Apri il menu principale

Iosa (famiglia)

(Reindirizzamento da Famiglia Iosa)

La famiglia Iosa (nota anche come Josa o Sosa) prende il nome dal paese spagnolo di origine, Josa[1][2], dove godeva di antica nobiltà[2]. La sua presenza in Italia risale all'anno Mille ed è dovuta al barone - di nomina normanna - Roderigo Sosa[3][4][5][6][7], il quale, per aver combattuto la guerra santa di liberazione a fianco di Ruggero I di Sicilia contro i Musulmani, ebbe nel 1098 in feudo Raululia (oggi Camastra, in provincia di Agrigento)[8][9], feudo che la famiglia riuscì a conservare ininterrottamente per trecento anni, nel periodo normanno, nel periodo svevo, nel periodo angioino e in quello aragonese.[10]

Tra i discendenti siciliani di Roderigo Sosa troviamo il dominus Eximenio (Scimene) Sosa[7][11][12], feudatario con i suoi eredi di Camastra, nonché di Bordonaro[13] (1292-1345), in provincia di Palermo, di Rafaulica (1292-1345) e di Rambici (1335-1342), in provincia di Enna (antica Castrogiovanni)[14][15]. Altri discendenti del barone Roderigo e di Eximenio (Scimene) Sosa erano i Sosa di Messina e quelli di Catania[16]. Tra gli eredi di Eximenio (Scimene) Sosa c'era anche Macalda Sosa[17], a cui era assegnato il feudo di Camastra, la quale si imparentava con i principi di Palagonia[18][19]. Matteo Palagonia, figlio di Francesco Palagonia e di Macalda Sosa, e i suoi eredi continuarono a possedere il feudo di Camastra (1098-1398)[20][21][22].

A Messina si trovavano anche il barone Bernardo Josa[23][24], morto nel 1400, e sua figlia Filippa, che nel 1396 andò in sposa a Pier Antonio de Filesio, giurato prima e in seguito ambasciatore della città di Agrigento presso il Viceré[25][26].

Tra i Sosa di Catania figuravano Siminello, Eleonora e Roderigo jr, figli del miles Roderigo e di Elisabetta Sosa[16][27][28].

Un altro ramo molto importante della famiglia era quello dei fratelli Asnarus e Montaneiro Sosa[16][29][30]. Asnarus Peris Sosa, milite, era nel 1309 Stratigoto di Messina[16]. Montaneiro, barone, era dal 1292 feudatario di Gagliano Castelferrato (1292-1350), in provincia di Enna (antica Castrogiovanni), nonché padrone dell'antico Castello di Gagliano[31][32]. I due fratelli Sosa ottenevano i privilegi feudali perché parteciparono alla guerra dei Vespri siciliani. Nel 1282 con re Pietro III d'Aragona, detto il Grande, marito di Costanza di Svevia, misero fine al dominio francese in Sicilia di Carlo I d'Angiò, alleato di Papa Clemente IV. Montaneiro Sosa passò inoltre alla storia per il cosiddetto "Fatto di Gagliano", in cui, con un gioco di astuzie, riuscì ad attirare in una trappola l'esercito francese che subì una pesante sconfitta[33][34][35][36], ed è più volte indicato nelle fonti narrative come familiare dei reali di Aragona[35][37][38], essendo in effetti un familiare fedelissimo di re Federico III di Sicilia (o di Trinacria), celebrato da Dante Alighieri nella Divina Commedia come "l'onor di Cicilia e d'Aragona".

Nel 1345 il feudo di Gagliano passava nelle mani di Martino Sosa[39], figlio di Montaneiro. Il giovane barone Martino, morto in battaglia nel 1350, lasciando vedova la contessa Anna[16], figlia di Scaloro degli Uberti, parente di Farinata degli Uberti e conte di Assoro e barone di Gatta, Condrò e Raffadali durante il Vespro siciliano[40], fu anche tutore di Siminello o Ximinello Sosa, figlio del miles Roderigo e di Elisabetta Sosa di Catania.

I Sosa[41] si trasferivano nel Regno di Napoli dopo che re Alfonso V d'Aragona nel 1443 unificò il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli. La famiglia Sosa passava a Solopaca, in provincia di Benevento, e successivamente a Campobasso in Contado di Molise[42]. Nel 1580 Cola Josa (Sosa)[43] nasceva a Celenza Valfortore, in provincia di Capitanata. Il medico Giuseppe Antonio Josa, nipote di Cola, nel 1670 si sposava in Carlantino, allora Casale di Celenza, e qui fissava la sua nuova dimora. Battezzato in Celenza Valfortore in data 01 agosto 1648 e deceduto in Carlantino in data 01 ottobre 1677, sposava il 06 ottobre 1670 Chiara Olivelli, figlia di Giambattista e di Angela Coscia, appartenente ad un'antica e nobile famiglia del Regno di Napoli, proprietaria di diversi terreni ex Feudo in zona di Capitanata.[44]. Nel 1711 l'arcivescovo di Benevento, Cardinale Orsini[45], futuro Papa Benedetto XIII, restava a lungo ospite nella casa di Carlantino della famiglia Josa[46].

