Feluca (goliardia)

adottato dalle organizzazioni goliardiche nelle università italiane
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La feluca è un copricapo adottato dalle organizzazioni goliardiche nelle università italiane. Il nome venne scelto per la particolare somiglianza alla feluca, la quale a sua volta trae origine da un'antica casata nobiliare napoletana, Feluca.

Feluche in vendita.

La feluca è il tradizionale copricapo studentesco, simile al cappello che portava Robin Hood, è patrimonio di tutti gli studenti di un ateneo e solitamente, all'atto dell'entrata, viene "violentata" o “battezzata”, e in alcune città le viene tagliata la punta e tolto il giglio posto sulla calotta.

StoriaModifica

 
Particolare della prima pagina de Il Berretto del 1889, con lo stemma del Bove imberrettato con la feluca.

La feluca non fu il primo berretto universitario italiano: essa fu preceduta pochi mesi prima dall'orsina, un berretto tondo molto più economico creato a Bologna in occasione dei festeggiamenti del 1888 per l'ottavo centenario di quell'Università, a imitazione dei berretti raffigurati in capo agli studenti nelle miniature del XV secolo che ornavano le pagine degli Acta Nationis Germanicae Universitatis Bononiensis. L'orsina visse qualche anno dopo il 1888, prima di essere soppiantata del tutto dalla feluca.

Si credeva, erroneamente, che la feluca fosse nata come cappello dello studente solamente nel 1892, in occasione della festa delle matricole di Padova; sulla base di questa convinzione venne celebrato a Padova nel 1991 il centenario della feluca, con l'allestimento dei una mostra di vecchi berretti presso l'antico Palazzo del Bo. Scoperte più recenti hanno retrodatato la nascita della Feluca al 1888/1889: si è rinvenuto per esempio sul mercato antiquario un raro esemplare del numero unico studentesco padovano Il Berretto, pubblicato nel febbraio 1889, nel quale in ogni pagina compaiono caricature di studenti che recano sulla testa una feluca (pur di un modello con la punta molto più corta dell'attuale), mentre nella prima pagina, accanto al titolo, appare il disegno di profilo di una testa di bue infelucata.

CaratteristicheModifica

Il colore della feluca cambia a seconda della facoltà frequentata dallo studente, similmente a quanto avviene per l'abbigliamento accademico cerimoniale ufficiale.

Mentre l'eliminazione dello scalpo, ovvero della fascia parasudore presente all'interno della calotta, è comune a tutte le città, solo a Pisa e Siena vengono tagliate le punte, in misura di circa 4 dita dall'estremità, in ricordo degli studenti caduti nella battaglia di Curtatone e Montanara.
I goliardi bolognesi, fiorentini, parmigiani, torinesi, genovesi e pavesi non usano togliere il giglio dalla sommità della feluca, perché è visto come simbolo di purezza di cui andare fieri e come simbolo delle tre divinità goliardiche: Bacco, Tabacco e Venere. Per i fiorentini rappresenta, inoltre, il simbolo della città.

I bolliModifica

La tradizione goliardica vuole che l'anzianità di un goliarda sia misurata in base all'anzianità universitaria, che si misura in “bolli”. La tradizione nasce dall'usanza, in vigore presso le università italiane, di apporre un timbro (bollo) per ogni anno di frequenza di uno studente presso l'ateneo.

Il numero di bolli effettivi è sempre visibile a tutti ispezionando la feluca del goliarda. Qui le tradizioni possono differire da città a città, ma sostanzialmente sono così riassumibili:

  • 1 bollo - nessun ammennicolo può essere apposto sulla feluca (fanno eccezione lo stemma della città, dell'ordine di appartenenza ed eventualmente il giglio);
  • 2 bolli - possono essere apposti sulla feluca solo ammennicoli non pendenti (in molti atenei in numero non superiore a sette);
  • 3 bolli - può essere apposto qualsivoglia ammennicolo alla feluca (in molti atenei i pendenti in numero non superiore a sette); in molte città le "colonne" con il terzo bollo acquisiscono anche il diritto di portare un manto nero senza insegne;
  • 4 bolli - può essere apposto qualsivoglia ammennicolo alla feluca;
  • 5 bolli - può essere apposta una frangia dorata su un lato della feluca;
  • 6 bolli - può essere apposta una frangia dorata su entrambi i lati della feluca.

Per tradizione gli ammennicoli dovrebbero essere sempre donati, così come la feluca, o comunque dovrebbero rappresentare un evento, preferibilmente goliardico o connesso alla goliardia.

BibliografiaModifica

  • Franco Cristofori, Bacco Tabacco e Venere: Usi, costumi, vita, tradizioni, scherzi e mattane della goliardia italiana, SugarCo, Milano, 1976.