Etelberto ed Etelredo

Santi Etelberto ed Etelredo del Kent
NascitaVII secolo
Morte669
Venerato daChiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa, Chiesa anglicana
CanonizzazionePre-congregazione
Santuario principaleAbbazia di Ramsey, Canterbury
Ricorrenza17 ottobre

Etelberto ed Etelredo, conosciuti anche come Ethelbert e Ethelred (VII secolo669), sono stati principi del regno anglosassone del Kent, nel sud-est dell'Inghilterra, uccisi attorno al 669 e più tardi venerati come santi martiri. La loro storia forma un importante elemento nella leggenda di santa Mildred, poiché il terreno su cui fu costruito il monastero di Minster-in-Thanet fu, secondo la leggenda, pagato come guidrigildo in seguito alla loro uccisione[1].

Contesto storicoModifica

Dal 616 al 640 sul trono del regno del Kent sedette Eadbald che, alla sua morte, lasciò il regno ai figli Eorcenberht ed Eormenred (per quanto non sia chiaro se i due abbiano regnato congiuntamente o se Eormenred avesse, in quanto fratello minore, una posizione subordinata a quella di Eorcenberht). Secondo la tradizione, Eormenred era sposato con Oslafa da cui aveva avuto almeno quattro figli: due maschi, Etelberto ed Etelredo, e due femmine, Domne Eafe ed Ermengida. Di queste, Domne Eafe era sposata con Merewalh, re del Magonsete, un sub-regno del regno di Mercia situato nell'area dell'odierno Shropshire. Eorcenberht, invece, era sposato con Sexburga, figlia del re dell'Anglia orientale, Anna, ed era salito al trono come re cristiano: fu infatti il primo sovrano a ordinare l'abbandono e la distruzione degli idoli pagani presenti in tutto il regno e a stabilire che, per ordinanza reale, fossero osservati i quaranta giorni di quaresima.[2] Anche Eorcenberht aveva avuto quattro figli: due maschi, Egberto ed Hlothhere, e due femmine, Ermenegilda ed Ercongota. Nel 664, alla morte di Eorcenberht, era salito sul trono del Kent suo figlio Egberto.

La leggendaModifica

Stando a quanto scritto nella Kentish Royal Legend (letteralmente: Leggenda reale del Kent), una raccolta di testi medievali databili all'undicesimo secolo che descrive diversi membri della famiglia reale del Kent del settimo e dell'ottavo secolo, i due principi erano due giovani cristiani molto devoti che risiedevano a Eastry, nel Kent, in una residenza reale appartenente a loro cugino Egberto. Volendo assicurare la successione di re Egberto da possibili pretendenti, Thunor, un assistente reale, non esitò a uccidere segretamente i due fanciulli e a nascondere poi i due cadaveri sotto il trono, nel palazzo di Eastry. Tale nascondiglio, durante la ricerca dei due ragazzi scomparsi, fu però scoperto grazie a una colonna di luce che comparve al di sopra del luogo dell'occultamento.

Quando venne a sapere del crimine, Egberto rimase sconvolto dal dolore e dal rimorso per l'atrocità che era stata commessa in suo nome e decise di seppellire i due ragazzi a Canterbury. Tuttavia, quando si provò a spostare i cadaveri, risultò impossibile muoverli. Su consiglio delle autorità religiose, allora, Egberto decise di far seppellire i due ragazzi a Wakering, nel regno dell'Essex, in un monastero già esistente (probabilmente il sito in questione è Great Wakering, non molto lontano da Prittlewell, che al tempo era probabilmente un luogo di sepoltura della famiglia reale), e questa volta i due cadaveri poterono essere portati via. Una volta giunti a destinazione ed inumati, i due principi furono dichiarati santi e venerati come martiri cristiani reali.

Secondo un'altra versione, fu lo stesso Egberto a commissionare l'omicidio e a far nascondere i cadaveri in una buca sotto al trono. Dio, però, lo maledisse e il re iniziò a prendere fuoco ogni volta che provava a sedersi sul trono, e quindi sulla tomba dei fanciulli. I popolani stessi, a cui i due ragazzi erano molto cari, scavarono allora fino a rinvenire i due corpi e decisero di costruire una chiesa nel posto esatto del ritrovamento. Egberto, vistosi scoperto, non poté fare a meno di dichiararsi pentito e distrutto dal dolore davanti a Dio e ai suoi sudditi.

