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Oltre all'esperimento che lo portò alla scoperta del riflesso condizionato, lo scienziato russo Ivan Pavlov ne condusse, a partire dal 1914, un altro sui suoi cani denominato esperimento cerchio-ellisse, addestrandoli sulla base di esso ad evitare una scossa elettrica.

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DettagliModifica

Il meccanismo seguiva più o meno il seguente schema.
Si poneva il cane di fronte a una immagine, con due bottoni su cui poter premere: se l'immagine era una circonferenza il cane doveva premere il bottone A, se era un'ellisse doveva premere quello B; se sbagliava bottone o non ne premeva nessuno entro un determinato lasso di tempo, seguiva una scossa elettrica. Tramite il riflesso condizionato il cane apprendeva ad associare l'immagine al corrispettivo bottone, con annessa assenza di dolore.

Dopo che l'animale aveva imparato bene le risposte, si induceva un elemento di confusione, ottenuta avvicinando i fuochi delle ellissi finché il cane progressivamente non riusciva a distinguerle da una circonferenza[1]. Il cane entrava quindi nella confusione cercata, e tentava di capire come rispondere. Di fronte all'incertezza sistematica si rilevò immancabilmente uno di questi tre tipi di strategia di azione:

  • il cane si rifiutava di rispondere, soffrendo le scosse a fronte dell'indifferenza delle sue reazioni ad evitarle;
  • il cane si sforzava di rispondere correttamente, cercando parossisticamente di affinare o rielaborare associazioni che gli permettessero di evitarle;
  • il cane rispondeva a casaccio, indifferente all'associazione che gli suscitava lo stimolo visivo.

Pavlov così descrive il cambiamento improvviso di comportamento di un cane dopo tre settimane di inutili tentativi:

«Mentre prima era sempre stato tranquillo, il cane cominciò a guaire insistentemente e prese ad agitarsi, si strappò con i denti il dispositivo per la stimolazione meccanica della pelle, cercò anche di mordere attraverso i tubi che collegavano il locale in cui si trovava con quello dell'osservatore; un comportamento che non si era mai notato in precedenza. Quando lo si conduceva nel locale degli esperimenti, il cane ora abbaiava, violentemente; e anche questo in contrasto con quanto era solito fare prima. In breve, l'animale presentava chiari sintomi d'uno stato di neurosi acuta.»

(Ivan P. Pavlov, I riflessi condizionati, Torino (1966))

OsservazioniModifica

In queste categorie si identificano agevolmente le tre forme riconosciute di schizofrenia, secondo la tipizzazione già adottata da Kraepelin per la demenza precoce da lui introdotta, rispettivamente:

I motivi per cui il cane adottava una delle tre sono riconducibili a attitudini temperamentali, il che, per essere precisi, include un fattore di dipendenza dalla prevalenza biochimica di origine genetica del suo sistema nervoso a produrre determinate sostanze, e il fenotipo schizofrenia si produce nel 100% dei casi.

Alla luce di questo si evidenzierebbe come la schizofrenia sia riducibile alla reazione ad uno stato confusionale.

NoteModifica

  1. ^ È ovvio che il problema risulta viziato, intenzionalmente in questo caso, da un difetto logico, dato che ogni circonferenza è una ellisse, ovvero può essere definita come una ellisse con fuochi "coincidenti". Pertanto se la distanza fra i fuochi è impercettibile, ogni ellisse sembra un cerchio.

BibliografiaModifica

  • (EN) Watzlawick, P., Beavin, J. H., & Jackson, D. D., Pragmatics of human communication: A study of interactional patterns, pathologies, and paradoxes. New York 1967, W. W. Norton & Company.
    • edizione italiana: Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. traduzione di Massimo Ferretti, Roma 1971, Astrolabio Ubaldini.

Voci correlateModifica