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Federconsorzi
Federazione italiana dei consorzi agrari
Sede federconsorzi nel 2018.jpg
Sede storica di Federconsorzi a Roma, Piazza Indipendenza.
AbbreviazioneFEDIT
Tipocooperativa di secondo grado
Fondazione10 aprile 1892 a Piacenza
Scioglimentoin crisi dal 1991
Scopostrumento di acquisti collettivi
Sede centraleItalia Roma

La Federconsorzi è il nome con cui è normalmente nota la Federazione italiana dei consorzi agrari, istituzione che nel suo secolo di vita passò da istituzione privata ad organo fondamentale della politica agricola statale, per tornare poi ad una struttura privatistica fino ad essere travolta nel 1991 da una vicenda scandalosa e da una crisi irreversibile[1].

Indice

Fondazione e periodo inizialeModifica

La Federconsorzi fu fondata il 10 aprile 1892 a Piacenza. Frutto dell'incontro della borghesia illuminata, di educazione mazziniana, e degli ambienti più aperti dell'esperienza cattolica,[1] fu la prima grande svolta dell'agricoltura italiana che affrontava la crisi della devastazione della viticoltura ad opera della fillossera e della peronospora, nonché della crisi del mercato dei cereali per via del commercio internazionale dei grani, reso possibile dall'estendersi delle fattorie nelle pianure americane e dalla messa a cultura di vaste estensioni dell'Ucraina ed agevolato dalla diffusione della navigazione a vapore.

Fin dall'inizio fu costituita come cooperativa di secondo grado, avendo come soci i consorzi agrari, che in alcuni casi conservavano la vecchia denominazione di "comizi agrari". La Federconsorzi fu pensata soprattutto come strumento di acquisti collettivi per ottenere una calmierazione del mercato e una garanzia di qualità, soprattutto nei settori dei fertilizzanti e delle macchine agricole. La Commissione parlamentare di inchiesta, nella sua relazione finale del febbraio 2001, premette ai suoi lavori una ricostruzione storica dei quasi 100 anni di attività e sottolinea che la necessità di coprire il fabbisogno di credito agrario fu la causa prima del sorgere dei consorzi agrari e della loro federazione.

L'origine storica della Federconsorzi viene, infatti, individuata ai Monti frumentari che nel 1863 erano ben 2.051, ma che furono "spazzati via" dalle riforme dirigistiche dello Stato unitario. Altro vanto della Federconsorzi dell'epoca fu l'istituzione delle cattedre ambulanti di agricoltura, una benemerita istituzione per diffondere la conoscenza della scienza agronomica negli ambienti rurali. Il primo direttore generale, poi nominato presidente fu Giovanni Raineri, destinato poi a diventare Ministro dell'Agricoltura. La prima guerra mondiale, con l'importazione massiccia di derrate alimentari dal mercato americano, lanciò la Federconsorzi come importantissimo strumento annonario.

Il periodo fascistaModifica

La Federconsorzi rivestì un ruolo importante tra le due guerre, appoggiando l'intera politica agraria del fascismo.[2] L'economia basata sull'autarchia, attuata successivamente all'assedio societario, favorì la gestione ammassi: il grano e gli altri prodotti essenziali per l'alimentazione della popolazione dovevano essere "ammassati" obbligatoriamente presso i consorzi agrari, in modo da rendere più razionale ed efficiente il settore e mantenere una struttura più facilmente trasformabile in economia di guerra.

La struttura Federconsortile fu dapprima chiamata a sostenere il peso dalla gestione degli ammassi durante il periodo del tesseramento alimentare, poi fu di nuovo lo strumento principale attraverso cui gli Stati Uniti rifornirono dapprima la parte d'Italia via via liberata e poi dell'intera Italia e degli aiuti del piano Marshall concretizzatisi nei fondi E.R.P.. La struttura Federconsortile era rimasta prevalentemente intatta, senza grossi traumi rispetto alla precedente esperienza fascista.

