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Federico Incardona (Palermo, 13 maggio 195829 marzo 2006) è stato un compositore italiano.

Indice

BiografiaModifica

Primi anniModifica

Figlio del filosofo Nunzio Incardona e di Raffaela Potenza, fratello maggiore del pittore Marco Incardona. Federico frequenta per un periodo la classe di Eliodoro Sollima presso il Conservatorio di Palermo, poi l'Istituto di Storia della Musica[1]. Fondamentale l'eredità della rassegna musicale Settimane Internazionali Nuova Musica (1960-1968), di cui conosce gli orientamenti attraverso lo studio e il contatto con gli organizzatori del festival Paolo Emilio Carapezza[2] e Antonino Titone[3], docenti dell'Istituto.

Gli anni SettantaModifica

Un delicato stile aforistico connota la prima fase dell'attività compositiva (1975-1977). Nel 1977 l'associazione Ars Nova di Palermo gli commissiona un'opera, Mit höchster Gewalt (che a Franco Evangelisti «tutto deve e ad un tempo nulla»[4]). Incardona dichiara qualche anno più tardi che con la composizione di quell’opera e «seguendo una linea in cui l'avanguardia aveva un grosso peso, si è ritrovato vicino all'impossibilità di scrivere altra musica».[5] Seguono quattro anni di studio e di contatti con maestri affermati come Franco Donatoni, Camillo Togni, Sylvano Bussotti, Franco Evangelisti, Luigi Nono, e il musicologo Heinz-Klaus Metzger.

Gli anni OttantaModifica

Nel 1980 vede la luce Avec un morne embrassement, eseguito poi nel 1981 alla Biennale di Venezia, in una variante più estesa per durata e organico; in entrambi i casi l'opera viene eseguita dal Gruppo da Camera dell'Orchestra Sinfonica Siciliana diretto da Angelo Faja. La critica è concorde nel ritenere che Incardona raggiunge la maturità stilistica con quest’opera. Dopo un iniziale dichiarato rifiuto della dodecafonia verso la metà degli anni Ottanta c'è un ripensamento: Incardona sente la necessità di organizzare le forze espressive offerte dagli intervalli musicali, dall'impulso alla melodia, dalla accurata definizione del timbro. Il dispositivo dodecafonico appare ora, dopo l'esperienza con Camillo Togni, lo strumento che permette tale organizzazione, ma adottando un approccio critico rispetto ai metodi e ai risultati del serialismo e di una interpretazione “dogmatica” o “numerologica” di tale mezzo. È stata definita dodecafonia postseriale[6] la corrente musicale in cui Federico Incardona è stato posto insieme al compositore Gilberto Cappelli (1952): i due hanno operato indipendentemente l’uno dall’altro e i loro stili sono molto diversi, ma hanno importanti affinità, soprattutto nell’adozione del metodo dodecafonico, in un’epoca in cui questa tecnica era pressocché caduta in disuso, e nel modo di concepire e utilizzare tale tecnica. La dodecafonia postseriale «si ricollega – piuttosto che al serialismo integrale (di cui comunque recepisce un capitale insegnamento, che consiste nel trattamento potenzialmente indipendente di ogni singola dimensione del suono) – a quella fase che può definirsi “dodecafonia postclassica preseriale” esemplificata nell’opera di compositori come Bruno Maderna e Luigi Nono fino ai primi anni Cinquanta, che spesso è considerata come un momento di passaggio orientato necessariamente verso il serialismo multidimensionale, ma che invece a posteriori si rivela foriero di sviluppi pure differenti»[7]. Insieme alla necessità del dispositivo dodecafonico, Incardona si rende conto, sempre in questi anni, che gli intervalli e le relazioni tra i suoni da lui preferite presentavano «fortissime quanto inconsce similitudini»[8] con gli elementi melodici della musica popolare siciliana. Nel suo Autoritratto in forma di curriculum scrive di aver ritrovato

«[…] nella raccolta Favara-Tiby dei canti popolari siciliani, l'etica mahleriana del dolore non sublimato ma cosale. Il ritrovamento in corpore di questa condizione mentale in quello che resta della cultura popolare, e la riconsiderazione della polifonia rinascimentale siciliana che di quella si nutriva, gli fa pensare in concreto, la possibilità di un linguaggio “novissimo” che procedendo da Mahler e Webern, affondi le sue radici nelle profondità dell'Etnia. Palermo e i suoi quartieri diventano così “centro esperimentale del mondo”, laboratorio permanente e privilegiato di una tentazione alla sintesi degli estremi, nella ricerca di un procedere compositivo ed umano che sia realmente, secondo Kolish, decifrato da Metzger, “rivoluzione permanente come e in quanto tradizione perpetua”».[9]

