Fatma Sultan (figlia di Ahmed III)

Principessa ottomana

Fatma Sultan (turco ottomano: فاطمہ سلطان, "colei che si astiene"; Costantinopoli, 22 settembre 1704Costantinopoli, maggio 1733) è stata una principessa ottomana, figlia del sultano Ahmed III e della sua consorte Emetullah Kadın. Fu una delle persone più influenti durante il Periodo dei tulipani.

OriginiModifica

Fatma Sultan nacque il 22 settembre 1704 a Costantinopoli, nel Palazzo Topkapi. Suo padre era il sultano ottomano Ahmed III e sua madre Emetullah Kadın, Prima consorte imperiale[1]. Era la primogenita di suo padre e la sua figlia prediletta. Era nota per essere molto bella, con lunghi capelli neri e occhi scuri[2][3][4].

Primo matrimonioModifica

Nel 1709, all'età di cinque anni, venne data in sposa a Silahdar Şehid Ali Pasha. Il matrimonio si tenne l'11 maggio e le feste durarono fino al 20. Alla coppia venne fatto dono del Palazzo Valide Sultan e Ali Pasha venne promosso visir, Kaymakam e infine, nel 1713, Gran Visir. Nel frattempo, la principessa, troppo giovane, continuò a vivere coi genitori a Palazzo. Fatma rimase vedova a dodici anni, nel 1716, quando suo marito venne ucciso nella battaglia di Petervaradino, e il matrimonio rimase non consumato[5][6][7][8][9].

Secondo matrimonioModifica

Il 22 febbraio 1717 Fatma sposò Nevşehirli Ibrahim Pasha (che aveva divorziato dalla prima moglie per sposarla), che per l'occasione ricevette in dono una pelliccia di zibellino dal sultano. La sposa aveva 12 anni e lo sposo circa 50, più vecchio del padre di lei. Il matrimonio venne consumato durante il 1718.

Il 9 maggio 1718, Ibrahim divenne Gran Visir.[10][11]

Nonostante la differenza di età, il matrimonio si rivelò molto felice. Ibrahim era molto innamorato della moglie, le scriveva poesie ed esaudiva ogni sua richiesta, mentre Fatma era nota per essere incredibilmente gelosa del marito, e chiedeva in continuazione a suo padre se lui le era fedele o meno[3]. Insieme ebbero due figli e due figlie.

La coppia era molto ricca, possedendo più palazzi in città, e molto influente, al punto che vennero considerati i veri sovrani durante l'Era dei Tulipani[12][13][14].

In particolare, Fatma aveva una grande influenza sia su suo marito che su suo padre, riceveva ambasciatori stranieri e fungeva da intermediaria fra loro e il resto della corte. Un ambasciatore francese si lamentò del fatto che ottenere il favore di Fatma era l'unico modo per avere udienza col sultano o col Gran Visir.

Fatma era anche nota per il suo favore verso i francesi. Aveva legami con l'ambasciata francese e con il marchese Villeneuve, ambasciatore alla corte ottomana, aiutò un console imprigionato, che la ringrazio con tre bottoni di diamanti dopo la sua liberazione, e spinse suo padre a schierarsi con la Francia in vista della Guerra Russo-austriaca-turca. Introdusse anche per la prima volta abitudini e abiti francesi nell'harem ottomano, tendenza che si svilupperà poi negli anni seguenti.[13]

Nel 1730 scoppiò la rivolta Patrona Halil, che avrebbe portato alla deposizione di suo padre a favore del nipote Mahmud I, figlio di suo fratello maggiore Mustafa II. Il marito di Fatma venne ucciso mentre tentava di salvare il sultano e il suo trono.

Fatma venne invece rinchiusa nel Palazzo Çırağan, e le sue proprietà e ricchezze confiscate, perché il nuovo governo temeva potesse tentare di reinsediare suo padre.[15][16]

MorteModifica

Fatma Sultan morì nel Palazzo Çırağan nel maggio 1733. Venne sepolta nel mausoleo Turhan Sultan nella Yeni Cami[13].