Il dopoguerraModifica

 
Palazzo Pallavicini Rospigliosi, sede della presidenza della Federconsorzi

Alla fine del secondo conflitto mondiale, con il nuovo ordinamento del 1948, i consorzi agrari, governati dalla Federconsorzi, diventano società private ma con accesso al denaro pubblico. Per cui, Paolo Bonomi, fondatore della Coltivatori Diretti, il sindacato degli agricoltori, prende il potere in nome e per conto della Democrazia Cristiana, con lo scopo di controllare soldi e voti, sfruttando la tradizione cattolica dei contadini ed il fatto che il Ministero dell'Agricoltura era e sarebbe rimasto a lungo in mano allo Scudo Crociato. Così facendo, Bonomi diventa uno dei principali baluardi delle forze di centro rispetto alle sinistre.[3]

Epiche furono le battaglie di cultori di scienze agrarie come Manlio Rossi-Doria, giornalisti e polemisti coraggiosi, come Mario Pannunzio, Ernesto Rossi e il settimanale Il Mondo di grandi tribuni parlamentari come Giancarlo Pajetta sulla situazione di privilegi di cui godeva la Federconsorzi, che, fu affermato, determinava l'elezione di un centinaio di parlamentari democristiani. Con l'uscita di scena di Bonomi, l'uomo di potere divenne Arcangelo Lobianco. Nel frattempo, la Federconsorzi perde alcune buone occasioni, si fa soffiare alcune idee come il business del mais e della soia da Ferruzzi e l'organizzazione dei supermercati dalla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue.

La Coldiretti non assicurava più quel serbatoio di voti di una volta e tra l'altro si era posta in netta contrapposizione con i vertici della DC, dai quali non riceveva più consensi; non ebbe dunque la forza di salvare la Federconsorzi dal disfacimento. Tutti questi aspetti negativi non devono però far dimenticare i meriti, pochi o tanti che siano. Federconsorzi è stata per tanti anni pressoché l'unica istituzione che ha operato a favore dell'agricoltura italiana. La struttura commerciale della Federconsorzi contribuì all'affermarsi dell'Anic e poi dell'EniChem Agricoltura nella produzione dei fertilizzanti, soprattutto urea e nitrato d'ammonio.

La crisiModifica

 
Il ministro Giovanni Goria ha commissariato la Federconsorzi.

Secondo la relazione al Senato del 30 luglio 1991, in risposta alle interpellanze ed alle interrogazioni sull'argomento, il ministro dell'agricoltura Giovanni Goria, che provvide al commissariamento della Federconsorzi (17 giugno 1991), la crisi ebbe origine nella gestione del triennio 1988-1990.

Il commissariamento, deciso da Goria dopo tre ore di riunione a porte chiuse a Palazzo Chigi con il presidente del consiglio, il ministro del bilancio, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, con il segretario della Democrazia Cristiana e con Arcangelo Lobianco, presidente della Coldiretti, fu il principio della fine: il mondo bancario pesantemente esposto, revocò tutti i fidi. Il 4 luglio fu avanzata, dai neo nominati commissari di governo, la domanda di concordato preventivo, approvata nel gennaio 1992. Concordato che in seguito fu oggetto di una lunga vicenda giudiziaria.

Il Tribunale civile di Roma in data 18/22 luglio 1991, ammise in soli 15 giorni la Federconsorzi alla procedura, ritenendo idonee le condizioni formali e sostanziali dell'impresa ai sensi dell'art.160 della legge fallimentare. In merito, la commissione parlamentare d'inchiesta si espresse nel seguente modo: "che i tempi del tribunale per l'ammissibilità al concordato Federconsorzi, sono stati eccezionalmente rapidi e benevoli, la prassi dei giudici, era invece restrittiva, infatti, nel triennio 1990/92, fu concessa l'omologazione solo a tredici proposte di concordato preventivo su sessanta richieste, con una percentuale favorevole poco superiore al 20%".

La parte penale seguì due percorsi:

  • uno presso il Tribunale di Roma,[4] per i reati fallimentari inerenti alle attività svolte dagli amministratori fino al commissariamento. Gli imputati sono stati prosciolti per intervenuta prescrizione ex art.129 c.p.p., nell'udienza del 31 marzo 2008 svoltasi presso la I sezione, dopo che era stato riconosciuto dagli stessi, un misero risarcimento danni alle parti civili costituite. Ma la Cassazione, con una sentenza depositata in data 5 marzo 2010, ha rinviato alla Corte d'Appello di Roma per il giudizio di secondo grado gli ex amministratori, i sindaci e i direttori generali della holding agricola. Infatti, per la Suprema Corte, contrariamente al verdetto del Tribunale di Roma del marzo 2008, i reati non possono considerarsi estinti. Pertanto si riapre a distanza di svariati anni il caso Federconsorzi, che fu nei fatti il crack che anticipò l'era di tangentopoli.[5]
  • uno presso il Tribunale di Perugia,[6] per l'attività svolta dagli organi della procedura. L'organo giudicante ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti degli imputati, unitamente alla società che aveva rilevato i beni della Federconsorzi a prezzo vile. In un primo tempo la vicenda vide coinvolti anche Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti,[7] e si concluse solo nel 2006 con la definitiva assoluzione da parte della Corte di Cassazione di Pellegrino Capaldo e di Ivo Greco. Comunque, la Suprema Corte confermava quanto già stabilito dalla Corte d'Appello di Perugia nel settembre 2004, la quale, aveva decretato che i beni della Federconsorzi erano stati venduti ad un prezzo inferiore al loro reale valore, per cui, mancavano all'appello circa 1.100 miliardi di lire. Cesare Geronzi[8] trovò a Perugia un Gip che, pur convinto che fosse avvenuto qualcosa di strano nell'operazione di vendita in blocco del patrimonio, lo ritenne, in quanto direttore generale del Banco di Santo Spirito, non responsabile delle decisioni prese dal consiglio di amministrazione e dal presidente della banca. Il procuratore generale di Perugia, presentò appello contro il suo proscioglimento, perché riteneva che il direttore generale non fosse una figura secondaria e passiva. Il Tribunale ritenne inammissibile l'appello perché ritenuto tardivo.

