo sui militari di guardia dell'ospedale: resosi conto che l'ospedale era ancora in mano ai soldati del Regno Unito mormorò ai suoi uomini: «penso che faremmo meglio ad andarcene». Fece così in tempo a saltare sul suo Mammut, dal quale si compiacque di rispondere al saluto militare di un soldato britannico.[23]

Rommel come comandanteModifica

 
Feldmaresciallo Rommel

Rommel è stato celebrato come tattico brillante e competente stratega (Liddell Hart, The Rommel Papers), ma certo non era senza difetti. I contemporanei che si trovarono a lavorare con lui sul campo di battaglia ebbero parole assai poco gentili su di lui e sulle sue abilità. Dal rapporto di Paulus sull'ispezione da lui compiuta sull'operato di Rommel in Nordafrica, e considerando anche i rapporti di Alfred Gause, Halder concluse: "I difetti caratteriali di Rommel rendono difficile sopportarlo sul campo, ma nessuno osa protestare, temendo la sua vendetta e la fiducia riposta in lui dai superiori". Altri parlano del suo stile di comando, che esigeva moltissimo dai suoi ufficiali ma non ammetteva critiche né obiezioni. Aveva poca pazienza con i sottoposti che non si dimostravano all'altezza. Solo tre settimane dopo aver assunto il comando della 7ª Panzer Division nel febbraio 1940, Rommel scoprì un comandante di battaglione non abbastanza preparato; lo sollevò dal comando e lo rispedì nelle retrovie dopo soli novanta minuti di colloquio.[24]

F. W. von Mellenthin, che fece parte dello staff di Rommel nella campagna d'Africa, scrisse che Rommel prese grossi rischi in molte occasioni, giocandosi intere battaglie su decisioni prese al momento e senza informazioni adeguate. Egli cita il contrattacco durante l'operazione Crusader come esempio. Altri suoi ex-collaboratori come il generale Fritz Bayerlein, dissero che prendeva tali rischi solo dopo avere attentamente valutato sia il rischio sia la ricompensa ottenibile.[25] Rommel stesso sapeva di stare acquistando la fama di giocatore d'azzardo, e nei suoi diari aggiunse note in cui spiegava dettagliatamente le sue motivazioni, soprattutto per la decisione di avanzare in Egitto verso Alessandria durante l'offensiva dell'estate 1942.[26] Anche Hitler corse molti rischi militari. Quando i rischi presi non pagarono più, come a Stalingrado, la disillusione di Rommel crebbe.

Mentre alcuni aggressivi subordinati, come Hans von Luck, lo acclamavano, Mellenthin mise in dubbio questo stile, perché portava spesso il suo staff a disimpegnarsi nei combattimenti per paura, invece di monitorare la situazione. Le sue lunghe assenze dal quartier generale imponevano anche al suo staff di dover prendere delle decisioni senza poterlo consultare, il che portava spesso a confusione von Mellenthin.[27]

In Francia, la spinta aggressiva di Rommel contro le linee francesi e del Regno Unito, senza curarsi della sicurezza dei fianchi e delle spalle, ebbe un notevole successo. I suoi audaci attacchi provocarono spesso la resa di grandi formazioni nemiche, ma la sua aggressività gli creò risentimenti fra i generali suoi pari, che lo consideravano troppo avventato e incurante del coordinamento e della comunicazione con loro e con i suoi stessi sottoposti. Veniva anche accusato di prendere troppa gloria per sé, ignorando il supporto ricevuto dagli altri elementi della Wehrmacht e minimizzando i risultati delle altre unità.