Così fin da Bocca (1984), frammenti per flauti e pianoforte preparato, Incardona riorganizza parte del materiale proveniente da una precedente omonima composizione per voce e pianoforte «secondo moduli melodici direttamente influenzati dai canti popolari siciliani che hanno un preciso riferimento al carcere: Le Vicariote»[10]. Da Soave sia il vento per sei strumenti (1982) Incardona comincia a usare nella sua scrittura i quarti di tono, e più avanti ad organizzare anche questi in serie, come in Sulla lontananza per flauto basso, violino, pianoforte e celesta (1986). Se da un lato le oscillazioni microtonali e l'introduzione dei quarti di tono nelle composizioni sono tecniche recepite dalla tradizione colta (pur se filtrata dall’avanguardia musicale di poco precedente, di cui un rappresentante è Giacinto Scelsi), dall'altro sono elementi di quelle tradizioni arabo-siciliane e mediterranee con cui Incardona riconosce un legame[11]. A questo periodo appartengono inoltre, solo per citare alcune opere, la prima versione di Ritratto di giovine per ensemble (1981), Des Freundes Umnachtung per grande orchestra (1985), Postludio alle notti per soprano e grande orchestra (1988); e ancora Mehr Licht! per violino e pianoforte (1986) e Mehr Licht! II per soprano e ensemble (1989). Sul finire degli anni Ottanta si affianca all'attività compositiva quella dell'organizzazione di concerti, eventi, rassegne e laboratori musicali.[12]

Gli anni NovantaModifica

La produttività di Incardona si riduce negli anni Novanta: quasi del tutto assenti opere per orchestra o per grandi organici (se non alcune idee rimaste in stato di progetto), a parte il caso di Levante per orchestra di fiati, percussioni e due contrabbassi, che peraltro è del '99 quando riprende con più forza l'attività compositiva. Dei primi anni Novanta Douce III (notturno)- Paesaggio dal fondo per flauto contrabbasso in sol (1990), Malor me bat “Graffito da Ockeghem: per Luigi Nono” per trio d'archi, bottiglie e crotali (1993), e Obélisque – Deposizione per Čajkovskij per ensemble e immagini (1993). Segue un periodo di silenzio compositivo in cui tuttavia Incardona è impegnato nell'attività di organizzatore musicale già citata, e in quella didattica iniziata nel 1990 presso la scuola superiore di studi musicali "Ars nova" a Palermo. Dal "silenzio" Incardona esce nel 1997, ma è tra il '98 e il '99 che l'attività compositiva riprende in modo più deciso e vengono composte quattro opere per strumento solo: Secretum Douce per violino; La stanza[13] per violino, respiro, voce, campane intonate; Varianti del silenzio – Dormi Vola Riposa per viola; Tre frammenti (dal Corpus di musiche popolari siciliane di Alberto Favara) per violino. E oltre Levante precedentemente citata, pure nel '99 scrive Fortuna di mare – variazione su un canto antifonale dal Corpus di musiche popolari siciliane di Favara-Tiby per trio d'archi (titolo alternativo: Brindisi di marinai), eseguita pure quell'anno a Palermo.[14]

Gli anni DuemilaModifica

Il 2000 vede nascere progetti più ampi: Giaci nel grande ascolto – alla memoria di Paul Celan per grande organo romantico è già un pezzo che nonostante sia scritto per un solo strumento richiede l'intervento di diversi esecutori; poi ancora la seconda versione di Ritratto di giovine per ensemble con sax obbligato e la seconda versione di Sulla lontananza dell'amico dilettissimo per flauto basso (e ottavino), violino e pianoforte; infine Per fretum febris per flauto contrabbasso obbligato, sassofono baritono obbligato, coro di voci bianche e orchestra. Nel 2001 scrive Il far della luna e Obliquo di luna (per Francesco Pennisi), entrambe per ensemble come anche Magnificat del 2002. Scrive ancora per la grande orchestra nel 2003 con Ho chiesto alla polvere (stesso anno di Aubade aprés le rien per violino e sax). Del 2005 l'ultimo ciclo compositivo (rimasto incompiuto) Fragmina dicata per vari organici, e Iskra II per violino e flauto.