Tra i professionisti che si sono succeduti nelle cariche della procedura si segnalano Nicola Picardi, Enrico Gabrielli e Sergio Scicchitano. A distanza di anni dall'apertura della procedura non è ancora possibile prevedere quando la stessa troverà termine. Nel frattempo sul mercato finanziario secondario di Londra vi è stato un largo passaggio delle posizioni creditorie con importi veramente cospicui.[9]

La Commissione Poli BortoneModifica

 
Il ministro Adriana Poli Bortone ha disposto un'inchiesta ministeriale.

La Commissione d'indagine ministeriale, istituita dal Ministro delle risorse agricole Poli Bortone, con decreto n.34644 del 12 ottobre 1994, ebbe lo scopo di analizzare la situazione che aveva condotto al commissariamento la Federconsorzi. La relazione conclusiva presentata nel mese di giugno 1995 evidenziava le grosse responsabilità del consiglio d'amministrazione, del collegio sindacale, dei vertici delle organizzazioni professionali, Coldiretti e Confagricoltura, che di fatto amministravano l'azienda, e degli organi ministeriali a cui spettavano compiti di vigilanza e controllo.

Una condanna era rivolta al sistema bancario che aveva finanziato la Federconsorzi senza adeguate garanzie e senza aver compiuto nessun'istruttoria al fine di verificare l'entità del rischio che andava ad assumere. Sulle cause del crack i membri della commissione così espressero le loro valutazioni:

«il dissesto della Federconsorzi, ha tra le sue cause, rilevanti carenze gestionali. Gli amministratori e gli organi preposti al controllo dell'azienda, hanno smarrito la via che porta sia all'equilibrio economico d'esercizio, e sia all'equilibrio finanziario e all'efficienza nell'utilizzazione delle risorse. La volontà politica seguita nell'erogazione del credito da parte degli amministratori, è un aspetto da censurare. Si è proceduto ad erogare crediti e ad eseguire altre operazioni finanziarie (copertura perdite), in favore di consorzi agrari in evidente stato di dissesto o addirittura posti in liquidazione coatta amministrativa, oltre che in favore di società controllate e collegate (Polenghi/Fedital). Quindi si è trattato di operazioni per le quali la perdita poteva considerarsi certa. Tale sistema, costituito dalla Federconsorzi e dal complesso dei consorzi come tutt'unico, non poteva essere perseguito oltre i limiti derivanti dagli equilibri di bilancio.»

Per quanto riguarda il tema dei controlli, fissati dall'art.35 del D.Lgs. 1235/48, il quale, prevedeva che alla Federconsorzi ed ai consorzi agrari erano applicabili le disposizioni degli artt. dal 2542 al 2545 del codice civile, per cui, i poteri in essi previsti erano esercitati dal Ministero dell'agricoltura, la commissione rilevava che:

«il Ministero non è andato oltre la presa d'atto della documentazione ricevuta e, tra l'altro, non ha mai esercitato la facoltà d'ispezione o di sospensione delle deliberazioni, né mai è stato sollecitato in tal senso dai sindaci di nomina ministeriale.»

La Banca d'ItaliaModifica

Un controllo che è mancato, secondo quanto accertato dalla commissione ministeriale d'indagine, è stato quello del sistema creditizio, il quale aveva affidato migliaia di miliardi di lire alla Federconsorzi e ai consorzi agrari senza ricevere adeguate garanzie. Le banche giustificarono il comportamento tenuto, rappresentando che ritenevano che lo Stato fosse garante di Fedit. La Banca d'Italia non affrontò mai il problema perché il sistema non sembrava essere messo in dubbio. Quindi, la banca centrale, secondo la sua versione, non ritenne mai di intervenire in merito alle singole operazioni creditizie che le banche effettuavano con la Federconsorzi. Anche le banche estere furono indotte a concedere linee di credito, sull'esempio degli istituti italiani, alla Federconsorzi. Le stesse si allertarono quando scattò il commissariamento poiché solo in quel momento si chiesero perché lo Stato non fosse intervenuto, convinte che la Federconsorzi fosse un ente pubblico.

