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Federazione Ciclistica Italiana Logo fci.jpg
DisciplinaCycling (road) pictogram.svg Ciclismo
Fondazione1885 a Pavia
NazioneItalia Italia
ConfederazioneUCI
UEC
SedeItalia Roma
PresidenteItalia Renato Di Rocco
Sito ufficiale

La Federazione Ciclistica Italiana o F.C.I. è l'organismo di governo del ciclismo in Italia in tutte le sue specialità e categorie (professionisti, dilettanti, juniores, allievi, esordienti, amatori e diversamente abili). Costituita nel 1885 con sede a Roma, ha personalità giuridica di diritto privato, è affiliata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano[1][2] e rappresenta l'Italia nell'UCI[2].

In ambito internazionale è tra le federazioni più vittoriose avendo vinto, tra i maggiori trofei, 24 titoli di campione del mondo su strada (19 uomini, 5 donne), 12 di inseguimento individuale maschile su pista e 6 a squadre nonché 12 di velocità maschile su pista.

Inoltre, cinque ciclisti italiani, quattro dei quali uomini (Giuseppe Olmo, Fausto Coppi, Ercole Baldini e Francesco Moser) e una donna (Maria Cressari) hanno stabilito il record dell'ora.

StoriaModifica

Le società attive nel 1884

La nascita dell'Unione Velocipedistica ItalianaModifica

La Federazione Ciclistica Italiana nacque, con il nome di Unione Velocipedistica Italiana, a Pavia il 6 dicembre 1885 attraverso l'unione di 17 società ciclistiche, già operanti da tempo in Italia in forma autonoma.[3] Nella seconda metà del 1884, un anno prima della nascita della FCI, risultavano regolarmente costituite 25 società ciclistiche: la più antica di esse era il Veloce Club Fiorentino di Firenze, nato nel 1870, mentre Milano e Torino ospitavano ciascuna tre società di velocipedisti.

Un primo tentativo di unire e coordinare l'attività di queste società sportive fu svolto in occasione delle gare allestite dal Comitato Sportivo della Esposizione Generale Italiana di Torino, in programma dal 23 al 25 agosto del 1884. Su iniziativa dell'avvocato Brignone, segretario del VC Torino, si riunirono i rappresentanti di dodici società che, dopo una complessa e conflittuale riunione, firmarono un verbale che precisava, tra l'altro, che il 26 agosto 1884 era stata fondata l'Unione Velocipedistica Italiana. Questa organizzazione però non operò mai, non avendo risolto alcuni aspetti allora dirimenti, come le problematiche legate al professionismo, all'attività amatoriale e alla sede della nascente organizzazione.

A distanza di un anno, per iniziativa del nobile Ernesto Nessi, presidente del Veloce Club Como, si pensò alla creazione di un Veloce Club Nazionale, con sezioni (o comitati) sul tipo di quelli creati dal Club Alpino Italiano. Prevalse questa volta lo spirito unitario e all'Assemblea costitutiva dell'UVI, il 6 e 7 dicembre 1885, parteciparono diciassette società che trovarono l'accordo su uno statuto nel quale, per evitare le divisioni dell'anno precedente, vengono mutuate norme che regolavano l'attività in Inghilterra, Francia e Germania.

Il presidente dell'Unione Velocipedistica Italiana era Ernesto Nessi, il maggior animatore dell'iniziativa. L'avvocato Edoardo Coopmans de Yoldi fu scelto come segretario e Como diventò la sede del massimo ente ciclistico nazionale. Dopo un anno Nessi abbandonò la presidenza e al suo posto fu eletto Agostino Biglione di Viarigi, che nominò come segretario l'avvocato Gustavo Brignone, già animatore del fallito esperimento del 1884. La coppia, superando lo scetticismo dei più, riuscì a preparare la nascente associazione al primo grande scoglio, il sorgere del Touring Club Italiano, costituito nel 1894 proprio per propagandare l'attività cicloturistica. L'Unione in risposta decise, nel Congresso di Verona del 1896, di dedicarsi principalmente all'attività agonistica.

Intanto, a partire dal 1892, si tenevano i primi campionati federali di ciclismo su pista. Nel frattempo la presidenza passò da Biglione di Viargi ad Arturo Cortesi e, dopo neanche un anno, a Carlo Cavanenghi (Alessandria 1859 - Mantova 02/09/1912), riconosciuto indiscutibilmente come padre putativo del ciclismo italiano. Cavanenghi fu presidente dell'UVI ininterrottamente dal 1898 al 1912 e lavorò con due segretari, Mario Bruzzone, fino al 1905, ed Ernesto Bobbio.