Il Fondo IncardonaModifica

Il primo Fondo Incardona è stato raccolto alla fine degli anni Novanta e conteneva manoscritti di opere, frammenti, abbozzi e appunti fin dal periodo giovanile. Questo materiale si conservava in fotocopia presso il Centro per la Documentazione della Musica Contemporanea di Palermo[15]. Nel 2006, dopo la morte del compositore, amici e colleghi si sono riuniti in un comitato (il “Comitato Incardona”) patrocinato dalla madre di Federico, Raffaela Potenza Incardona, fissando l’obbiettivo «di raccogliere, conservare e diffondere il suo lascito intellettuale, spirituale e artistico»[16]. Sono stati raccolti tutti i documenti e depositati in un archivio presso quella che oggi è la sezione musicale del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Palermo. Dal 2006 il Fondo è cresciuto e ha ormai raggiunto una significativa consistenza.

OpereModifica

Lavori orchestraliModifica

  • Avec un morne embrassement (seconda versione), per orchestra (1981);
  • Della grazia poetica una luce, Frammento anepigrafo per grande orchestra (metà anni Ottanta);
  • Des Freundes Umnachtung – Dialoghi sinfonici, per grande orchestra (1985);
  • Ognuno accanto alla sua notte, per grande orchestra (1985);
  • Ho chiesto alla polvere, per grande orchestra (2003);
  • Levante, per orchestra di fiati, percussioni e due contrabbassi (1999);
  • Per fretrum febris, per flauto contrabbasso, sassofono baritono, coro di voci bianche e orchestra (2000);
  • Postludio alle notti, per soprano e grande orchestra (1988);

Musiche per voce e strumentiModifica

  • Due Lieder su versi di Kavafis, per voce e strumenti (1976);
  • Due testi di Saba, per voce e pianoforte (1982);
  • I sentieri notturni dell’uomo, per soprano, flauto (in Do, in Sol e ottavino) e pianoforte (1982);
  • Canone a tre su testo di Kavafis, per voce e strumenti (1986);
  • Postludio alle notti, per soprano e grande orchestra (1988);
  • Mehr Licht! II, per soprano ed ensemble (1989);
  • Mit brechender Stimme, per vocalist ed ensemble (1997);
  • Memento, per violino e voce recitante (1999);
  • Per fretrum febris, per flauto contrabbasso, sassofono baritono, coro di voci bianche e orchestra (2000);
  • Obliquo di luna (per Francesco Pennisi), per soprano, flauto (e flauto basso), clarinetto, violino, violoncello e pianoforte (2001);
  • Magnificat, per voce e ensemble (2002);
  • Teso di voce, per soprano, violino, violoncello e percussione (2005), dal ciclo compositivo Fragmina dicata;

Musiche per ensembleModifica

  • Autoritratto dietro una grata in fiore, per violino e gruppi strumemtali (1974-1978);
  • Mit höchster Gewalt, per ensemble (1977);
  • Avec un morne embrassement (prima versione), per ensemble (1980);
  • Ritratto di giovine (prima versione), per ensemble (1981);
  • Soave sia il vento (in memoria di W. Von Glöden), per fagotto, corno, violino, viola, violoncello e contrabbasso (1982);
  • Tranquilla sia l’onda, per sei strumenti (1985);
  • Sed nec lingua loqui – sinfonia in memoriam Joseph Beuys, per ensemble (1986);
  • Oblioso, insensibile, parvenza d’angelo ancora, per ensemble (1987);
  • Malor me bat: graffito da Ockeghem in memoria di Luigi Nono, per trio d’archi, tre vetri soffiati e percussione (1993);
  • Obélisque – Deposizione per Čajkovskij, per ensemble (1993);
  • Ritratto di giovine (seconda versione), per enseble e sax obbligato (2000);
  • Il far della luna, per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte (2001);
  • Il resto alle ombre, per viola concertante ed ensemble (2004);
  • Complainte (per D. Shostakovich), per ensemble (2006);

Musica per orchestra da cameraModifica

  • Due frammenti, per orchestra da camera (1977);
  • Cercles mystérieux des adolescents, per orchestra da camera (1982);