In Africa, Rommel vinse molte battaglie contro gli inglesi nel 1941 e nel 1942, nonostante fosse in condizioni di grave inferiorità di uomini, equipaggiamento, rifornimenti e copertura aerea, con azioni molto aggressive; in numerose occasioni contravvenne a ordini espliciti di "non attaccare". Ma la sua volontà di conquistare l'Egitto anche senza il necessario supporto logistico portò, alla fine, al fallimento dell'avanzata e a gravi perdite. Rommel vedeva la possibilità di conquistare l'Egitto, il canale di Suez e in prospettiva l'intero Medio Oriente britannico. Questo risultato avrebbe avuto un enorme impatto sul corso della guerra, ma l'obiettivo non fu mai condiviso né da Hitler, intenzionato ad attaccare la Russia, né dal comando supremo tedesco a Berlino.

Rommel stesso riconobbe solo più tardi che i suoi continui problemi di rifornimento non erano dovuti a inettitudine o rigidità degli Italiani, che trasportavano i materiali a lui destinati, ma erano il risultato dell'eccessiva estensione delle sue linee di trasporto, dovute alle sue continue avanzate. Nella sua analisi della logistica nella campagna in Nordafrica, lo storico militare Martin van Creveld scrisse:

« Poiché la Wehrmacht era solo parzialmente motorizzata e non supportata da una capacità industriale forte; poiché la situazione politica imponeva di portare una zavorra italiana perlopiù inutile; poiché la capacità dei porti libici era così piccola, e le distanze da coprire così grandi, sembra chiaro che per quanto Rommel fosse un tattico brillante, il problema di rifornire una forza dell'Asse per una avanzata nel medio oriente era insolubile. [...] le ripetute contravvenzioni agli ordini di Rommel e i suoi tentativi di avanzare oltre ogni ragionevole distanza dalle sue basi, quindi, erano errori e non sarebbero dovuti essere tollerati.[28] »

Il generale del Regno Unito Harold Alexander comandò (dall'agosto 1942) le forze alleate del medio oriente che affrontarono Rommel in Egitto, è più tardi il 18º gruppo d'armata in Tunisia. In un dispaccio ufficiale sulla Campagna d'Africa, scrisse di Rommel:

« Era un tattico della massima abilità, profondo conoscitore di ogni dettaglio dell'impiego dei mezzi corazzati, e molto rapido nel cogliere le occasioni e i momenti critici di una battaglia mobile. Ho però dei dubbi sulla sua abilità strategica, soprattutto non credo comprendesse l'importanza di un solido piano di battaglia. Massimamente abile quando comandava una unità in combattimento sotto i suoi occhi, peccava poi nello sfruttare troppo i successi ottenuti, senza pianificare a sufficienza le azioni future.[29] »

Sir David Hunt, uno degli ufficiali del servizio informazioni di Alexander, espresse i suoi pensieri nel suo libro:

« ...il suo vero talento era comandare un reggimento corazzato, magari una divisione, al massimo un'armata.[30] »

Durante il primo mese di assedio del porto di Tobruk Rommel lanciò molti attacchi, subendo gravi perdite; esse furono tali da provocare parecchie discussioni fra lui e i suoi comandanti di unità, e anche con l'alto comando tedesco. Alcune fonti riportano che il comandante supremo Halder dovette mandare in Africa Friedrich Paulus come ispettore sull'operato di Rommel, sebbene Rommel stesso dicesse di aver capito da solo l'inutilità di ulteriori attacchi alle fortificazioni di Tobruk.

Percezione popolareModifica

Rommel fu straordinariamente famoso in vita, sia in Germania che nei paesi alleati. Le storie popolari sulla sua cavalleria e perizia tattica gli guadagnarono il rispetto non solo dei tedeschi, ma anche di molti avversari, compresi Claude Auchinleck, Winston Churchill, George S. Patton e Bernard Montgomery. Dal canto suo Rommel apprezzava e rispettava i suoi nemici. Hitler lo contava fra i suoi generali favoriti, e fu uno dei pochi comandanti dell'Asse (gli altri erano Isoroku Yamamoto e Reinhard Heydrich) che gli alleati progettarono di assassinare direttamente. Ma diversamente dagli altri due, l'attentato alla vita di Rommel fallì.[31][32]

 
Busto al Museo della Battaglia di El Alamein (Egitto)

Il suo Afrika Korps non fu mai accusato di crimini di guerra, e Rommel stesso parlava della guerra in Nordafrica come Krieg ohne Hass (guerra senza odio). Esistono numerosi esempi della cavalleria di Rommel verso i prigionieri di guerra alleati, come la sua disobbedienza all'infame Ordine commando di Hitler, che seguì alla cattura dei tenenti Roy Woodridge e George Henry Lane durante l'Operazione Fortitude. Ugualmente ignorò l'ordine di fucilare i prigionieri di guerra ebrei.