La Commissione Parlamentare di inchiestaModifica

Il Parlamento italiano istituì con L.n.33 del 2 marzo 1998 una Commissione parlamentare di inchiesta. La relazione di maggioranza della commissione affrontò nella complessa vicenda, anche il tema degli avvenimenti connessi alla liquidazione dell'immenso patrimonio, propendendo, per una sostanziale correttezza dell'operazione riguardante la sola stipula dell'atto quadro. Mentre, nella stessa relazione presentata nel 2001 censurava, tra i vari accadimenti, anche l'ammissione e la relativa omologa del concordato preventivo.

Atto necessario alla conseguente cessio bonorum in favore della Società gestione per il realizzo, la quale fu appositamente costituita dalle maggiori banche creditrici di Federconsorzi. La Commissione ribadiva che la domanda di concordato doveva essere dichiarata irricevibile ed inammissibile, perché lo rendeva impossibile in materia di meritevolezza. Oltretutto, non ne sussisteva una condizione fondamentale riguardo alla sostanziale regolarità contabile. Inoltre, la commissione rilevava che l'impegno dei tre commissari fu finalizzato solo al tentativo di liquidazione volontaria della Federconsorzi e non durò che 48 giorni, sfociando nella sola richiesta di concordato e non sembrò essersi tradotto in alcun beneficio per il ceto creditorio, e pertanto non poteva annullare anni di malgoverno. Di fatto, la condotta degli amministratori della Federconsorzi che avevano cagionato il dissesto, così come risultava da tutti gli atti della procedura, dalla relazione del commissario giudiziale, dall'impostazione dei commissari governativi e dalle consulenze raccolte dal Tribunale, lo rendeva impossibile.

Vent'anni dopo il commissariamentoModifica

Il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan nell'audizione del 25 gennaio 2011 alla Camera[10] ha dichiarato:

«La vicenda Federconsorzi è ad avviso di qualcuno - e io sono fra quelli - lo scandalo maggiore del dopoguerra in Italia, peggio di quello della Banca Romana. Quello che è successo è noto a tutti con le varie accentuazioni. Arriviamo a una conclusione: lo Stato deve al - e qui metto «puntini puntini» - mondo agricolo una cifra iperbolica, che si aggira sugli 800 milioni di euro più le rivalutazioni. Io credo che lo Stato debba tale cifra al mondo agricolo, altri dicono al sistema bancario, per cui ci sarà battaglia. Si tratta infatti di una cifra estremamente significativa. Per dare certezza alla vicenda, visto che le cose semplici mi attraggono, ho sostituito il vecchio commissario, al quale vanno i miei ringraziamenti personali anche perché quando gli telefonai dall'Albania per comunicargli la mia decisione si comportò da signore vero e mi disse: «La ringrazio per avermi lasciato questa opportunità fino ad oggi, sono a disposizione di chi vorrà indicare per tutti gli aiuti del caso». Non mi è capitato tante volte nella mia vita: lo dico perché questo è talmente raro che vale la pena di sottolinearlo. Quindi al generale Marrocco vanno i miei ringraziamenti. Ho provveduto a nominare come commissario un giovane magistrato della Corte dei conti, Andrea Baldanza, affiancato dal commercialista di cui mi fido di più, che finora ha sempre fatto le dichiarazioni dei redditi del sottoscritto senza mai farmi incorrere in una penale. La vicenda è partita, ma è complicatissima, con riflessi di ogni tipo, in ogni campo e in ogni settore. Dovranno rapidamente riuscire a fare una ricognizione - lasciatemelo dire - di quello che è rimasto e iniziare una vertenza che - immagino - sarà difficile con chi deve dare i soldi e chi aspira a ottenerli.»

Per tale scopo, in virtù di quanto recita il decreto Ministeriale datato 9 dicembre 2010, a firma del Ministro Galan, sono stati nominati un commissario ed un sub commissario della Federazione italiana dei consorzi agrari, rispettivamente Andrea Baldanza e Paolo Venuti. Andrea Baldanza, magistrato della Corte dei conti presso la Sezione regionale del controllo per la Regione Abruzzo e Paolo Venuti, dottore commercialista del Circondario del Tribunale di Padova, che ricopre numerosi incarichi di amministrazione e di controllo presso società pubbliche, private e a partecipazione pubblica. «I professionisti dovranno procedere alla ricognizione del contenzioso pendente, in particolare quello nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in ordine ai crediti derivanti dalla rendicontazione della gestione degli ammassi dei prodotti agricoli, nonché il contenzioso promosso dagli ex dipendenti della Federconsorzi e di alcune società da essa controllate, con il compito di definire, anche in via transattiva, i predetti contenziosi.»