Musica da cameraModifica

  • Memoria, per quartetto d’archi (1976);
  • Rime, azione mimico-musicale per un ballerino, strumenti e voci (metà anni Settanta);
  • Proiezioni, per contrabbasso (seconda metà anni Settanta);
  • Sonata… (?), per pianoforte con tre esecutori (1977);
  • Ein altes Wiegenlied, per pianoforte (1977-78);
  • Bocca, per flauto basso e pianoforte (1984);
  • Mehr Licht!, per violino e pianoforte (1986);
  • Sulla lontananza dell’amico dilettissimo (prima versione) per flauto basso, violino, pianoforte (1986);
  • Due volti – notturno, per viola e clarinetto (1987);
  • Douce – secondo notturno, per viola e violoncello (1988);
  • Cello-Einsatz (titoli alternativi: Thema; Douce; Cello Einsatz (von hinter dem Schmerz), per violoncello (1989);
  • Douce II (notturno) – paesaggio dal fondo, per flauto contrabbasso in Sol (1990);
  • Cromofonie per W.J. Turner – studi seriali in movimento, per flauto e live electronics (1998);
  • La stanza, per violino, voce, respiro, campane intonate (1998-1999), dal ciclo compositivo An den Knaben;
  • Secretum douce, per violino (1998-1999);
  • Fortuna di mare – variazioni su un canto antifonale dal Corpus di musiche popolari siciliane di Favara-Tiby (titolo alternativo: Brindisi di marinai), per trio d’archi (1999);
  • Tre frammenti (dalla raccolta Favara-Tiby), per violino (1999);
  • Varianti del silenzio – Dormi Vola Riposa, per viola (1999);
  • Sulla lontananza dell’amico dilettissimo, (seconda versione) per flauto basso ( e ottavino), violino e pianoforte (2000);
  • Giaci nel grande ascolto – alla memoria di Paul Celan, per grande organo romantico (2000);
  • Rankèd round the bower, per flauto, sax, violino e violoncello (2001);
  • Nell’ardente corsa della sua giovinezza - cinque movimenti per violoncello solo, per violoncello (2001-2002);
  • In Nomine (da Ricercari a due voci di Pietro Vinci e di Antonio Il Verso), canone a cinque per archi (2002);
  • Aubade après le rien, per violino e sax (2003);
  • Tempo di “vogata”, per violino e violoncello, dal ciclo compositivo Fragmina dicata;
  • ИСКРА (Iskra), per violino, violoncello e tre vetri soffiati (2005), dal ciclo compositivo Fragmina dicata;
  • ИСКРА II (Iskra II), per violino e flauto (2005);

Cicli compositiviModifica

  • An den Knaben (titolo alternativo Dem Knaben), ciclo compositivo incompiuto per vari organici (1998-1999);
  • Fragmina dicata, ciclo compositivo incompiuto per vari organici (2005).