Il magnifico Giuseppe Josa di Carlantino era avvocato fiscale, banchiere[47] e vicario amministratore del Regio Demanio di Campobasso[48]. Figlio di Giovanni (nato nel 1671 e morto nel 1714) e di Angela Orsi, nasceva a Carlantino il 23 Febbraio 1699, dove moriva il 29 Aprile 1776. Sposava il 18 Giugno 1720 Eleonora Pinto. Il Demanio Regio era, per la dottrina giuridica meridionale, il patrimonio della Corona che non era stato oggetto di alienazione o di concessione. In questo senso il termine demanium era riservato dalle fonti legislative ai beni non concessi in feudo. Giuseppe Josa svolse la prestigiosa ed influente funzione di reggente della Vicarìa di Campobasso in un momento storico delicato per la vita di questa città. Infatti, Marcello Carafa [1], erede del duca Mario Carafa, da poco era entrato in possesso dei feudi di Jelsi e di Campobasso. Si trattava di un'eredità gravata da moltissimi debiti, che si aggiravano complessivamente intorno ai 70-80.000 ducati. L'apprezzo dei beni feudali, fatto dal Regio ingegnere Giuseppe Stendardo alla morte di Mario Carafa, risultava essere di 29.318 ducati per il feudo di Jelsi e di 102.841 ducati per il feudo di Campobasso. Per questi motivi, nel 1738, i cittadini di Campobasso si ribellarono e chiesero l'annessione della loro città al Demanio Regio, dichiarandosi pronti a pagare il valore stabilito dall'apprezzo. In pratica, un buon numero di borghesi campobassani decise di sfidare il possidente Marcello Carafa, esercitando il diritto di prelazione e cioè offrendo alla Regia Corte la stessa somma per far sì che la città diventasse demaniale e, una volta dipendente direttamente dal potere Regio, potesse essere ricomprata – come consentiva la legislazione vigente – dagli stessi cittadini con il proprio denaro. La causa venne risolta nel 1740 in favore della città molisana, nonostante la dura opposizione del duca Marcello Carafa, rimasto nel frattempo feudatario di Jelsi. Così il 04 Marzo 1742 la comunità di Campobasso riscattava la città e si liberava definitivamente dal feudatario Carafa, eleggendo un semplice cittadino a tutela della vita della collettività: Salvatore Romano, contadino di umili origini, garante di una discendenza di ben dodici figli maschi. I cittadini demanisti di Campobasso, finanziati anche dal Banco Josa, anticiparono in questo modo sia la rivoluzione francese che la successiva abolizione della feudalità del 1806. Tra i successori di Giuseppe si distinguevano nel 1700 i figli Michele[49] e Nicola[50] Josa, entrambi banchieri. Il primo era dotto giureconsulto e avvocato napoletano, il secondo noto dottore in filosofia e medicina. Giuseppe Josa[51], primo figlio di Michele, era medico in Campobasso. Giambattista Josa[52], fratello di Giuseppe, era dottor fisico di Scuola Salernitana, protomedico di Campobasso, capitano della Guardia Civica e sindaco di Carlantino, in provincia di Foggia, nel 1813, nel 1827 e nel 1830. Nicola Josa[53] di Michele, nato nel 1786, era medico e sindaco di Carlantino nel 1838 e nel 1848. Elisabetta Josa[54], figlia di Nicola e di Anna Maria Marsico, era la bisnonna paterna di Donato Menichella, direttore generale dell'IRI e governatore della Banca d'Italia dal 1948 al 1960.

Pasquale Josa[55], figlio di Giambattista e di Maria Giuseppa Marsico[56], era avvocato e sindaco per più mandati di Gambatesa, in provincia di Campobasso.

Guglielmo Josa, nipote di Pasquale Josa, nasceva a Gambatesa il 22 dicembre 1870 ed ivi moriva a 91 anni il 20 settembre 1961. Era figlio di Giambattista Josa, medico chirurgo, e di Erminia Rosaria Guglielmi. Aveva una sola sorella, Maria Elisa Josa, nata a Gambatesa il 24 agosto 1872. Quest'ultima sposava il 20 ottobre 1895 Francesco Giacinto Salvatore D'Alessandro, medico chirurgo, figlio del notaio Giovannantonio, proprietario del castello di Capua di Gambatesa [2], e di Adelaide Petruccelli. Guglielmo Josa nel 1896 si laureava in scienze agrarie presso la Scuola superiore di agricoltura di Portici e dal 1899 era chiamato a dirigere per 39 anni la cattedra di agricoltura a Campobasso, sede distaccata di quella dell'Università di Napoli. Il 06 aprile 1924 veniva nominato deputato del Regno nella XXVII Legislatura, il 24 marzo 1929 veniva nominato deputato del Regno nella XXVIII Legislatura, il 01 marzo 1934 veniva nominato senatore del Regno nella XXIX Legislatura e il 23 marzo 1939 veniva di nuovo nominato senatore del Regno nella XXX Legislatura. Nel luglio 1928, nel governo Mussolini, era sottosegretario di Stato per l'Agricoltura al Ministero dell'economia nazionale, ministro Alessandro Martelli. Nel settembre 1929, nel governo Mussolini, era sottosegretario di Stato al Ministero delle corporazioni, ministro Giuseppe Bottai. Era membro del Consiglio Superiore dell'Economia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nonché membro della Commissione per le petizioni nel 1936, della Commissione dell'economia corporativa e dell'autarchia nel 1939 e segretario della Commissione dell'agricoltura dal 1939 al 1943. Era Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia, Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia e Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Era stato negli anni 1931-1934 presidente del Consiglio Provinciale del Molise. Era stato presidente del Consorzio agrario cooperativo molisano. Era stato, inoltre, membro del Consiglio superiore per l'istruzione agraria (1919-1920), della Commissione permanente per le risaie, della Commissione per le case operaie. Aveva fondato l'istituto agrario di Larino. Guglielmo Josa, Accademico dei Georgofili di Firenze, era amico personale di Giovanni Agnelli (1866-1945), patriarca delle famiglia Agnelli e fondatore della FIAT, di Dino Grandi, ministro degli Affari Esteri, Guardasigilli e ambasciatore a Londra, di Renato Angiolillo, fondatore, editore e direttore del quotidiano Il Tempo, di Giovanni Giuriati, presidente della Camera dei deputati e più volte ministro durante il ventennio fascista, nonché di Giuseppe Bottai, governatore di Roma, governatore di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni e ministro dell'Educazione Nazionale. Autore di numerose monografie di scienze agrarie e di molteplici interventi in Parlamento per l'agricoltura italiana. Innovatore delle pratiche agrarie, dal 1899 in poi, pubblicava più di un centinaio di trattati di agricoltura ed agraria sperimentale. A partire dal 1937 collaborava a diverse riviste di agricoltura. I suoi sforzi scientifici si concentrarono verso l'allevamento del bestiame, l'ovicoltura e la frutticoltura. Il risultato migliore di questi saggi resta il “frutteto sperimentale” da lui istituito in agro di Gambatesa. Personalità ancorata ai sani principi, era stato uno dei pochi a rifiutare la pensione di deputato elargita dalla Repubblica Italiana. In omaggio al suo grande valore tecnico ed alla sua integrità di uomo, il comune di Gambatesa intitolava la Scuola Media Statale in sua memoria[57].