La moglie di Rommell, Lucie, riferirà riguardo al marito:

« Credeva, fino al 1942, anche in Hitler [...]. Poi, in Francia, incontrò un generale, che gli parlò delle stragi degli ebrei; il generale le aveva viste proprio con i suoi occhi, ma noi, anche se pare impossibile, non ne sapevamo nulla. Mio marito capì che era finita, e lo disse anche a Hitler; capì che Hitler era un pazzo furioso. Disse a Hitler: "Mio Führer, io farei gli ebrei Gauleiter, tutti i Gauleiter dovrebbero essere ebrei". Chi ci perdonerà, pensava, per le nostre colpe, le nostre vergogne? "Mio Führer", disse anche, "aiutiamoli perché trovino in Palestina una patria". "Palestina?" sorrise Hitler. "Ma scherza? Troppo vicini. Dovrebbero andare almeno in Madagascar".[33]. »

Durante il comando di Rommel in Francia, Hitler gli ordinò di deportare la popolazione ebrea; Rommel disobbedì. Scrisse inoltre molte lettere di protesta contro il trattamento degli ebrei. Quando il maggiore del Regno Unito Geoffrey Keyes fu ucciso in una fallita missione di commando per uccidere o catturare Rommel dietro le linee tedesche, Rommel ordinò che fosse seppellito con tutti gli onori militari. Inoltre nella costruzione del vallo atlantico diede disposizioni affinché i lavoratori francesi fossero pagati e non venissero usati come schiavi.[34]

Anche i suoi colleghi militari fecero la loro parte nel perpetuare la sua leggenda. Il suo ex-subordinato Kircheim, sebbene in privato fosse critico sui risultati di Rommel, comunque spiegò: «Grazie alla propaganda, prima di Goebbels, poi di Montgomery, e poi dopo il suo avvelenamento, per tutte le potenze nemiche divenne un simbolo delle migliori tradizioni militari (...) Ogni critica pubblica a questa personalità leggendaria diminuirebbe la stima in cui è tenuto il soldato tedesco.» (lettera a Johannes Streich, che aveva servito anche lui sotto Rommel come comandante della 5ª Divisione leggera in Nordafrica, e aveva scritto biasimando Rommel)[senza fonte].
Dopo la guerra, quando fu divulgato il coinvolgimento di Rommel nel fallito attentato a Hitler, la sua statura aumentò ancora nelle nazioni del blocco alleato. Rommel venne spesso citato nelle fonti occidentali come un generale leale alla Germania ma contrario a Hitler.

Nel 1970 una nave militare di classe Lütjens della Repubblica Federale Tedesca fu battezzata FGS Rommel in suo onore. A Rommel sono dedicati il videogioco Desert Fox (1985) e il gioco da tavolo The Desert Fox (1981)[35].

FilmografiaModifica

Relazioni con il NazismoModifica

 
Erwin Rommel e Adolf Hitler nel 1942

Rommel non era un membro del Partito Nazista, ma ebbe sempre stretti rapporti con Hitler col quale conservò un'amicizia genuina nel corso degli anni, malgrado le complicazioni personali. Rommel, come altri ufficiali della Wehrmacht, subì piuttosto che partecipare alla venuta del nazismo. Molti storici sono concordi nel sostenere che Rommel fosse uno degli ufficiali preferiti di Hitler e che questo lo facilitò molto nella carriera sia durante che prima della guerra. Robert Citino descrive Rommel come "non apolitico" e scrive che la sua carriera venne influenzata dalla sua devozione per Hitler, in particolare dopo l'invasione della Polonia.[36]