Cavanenghi e La Gazzetta dello SportModifica

Nel 1890 l'UVI fu tra le promotrici della fondazione dell'Unione Ciclistica Internazionale, la Federazione internazionale che fissò la sua prima sede ad Alessandria. Fu di questo periodo anche la scelta di legare le sorti del ciclismo agonistico in Italia alle fortune del giornale La Gazzetta dello Sport. Il consiglio direttivo, uscito dalle elezioni di Alessandria nel 1898, quello che portò all'elezione di Cavanenghi, era infatti convinto che soltanto legandosi ad un mezzo di comunicazione come La Gazzetta dello Sport era possibile dare un nuovo, decisivo impulso all'attività. Grazie a questo connubio in poco tempo nacquero alcune delle corse diventate classiche nel corso degli anni, come il Giro di Lombardia (1905), la Milano-Sanremo (1907) e il Giro d'Italia (1909).

Sotto la guida di Cavanenghi l'UVI compì, a cavallo del 1900, grandi progressi, al punto da festeggiare i primi 25 anni di vita, nel 1910 con il seguente bilancio: 294 società affiliate, 1961 corridori non classificati, 541 dilettanti, 185 professionisti. A tre anni prima risaliva peraltro la prima edizione dei campionati federali su strada.

I primi anni del secolo furono anche quelli dei primi successi sportivi ed organizzativi. Dal punto di vista agonistico i corridori italiani si distinsero per affermazioni al Giro d'Italia e nelle corse italiane (Luigi Ganna e Giovanni Gerbi), ma anche all'estero, con Maurice Garin, italiano negli anni del successo alla Parigi-Roubaix (ma non quando si impose alla prima edizione del Tour de France nel 1903, avendo già preso la cittadinanza francese). Le prime affermazioni su pista le ottenne Francesco Verri ai Giochi del Decennale del 1906.

Dal punto di vista organizzativo il prestigio internazionale della UVI all'inizio del Novecento fu tale che in 10 anni per due volte i Campionati del mondo di ciclismo su pista vennero assegnati alla città di Roma, nel 1902 e nel 1911. L'edizione del 1902 si svolse sull'ellisse del velodromo di Porta Salaria, alla presenza di Vittorio Emanuele III che donò un orologio d'oro con insegne reali e brillanti al vincitore. Il successo della manifestazione fu tale che l'Unione Velocipedistica Italiana fu indicata come federazione modello.

La nascita della Federazione Ciclistica ItalianaModifica

Nel 1912 scomparve Cavanenghi, al suo posto fu nominato l'avvocato Pietro Robutti che rimase in carica fino al 1915, quando una nuova crisi federale, legata all'atteggiamento da tenere nei confronti della Gazzetta dello Sport, ormai importante organizzatore oltreché giornale di informazione sportiva, portò alle dimissioni di tutto il Consiglio direttivo dell'UVI. Geo Davidson, candidato delle società liguri, fu nominato presidente. Luigi Scala diventò segretario e la sede dell'Unione fu trasferita a Genova. Tuttavia, su iniziativa di un gruppo di società torinesi "ribelli", nacque una federazione alternativa, chiamata Federazione Ciclistica Italiana. La guerra bloccò l'attività di entrambe le associazioni e ulteriori polemiche.

Alla fine del conflitto l'Unione Velocipedistica e la Federazione Ciclistica si riconciliano e l'attività agonistica tornò a livelli tali di eccellenza che gli anni a cavallo delle due guerre sono ricordati come il periodo eroico del ciclismo italiano.

Le vittorie olimpiche e mondialiModifica

Ai Giochi olimpici del 1920 ad Anversa il quartetto azzurro formato da Primo Magnani, Arnaldo Carli, Ruggero Ferrario e Franco Giorgetti vinse la prova dell'inseguimento a squadre. Quattro anni più tardi, ai Giochi olimpici di Parigi, quando Francesco Zucchetti, Angelo De Martini, Alfredo Dinale e Aleardo Menegazzi ripeterono il trionfo nell'inseguimento a squadre.