DiscendenzaModifica

Dal suo secondo matrimonio, Fatma Sultan ebbe due figli e due figlie:[13][14][17]

  • Sultanzade Mehmed Paşah (1718? - 16 giugno 1778)
  • Sultanzade Genç Mehmed Bey (marzo 1723 - 1737)
  • Fatma Hanımsultan (? - 1765). Ebbe un figlio, Mehmed Bey, che sposò sua cugina Hatice Hanımsultan, figlia di Saliha Sultan.
  • Heybetullah Hanımsultan (? - 1774)

BeneficenzaModifica

Fatma costruì due fontane, una nel 1726 vicino al Palazzo Ibrahim Pasha, che porta il suo nome; e una nel 1728 a Üsküdar[18][19].

Costruì inoltre la Moschea Fatma Sultan nel quartiere Eminönü, e commissionò diverse letture coraniche.[20]

Cultura popolareModifica

NoteModifica

  1. ^ Secondo D.A. Alderson, nel suo "The Structure of the Ottoman Dynasty", sua madre era invece un'altra consorte, Ayşe Mihri Behri Kadın, ma questa informazione è stata screditata
  2. ^ Sakaoğlu 2008, p. 416 - 422
  3. ^ a b Uluçay 2011, p. 131.
  4. ^ Topal, Mehmet (2001). Silahdar Findiklili Mehmed Agha Nusretnâme: Tahlil ve Metin (1106-1133/1695-1721). p. 668.
  5. ^ Sancar, Asli (128). Ottoman Women: Myth and Reality. Light, Incorporated. p. 2007. ISBN 978-1-597-84115-3.
  6. ^ Uluçay 2011, p. 130-31.
  7. ^ Duindam, Artan & Kunt 2011, p. 368.
  8. ^ Akçetin, Elif; Faroqhi, Suraiya (October 20, 2017). Living the Good Life: Consumption in the Qing and Ottoman Empires of the Eighteenth Century. BRILL. pp. 414–15. ISBN 978-9-004-35345-9.
  9. ^ Sakaoğlu 2008, p. 425.
  10. ^ Sakaoğlu 2008, p. 426.
  11. ^ Duindam, Artan & Kunt 2011, p. 360
  12. ^ Duindam, Artan & Kunt 2011, p. 368
  13. ^ a b c d Sakaoğlu 2008, p. 427.
  14. ^ a b Uluçay 2011, p. 132
  15. ^ Keskiner 2012, p. 58.
  16. ^ Uluçay 2011, p. 131-32.
  17. ^ Ahmed III, in The Structure of the Ottoman Dynasty, D.A. Alderson
  18. ^ Uluçay 2011, p. 132.
  19. ^ Sakaoğlu 2008, p. 429.
  20. ^ FATMA SULTAN CAMİİ İstanbul Bâbıâli'de XVIII. yüzyılda yaptırılan cami., su İslam Ansiklopedisi. URL consultato il 13 aprile 2020.

BibliografiaModifica

  • Duindam, Jeroen; Artan, Tülay; Kunt, Metin (August 11, 2011). Royal Courts in Dynastic States and Empires: A Global Perspective. BRILL. ISBN 978-9-004-20622-9.
  • Keskiner, Philippe Bora (2012). Sultan Ahmed III (r.1703-1730) as a Calligrapher and Patron of Calligraphy.
  • Sakaoğlu, Necdet (2008). Bu mülkün kadın sultanları: Vâlide sultanlar, hâtunlar, hasekiler, kadınefendiler, sultanefendiler. Oğlak Yayıncılık. ISBN 978-9-753-29623-6.
  • Uluçay, Mustafa Çağatay (2011). Padişahların kadınları ve kızları. Ankara, Ötüken.
Controllo di autoritàVIAF (EN77464651 · CERL cnp00849757 · LCCN (ENn2016016744 · GND (DE132078937 · WorldCat Identities (ENlccn-n2016016744