Si profilava un'altra vertenza sulla vicenda Federconsorzi, avendo il Ministro per le politiche Agricole, Galan, ricordato che lo Stato è debitore nei confronti del mondo agricolo e ribadendo che il credito deve essere riconosciuto all'agricoltura e non alle banche. Dopo più di 20 anni dal crack si ritorna a parlare dello scandalo Federconsorzi, definito da alcuni la madre di tutte le tangenti. Già nel novembre 2011, l'assemblea dei soci della Fedit, convocata presso il Ministero delle politiche agricole (autore del dissesto della Federconsorzi, unitamente agli amministratori ed al collegio sindacale), ha approvato il bilancio, utile all'ulteriore passo avanti per tornare alla normalizzazione gestionale della fu istituzione. I consorzi agrari che hanno partecipato all'assemblea sono quelli di stretto collegamento alla coldiretti. Le altre organizzazioni degli agricoltori, si sono poste in atteggiamento critico. La posta in gioco è alta (centinaia di milioni di euro), parliamo degli inesigibili crediti verso lo Stato per la gestione degli ammassi di tantissimi anni fa, da tutti ripudiati, tranne che dalla S.G.R.

Già nel 1999 con apposita legge si prevedeva lo scioglimento della Federconsorzi, ossia subito dopo la presentazione del rendiconto che doveva essere effettuato entro sei mesi. Ma sono passati oltre 10 anni. Infatti con un emendamento alla legge mille proroghe del 2010 è stato soppresso l'obbligo di scioglimento della Fedit rendendo liquidabili crediti altrimenti inesigibili. Il Commissario governativo Baldanza, nominato Presidente della Federconsorzi, nonostante ritenuto da alcuni in conflitto di interessi, sostiene che creditore è la Federconsorzi, non come impresa commerciale ma come agente contabile dello Stato. Mentre, il Commissario liquidatore Farenga sostiene che il credito spetta ai creditori (banche). Le banche, del resto si erano rese acquirenti dei beni attraverso S.G.R., lucrando la differenza di prezzo tra il vero valore commerciale e quello d'acquisto, definito dalla Corte d'Appello di Perugia "vile".

Particolarmente danneggiati appaiono gli ex dipendenti Fedit, anche con la rimessa in bonis della Federconsorzi, ma che organizzati hanno dichiarato la volontà di fare chiarezza sulla vicenda attraverso un processo civile intrapreso dai dipendenti nei confronti dell'ex Ministero dell'agricoltura, R.G. 29111/2004.

Dimissioni di Sergio Scicchitano e nomina di Luigi FarengaModifica

Il 22 giugno del 2011 Luigi Farenga è stato nominato, dalla sezione fallimentare del Tribunale di Roma di cui è presidente Ciro Monsurrò, commissario liquidatore di Federconsorzi. Professore di diritto commerciale a Perugia e commissario dell'ex gruppo Cirio, Farenga subentra al dimissionario Sergio Schicchitano. Quest'ultimo ha lasciato l'incarico in seguito all'indagine promossa dalla Procura di Roma sulle false fatturazioni che lo vede coinvolto insieme a Cesare Pambianchi (ex presidente di Confcommercio Roma) e Carlo Mazzieri. Secondo quanto riportato da:blog.panorama.it/italia/, "Scicchitano, è stato liquidatore della Federconsorzi dal 2003 al 2011. Otto anni con al centro il rovente contenzioso sul patrimonio che nel 1993 era finito nelle mani della S.G.R. di Capaldo, attraverso un contestatissimo "atto quadro", ossia un negozio giuridico nullo e illecito, come l'ha definito chiaramente la Corte d'Appello di Perugia nel 2004.

Scicchitano, anziché recuperare i beni, nel 2008 ha firmato una nuova transazione con la S.G.R., rinunciando a tutti i risarcimenti in cambio di crediti risalenti al 1993. Carta straccia, o quasi, da qui il fascicolo aperto nel 2010 a Perugia, e tanti saluti ai creditori e alle "persone che si sono viste portare via il lavoro". Dopo le dimissioni di Scicchitano, il commissario governativo Andrea Baldanza, si è rifiutato di approvare il suo ultimo rendiconto: su 4,5 milioni di uscite nel 2010, i creditori hanno avuto 861,577 euro e 57 centesimi. Il grosso, 2.5 milioni è andato in spese di "contenzioso generale". Mentre per l'intera gestione, in otto anni ci sono stati incassi per 33 milioni e uscite per 55 milioni, ma i creditori ne hanno visti solo 15 di milioni. L'amministrazione, il contenzioso e il compenso del liquidatore, Scicchitano medesimo, si sono presi 40 milioni".