Nel 1926 nell'ambito della ristrutturazione dello sport italiano da parte del regime fascista, al CONI fu assegnato il compito di nominare i dirigenti delle diverse federazioni. I successi degli anni precedenti della UVI convinsero i dirigenti fascisti a confermare nel suo ruolo il presidente Geo Davidson. Lo stesso anno, per la terza volta dalla loro istituzione, furono assegnati all'Italia i Mondiali di ciclismo, gli ultimi aperti soltanto ai dilettanti.

Nel 1927 si celebrò in Germania, a Nürburgring, il primo mondiale strada professionistico, che vide il trionfo del ciclismo azzurro: primo Alfredo Binda, secondo Costante Girardengo, terzo Domenico Piemontesi, quarto Gaetano Belloni. Quelli a cavallo tra le due guerre furono gli anni di Binda, Girardengo, Learco Guerra, Ottavio Bottecchia e dei tanti campioni che contribuirono a rendere questo sport popolare in Italia e ammirato nel mondo. Nacque, su strada e su pista, il mito del ciclismo italiano e di una Federazione in grado di lottare sempre per il successo. Un mito che si alimentò con i grandi dualismi fino ai giorni nostri: Alfredo Binda e Learco Guerra, Gino Bartali e Fausto Coppi, Felice Gimondi e Gianbattista Baronchelli, Francesco Moser e Giuseppe Saronni, Claudio Chiappucci e Gianni Bugno.

Nel 1929 il CONI spostò tutte le sedi delle Federazioni a Roma. In quell'occasione fu indicato un commissario straordinario dell'UVI, l'onorevole Augusto Turati che restò in carica un anno; nel 1930 fu nominato un nuovo presidente, l'onorevole Alberto Garelli, e un nuovo segretario, Vittorio Spositi. Nel 1932 l'Unione Velocipedistica Italiana ottenne nuovamente i Campionati del mondo. L'UVI. realizzò a Roma una pista in legno montata al centro dello Stadio Nazionale e su questo anello il belga Jef Scherens, conquistò il primo dei suoi sette titoli mondiali della velocità professionisti. Binda si aggiudicò il terzo titolo mondiale su strada e Giuseppe Martano si laureò per la seconda volta campione dei dilettanti.

Nel settembre del 1933 il CONI nominò presidente dell'UVI l'ex campione Federico Momo, diventato grande ufficiale, al quale fu affiancato, nella qualità di segretario, Mario Ferretti. Momo si rese protagonista di una profonda ristrutturazione della UVI, soprattutto nella designazione di nuovi dirigenti territoriali. Restò in carica fino al 1937, anno in cui il CONI affidò la presidenza al generale Franco Antonelli che restò in sella finché, allo scoppio della guerra, non fu spedito sul fronte africano.

La Federazione nel secondo dopoguerraModifica

Alla reggenza della Federazione fu promosso allora Adriano Rodoni, fino a quel momento responsabile dei dilettanti della strada.[3] Iniziò così il "regno" di Rodoni, che durò per 40 anni, dal 1940 al 1981 con solo alcune piccole pause. Un regno durante il quale la Federazione cambiò profondamente, passando dai primi difficili momenti del dopoguerra fino quasi al traguardo dei 100 anni di vita (1985).[4]

I primi anni del secondo dopoguerra, per quanto difficili, trovarono nel ciclismo e nei successi della Nazionale con Coppi e Bartali un motivo per ricompattare un Paese dilaniato da 20 anni di dittatura, dall'invasione nazista e della guerra civile strisciante. L'ormai celebre episodio dell'attentato a Palmiro Togliatti e del contemporaneo successo di Bartali al Tour del 1948 permette di capire il clima dell'epoca; soprattutto l'importanza che questo sport aveva ormai raggiunto nella cultura italiana. Il Giro d'Italia di quegli anni rappresentava uno straordinario mezzo di crescita culturale e unificazione, diventando spesso il collante per un rinnovato orgoglio nazionale, nonché la possibilità di apertura verso l'esterno per diverse zone d'Italia.[5]

Durante la presidenza di Rodoni, nel 1964 l'UVI cambiò definitivamente il proprio nome in Federazione Ciclistica Italiana.

