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Felice Chilanti

partigiano e giornalista italiano

BiografiaModifica

Aderì al fascismo[2] in gioventù. Fu fra i vincitori dei littoriali fascisti del 1935, organizzati da Giuseppe Bottai ed Alessandro Pavolini. Insieme a Francesco Pasinetti e Vasco Pratolini fondò la rivista Il ventuno domani, che prese parte al dibattito sulla razza e l'impero. In quelle pagine, Chilanti arrivò ad individuare nel popolo lavoratore il supremo difensore e custode della purezza razziale.[3]

All'inizio del secondo conflitto il Chilanti, allora fascista di sinistra è coinvolto in un tentativo di complotto con Vittorio Ambrosini, contro alcuni fascisti (tra cui Galeazzo Ciano): il complotto non ha esito, in quanto vengono traditi da un appartenente al gruppo dei cospiratori stessi. Felice Chilanti è in compagnia di un nutrito gruppo di fascisti che passarono all'antifascismo militante, combattente e comunista nelle diverse frange dell'ideologia: Davide Lajolo, Fidia Gambetti, Ruggero Zangrandi, Elio Vittorini, Vasco Pratolini che rappresentarono la frangia intransigente del fascismo di sinistra e formarono i nuclei fascisti passati nel dopoguerra all'antifascismo.

Come molti altri vincitori dei littoriali, divenne poi parte attiva dell'antifascismo e della Resistenza. Chilanti passò all'antifascismo militante diventando redattore di Bandiera Rossa, giornale dell'omonima formazione partigiana, nella quale militavano anche altri antifascisti come Filiberto Sbardella, Vincenzo Guarniera e Giuseppe Albano (detto "il gobbo del Quarticciolo").

Nel dopoguerra Chilanti collaborò con L'Ora di Palermo e con Paese Sera di Roma; divenne poi vicedirettore de l'Unità, e in seguito aderì ad Avanguardia Operaia.

OpereModifica

  • La vita di Giuseppe Di Vittorio, Lavoro ed., 1952
  • La tragedia del Polesine, Croce, 1952
  • La Cina fa parte del mondo, Edizioni di cultura sociale, 1954
  • Gastone Sozzi, Edizioni di Cultura Sociale, 1955
  • Chi è Milazzo: mezzo barone e mezzo villano, Parenti, 1959
  • San Lorenzo, uomini e case (documentario, 1963, colore, 11'), regia di Lino Del Fra, testo di Felice Chilanti, fotografia di Giuseppe Pinori, montaggio di Renato May, musica di Egisto Macchi (con lo pseudonimo di Werter Pîerazzuoli), lettera visiva indirizzata al Ministro dei Lavori Pubblici dove si denuncia l'abbandono del quartiere di San Lorenzo da parte dell'istituzione dopo i bombardamenti americani del '43 di 20 anni prima
  • Ponte Zarathustra, prefazione di Alfonso Gatto, Stamperia Valdonega, 1965
  • Il colpevole, All'insegna del pesce d'oro, 1967
  • Tre bandiere per Salvatore Giuliano: libera narrazione di fatti realmente accaduti, Il Saggiatore, 1968
  • Perché Siena Viva! (documentario, 35', bianco e nero, 1968), regia di Sergio Micheli, testo di Felice Chilanti
  • Ex con uno scritto di Antonio Pizzuto, All'insegna del pesce d'oro, 1969
  • La paura entusiasmante , con note di Alfonso Gatto, Antonio Pizzuto e Vanni Scheiwiller, Mondadori Ed., 1971
  • La mafia su Roma, Palazzi, 1971
  • Longo, Milano, Longanesi, 1972
  • Ezra Pound fra i sediziosi degli Anni Quaranta, Scheiwiller, 1972
  • Si può anche vivere, Rusconi, 1972
  • Trotzkij vivo: l'assassinio di un intellettuale contemporaneo con un'intervista e il racconto del film di Joseph Losey, Cappelli, 1972
  • Dolci amici addio, Rusconi, 1974
  • La giostra di Rampino, illustrazioni di Maria Poma Indemini, Einaudi, 1975
  • Le avventure di bambino: romanzo e favola, Mondadori Ed., 1976
  • Lettera a Pechino. Ricordi? In piazza a dare armi al popolo c'era soltanto Leo Longanesi, con una nota di Vittorio Sereni, All'insegna del Pesce d'Oro, 1982
  • Vita di capomafia / Nick Gentile; memorie raccolte da Felice Chilanti; prefazione di Letizia Paoli, Crescenzi Allendorf, 1993

RiconoscimentiModifica

Nel 1960 ha vinto il Premiolino per l'articolo "Brasilia de noantri"[4]

NoteModifica

  1. ^ Morto lo scrittore Felice Chilanti Archiviolastampa.it
  2. ^ postmoderno
  3. ^ "I lavoratori seguiranno il Regime nella politica razziale (...). E della razza saranno i più intransigenti e accaniti difensori. Nei figli vorranno che la razza sia sempre più pura". F. Chilanti, La missione della razza italiana, 1938, in Mirella Serri, I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte 1938-1948, Milano, Corbaccio, 2005.
  4. ^ La motivazione ufficiale Archiviato il 20 settembre 2011 in Internet Archive.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN49677858 · ISNI (EN0000 0003 8517 6410 · SBN IT\ICCU\RAVV\001504 · LCCN (ENn86074564 · GND (DE119364662 · BNF (FRcb12596905t (data) · WorldCat Identities (ENn86-074564