Kesselring descrisse del resto il potere di Rommel su Hitler come "ipnotico".[37] Le relazioni di Hitler e Rommel si intensificarono con la campagna d'occidente quando Rommel inviò al Führer un diario dettagliato dell'operato della 7ª divisione e ne ricevette in cambio una toccante lettera di ringraziamenti dal dittatore.[38] Ma altri come Albert Speer non riuscivano a digerire questo rapporto privilegiato col Führer se egli stesso riportava il fatto di come spesso Rommel fosse solito inviare dei bollettini di guerra non chiari e senza riferimenti puntuali. Questo rapporto che scrittori come Maurice Remy hanno definito "un matrimonio ideale" iniziò ad incrinarsi nel 1942 divenendo progressivamente, nelle parole di Ernst Jünger, un rapporto di "liebehass" (amore-odio).

Rommel era un uomo ambizioso che si servì della sua vicinanza ad Hitler anche per propri scopi grazie anche alla propaganda militare disegnatagli addosso appositamente da Goebbels[39] Da un lato egli era intenzionato a ricevere delle promozioni ed a realizzare i propri ideali, dall'altro egli voleva rimanere un "uomo della truppa" senza essere considerato alla stregua dei grandi generali aristocratici. Egli non aveva ambizioni politiche ma preferiva rimanere un semplice soldato, tratti che incarnavano perfettamente lo spirito del popolo tedesco dell'epoca, stimolando inoltre il mito guerresco del cavaliere medievale al fronte.[40]

Quel che è certo è che, pur essendo molto attaccato al proprio lavoro, Rommel fu anche molto vicino all'ideale della pace generale come facilmente si può evincere dalle parole scritte a sua moglie nell'agosto del 1939: "Mi devi credere, abbiamo preso parte ad una guerra mondiale, ma per quanto noi potremo vivere, non ce ne sarà una seconda [...] Credo che l'atmosfera si placherà e non sarà più bellicosa".