Fondamentale in questo lungo periodo l’apporto della Federazione (forte anche dei successi sportivi ottenuti e della personalità prorompente del Presidentissimo), il contributo alla ricostruzione morale, tecnica, politica ed organizzativa delle Istituzioni sportive. Adriano Rodoni fu uno dei primi collaboratori di Giulio Onesti, incaricato nel secondo dopoguerra di rifondare e rilanciare il CONI. Nel 1953, pur sapendo di toccare un tasto dolente, lo stesso Rodoni intraprese una dura campagna contro l’uso degli stimolanti, divenendo così il primo vero pioniere della lotta a tutto campo al doping.

A livello internazionale di rilievo l’impegno della Federazione nel 1965 allorché il CIO minacciò di escludere il ciclismo dai programmi dei Giochi, per via della presenza dei professionisti. Rodoni si impegno a trovare i voti indispensabili per creare due distinte Federazioni (dilettanti e professionisti) all’interno dell’UCI, così da mettere in sicurezza la presenza di questo sport all’interno del programma olimpico. [6]

Dati storiciModifica

Presidenti e segretari generaliModifica

Presidente dal al note Segretario Generale dal al
Ernesto Nessi 1885 1886 Edoardo Coopmans de Yoldi 1885 1886
Agostino Biglione di Viarigi 1886 1897 Gustavo Brignone 1886 1897
Arturo Cortesi 1897 1898 Mario Bruzzone 1897 1905
Carlo Cavanenghi 1898 1912
Ernesto Bobbio 1905 1915
Pietro Robutti 1912 1915
Geo Davidson 1915 1927 Luigi Scala 1915 1915
Domenico Camerani Carlo Missaglia 1915 1927
Ernesto Torrusio 1927 1929 Alfredo Bersani 1927 1928
Augusto Turati 1929 1930 Vittorio Spositi 1929 1934
Alberto Garelli 1930 1933
Federico Momo 1933 1936
Mario Ferretti 1934 1942
Franco Antonelli 1937 1940
Adriano Rodoni 1940 1943 Rodolfo Magnani 1942 1945
Giuseppe Micci 1944 1945 Reggente CONI
Adriano Rodoni 1944 1945 Reggente CONI – Alta Italia
Pietro Baldassarre 1945 1945 Reggente CONI
Pietro Baldassarre 1945 1946 Giuseppe Stinchelli 1945 1949
Luigi Bertolino 1945 1946
Adriano Rodoni 1945 1946
Enrico Vignolini 1946 1946 Commissario
Adriano Rodoni 1946 1955
Rodolfo Magnani 1950 1969
Angelo Farina 1955 1956
Adriano Rodoni 1956 1981
Giuliano Pacciarelli 1970 1981
Agostino Omini 1981 1995
Gaston Fortin 1982 1983
Renato Di Rocco 1983 1997
Raffaele Carlesso 1995 1997
Gian Carlo Ceruti 1997 2005 Marcello Standoli 1997 2001
Alessandro Pica 2001 2005
Renato Di Rocco 2005 in carica Maria Cristina Gabriotti 2005 attuale

[1][2]

Sedi federaliModifica

  • 1885 Como
  • 1886 Torino
  • 1898 Genova, poi Alessandria e Milano
  • 1929 Roma

Organigramma 2017-2020Modifica

Consiglio FederaleModifica

  • Presidente onorario: Alfredo Martini
  • Presidente: Renato Di Rocco
  • Vice Presidente Vicario: Daniela Isetti (eletta in rappresentanza dei Tecnici)
  • Vice Presidenti: Rocco Marchegiano, Michele Gamba
  • Consiglieri
    • In rappresentanza degli Affiliati: Maurizio Ciucci, Gian Paolo Fantoni, Gianantonio Crisafulli, Bruno Battistella, Corrado Lodi
    • In rappresentanza degli Atleti: Federico Campoli, Elena Valentini
    • Membri Italiani U.C.I.: Renato Di Rocco (Vice Presidente UCI, Presidente della Commissione Pista, Vice Presidente del Consiglio della Fondazione del Centro Mondiale del Ciclismo, membro della Commissione Professionisti, membro Commissione Remunerazione), Daniela Isetti (membro della Commissione Donne), Elena Valentini (membro della Commissione MTB), Rossella Bonfanti (membro Commissione Giudici di Gara), Roberto Rancilio (membro della Commissione Paraciclismo), Maria Laura Guardamagna (membro della Commissione Disciplinare), Marc Cavaliero (membro della Commissione Etica), Gianluca Santilli (membro della Commissione Economia e Marketing)
    • Membri Italiani U.E.C.: Enrico Della Casa (Segretario Generale), Cordiano Dagnoni (Commissione Strada), Mario Minervino e Fabio Perego (Delegati Tecnici), Elena Valentini (Commissione Fuoristrada/MTB)
  • Segretario generale: Maria Cristina Gabriotti

