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«(…) dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell'essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo platonico? Basta una sottana a farla scendere in terra? Benché certe donne si sforzino con zelo di incarnarla, ci fa difetto un esemplare sicuro, un marchio depositato. Perciò essa viene descritta volentieri in termini vaghi e abbaglianti, che sembrano presi in prestito al vocabolario delle veggenti. Al tempo di S.Tommaso, la donna pareva un'essenza altrettanto sicuramente definita quanto la virtù soporifera del papavero. Ma il concettualismo ha perso terreno: le scienze biologiche e sociali non credono nell'esistenza di entità fisse e immutabili che definiscano tali caratteri, come quelli della Donna, dell'Ebreo, o del Negro; esse considerano il carattere una reazione secondaria ad una situazione. Se oggi la femminilità è scomparsa, è perché non è mai esistita (…)»

(Simone de Beauvoir[1])
La pittura europea rappresenta poco la femminilità, associando l'immagine della donna e la sua bellezza ad altre idee attraverso allegorie: qui il Giorno, di Bouguereau (1881). Allontanandosi dal soggetto per considerazioni estetiche, l'associazione della maternità con l'idea della Madre-Patria si sostituisce alla rappresentazione dell'essere femminile

La femminilità può essere definita come l'insieme delle caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali giudicate da una specifica cultura come idealmente associate alla donna, e che la distinguono dall'uomo.

A differenza dal "sesso" femminile, che è una classificazione biologica e fisiologica, la "femminilità" si riferisce principalmente alle caratteristiche sessuali secondarie e ad altri comportamenti e caratteristiche, generalmente considerate proprie delle donne.

La femminilità non va confusa con il femminismo, che è un movimento politico e culturale.

Evoluzione della figura femminile nella storiaModifica

La posizione bipede dell'homo habilis ha provocato una serie di cambiamenti anatomici nella specie homo. Le donne, a causa della posizione bipede, hanno sviluppato una riduzione del bacino che ha portato a periodi di gestazione più brevi; le conseguenze sono un tempo maggiore dedicato all'educazione del neonato e gli inizi paleontologici del culto verso la figura materna. I primi modelli di ruolo di genere nella donna sono principalmente associati alla capacità biologica della maternità (fertilità, gestazione e lattazione) e al suo ruolo determinante nell'educazione della prole[2].

 
Figura femminile in terracotta di Mehrgarh, circa 3000 a.C. (Museo Barbier-Mueller). Fa parte della tradizione neolitica delle "veneri steatopige"; l'abbondanza di seni e fianchi di questa figura suggerisce legami con la fertilità e la procreazione.

Nella società dell'homo sapiens nomade, si sviluppa il culto totemico verso le strutture anatomiche dedicate alla procreazione: il culto verso l'utero (oggetto di culto per la sua capacità di trattenere il feto e la sua nascita) e il culto fallico (considerato come "depositaria della vita")[3]. Nella società sedentaria dopo la transizione neolitica, si affermano diversi modelli sociali che coinvolgono i ruoli sociali di genere all'interno della comunità paleo-agricola. La divisione del lavoro è determinante nella costruzione dei ruoli di genere; le donne vengono assegnate a compiti di cura della casa e del villaggio, il che include la procreazione, ma anche la produzione del cibo con il lavoro nei campi.[4] La nozione preistorica della fertilità e della capacità di procreazione materna di una donna è conservata e rappresentata come metafora della fertilità della Terra. La società matriarcale, organizzata attorno a riti di fecondità, cede lentamente il passo ad una società patriarcale, resa necessaria dalla produzione intensiva di cibo e dalla sua difesa. Secondo i seguaci della storicità del matriarcato, la figura della donna muta con il cambiamento della società e la femminilità viene legata sempre più a compiti con minore impatto fisico,[5] mentre l'antropologia dei gruppi umani si organizzava attorno a guerrieri e capi militari.[4]

Nella visione classica, la bellezza, la fertilità e l'amore sono attribuiti a divinità femminili come Afrodite, Venere, Iside, Hathor e Freia.[6] Nella visione abramitica della genesi, la donna è percepita come il prodotto dell'uomo nel racconto di Adamo ed Eva, essendo l'uomo un'immagine identica di Dio e la donna un prodotto creato dall'uomo. In queste visioni si stabilisce un modello di genere che suggerisce la necessaria complementarità dell'uomo con la donna nella vita matrimoniale. All'interno della visione cristiana, l'idea della divinità familiare che divinizza il rapporto tra madre e figlio, riproducendo quello fra Iside e Horus, viene ripresa ed esemplificata con la figura di Maria e Gesù Cristo.[7]

Nel Medioevo e nel Rinascimento le donne si identificano principalmente con le attività domestiche, anche se partecipano anche alla vita religiosa, alla monarchia e alla vita militare. La donna feudale era caratterizzata dalla devozione coniugale e dall'obbedienza al maschio (coniuge o padre di famiglia), di solito dedicata alle faccende domestiche come la cucina, il cucito, l'artigianato, la cura dei figli e il servizio al marito in materia di lavoro, se sposata. I conventi offrivano un'alternativa a quelle donne che non volevano una vita matrimoniale e avevano una vocazione religiosa. La Chiesa cattolica e il suo principio filosofico erano normalmente determinati da figure maschili, fino all'introduzione di figure femminili che influenzarono la filosofia religiosa come Caterina da Siena e Teresa d'Avila.[8] Le donne svolgevano anche un ruolo politico come monarca o regina e a volte venivano rese partecipi delle attività militari a causa della loro devozione ai mariti,[9] o integrate nelle operazioni militari come donne guerriere, come nelle imprese militari di Giovanna d'Arco e Tamar di Georgia[10]. La donna nel Medioevo viene anche associata al peccato e alla tentazione. Gli attributi femminili sono anche quelli del diavolo, della seduzione, della menzogna e dell'astuzia, che siano donne sposate o meno.[11]

 
Il lavoro femminile durante la II guerra mondiale porta alla ribalta icone di donne indipendenti come Rosie the Riveter.