Gaetano Josa[58], ultimo figlio di Giambattista e di Maria Giuseppa Marsico, era vice pretore del Regno e più volte sindaco di Carlantino.

Giambattista Josa[59], figlio di Gaetano e di Giovannina De Simone[60], era professore universitario, Cav. medico ufficiale dell'Aquila Reale, medico della Croce Rossa e capo reparto degli Ospedali Militari.

Alfonso Josa[61], fratello più piccolo di Giambattista, era avvocato, vice prefetto vicario di Foggia, di Pieve di Cadore e di Reggio Calabria, membro della deputazione provinciale di Foggia e presidente della Reale Commissione per la ricostruzione di Messina e Reggio Calabria, distrutte dal catastrofico terremoto del 1908.

Tra i rappresentanti dell'illustre ramo di Carlantino, ricco anche di uomini di Chiesa[62], figurano Gaetano, Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Ufficiale superiore delle Forze Armate, e Girolamo, nato nel 1944, figli di Gennaro Carlo Domenico Josa[63], ultimogenito di Gaetano Josa.

Tra gli esponenti più importanti della famiglia si menzionano Massimo Iosa Ghini, architetto e designer di fama internazionale, figlio di Renzo Ghini e Lucia Iosa, ambasciatore del design italiano nel mondo [3]; Antonio Iosa, fondatore e presidente del Circolo culturale Carlo Perini, al quale il Comune di Milano nel 2002 conferiva l'Ambrogino d'oro[4]; Marco Iosa, scienziato della Fondazione Santa Lucia di Roma [5], Ospedale di Neuroriabilitazione, docente di Biomeccanica e Analisi quantitativa all'Università degli studi di Roma Tor Vergata, figlio di Aldo, già consigliere della IX Circoscrizione di Roma, nipote di Nilo e Fausto Iosa, due icone del tifo calcistico dell'AS Roma[6].

Stemma nobiliareModifica

L'antica arma della famiglia Iosa era rappresentata da uno scudo sannitico inquartato in decusse d'argento e d'azzurro[64][65][66].[7]