Federconsorzi un fantasma di due decenniModifica

A circa venti anni dal suo forzato disfacimento la Federconsorzi fa ancora parlare di sé. Infatti, il contenzioso pendente nei confronti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in ordine ai crediti derivanti dal rendiconto della gestione degli ammassi dei prodotti agricoli nonché il contenzioso in essere promosso dagli ex dipendenti della Federconsorzi e di alcune società da essa controllate, sembra lontano dalla sua definizione, anche in via transattiva. In sostanza, nessun tribunale, né indagini e processi da cui sono passati nomi illustri, né la Commissione d'inchiesta parlamentare (1998), né quella ministeriale (1994) sono riusciti a venire definitivamente a capo della squallida storia giudiziaria/finanziaria, la quale, ha permesso a pochissimi di arricchirsi e a moltissimi di rimanere a bocca asciutta. L'unica certezza è che la Corte di appello di Roma alla fine del 2010 ha stabilito le modalità di calcolo degli interessi sui crediti vantati per la gestione degli ammassi, dopo che anni addietro i giudici avevano decretato l'esigibilità.

La previsione dello scioglimentoModifica

La legge n. 410 del 1999, all'articolo 5, comma 2,[11] aveva disposto lo scioglimento della Fedit, ai sensi dell'articolo 2544 c.c.,[12][13] era previsto lo scioglimento della vecchia Federconsorzi ma nel 2010 una nuova norma introdotta come emendamento nell'ambito del decreto milleproroghe ha cancellato questo obbligo.[14][15]

Le assemblee societarie del 2011Modifica

Dopo 20 anni in cui in presenza del commissariamento governativo gli organi sociali avevano cessato di funzionare, il nuovo commissario governativo, appoggiato dai consirzi agrari tornati in bonis, ha rilanciato la proposta di non procedere allo scioglimento della Federconsorzi,[16] convocando l'assemblea dei soci per far sì che la vecchia Federconsorzi avesse titolo per rivendicare i crediti nascenti dalle gestioni ammassi. Dopo una prima assemblea di aprile[17] e poi di giugno[18][19] ed una dell'11 novembre[20] per adeguare lo statuto alle nuove normative, era fissata un'assemblea per il 28 novembre che avrebbe dovuto rieleggere il consiglio di amministrazione. Di fatto si è però limitata ad approvare il bilancio sociale.[21][22][23] Per l'area sindacale-politica tale soluzione è stata sostenuta dalla Coldiretti, avversata dalle altre forze.[24]

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Una vicenda irrisolta dopo oltre 1/4 di secolo dal tracolloModifica

Quando era uscito il dispositivo della Corte d’Appello di Perugia nel giugno 2004, tutta la stampa aveva salutato l’assoluzione di Pellegrino Capaldo (l’ex presidente della Banca di Roma) ed Ivo Greco (ex presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Roma ed anche, poi, del Tribunale dei Ministri) dall’accusa di bancarotta fraudolenta per dissipazione, come un gran ribaltamento delle condanne a 4 anni di reclusione fatta dal Tribunale. Nel mese di settembre 2004 uscite le motivazioni, emergeva chiaramente, dalla lettura delle stesse, che la ricostruzione dei fatti avanzata dall’accusa restava confermata in pieno così come aveva deciso la corte nel 1º grado. La Corte d’appello dovette assolvere gli imputati perché pur essendoci alcuni elementi che fanno pensare ad una consapevolezza del comportamento illecito, ce ne sono altri più dubbiosi. In parole povere: non si sa se c’era il dolo e, nel dubbio, gli imputati vanno assolti.

Nel leggere le 330 pagine della sentenza balza subito all’occhio un fatto molto evidente; la Corte d’appello dice chiaramente che i beni di Federconsorzi sono stati venduti a prezzo vile e che mancano all’appello almeno 1.100 miliardi di lire

Secondo la legge italiana quando l’assoluzione degli imputati avviene con una formula che non esclude che i fatti siano accaduti, coloro che si ritengono danneggiati hanno la possibilità di iniziare una causa civile per chiedere il risarcimento dei danni, in quanto, l’accadimento può essere valutato diversamente rispetto al giudizio penale. Nel giudizio civile è proprio diverso il criterio di accertamento del nesso di causalità, il quale, risponde alla logica del “più probabile che non”. In altre parole, nel giudizio civile si segue la regola della preponderanza dell’evidenza.