Battaglie di Erwin RommelModifica

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Desmond Young, Rommel - La vita di uno stratega leggendario: la «Volpe del deserto», TEA - Edizione su licenza della Longanesi & C., 1995 - pag. 34
  2. ^ Archivio storico del Corriere della Sera
  3. ^ The Battle of Alamein: Turning Point, World War II, p. 56
  4. ^ M.Silvestri, Caporetto, pp. 191-195.
  5. ^ Arrigo Petacco, L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-50824-8
  6. ^ Irving David. La pista della volpe. Milano, Mondadori, 1978, pag. 136.
  7. ^ Carrell Paul. Le volpi del deserto. Milano, Baldini e Castoldi, 1961. "Wo bleibt Gambara?" è il titolo di un intero capitolo.
  8. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, p. 66.
  9. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, p. 161.
  10. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, p. 88.
  11. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 186.
  12. ^ David Fraser, Rommel, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2011, p. 495, ISBN 9788804418443.
  13. ^ (EN) Flight Lieutenant Charley Fox, in telegraph.co.uk, 4 novembre 2008. URL consultato il 12 agosto 2017.
  14. ^ SPIEGEL ONLINE, Hamburg, Germany, Rommel: Ende einer Legende, su spiegel.de, 1978.
  15. ^ Myth of 'humane' Nazi Erwin Rommel debunked, The Telegraph, 19 dicembre 2008
  16. ^ Dichiarazioni rilasciate da Manfred Rommel
  17. ^ B. H. Liddell Hart, nel suo The Rommel Papers, New York, Da Capo Press, 1982, ISBN 978-0-306-80157-0, riportò per esteso uno stralcio (p. 505) di una lettera inviata poco dopo da Goering alla signora Rommel datata 26 ottobre 1944: "Il fatto è che vostro marito, il feldmaresciallo Rommel, è morto da eroe per le conseguenze delle sue ferite, dopo aver sperato in ogni modo di rimanere col popolo tedesco, cosa che mi ha profondamente colpito".
  18. ^ Manfred Rommel, Trotz allem heiter, Stoccarda, 1998, 3ª ed., p. 69.
  19. ^ E. Biagi, p. 220
  20. ^ Friedrich von Mellenthin, Panzer Battles: A Study of the Employment of Armor in the Second World War, Londra, 1956, ISBN 978-0-345-32158-9, p.321
  21. ^ Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1933-1962.
  22. ^ Giorgio Bocca. L'Italia è malata. Milano, Feltrinelli, 2005, pag. 25
  23. ^ Desmond Young, Rommel - La vita di uno stratega leggendario: la «Volpe del deserto», TEA (Edizione su licenza della Longanesi & C.), 1995, pag. 153
  24. ^ Irving, Trail of the Fox, p. 42.
  25. ^ Liddell Hart The Rommel Papers, p. 165
  26. ^ Liddell Hart, The Rommel Papers, p. 235
  27. ^ Panzer Battles, p. 58
  28. ^ M. van Creveld, Supplying War, p. 201.
  29. ^ London Gazette, nº 38196, 3 febbraio 1948, p. 843.
  30. ^ Hunt, A Don at War, p. 74
  31. ^ Leslie C Green, The contemporary law of armed conflict, Manchester University Press, 1993, p. 137, ISBN 978-0-7190-3540-1.
  32. ^ Thomas B. Hunter, Targeted Killing: Self-Defense, Preemption, and the War on Terrorism (PDF), su OperationalStudies.Com. URL consultato il 2 gennaio 2011.
  33. ^ E. Biagi, pp. 222-223
  34. ^ Bryan Mark Rigg, Hitler's Jewish Soldiers, Lawrence, University Press of Kansas, 2002, pp. 40, 103, 131–132, 314, ISBN 0-7006-1358-7.. Dettagli su molti particolari esempi della tendenza di Rommel a disincentivare la politica antisemita nazista e ignorare i relativi ordini.
  35. ^ (EN) The Desert Fox, in BoardGameGeek.
  36. ^ "La sua carriera era basata unicamente sul favore di Hitler, e possiamo ragionevolmente spiegarci quindi la sua attitudine devozionale nei confronti del Führer"
  37. ^ Stephen Bungay, Alamein, ISBN 978-1-85410-929-3.
  38. ^ Come riportato da Charles Messenger nella sua opera, "Egli [Rommel] ricevette un regalo che fu per lui grandioso. Appena prima di Natale egli aveva inviato a Hitler un diario meticolosamente preparato sull'attività della sua divisione e ne ricevette una lettera di ringraziamento. "Potete andare orgoglioso dei vostri successi", scriveva Hitler nell'occasione".
  39. ^ Klaus Naumann disse a tal proposito: "Rommel venne usato dal regime nazista per creare un mito militare. EGli tollerò questo fatto perché aveva una forte dose di ambizione personale ed una vanità intrinseca"
  40. ^ "Patton And Rommel: Men of War in the Twentieth Century - Dennis Showalter, 2006

BibliografiaModifica

  • Enzo Biagi, Testimone del tempo, Torino, SEI, 1971, ISBN non esistente.
  • Martin Blumenson, Rommel, in: Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • Paul Carell, Le Volpi del Deserto - 1941/1943 -, Rizzoli, 1999, ISBN 978-88-17-25834-0
  • David Fraser, Rommel - L'ambiguità di un soldato, Milano: Mondadori, 1994, ISBN 8804418443
  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, ISBN non esistente.
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-50824-8
  • Erwin Rommel, Fanteria all'attacco, Libreria Editrice Goriziana, 2004, ISBN 88-86928-74-2
  • Marco Rech, Da Caporetto al Grappa, Gino Rossato Editore, ISBN 88-8130-061-3
  • Desmond Young, Rommel - La volpe del deserto, Longanesi, 1966.

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