NoteModifica

  1. ^ pp. 116-120 Libro V - Arrigo di Abbate, ovvero la Sicilia dal 1296 al 1313 / pel Cav. Giuseppe Di Cesare – Stamperia nella Pietà de' Turchini strada Medina n. 17 – Napoli 1833 - Biblioteca Lucchesi Palli – Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III – Napoli.
  2. ^ a b pp. 42-43 Tomo V – Anno II – Parte Sicilia - Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia 1833 – Dalla Tipografia di Filippo Solli- Palermo 1833 – Harvard College Library The Gift of Achibald Cary Coolidge.
  3. ^ Vol. 466, pag. 342; Vol. 467, pp. 11-112-180; Vol. 739, pag. 67/A e Vol. 1028, pag. 95 Schedari dello studio araldico Guelfo Guelfi Camajani di Firenze.
  4. ^ Libro 4, Cap. 5 – De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius – di Goffredo Malaterra.
  5. ^ Rosario Gregorio, Volume II, elenco «baronum et feudatariorum» - Bibliotheca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub Aragonum imperio retulere – Palermo 1791-92, pp. 464-470.
  6. ^ Il "Magnum Capibrevium" dei Feudi Maggiori di Giovan Luca Barberi, a cura di Giovanna Stalteri Ragusa, Tomi 2, Palermo 1993.
  7. ^ a b pag. 147, nota numero 71, Sulla datazione della «Descriptio Feudorum sub Rege Friderico» (1335) e dell’«Adohamentum sub Rege Ludovico» (1345) di Antonino Marrone, Palermo: «Mediterranea. Ricerche storiche», 2004.
  8. ^ "Roderigo Sosa o Josa, per aver combattuto con il Gran Conte Ruggero, ebbe come ricompensa il Feudo di Raululia (chiamata poi Ramulia ed oggi Camastra), allorquando, terminato l'assedio di Agrigento e presa la fortezza di San Giovanni il 25 Luglio 1098, vennero strappate al Camutto Emiro de' Saraceni “Undici Terre circonvicine” alla città di Agrigento. Fra queste terre Raululia". Libro 4, Cap. 5 – De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius – di Goffredo Malaterra.
  9. ^ Tomo VI, parte II pp. 47-48 – Annali d'Italia – di Ludovico Antonio Muratori.
  10. ^ "Le famiglie feudali", pag. 402, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  11. ^ pag. 18, Ruoli del 1296 – Sicilia Nobilis sive nomina et cognomina Comitum, Baronum et feudatariorum Regni Siciliae anno 1296 sub Friderico II vulgo III et anno 1408 sub Martino II Siciliae Regibus, di Bartolomeo Muscia, apud Haeredes Corbelletti, Roma 1692. Il gesuita Giovanni, Maria Amato, figlio del Principe di Galati e Duca di Caccamo, nel 1692 scriveva sotto lo pseudonimo di Bartolomeo Muscia.
  12. ^ Volume Secondo pag. 116 - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches - Editore Mario Gregorio, Ristampa 2013. L'opera venne originalmente stampata nel 1924 a Palermo dalla Scuola Tipografica "Boccone del povero".
  13. ^ La masseria fortificata di Bordonaro Soprano in Gangi, Studi e ricerche storiche a cura di Salvatore Farinella 2014.
  14. ^ voce I Feudi, pp. 467-475-523 e 524, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  15. ^ pp. 41-42, 240-241, 349 e 356 Volume Terzo - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio, Ristampa 2013.
  16. ^ a b c d e voce "Le famiglie feudali", pp. 401-402, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  17. ^ Volume Secondo pag. 116 - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio, Ristampa 2013.
  18. ^ I capibrevi di Giovan Luca Barberi. I feudi dei tre Valli di Sicilia, 3 Volumi, Editore Società Storia Patria Palermo, Ristampa anastatica, 1985.
  19. ^ Libro VI, Volume II, pag. 290 – Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche nobili del Regno di Sicilia – di Filadelfo Mugnos – Palermo- Messina 1647-1670, Editore Arnaldo Forni, Ristampa anastatica, Sala Bolognese 2007.
  20. ^ voce "I Feudi", pag. 475, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  21. ^ pp. 241 e 356 Volume Terzo - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio - Ristampa 2013.
  22. ^ Volume Secondo pag. 116 - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio, Ristampa 2013.
  23. ^ Libro III pag. 359 – Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche – di Filadelfo Mugnos – Palermo- Messina, 1647-1670, Editore Arnaldo Forni, Ristampa anastatica, Sala Bolognese, 2007.
  24. ^ pag. 227 Nobiliario della città di Messina di Giuseppe Galuppi – Napoli 1877, Editore Arnaldo Forni, Ristampa anastatica, Sala Bolognese 2007.
  25. ^ Archivio di Stato di Palermo Rc, reg. 43, c. 205v., P, reg. 24, c. 30v., Rc, reg. 56, c. 53r; P, reg. 28, c. 30r., Rc, reg. 61, c. 36r; P, reg. 30, c. 30r., Rc, reg. 66, c. 56v., P, reg. 32. c. 22r. e Rc, reg. 70, c. 264 in “Il notaio Vitale de Filesio, vicesecreto di Agrigento nell’età dei Martini (1392-1410)” di Patrizia Sardina, Palermo: «Mediterranea. Ricerche storiche», 2006.
  26. ^ Libro III pag. 359 – Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche – di Filadelfo Mugnos – Palermo- Messina 1647-1670, Editore Arnaldo Forni, Ristampa anastatica, Sala Bolognese, 2007.
  27. ^ pag. 133 Nobiltà di Stato: famiglie e identità aristocratiche del tardo Medioevo. La Sicilia di Igor Mineo - Donzelli Editore, Roma 2001.
  28. ^ pag. 93, sui de Sosa, Il tabulario del monastero di San Benedetto da Catania (1299–1633) di M. L. Gangemi, presentazione di Salvatore Tramontana, Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1999.
  29. ^ Acta Sicula-Aragonensia II: Documenti sulla luogotenenza di Federico d'Aragona a cura di F. Giunta, A. Giuffrida, Palermo 1972, pp. 90-91.
  30. ^ "Repertorio degli atti di Cancelleria del Regno di Sicilia dal 1282 al 1377", pag. 93, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  31. ^ voce "I Feudi", pag. 493, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  32. ^ pp. 176 e 242 Volume Terzo - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio - Ristampa 2013.
  33. ^ Fatto di Gagliano, Volume IV, Capitolo XXXIV, Paragrafo V pp. 67-70, Somma della storia di Sicilia di Niccolò Palmeri – Stamperia Francesco Spampianato 1840.