Nelle varie versioni del racconto, al fine di espiare ulteriormente la colpa (e probabilmente anche per evitare la faida famigliare che l'omicidio di Etelberto ed Etelredo avrebbe potuto provocare), Egberto decise di pagare un guidrigildo per i principini assassinati. La leggenda narra che alla sorella delle vittime, Domne Eafe, fu offerta (forse come da essa richiesto) tanta terra quanto la sua cerva fosse stata in grado di circoscrivere in un giro di un giorno.[3] L'incredibile risultato, sia esso stato dovuto ad un intervento divino (come la maggior parte dei testi sembrano sottintendere) o al fatto che la cerva fu guidata da Domne Eafe (come indicato nel testo Caligula A), fu che Domne Eafe guadagnò circa ottanta sulung (un'unità di superficie anglosassone equivalente all'incirca a 100 ettari) di terra a Thanet, su cui la donna decise, attorno al 670 e dopo la morte di Merewalh, di erigere un doppio monastero, dedicato alla Vergine Maria, di cui diventò badessa. Sempre secondo la leggenda, alla guida del monastero le succedette, nel 695, la figlia Mildred.[4]

AttendibilitàModifica

Oltre che nella già citata Kentish Royal Legend, il racconto della morte di Etelberto ed Etelredo è presente anche nalle Flores Historiarum, una cronaca medievale composta da diversi autori tra cui Ruggero di Wendover (che vi lavorò nei primi anni del tredicesimo secolo).

Dai dettagli della leggenda, si ritiene che essa sia decisamente precedente ai manoscritti in nostro possesso che la riportano. Essa contiene infatti episodi, come la fondazione di un monastero in cambio dell'assassinio di due bambini, che sarebbe difficile immaginarsi originari di un testo dell'undicesimo secolo. Rollason nella sua opera nota che la leggenda "era già esistente nel secondo quarto dell'ottavo secolo".[5] Evidenze circostanziali poi, farebbero datare la prima versione della leggenda al periodo in cui l'abbazia era guidata da Edburga, che successe a Mildred nel ruolo di badessa.[5]

Scavi effettuati a Great Wakering hanno recentemente portato alla luce un sito medio-sassone incluso un frammento di una scultura ornamentale che potrebbe provenire dai luoghi menzionati nella leggenda.

Albero genealogicoModifica

L'albero genealogico di questa parte della famiglia reale del Kent nel sesto e settimo secolo è derivato dalle vecchie cronache latine e anglosassoni. Il regno di Etelberto I dovrebbe essere iniziato attorno al 560, Eadbald divenne re nel 616 e regnò fino alla sua morte, nel 640, quando gli succedette suo figlio Eorcenberht (che secondo alcuni regnò assieme a Eormenred, pare di Etelberto ed Etelredo). Egberto salì sul trono nel 664 e morì nel 673 quando sul trono del Kent salì suo fratello Hlothhere, che regnò fino al 685. I figlio di Egberto, Eadric del Kent, regnò dal 685 al 686 (forse anche insieme a suo zio Hlothhere).[1]

Santo
Etelberto I
re del Kent
Santa
Bertha
Edvino
re di Northumbria
Santa Etelburga
di Liminge
Eadbaldo
re del Kent
Emma
Santa Sexburga
di Ely
Eorcenberht
re del Kent
Santa Eanswida
di Folkestone
Eormenred
? re del Kent
Oslafa
Egberto
re del Kent
Hlothhere
re del Kent
Merewalh
re del Magonsete
Domne Eafe
Santo Etelredo
Santo Etelberto
Eormenburg
Eormengyth
Eadric
re del Kent
Merefin
Santa Mildred
Santa Mildburga di Wenlock
Santa Mildgita

NoteModifica

  1. ^ a b D. W. Rollason, The Mildrith Legend: a study in early medieval hagiography in England, in Studies in Early History of Britain, Leicester University Press, 1982, p. 16.
  2. ^ Beda il Venerabile, Book 3, in Thomas Miller (a cura di), The old english version of Bede's Ecclesiastical History of the English People, Old English Series, 1999.
  3. ^ Stephanie Hollis, The Minster-in-Thanet foundation story., in Anglo-Saxon England, vol. 27, Cambridge University Press, 1998, pp. 41–64, DOI:10.1017/S0263675100004798. URL consultato il 16 maggio 2017.
  4. ^ Minster Abbey - Early Foundation, The Bendictine Nuns of St Mildred's Priory. URL consultato il 16 maggio 2017.
  5. ^ a b D. W. Rollason, The Mildrith Legend: a study in early medieval hagiography in England, in Studies in Early History of Britain, Leicester University Press, 1982, p. 37.

Collegamenti esterniModifica