Ecco perché, nello stesso anno, cioè il 2004, un certo numero di ex dipendenti promuovevano un’azione risarcitoria dinnanzi al Tribunale Civile di Roma, sul presupposto della responsabilità per “culpa in vigilando”, nei confronti del Ministero dell’Agricoltura (nr. R.G. 29111/2004). E ancora a seguito di separazione avvenuta con ordinanza del Giudice datata 28 ottobre 2013 n. 7 ex dipendenti avevano ribadito e riproposto la richiesta con le stesse motivazioni allo stesso Tribunale (N. R.G.80863/2013). I 7, sono più che convinti che con la mancata applicazione del D.lgs. 7 Maggio 1948 n. 1235, risulta del tutto evidente la responsabilità per culpa in vigilando del Ministero dell’Agricoltura, cui competevano specifici obblighi di controllo e vigilanza sulla Federazione Italiana dei Consorzi Agrari e sui Consorzi Agrari. Che l’art.35 del D.lgs.n.1235/1948 prevede espressamente che “ai consorzi agrari e alla federazione dei Consorzi Agrari sono applicabili le disposizioni degli artt. 2542 e 2545 c.c. I poteri previsti dalle predette disposizioni sono esercitati dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste. Quest’obbligo di controllo avrebbe dovuto esplicarsi anche in una vera e propria analisi della gestione. A fronte di questo, è chiaro a tutti, che parlando di disfatta della Federconsorzi, parliamo di un illecito commesso e reiterato per parecchi anni, almeno dal 1980 sino al commissariamento, da parte del Ministero dell’agricoltura. Anche la Commissione Parlamentare D’Inchiesta, come pure la Commissione ministeriale Poli Bortone, sono giunte a questa conclusione. Solo la giustizia ordinaria non ha mai individuato i responsabili del crack. Per cui, i componenti dell’illecito si possono identificare in causa, evento e danno, oltre il nesso di casualità che lega la causa (fatto) all’evento e l’evento al danno. L’evento è il risultato finale del comportamento illecito, mentre il danno è la conseguenza del fatto illecito. Quindi, l’idea di illecito nella sua comune accezione bene può riferirsi a qualsiasi fatto che costituisce la trasgressione ad una regola. Nel caso Fedit, la regola violata è una legge. Per cui, la nozione di illecito viene a coincidere con quella del danno risarcibile secondo la normativa vigente.

Il rovinoso crack della Federconsorzi è stato interamente provocato da chi ha gestito la struttura dal dopoguerra in poi. E che il gruppo dei sette ex dipendenti, ad essi si sono rivolti per richiedere conto dei danni da loro provocati anche al mondo agricolo. I 7 ex dipendenti, non hanno legato le loro aspettative risarcitorie alla richiesta dei presunti crediti per la gestione degli ammassi di circa 70 anni orsono, per cui, non vogliono avere a che fare con l’annoso problema ammassi, ne vogliono avere a che fare con la struttura che sta gestendo la partita economica in tale senso. Inoltre, non hanno nulla da spartire con i colleghi che attraverso i loro avvocati hanno fatto un accordo con il Commissario di Governo per un ipotetico risarcimento da pagarsi attraverso l’incasso ed il residuo di avanzo dei proventi degli ammassi. Questo folto gruppo di ex dipendenti, che hanno voluto e si sono staccati dalla causa originaria in data 28 ottobre 2013, perché con l’accordo transattivo (Baldanza – Avvocati), il Giudice della II sezione civile del Tribunale di Roma, per loro ha dichiarato cessata la materia del contendere. oltre a ciò, il giudice ha ritenuto che la causa risarcitoria doveva proseguire (culpa in vigilando) solamente per i sette ex. Quindi, è chiaro che i due gruppi sono diventati disuguali nel perseguire un giusto ed equo risarcimento. Per quanto riguarda la causa civile originaria N. R.G. 29111/2004, quella che in primo grado ha dato torto ai 7, è utile rilevare che il Giudice monocratico del Tribunale di Roma, sembra aver solo giudicato, “le oscillazioni giurisprudenziali tra i vari gradi di giudizio (procedimento penale Perugia) sulla questione oggetto del presente procedimento e, osservato che la pronuncia della Suprema Corte di assoluzione del Commissario Governativo Fedit (D’ercole) è intervenuta in corso di causa. Per cui, sono state rigettale le domande proposte dagli attori”. Appare del tutto evidente, che il Giudice non ha giudicato il Ministero dell’Agricoltura per le gravi colpe di mancata vigilanza, così come era la domanda, ma bensì il commissario di governo, nonché liquidatore della Federconsorzi, D’Ercole e tutto ciò che è scaturito dall’atto quadro. Secondo la tesi ricorrente, se tutti avessero fatto il proprio dovere, Ministri e direzioni deputate al controllo, la crisi non sarebbe nata ed il crack non sarebbe mai avvenuto, a tutto vantaggio della nostra agricoltura. In considerazione che non si è mai voluta fare l’intera chiarezza a questa squallida vicenda, il legale dei 7ex dipendenti, auspica che il Ministro Centinaio (Lega) e il Sottosegretario Pesce (M5Stelle) diano il via ad una stagione che veda il raggiungimento di un accordo transattivo e finalmente si concluda questa vicenda con una giusta equa riparazione dei danni subiti dai suoi assistiti. Tutto ciò, secondo il legale, anche in considerazione che: i miei assistiti non vogliono riesumare la Federconsorzi, ne tantomeno vogliono contribuire a pagare onorari e strutture a gestioni commissariali. I 7 ex dipendenti, “hanno già dato economicamente anche per i precedenti legali, quest'ultimi, non lì hanno trattati per il meglio, solo perché si sono rifiutati di sottoscrivere un accordo transattivo che, secondo il giudizio dei miei clienti, non vedrà mai la fine”. Conclude dichiarando che, “raggiungere un accordo con la struttura Ministeriale, significa non solo vedere la conclusione di questa vicenda ancora irrisolta per equa riparazione, ma anche “ sanare un’ingiustizia che si protrae da oltre 1/4 di secolo”.[25]