  34. ^ Il Fatto di Gagliano è raccontato anche dalla pag. 214 alla pag. 218 nel Tomo IV - Storia Civile - Parte Quarta - della Storia generale della Sicilia di A. Francesco Ferrara - Palermo - presso Lorenzo Dato M.DCCC.XXXI – Biblioteca Regia Monacensis, Monaco di Baviera – Biblioteca della Regia Casa in Napoli.
  35. ^ a b Le due deche dell'historia di Sicilia del R.P.M. Tommaso Fazello – Siciliano, dell'Ordine de' Predicatori – Tradotte dal Latino in lingua Toscana dal P.M. Remigio Fiorentino, del medesimo Ordine – in Venetia appresso Domenico, et Gio. Battista Guerra, fratelli. M.D.LXXIIII - Libro IX - Capitolo III “Di Federico Secondo Re di Sicilia, falsamente detto Terzo” pp. 1375-1378.
  36. ^ pag. 85 Il Progresso delle scienze delle lettere e delle arti - Opera periodica compilata a cura di Giuseppe Ricciardi - Volume IV – II anno – romanzo storico - Napoli, pe' tipi della Minerva strada s. Anna de' Lombardi num.° 10, 1833, The New York Publiclibrary 88021 – Astor, Lenox and Tilden Foundations 1887 – The Astor Library. - NY.
  37. ^ Tomo IV - Storia Civile - Parte Quarta - della Storia generale della Sicilia di A. Francesco Ferrara, pp. 214 -218 - Palermo - presso Lorenzo Dato M.DCCC.XXXI – Biblioteca Regia Monacensis, Monaco di Baviera – Biblioteca della Regia Casa in Napoli.
  38. ^ Libro V - Arrigo di Abbate, ovvero la Sicilia dal 1296 al 1313 / pel Cav. Giuseppe Di Cesare, pp. 116-120 – Stamperia nella Pietà de' Turchini strada Medina n. 17– Napoli 1833 - Biblioteca Lucchesi Palli – Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III – Napoli.
  39. ^ voce "I Feudi", pag. 493, in Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390) di Antonino Marrone – Palermo: Mediterranea. Ricerche storiche, 2006.
  40. ^ Volume Quarto pag. 118 - La Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni - di Francesco San Martino De Spucches – Palermo 1924, Editore Mario Gregorio - Ristampa 2013.
  41. ^ I feudatari Sosa erano tra i pochi feudatari o eredi di feudatari siciliani che figurano sia nella «Descriptio Feudorum sub Rege Friderico» (1335) che nell'«Adohamentum sub Rege Ludovico» (1345). PP. 123-168 Sulla datazione della «Descriptio Feudorum sub Rege Friderico» (1335) e dell’ «Adohamentum sub Rege Ludovico» (1345) di Antonino Marrone, Palermo: «Mediterranea. Ricerche storiche», 2004.
  42. ^ pp. 196-197 Capitolo VIII – "Il Feudo di Celenza durante il Governo dei Baroni della Famiglia Mazzaccara" - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  43. ^ Cola Josa, nato nel 1580, da cui derivò il ramo della famiglia di Carlantino in provincia di Foggia, aveva due fratelli: Francesco Josa, nato a Celenza Valfortore nel 1585, e Sebastiano Josa. Da Francesco derivò il ramo della famiglia Josa di Celenza Valfortore, in provincia di Foggia, e quello di Macchia Valfortore, in provincia di Campobasso. Da Sebastiano derivò il ramo della famiglia Josa di Casalnuovo Monterotaro, in provincia di Foggia. Oggi gli Iosa sono presenti principalmente in Puglia, in Emilia Romagna, in Umbria, in Veneto e nel Lazio. Gli Iosa si trovano, in minima parte, anche in Molise, Basilicata, Campania, Sicilia, Marche, Liguria, Piemonte e Lombardia. Inoltre, gli Iosa sono presenti, in numero assai ristretto, anche negli U.S.A. in Florida, in South Carolina, in Connecticut e in Massachusetts.
  44. ^ pag. 197 Capitolo VIII – Il Feudo di Celenza durante il Governo dei Baroni della Famiglia Mazzaccara - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  45. ^ pp. 175-176 Capitolo VII – La Platea Orsini - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  46. ^ pag. 187 Capitolo VII – La Platea Orsini - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  47. ^ In merito all'attività di banchiere di Giuseppe Josa si menzionano i suoi “Libri di conti 1713-1776”, custoditi nell'Archivio di Stato di Campobasso e di Lucera (FG), nonché nell'antica libreria della casa Josa di Carlantino. I “Libri di conti”, continuati anche dal figlio Michele Arcangelo Saverio Josa, erano attinenti ai prestiti elargiti, con un tasso di interesse che oscillava dal 3% al 8%, dalla stessa famiglia Josa a persone della Puglia, del Molise e della Campania. In particolare, il dottor Giuseppe Josa, iniziatore dell'attività bancaria in famiglia, espletava la sua azione di prestiti finanziari ad iniziare dal 1713, all'età di appena 14 anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1776. La sua attività di banchiere, esercitata ancora in assenza di un solido sistema bancario, spaziava in un'area territoriale molto vasta, che comprendeva Carlantino, Celenza Valfortore, Macchia Valfortore, Casalnuovo Monterotaro, Castelnuovo della Daunia, Castelvetere in Val Fortore e Campobasso, località un tempo in provincia di Capitanata, implicando rapporti intensi non solo con il potere economico, ma anche con quello politico-amministrativo. Tutti i prestiti a favore della gente comune, dei potenti dell'epoca e dei cittadini demanisti di Campobasso, venivano elargiti dal Banco Josa a mezzo di atti notarili che tuttora sono reperibili negli Archivi di Stato della Capitanata e del Molise. Nel periodo del “decennio francese”, durante il Regno di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, sul trono napoletano dal 1806 al 1808, oltre alla creazione di nuovi organi istituzionali tra cui il Consiglio di Stato, furono emanati provvedimenti legislativi di particolare importanza, tra cui il Decreto di eversione della Feudalità, con il quale furono abolite tutte le istituzioni feudali. Il sistema feudale che si era diffuso nel Regno di Napoli molto più tardi rispetto all’Italia settentrionale veniva considerato come uno dei maggiori ostacoli alla rigenerazione dello Stato: la sua abolizione, pertanto, si rendeva necessaria per il processo di riforma del sistema finanziario e fiscale e per rendere uniforme l’amministrazione dei Comuni. Con la promulgazione della Legge 02 Agosto 1806 sull'Abolizione della Feudalità, la famiglia Josa perdeva - in poco tempo - una parte dell'immensa fortuna economico-finanziaria derivante principalmente dall'attività bancaria svolta in oltre un secolo di storia, atteso che molti debiti contratti regolarmente dalla gente vennero cancellati con la ristrutturazione amministrativa napoleonica, la quale nel 1806 aveva anche spostato il capoluogo provinciale di Capitanata da Lucera a Foggia e aveva dato autonomia amministrativa al Contado del Molise, elevando Campobasso a capoluogo provinciale. M. Palumbo, I comuni meridionali prima e dopo le leggi eversive della feudalità: feudi, università, comuni, demani, 2 Volumi, Cerignola 1910-1916, Ristampa anastatica, editore Arnaldo Forni, Sala Bolognese 1999. A. Perrella, L'eversione della feudalita nel napolitano: dottrine che vi prelusero, storia, legislazione e giurisprudenza, Tip. De Gaglia & Nebbia, Campobasso 1906, Ristampa anastatica, editore Arnaldo Forni, Sala Bolognese 1974. R. Trifone, Feudi e demani. Eversione della feudalita nelle provincie napoletane: dottrine, storia, legislazione e giurisprudenza, Società editrice libraria, Milano 1909. Pasquale Villani, Mezzogiorno tra riforme e rivoluzione, Laterza, Bari 1962. Pasquale Villani, La feudalità dalla riforme all'eversione, in «Clio», 1965, pp. 600–622.
  48. ^ pp. 196-202 Capitolo VIII – Il Feudo di Celenza durante il Governo dei Baroni della Famiglia Mazzaccara - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997. Il Marchese Gaetano Mazzaccara, proprietario del feudo di Celenza, nel 1740 garantiva con i bene feudali e burgensatici un prestito di mille ducati d'argento, elargito da Giuseppe Iosa di Carlantino a suo zio paterno, don Antonio Mazzaccara, per dotare le figlie di quest'ultimo, donna Teresa e donna Saveria, entrate definitivamente in religione da suore. I Marchesi Mazzaccara restituivano il prestito, maggiorato di interessi, a don Giuseppe Josa di Carlantino solo nel 1759 quando furono costretti, su istanza dei creditori e per autorizzazione regia, a vendere il Feudo di Celenza al Barone Filippo Donnarumma. PP. 203-204 Capitolo IX – Acquisto del Feudo di Celenza da parte della famiglia Donnarumma. Fine della Feudalità con la famiglia Giliberti nella terra di Celenza e Casale di Carlentino - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997. Volume I pp. 335-351 – Due Documenti per la storia cittadina di Renata De Benedittis – in Campobasso Capoluogo del Molise, a cura di Renato Lalli, Norberto Lombardi, Giorgio Palmieri – Palladino Editore, Campobasso 2008. Grande Archivio di Stato di Napoli, Biografie de' magistrati de' vari tribunali dall'anno 1707 al 1740, f. 125. Nota di fatto e ragioni per l'Ill. Principe di Tarsia con D. M. C., Napoli 1730. Risposta alle ingiuste e strane pretenzioni proposte dall'Ill. Duca D. M. C. per impedire il Regio Demanio domandato dalli cittadini di Campobasso, Napoli 1740. R. Trifone, Le Giunte di Stato a Napoli nel sec. XVIII, Napoli 1909, pp. 64 e ss. - M. Schipa, Il Regno di Napoli al tempo di Carlo di Borbone, Milano-Roma-Napoli 1923, I, pp. 57, 305. R. Aiello, La vita politica napol. sotto Carlo di Borbone, in Storia di Napoli, VII, Napoli 1972, pp. 494, 525, 531, 620. P. Litta, Le famiglie celebri ital., s. v. Carafa di Napoli, tav. XXX. Albino Pasquale, Biografie e ritratti degli Uomini illustri della Provincia di Molise, Campobasso 1864. Bellini D. (D’Attelis-Bellini), Memorie istoriche e documenti della Città di Campobasso dalla sua origine alla metà del secolo decimottavo, Firenze 1869. Colapietra R., Profilo storico-critico del Molise da Federico II ai giorni nostri, Arti Grafiche la Regione, Ripalimosani (CB) 1977. D’Andrea Umberto, Campobasso dai tempi del Viceregno all’eversione del feudalesimo. Appunti e documenti sulla topografia storica di Campobasso, Casamari, Tipografia dell’Abazia, 1984. D’Andrea Umberto, La storiografia molisana dai tempi di Giambattista Masciotta ai nostri giorni, 1914-1989, Frosinone, Casamari, 1990. D’Attellis F. - Bellini D., Memorie istoriche di Campobasso, Firenze 1869. Galanti M. G., Descrizione dello stato antico ed attuale del contado di Molise, Napoli 1781. Gasdia Vincenzo Eduardo, Storia di Campobasso, Verona Linotipia Veronese Ghidini e Fiorini, 1960. Mancini Antonio, Comunisti e Demanisti, Società Tipografica Molisana F.lli Petrucciani, Campobasso 1937. Masciotta Giambattista, Il Molise dalle origini ai nostri giorni. Il circondario di Campobasso, vol. II, Napoli, L. Pietro, 1915. Stendardo Giuseppe, Apprezzo dei beni feudali e burgenzatici con la descrizione della città di Campobasso nell’anno 1732 dell’Ingegnere Giuseppe Stendardo, Biblioteca provinciale “P. Albino” Fondo manoscritti, 1751.
