Falsetto

tecnica di canto

Nell'arte del canto il falsetto è l'emissione di suoni acuti con volume e intensità più leggera rispetto alla voce piena. Secondo alcune osservazioni effettuate con lo stroboscopio, cantando in falsetto le cartilagini aritenoidi assumono un atteggiamento di decisa adduzione, e la parte interna del muscolo tiroideo-aritenoide rimane immobile. Sussiste però un notevole disaccordo su questo argomento, nonché sulla definizione di quali organi siano da considerare 'risuonatori' della voce[1].

Le locuzioni "voce di testa" e "voce di petto" definiscono la sensazione che il cantante avverte rispettivamente in testa e nel petto.

Grazie alla minore tensione muscolare, con il falsetto è possibile raggiungere facilmente note più acute rispetto alla voce di petto. Il falsetto si può produrre anche con la semplice voce parlata, ed è la voce caratteristica con cui un attore maschio imita burlescamente la voce femminile o infantile. Le donne e i bambini possono a loro volta usare il registro di falsetto, che però non è di solito impiegato nell'emissione normale della voce. Proprio per le sue caratteristiche si denominò 'falsetto' questo registro, a indicare che si tratta di una voce 'falsa', non naturale, tanto che nel Seicento i cantori castrati, per distinguerli dai falsetti coevi, erano chiamati anche 'soprani naturali'.

L'emissione di falsetto può essere involontaria, quando la laringe si sforza di produrre suoni più acuti di quanto può fare normalmente, producendo un caratteristico e repentino 'slittamento' di registro, oppure intenzionale, come nel caso di determinati repertori (jodel etc). Con lo studio i professionisti imparano a controllare la zona di passaggio dagli acuti in voce piena a quelli in falsetto; normalmente infatti non è innata la capacità di passare da un registro all'altro senza che sia evidente.

Nella musica lirica e classica il falsetto è impiegato prevalentemente dalle voci più acute, sia maschili che femminili, in relazione all'altezza della parte eseguita.

Nella musica leggera gli esempi di cantanti che usano il falsetto sono numerosi: Ivan Graziani, Alan Sorrenti, James Blunt, Bee Gees, George Michael, Sylvester, Mika, Matthew Bellamy, Roger Taylor, Jimmy Somerville, Jay Kay . In Italia fu molto noto Flavio Paulin de I Cugini di Campagna; con la canzone Anima mia, contenuta nell'omonimo album, portò al successo il complesso. Un altro esempio di cantante italiano che usa il falsetto è Ermal Meta; usa questa tecnica in alcune sue canzoni, come Non mi avete fatto niente, Schegge o Amara terra mia (cover della canzone di Domenico Modugno). Ma il cantante con il falsetto più potente ed imitato del mondo musicale è Morten Harket, cantante della band Norvegese A-ha, stimato per la particolare voce da baritenore e che detiene il record mondiale per la nota più a lungo tenuta in studio, come dal vivo, di 20:02 secondi nel brano Summer Moved on. Un esempio di falsetto parlato, in ambito televisivo all'interno del Carosello, è quello di Ignazio Colnaghi, che doppiava il pulcino Calimero.

Falsettisti e castratiModifica

A volte si confondono termini come falsettista e castrato. La trattatistica storica denominava i cantori evirati soprani naturali come, per esempio, scrisse nel 1640 Pietro Della Valle a Lelio Guidiccioni: «ma lasciando delle altre voci, per dire un poco de' soprani, che sono il maggiore ornamento della musica, V. S. vuol paragonare i falsetti di quei tempi co' i soprani naturali de' castrati che ora abbiamo in tanta abbondanza».[2]

I falsetti erano cantori uomini specializzati, appunto, nell’uso del falsetto e capaci di sostenere, nella polifonia sacra, tessiture vocali acute. Questi conservavano, e conservano, la capacità di cantare le note gravi dell'uomo. Dalla fine dello stesso secolo i falsetti furono in parte sostituiti dai castrati, molto utilizzati soprattutto in teatro per tutto il periodo che va dal barocco al classicismo. Nel Novecento, venuti meno i castrati per motivi morali, in chiesa rimasero i falsetti e i bambini per sostenere le parti acute.

I castrati famosi come Farinelli, Pacchiarotti e Grimaldi avevano verosimilmente timbri vocali ricchi e pieni, sebbene talora anche i falsetti fossero talmente dotati da essere ritenuti castrati; è famoso il caso del celebre soprano della Cappella Pontificia Sistina, Domenico Mancini, che fu inizialmente ritenuto evirato, pur non essendolo.

Gli unici documenti fonografici (1902-1904) dell’ultimo castrato Alessandro Moreschi sono registrazioni in cui, con tutti i limiti della qualità audio di allora, si percepisce un timbro ricco e corposo (da non confondere con alcuni passaggi e ‘acciaccature’ enfatiche, che rispecchiavano il gusto del momento). A differenza dei cantori evirati del passato, i falsetti – sia antichi che moderni – cantano le note gravi con voce piena.

NoteModifica

  1. ^ V.E. NEGUS, OWEN JANDER/PETER GILES, Voce Falsetto in New Grove Dictionary.
  2. ^ Della musica dell'età nostra, edizione moderna in Solerti, Le origini del melodramma, Editori Bocca, Torino, 1903, p. 163

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