NoteModifica

  1. ^ Oggi confluito nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Palermo
  2. ^ Si rimanda agli scritti di P.E. Carapezza, Del far musica esoterica oggi e qui: di Federico Incardona, «Phasis», 1977; Undici compositori siciliani trentenni, in AA.VV., Archivio. Musiche del XX Secolo: Autori siciliani del nostro tempo, Palermo, CIMS, 1995, pp. 5-7; Sviluppi della dodecafonia nel meridione d’Italia, «Musica/Realtà» XVIII/53, 1997, 65-76; Voce Incardona, Federico, in S. Sadie (a c. di), The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2ª ed., vol. XII, London, Macmillan, 2001, pp. 137; Incardona e Damiani: alle fonti terrestri del Suono, SEGNO, 319, 2010, pp. 53-67.
  3. ^ Antonino Titone scrive di Incardona in Musicisti nuovissimi a Palermo, in «Acquario», I/1, dicembre 1982 - marzo 1983, pp. 57-63.
  4. ^ F. Incardona, Una postfazione provvisoria, in Franco Evangelisti, programma di sala del seminario e del concerto commemorativi, Ars Nova, Palermo 1993, in Marco Spagnolo, Federico Incardona: Analisi dello stile, tesi di dottorato, 2011, p. 291.
  5. ^ F. Incardona, dal programma della prima esecuzione assoluta di Avec un morne embrassement (1980) citato in Tarnaku, Federico Incardona, «Catalogo», 3, Palermo, CIMS, 1999, p. 20.
  6. ^ Lombardi Vallauri, Dodecafonia postseriale. Gilberto Cappelli e Federico Incardona, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2013.
  7. ^ Lombardi Vallauri, L’opzione dodecafonica postseriale, in Lombardi Vallauri – Spagnolo 2012, p. 160. Dello stesso Vallauri: Tratti tecnici dell’ascesi e della seduzione in Franco Evangelisti e loro derivazioni nei palermitani Salvatore Sciarrino e Federico Incardona, in E. Ludovici, D. M. Tortora (a c. di), Franco Evangelisti. Verso un nuovo mondo sonoro – Atti del Convegno Internazionale, I-2 marzo 2007, Cosenza, Orizzonti Meridionali, 2011, 27-46; Vere risonanze elusive: la poetica del compositore Federico Incardona nello specchio di Maldoror riflesso da Bachelard, in «Altre modernità», Università degli Studi di Milano, http://riviste.unimi.it/index.php/Amonline/article/view/2415, 2012, pp. 118-131; Fedeli tradimenti: la ricezione cageana di tre compositori italiani nel Duemila, in V. Cuomo – L. V. Distaso (a c. di), La ricerca di John Cage. Il caso, il silenzio, la natura, Mimesis, Milano-Udine, 2013.
  8. ^ F. Incardona, presentazione s.t., nel programma di sala di Quattro momenti musicali in Sicilia 1988, Gibellina – Palermo – Trapani, in E. Capizzi La musica vocale di Federico Incardona, Catania, cuecm, 2011, p. 112.
  9. ^ F. Incardona, Autoritratto in forma di curriculum, in Tarnaku 1999, p. 32
  10. ^ Incardona, programma di sala, in Tarnaku 1999, p. 16.
  11. ^ Affronta bene il rapporto tra Incardona e la musica popolare Davide Gambino in Riscritture di un mito. L'inspirazione folklorica in Federico Incardona e Giovanni Damiani, tesi di laurea triennale, Università degli studi di Palermo, 2008. Una rielaborazione di questo lavoro si trova in Lombardi Vallauri – Spagnolo Federico Incardona. Bagliori del melos estremo. Contesti, opera, sviluppi, Palermo, :duepunti, 2012, pp. 177-202.
  12. ^ All'attività di organizzazione musicale di Incardona (e non solo) è dedicato il saggio di P. Misuraca, Federico Incardona, lo Zephir Ensemble e i concerti di Nuova Musica (1988-2003), in Lombardi Vallauri-Spagnolo 2012: pp. 99-143.
  13. ^ Per un approfondimento su La stanza e Secretum Douce si rimanda a Michele Valenti, Le Stanze di Federico Incardona, Tesi di laurea magistrale, Università degli studi di Palermo, 2017. Di Valenti anche Federico Incardona. Una bibliografia ragionata, Tesi di laurea triennale, Università degli studi di Palermo, 2013.
  14. ^ Inoltre nel 1999 il Centro per le Iniziative Musicali in Sicilia (CIMS) pubblica il catalogo di Incardona a cura di Tonin Tarnaku in collaborazione con Guido Peri e Rosi Pollara. Aprono il catalogo due scritti: uno di Amalia Collisani Incardona o delle trasmutazioni, uno di Heinz-Klaus Metzeger Compositio ex negativo.
  15. ^ Catalogo 3 - Federico Incardona pubblicato nel 1999 dal Centro per le Iniziative Musicali in Sicilia contiene le schede relative ai materiali di quel Fondo.
  16. ^ M. Crescimanno, Il “Fondo Incardona” in Lombardi Vallauri- Spagnolo 2012, p. 235. Di Crescimanno inoltre: Federico Incardona (1958-2006). Ritratto di giovine, Tesi di laurea, Università degli Studi di Palermo, 2007; Federico Incardona tra Mitteleuropa e Mediterraneo, in Le cadeau du village. Musiche e Studi per Amalia Collisani, a cura di M. A. Balsano, P. E. Carapezza, G. Collisani, P. Misuraca, M. Privitera, A. Tedesco, Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, Palermo 2016.

BibliografiaModifica

  • Federico Incardona (a cura di Stefano Lombardi Vallauri, in collaborazione con Marco Crescimanno e Marco Spagnolo, con un saggio introduttivo di Amalia Collisani), Scritti critici e di poetica, 2018, Aracne, Roma. ISBN 978-88-255-1870-2;
  • Stefano Lombardi Vallauri, Dodecafonia postseriale. Gilberto Cappelli e Federico Incardona, 2013, Mimesis Edizioni, Milano-Udine. ISBN 978-88-575-2045-2;
  • Marco Spagnolo, Federico Incardona. La grande melodia, 2012, L’Épos, Palermo, ISBN 978-88-830-2417-7;
  • Stefano Lombardi Vallauri - Marco Spagnolo (a cura di), Federico Incardona. Bagliori del melos estremo. Contesti, opera, sviluppi, 2012, :duepunti, Palermo. ISBN 978-88 899 8780 3;
  • Erica Capizzi, La musica vocale di Federico Incardona, 2011, CUECM Catania. ISBN 978-88-660-0023-5
  • Tonin Tarnaku (a cura di), Federico Incardona, «Catalogo» 3, 1999, CIMS, Palermo.
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