  49. ^ In merito all'attività di banchiere di Michele Arcangelo Saverio Josa si menzionano gli “Atti e Libri 1776-1821”, custoditi nell'Archivio di Stato di Campobasso e di Lucera (FG), nonché nell'antica libreria della casa Josa di Carlantino. Gli “Atti e Libri 1776-1821” intitolati “Nec prece nec pretio”, sono relativi alla sua attività di banchiere. Essi, per la loro importanza storica, sono stati ristrutturati e microfilmati dallo Stato Italiano. Negli anni 1780 e 1781, Filippo Mazzaccara, figlio del Marchese Carlo Mazzaccara, chiedeva e otteneva in prestito, con le dovute garanzie vantate sul Feudo di Celenza, dall'avvocato Michele Arcangelo Saverio Josa la somma complessiva di mille ducati d'argento. PP. 206-207 Capitolo IX – Acquisto del Feudo di Celenza da parte della famiglia Donnarumma. Fine della Feudalità con la famiglia Giliberti nella terra di Celenza e Casale di Carlentino - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  50. ^ Si conservano nella casa Josa di Carlantino la sua pergamena di laurea in filosofia e medicina e alcuni suoi pregiati manoscritti. Tra questi si ricorda “Privilegium sub die 21 9bris 1758 cum igitur Mag.cus D. Nicolaus JOSA terra Carlandini Provincia Capitanatae...”. Inoltre, Nicola Josa coadiuvava il padre Giuseppe nell'attività di banchiere. Pag. 203 Capitolo IX – Acquisto del Feudo di Celenza da parte della famiglia Donnarumma. Fine della Feudalità con la famiglia Giliberti nella terra di Celenza e Casale di Carlentino - in Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  51. ^ Giuseppe Josa sposava in prime nozze Maria Irene Colucci, figlia di Francesco e di Marianna di Vito, dalla quale ebbe nove figli; in seconde nozze Ippolita D'Alena, figlia di Giuseppe e di Maddalena Fiorilli, dalla quale ebbe sei figli.
  52. ^ Giambattista Josa nel 1818 ergeva a Confraternita la Cappella della S.S. Annunziata di Carlantino, ex voto, dopo aver superato, quale capitano della Guardia Civica, notevoli avversità da lui vissute durante i funesti eventi della Repubblica Napoletana del 1799. Giambattista Josa, durante la rivoluzione partenopea, aveva combattuto a fianco del Cardinale Fabrizio Dionigi Ruffo, comandante dell'Esercito della Santa Fede. Giambattista Josa, alla sua morte nel 1836, veniva sepolto all'interno della Chiesa di San Donato V. e M. di Carlantino. Ancora oggi si trova murata nella menzionata Chiesa pugliese una sua lapide sulla parete orientale a destra di chi entra per la porta principale. Nella casa di Carlantino si conservano parte della sua antica libreria, la sua pergamena di laurea in medicina, parte di una sua divisa e i due ritratti d'epoca, suo e della moglie (olio su tela 98⨯78). PP. 220, 234-235, 242-243, 245, Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  53. ^ Nicola Josa sposava Anna Maria Marsico di Campobasso, figlia del dott. Domenico e di Isabella Piacci. Anna Maria Marsico, sorella di Maria Giuseppa Marsico, moriva in Carlantino in data 30 Ottobre 1866. Le sue spoglie venivano tumulate nella Chiesa di San Donato V. e M. di Carlantino nell'apposita fossa per le donne, innanzi all'altare di San Matteo di patronato della famiglia Josa. Una lapide nel muro nella Chiesa di San Donato V. e M. ne perpetua il ricordo. PP. 220, 241-243, 250 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  54. ^ Elisabetta Josa, figlia di Nicola Josa, sposava il 04 Febbraio 1833 l'avvocato Michele Pingue di Biccari, in provincia di Foggia, figlio di Pasquale e di Annamaria Di Giovanni. Dal loro matrimonio nasceva a Biccari (FG) il 14 Gennaio 1834 Maria Anna Teresa Maddalena Pingue, la quale il 04 Agosto 1853 sposava Donato Menichella di Biccari. Dalla menzionata coppia nasceva Vincenzo, padre di Donato Menichella, direttore generale dell'IRI e governatore della Banca d'Italia dopo il 1948. A casa Menichella veniva custodito il quadro (olio su tela 98⨯78) raffigurante Anna Maria Marsico di Campobasso, madre di Elisabetta Josa. Il brigantaggio dauno e la banda dei Vardarelli nel Regno di Napoli tra cronaca e storia in Puglia, Molise e Campania nel primo ventennio del secolo XIX di Angelo Coscia, Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 2000.
  55. ^ Pasquale Josa sposava il 26 Giugno 1845 Elisabetta Beatrice Pascale di Gambatesa, figlia di Federico e di Marianna Montanari di Gambatesa. La coppia aveva un solo figlio, Giambattista Josa, nato a Gambatesa il 19 Dicembre 1847 ed ivi deceduto in data 08 maggio 1918. Giambattista Josa, medico chirurgo, aveva sposato il 15 Aprile 1869 Erminia Rosaria Guglielmi di Gambatesa, figlia di Nicola, medico cerusico, e di Arcangela Maselli.
  56. ^ Maria Giuseppa Marsico e Anna Maria Marsico di Campobasso, le quali avevano sposato rispettivamente i fratelli Giambattista e Nicola Josa, figli di Michele Arcangelo Saverio Josa di Carlantino, erano le sorelle di Francesco Marsico, sindaco di Campobasso dal 1811 al 1815.
  57. ^ Portale Storico Camera dei deputati, senatori d'Italia, senatori dell'Italia fascista (dal 05 Novembre 1922 al 06 Febbraio 1943), scheda senatore Guglielmo Josa. Pag. 198 Molisani Milleuno profili e biografie, a cura di Barbara Bertolini e Rita Frattolillo, Edizioni Enne, Campobasso 1998. Volume I pp. 167 e 291, Volume II pp. 92, 97 e 583, Volume III pp. 116, 197, 207 e 211 Campobasso Capoluogo del Molise, a cura di Renato Lalli, Norberto Lombardi, Giorgio Palmieri – Palladino Editore, Campobasso 2008.
  58. ^ Gaetano Josa sposava Giovannina De Simone di Colletorto, in provincia di Campobasso, figlia di Gennaro e di Berenice Colagrossi. Gaetano Josa, ultimo figlio di Giambattista e di Maria Giuseppa Marsico, aveva quattro sorelle: Marzia Maria, nata nel 1809, moglie dell'avvocato Gennaro Tiburzio di Sant'Elia a Pianisi, in provincia di Campobasso; Agnese, nata nel 1811, moglie del dottor fisico Giuseppe D'Ettorres di Castelnuovo della Daunia, in provincia di Foggia; Luisa, nata nel 1814, moglie del giudice Regio di prima classe Girolamo Antonio Giuseppe Sbordone di Cervinara, in provincia di Avellino; Teresina, nata nel 1818, moglie del medico Berardino Mastandrea di Morrone del Sannio, in provincia di Campobasso. Gaetano Josa aveva un solo fratello: Pasquale, nato nel 1920, nonno del noto politico Guglielmo Josa di Gambatesa. Gli eredi di Teresina Josa e di Berardino Mastandrea di Morrone del Sannio (CB), già consigliere provinciale del Molise, si imparentavano più volte con la famiglia dei Principi di Capua (anche de Capua) di Campobasso e con la famiglia Jorio di Morrone del Sannio. PP. 255, 274, 284, 340, 424, 441, 464-465 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  59. ^ Sposava Maria Giuseppa