NoteModifica

  1. ^ a b Antonio Saltini. «Federconsorzi: storia di un’onta nazionale», Terra e vita n° 6, 6/2/1993.
  2. ^ idem, Federconsorzi: frumento e gagliardetti, ibidem, n. 10, 6 mar. 1993
  3. ^ idem, Federconsorzi: conquista democristiana e riforma mancata ibidem, n. 12, 20 mar. 1993
  4. ^ Proc. n.3988/93,
  5. ^ Antonio Saltini imputazione: Bancarotta fraudolenta
  6. ^ proc.n.474/96 R.G.
  7. ^ Antonio Saltini Polenghi Lombardo: una vendita da annullare Terra e Vita 1997
  8. ^ Guido Buschettu (novembre 2007) in "democraziaLegalità.it",
  9. ^ articolo di stampa
  10. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Lavori - Resoconto stenografico delle audizioni
  11. ^ wikisource
  12. ^ in data 15 febbraio 2000, è stato nominato il commissario liquidatore nella persona del consigliere Giovanni Marrocco.
  13. ^ Con l'articolo 9 della stessa legge, era stato fissato in 6 mesi il termine per la presentazione del rendiconto delle cessate gestioni delegate dallo Stato alla Federconsorzi e non ancora definite, ma la definizione si è trascinata per un decennio
  14. ^ http://www.studiliberali.it/uploads/Agricoltura/LA_FEDERCONSORZI_19.pdf
  15. ^ Poker Decreto Legge Senato - Le normative del poker online approvate dal senato[collegamento interrotto]
  16. ^ il Velino/AGV Agenzia Giornalistica il Velino - NAPOLITANO: EVASORI NON MERITANO DI ESSERE ITALIANI[collegamento interrotto]
  17. ^ Si è riunita dopo 15 anni l'assemblea di Federconsorzi | Con i piedi per terra
  18. ^ WineNews - ANCHE QUESTA È ITALIA … A 15 ANNI DAL SUO ULTIMO INCONTRO, DI SCENA A ROMA ASSEMBLEA FEDERCONSORZI, CON UN COMMISSARIO NOMINATO DAL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICO...
  19. ^ Fedit a giugno presenta il bilancio - News - Agricoltura24
  20. ^ Guritel - avviso abbonati GU 2013[collegamento interrotto]
  21. ^ 24ORE Agricoltura - Dettaglio Articolo[collegamento interrotto]
  22. ^ CONSORZI AGRARI: il prossimo 28 novembre l'assemblea. Verso la nuova Federconsorzi | Cibus
  23. ^ La Federconsorzi è pronta a rinascere - Il Sole 24 ORE
  24. ^ Un blitz nei consorzi - AGRICOLTURA OGGI - Italiaoggi
  25. ^ Una vecchia irrisolta vicenda :: OlioOfficina Magazine, su www.olioofficina.it. URL consultato il 22 gennaio 2019.

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