Collegio dei Revisori dei ContiModifica

  • Presidente: Simone Mannelli
  • Componenti effettivi: Marina Maria Assunta Protopapa e Domenico Tudini - Nomina CONI

Quadri TecniciModifica

  • Davide Cassani - CT Strada Professionisti e Direttore Tecnico Squadre Nazionali
  • Marco Velo - Collaboratore tecnico squadra-crono professionisti
  • Edoardo Salvoldi - CT strada-pista femminile
  • Pierangelo Cristini - Collaboratore Tecnico Settore Pista Femminile
  • Paolo Sangalli - Collaboratore Tecnico Settore Strada Femminile
  • Marco Villa - CT Pista Maschile
  • Fabio Masotti - Collaboratore Tecnico Pista Maschile
  • Marino Amadori - CT Strada Maschile Under 23
  • Rino De Candido - CT Settore Strada Juniores
  • Roberto Vernassa - CT tecnico DH
  • Mirko Celestino - CT XCO e XCM
  • Angelo Rocchetti - CT Trials
  • Fausto Scotti - CT Settore Ciclocross
  • Luigi Bielli - Collaboratore Tecnico Settore Ciclocross e CT Ciclismo Indoor
  • Tommaso Lupi - CT BMX
  • Marco Barini - Collaboratore Tecnico BMX Race
  • Federico Ravizzini - Collaboratore Tecnico BMX Race
  • Mario Valentini CT per il Coordinamento del Settore Ciclismo Paralimpico
  • Fabrizio Di Somma - Collaboratore Tecnico Ciclismo Paralimpico
  • Fabio Triboli - Collaboratore Tecnico Ciclismo Paralimpico
  • Gianni Fratarcangeli - Collaboratore Tecnico Ciclismo Paralimpico
  • Federico Ventura - CT BMX Free Style
  • Massimiliano Landini - Collaboratore tecnico BMX Free Style
  • Silvia Epis - Direttore Tecnico Settore Nazionale Giovanile

Settori FederaliModifica

  • Settore Amatoriale e Cicloturistico: Renzo Pizzolato (Presidente)
  • Settore Studi: Giovanni Bruno (Presidente)
  • Settore Giovanile: Fabrizio Cazzola (Presidente)
  • Settore New Media e Comunicazione: Marco Pasquetti (Presidente)

Commissioni federaliModifica

  • Commissione Strada - Pista: Ruggero Cazzaniga (Presidente)
  • Commissione Fuoristrada: Paolo Garniga (Presidente)
  • Commissione Nazionale Giudici di Gara: Antonio Michele Pagliara (Presidente Designatore)
  • Commissione Ciclismo Paralimpico: Roberto Rancilio (Responsabile)
  • Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza: Roberto Sgalla (Responsabile)
  • Commissione Tutela della Salute: Roberto Marciano (Responsabile e Medico Federale)
  • Commissione Vigilanza Società Professionistiche: Gianfranco Allegretti (Coordinatore)
  • Commissione Nazionale Elettorale: Riccardo De Corato (Presidente)
  • Commissione Benemerenze: Gesualdo Di Bella (Presidente)
  • Commissione Società Sportive: Oreste Moretti (Responsabile)

Autorità GaranteModifica

  • Avv. Ezio Tomellini (Presidente)
  • Ruggero Cazzaniga (Componente per la Struttura Tecnica Federale)
  • Antonio Pagliara (Componente per la Commissione Nazionale Giudici di Gara)

Struttura della Giustizia SportivaModifica

  • Commissione Federale di Garanzia: Dott. Mario Villani (Presidente)
  • Tribunale Federale - 1ª Sezione: Avv. Salvatore Minardi (Presidente)
  • Tribunale Federale - 2ª Sezione: Avv. Adriano Simonetti (Presidente)
  • Corte Federale D'Appello - 1ª Sezione: Avv. Antonio Villani (Presidente)
  • Corte Federale D'Appello - 2ª Sezione: Avv. Jacopo Tognon (Presidente)
  • Giudice Sportivo Nazionale: Avv. Pasquale De Palma (Titolare)
  • Corte Sportiva D'Appello: Avv. Paolo Padoin (Presidente)
  • Ufficio della Procura Federale: Nicola Capozzoli (Procuratore Federale)