Garofolo di Napoli. Laureato in medicina e chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II il 19 Luglio 1888, diplomato in Francia, Inghilterra, Australia, Canada, Repubblica Argentina, Stati Uniti d'America. Era specialista in varie discipline mediche, tra cui il trattamento specifico della tubercolosi. Nella casa di Carlantino si conservano molti suoi ricordi. In particolare, si conserva la lettera di ringraziamento della Regina Madre Margherita di Savoia, consorte di Umberto I di Savoia, per le cure mediche ricevute da Giambattista Josa. PP. 424, 428-429, 435, 437, 443, e 447 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  60. ^ Giovannina De Simone era la sorella di Pietro Michele De Simone, nato a Carlantino il 09 Ottobre 1837. Pietro Michele De Simone sposava Marzia Emiliana Sbordone, figlia del giudice Regio Girolamo Antonio Giuseppe Sbordone e di Luisa Josa, figlia di Giambattista e di Maria Giuseppa Marsico. Dal matrimonio tra Pietro Michele De Simone e Marzia Emiliana Sbordone nascevano tredici figli, tra questi Nicola De Simone. Quest'ultimo, giovane medico, perfezionava la sua professionalità nello studio del dottor Giambattista Sbordone, suo zio materno, professore universitario, illustre oculista in Napoli e medico ufficiale dell'Aquila Reale. Nicola De Simone, Tenente Colonnello medico in Foligno (PG), lasciava la carriera militare e rinunciava all'invito del comune di Foligno a restare come libero professionista in quella città, per operare in Carlantino, suo paese natale, ove raccoglieva strepitosi successi nella cura degli occhi tra la gente del posto e quella dei paesi e province vicine che sempre più accorrevano in Carlantino per richiedere le sue cure. La cittadinanza di Carlantino, in sua memoria, gli intitolava una strada dove si trova la sua casa natale. PP. 443, 447, 456, 464, 472, 481, 490, 499, 503, 540, 545-546, 551, 575, 577, 579-580 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997.
  61. ^ Alfonso Josa, dopo aver terminato gli studi ginnasiali e liceali nel Convitto Nazionale Ruggero Bonghi di Lucera (FG) con “Menzione onorevole”, nel 1887, a 21 anni, conseguiva con il massimo dei voti la laurea in legge presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Nella casa di Carlantino si conservano molti suoi ricordi. In particolare, si custodisce la sua foto con il futuro Re d'Italia, Umberto II di Savoia, in occasione di una cerimonia solenne a Pieve di Cadore (BL).
  62. ^ pp. 124, 143, 166, 418, 450, 455, 473, 491, 531, 551, 555, 557, 569 e 602 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997. Gli argenti sacri di Carlantino e Celenza Valfortore, a cura di don Vincenzo Onorato e di don Luigi Tommasone, Gerni Editori, San Severo 2002. Don Giovan Battista Josa, arciprete e rettore curato. Riceveva nel 1711 in Carlantino la visita apostolica del Cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo metropolita dell'Arcidiocesi di Benevento, futuro Papa Benedetto XIII. Designava la mensa rettorale della Chiesa San Donato V. e M. di Carlantino (FG), dove veniva tumulato nel 1714. Don Giovanni Josa, sacerdote ed economo curato. Don Giambattista Josa, sacerdote ed economo curato. Don Pasquale Saverio Josa, sacerdote ed economo curato. Alla sua morte nel 1810 veniva sepolto nella Cappella della S.S. Annunziata di Carlantino. Don Giovanni Josa, sacerdote e vicario foraneo della Forania di Celenza Valfortore (FG). Don Ernesto Pasquale Amedeo Josa, arciprete. Era stato v. curato dal 1903 al 1913 e parroco dal 1913 al 1939. Pubblicava “Cenni storici su Carlantino”, Tipografia Scepi, Lucera 1928. Don Giuseppe Emiliano Josa, sacerdote e dottor teologo.
  63. ^ Gennaro Carlo Domenico Josa, proprietario terriero e titolare dell'Ufficio Postetelegrafico di Carlantino dal 1899, sposava Mariannina Pinto, direttrice U.L.A., figlia di Girolamo e di Annunziata De Maria. Dalla loro unione nascevano sei figli: Giovannina Ernestina, Alfonsina, Gaetano Ernesto, Ernestina, Maria Giuseppa e Girolamo. Gennaro Carlo Domenico Josa ereditava la casa di Carlantino e la sua libreria, nonché parte degli antichi terreni di famiglia. Ancora oggi una contrada, dove si trova un esteso terreno pianeggiante-olivetato, posto lungo la sponda del fiume Fortore, porta il nome di don Gennaro. Maria Giuseppina Josa, sorella maggiore di Giambattista, Alfonso e Gennaro Carlo Domenico, sposava Luigi Annunziata Francesco Fantetti di Morrone del Sannio, in provincia di Campobasso, figlio di Nicola, sottoprefetto di Larino, e di Michela Iamele di Celenza Valfortore. Dalla coppia nascevano tre figli: Gaetano, Nicola e Michele. Il comune di Casacalenda, in provincia di Campobasso, dopo un encomio solenne del 1917, intitolava una strada in memoria di Nicola e Michele Fantetti. Nella casa di Carlantino si conservano le medaglie al V.M. dei tre fratelli Fantetti e i loro cimeli della guerra mondiale del 1915-1918. Pag. 459 Carlantino tra storia e cronaca, nel contesto dell'antica Apulia e della Valfortore dalle origini alla metà del XX secolo di Angelo Coscia – Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 1997; I quaderni del capitano Fantetti, memorie di un reduce della Grande Guerra tra cronaca e storia nell'Italia contemporanea di Angelo Coscia - Tipografia “San Giorgio” Editrice, Campobasso 2018.
  64. ^ Nobiliario della città di Messina di Giuseppe Galuppi – Napoli 1877, Editore Arnaldo Forni, Ristampa anastatica, Sala Bolognese 2007.
  65. ^ Notizie e stemmi relativi alle famiglie nobili siciliane, indice generale.
  66. ^ Voce "Iosa, Josa e Sosa", Volumi I e II, Il nobiliario di Sicilia di Antonino Mango di Casalgerardo, A. Reber Editore, Libreria internazionale, Palermo 1912-15.
  Portale Storia di famiglia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia di famiglia