Apri il menu principale
Ettore Gallo
Iotti Gallo.jpg
Ettore Gallo incontra il Presidente della Camera, Nilde Iotti, 1991

Presidente della Corte costituzionale
Durata mandato 4 febbraio 1991 –
14 luglio 1991
Predecessore Giovanni Conso
Successore Aldo Corasaniti

Ettore Gallo (Napoli, 3 gennaio 1914Roma, 29 giugno 2001) è stato un partigiano e giurista italiano, presidente della Corte costituzionale dal 4 febbraio al 14 luglio 1991.

BiografiaModifica

Nacque a Napoli da genitori di origini calabresi. Rimasto orfano di entrambi (il padre era morto durante la prima guerra mondiale nei pressi del Pasubio), all'età di tre anni si trasferì in Veneto, a Villafranca di Verona, in casa dello zio. Allievo della Scuola Militare Nunziatella, dopo il liceo classico si laureò in Giurisprudenza a Modena nel 1936. Nel 1938 vinse il concorso in Magistratura e si sposò con Eugenia Luigia Benedetti (1913 di Vo' Euganeo) e fu nominato VicePretore di Bettola. Sempre nel 1938 si iscrisse a Scienze politiche a Firenze dove si laureò nel 1940, con 110 e lode.[1]

Chiamato alle armi, l'8 settembre del 1943 era ufficiale carrista dell'allora Regio esercito. Decise che la scelta giusta era di combattere contro i nazisti e i fascisti per la pace e la democrazia e non esitò a svestirsi della divisa per scegliere le file dei partigiani, in Veneto; aderì al Partito d'Azione e con il nome di battaglia "Maestro", divenne presto uno dei comandanti di divisioni partigiane più apprezzati e combattivi. Catturato dalle SS, fu da queste consegnato alla banda di torturatori del fascista Mario Carità e rimase per due mesi nelle loro mani. Interrogato e ferocemente torturato, tacque e fu condannato a morte.

L'insurrezione di Padova e l'arrivo degli alleati gli salvarono la vita.

DopoguerraModifica

 
Gallo allievo della Scuola militare Nunziatella

Finita la guerra, lasciò la magistratura e aprì uno studio di avvocato a Vicenza. Professore ordinario di Diritto penale, studioso attento e appassionato, autore di numerose pubblicazioni, fu nominato giudice costituzionale dal Parlamento il 30 giugno 1982, e poi eletto presidente della Corte Costituzionale il 30 gennaio 1991.
Esercitò le funzioni dal 4 febbraio 1991 fino al 14 luglio 1991.[2]

Dopo la scadenza del mandato diventò presidente del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.

Durante l'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1992, ricevette numerosi voti e fu il più votato nel tredicesimo scrutinio (Scalfaro fu eletto al sedicesimo).

È morto a Roma il 29 giugno del 2001, all'età di 87 anni.

Casa GalloModifica

Nei primi anni sessanta, quando esercitava l'avvocatura a Vicenza, acquistò Palazzo Brusarosco per destinarlo a propria abitazione e studio professionale. I restauri e gli interventi architettonici furono affidati a Carlo Scarpa, che ricavò dal sottotetto l'appartamento privato, impreziosito da una scelta raccolta di oggetti artistici e decorazioni. Il palazzo Brusarosco, poi acquistato da Demetrio Zaccaria per essere donato al Comune di Vicenza, ospita la Biblioteca internazionale La Vigna, la quale organizza nella casa Gallo esposizioni temporanee.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 14 luglio 1982[3]

Cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

- 19 settembre 1992

RiconoscimentiModifica

L'istituto storico sulla Resistenza a Vicenza è a lui intitolato. Vicenza gli ha inoltre intitolato il premio "Ettore Gallo" sul diritto.

Nel 2013 viene a lui intitolata anche una via a Vicenza.[4]

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Focardi - Magistratura e fascismo. L'amministrazione della giustizia in Veneto 1920-1945- Marsilio-2012
  2. ^ Giudici costituzionali dal 1956, Corte costituzionale. URL consultato il 20 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2012).
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato. URL consultato il 22 gennaio 2009.
  4. ^ Istrevi - scheda premio 2007 - URL consultato il 22 gennaio 2009.

Altri progettiModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN76449626 · ISNI (EN0000 0000 6157 042X · SBN IT\ICCU\VIAV\000369 · LCCN (ENn81116969 · GND (DE129850802 · BNF (FRcb13026960s (data) · WorldCat Identities (ENn81-116969