CategorieModifica

La Federazione ciclistica italiana, al fine di organizzare e razionalizzare l'attività, riconosce, per i propri tesserati, le seguenti categorie:

Promozione giovanile
  • G1: 7 anni
  • G2: 8 anni
  • G3: 9 anni
  • G4: 10 anni
  • G5: 11 anni
  • G6: 12 anni
Categorie agonistiche
  • Esordienti: 13-14 anni
  • Allievi: 15-16 anni
  • Juniores: 17-18 anni
  • Uomini Under-23: 19-22 anni
  • Uomini Elite: 23-27 anni
  • Donna Elite: 19 anni e oltre
Categorie amatoriali
  • Junior Sport: 17-18 anni
  • Elite Sport: 19-29 anni
  • Master Gold (ex agonisti)
  • Master 1: 30-34 anni
  • Master 2: 35-39 anni
  • Master 3: 40-44 anni
  • Master 4: 45-49 anni
  • Master 5: 50-54 anni
  • Master 6: 55-59 anni
  • Master 7: 60-64 anni
  • Master 8: 65 e oltre
  • Master Women Junior: 17-18 anni
  • Master Women 1: 19-39 anni
  • Master Women 2: 40-54 anni
  • Master Women 3: 55 anni e oltre
  • Cicloturista: 13 anni e oltre
Paraciclismo
  • Handbike 1
  • Handbike 2
  • Handbike 3
  • Handbike 4
  • Triciclo 1
  • Triciclo 2
  • MC1 Ciclismo 1
  • MC2 Ciclismo 2
  • MC3 Ciclismo 3
  • MC4 Ciclismo 4
  • MC5 Ciclismo 5
  • Non/Ipo vedenti maschile

Circuiti e gare federaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di ciclismo su strada dell'Italia, Nazionale di ciclismo su pista dell'Italia e Campionati italiani di ciclismo.

Circuiti e manifestazioni di proprietà della Federazione Ciclistica Italiana.

StradaModifica

  • Campionato italiano Crono a squadre
  • Campionato italiano Crono individuale

PistaModifica

ProfessionistiModifica

AmatoriModifica

  • Campionato Italiano Master Strada
  • Campionato Italiano Cronosquadre
  • Campionato Italiano della Montagna
  • Campionato Italiano Granfondo e Fondo
  • Campionato Italiano Fondo e Mediofondo Cicloturismo
  • Campionato Italiano Pista
  • Campionato Italiano Cicloturismo Individuale
  • Campionato Italiano Cicloturistico di Società
  • Coppa Italia Cicloturismo

FuoristradaModifica

  • Campionati Italiani
  • Marathon Tour
  • Coppa Italia MTB
  • Internazionali d'Italia
  • Coppa Italia Trial
  • Coppa Italia DH MTB
  • Giro d'Italia CicloCross
  • Campionato Italiano Trial

BMXModifica

  • Campionati Italiani
  • Circuito Italiano

GiovanileModifica

  • Meeting nazionale di Società per Giovanissimi

HandbikeModifica

  • Campionato Italiano paralimpico
  • Campionato Italiano Strada e Crono
  • Giro d'Italia Handbike

NoteModifica

  1. ^ a b sito coni, pagina dedicata alla FCI
  2. ^ a b c sito Federazione Ciclistica Italiana Archiviato il 24 gennaio 2012 in Internet Archive., Statuto FCI
  3. ^ a b sito Federazione Ciclistica Italiana Archiviato il 20 febbraio 2011 in Internet Archive., Terza Pagina, la Storia
  4. ^ per una storia dettagliata della presidenza Rodoni, vedi Rodoni il Monarca, di Sergio Giuntini - Lancillotto e Nausica, n. 3 2004
  5. ^ Per la storia sociale del ciclismo nel primo e secondo dopoguerra L'Italia del Giro d'Italia, di Daniele Marchesini, ed. Il Mulino
  6. ^ Ricordo di Rodoni nel trentesimo anniversario della morte : F.C.I. – C.R.LOMBARDIA, su www.federciclismolombardia.it. URL consultato il 15 novembre 2017.

Collegamenti esterniModifica

Sito ufficialeModifica

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