Nel XVIII secolo si cercò di introdurre l'uguaglianza di genere e un ruolo politicamente più attivo per le donne con la fallita riforma di Olympe de Gouges sulla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791 e le rivendicazioni di Mary Wollstonecraft. Le donne hanno continuato ad assumere i compiti a loro riservati nei secoli precedenti di compagne subordinate alla figura maschile nella vita matrimoniale, per la diversa educazione e ruolo a loro riservato nella società, fino ai primi decenni del XX secolo.[12]

Ciononostante, la prima ondata di femminismo nell'Ottocento solleva interrogativi sul concetto di femminilità e sulla figura della donna come proprietaria dello spazio domestico e compagna dell'uomo nella vita coniugale, oltre a vari stereotipi come la delicatezza, il raffinamento, e la totale dipendenza da un uomo. Viene raggiunta nel XIX secolo maggiore libertà sul lavoro, così come vengono passate alcune riforme giuridiche come la libertà di espressione e il suffragio femminile.[13]

La femminilità mascolina, o l'effeminatezza, anche se socialmente condannata in Occidente, viene enfatizzata negli spettacoli di travestiti del teatro di varietà ottocentesco.[14] Nello stesso secolo, emerge la figura del dandy effeminato, portatore di una moda maschile da tratti fortemente femminili che si ritaglierà un ruolo importante nella cultura popolare fino ai giorni nostri.[15]

Nel XX secolo, le donne si distinguono per l'assunzione di un ruolo sociale più attivo in cui iniziano a svolgere attività attribuite socialmente agli uomini. Negli anni Venti emerge una nuova ideologia femminile sulla donna sessualmente attiva nota come flapper, che si dedica anche al sesso occasionale, che guida veicoli, consuma alcol e tabacco e indossa abiti leggeri, spesso identificati come audaci o osceni.[16] Su questo modello, la figura della donna viene associata ad aspetti più trasgressivi ed attivi; la seconda ondata femminista ha promosso varie riforme sulla libertà sessuale, la libertà riproduttiva, il divorzio, l'equità del lavoro e l'introduzione delle donne nella vita politica attiva.[13] Negli anni '60, la donna rappresenta ancora nella visione tradizione un'icona interamente domestica di casalinga dedita all'educazione della prole. Con il diffondersi del divorzio e delle famiglie moni-genitoriali nella seconda metà del XX secolo, viene distrutta la nozione tradizionale di femminilità e la sua dipendenza coniugale. Dagli anni '70, la donna diventa un'identità stabile del reddito economico familiare; negli anni '90, la donna riesce ad avere in alcuni casi un reddito superiore a quello maschile, portando avanti la figura di donne dedite al lavoro e uomini impegnati nei compiti domestici.[15] Da questo ruolo indipendente della donna nella società, nascono nuovi attributi femminili, spesso auto-imposti, che vanno di pari passo con la terza ondata femminista, caratterizzata dalla ricerca di riforme sociali incentrate principalmente su studi LGBT/queer, identificandosi con il femminismo lesbico.[17]

Attributi femminiliModifica

Gli studi di genere interpretano femminilità e mascolinità come caratteri essenzialmente costruiti o "recitati" attraverso un processo di costruzione sociale.

Attributi fisici femminiliModifica

Alcune caratteristiche fisiche femminili vengono descritte da alcune ricerche, in un contesto eterosessuale, come elementi centrali per sentirsi sedotti. Queste ricerche rilevano che molti uomini eterosessuali risultano attratti da una pelle liscia come quella dei bambini, occhi grandi e naso e mento piccolo, oltre al seno ed un certo rapporto vita/anche.[18] Tuttavia esistono differenze culturali in queste preferenze fisiche.[19] Tali studi sono stati talvolta considerati come prova che questi siano indicatori evoluzionari della fertilità femminile, ma si tratta di speculazioni non provate.

Gli attributi fisici femminili ritenuti dagli uomini attrattivi possono essere percepiti dalle donne come potenzialmente minacciosi per la loro abilità nell'attrarre un partner.[18]

Ogni cultura ha sviluppato attribuiti propri associati all'idea di femminilità, che hanno portato all'uso di mezzi artificiali per metterli in valore da parte delle donne o imposti loro.

  • seno: un seno ampio è considerato un segno di femminilità nella cultura occidentale. Tale segno di femminilità può essere acquisito artificialmente anche tramite chirurgia plastica (mastoplastica). La chirurgia permette di acquistare una figura ritenuta più attraente, modificando il corpo per identificarsi con un'immagine ideale percepita dalla società.[20]
  • Lunghe ciglia e voci a tono alto possono essere considerati altri segni di femminilità nella cultura occidentale.[21][22]
  • corsetti: all'inizio del XX secolo, in Europa e negli Stati Uniti, le donne indossavano corsetti che ne limitavano i movimenti e causavano una serie di problemi di salute, tra cui mancanza di respiro, atrofia della muscolatura della schiena, e difficoltà nel parto. La vita sottile è sempre stata importante nella storia dell'attrazione erotica, in parte perché è una caratteristica tipicamente adolescenziale, e quindi è collegata con la verginità. Tuttavia la vita sottile dà anche idea di fragilità e di sottomissione. Fin dall'epoca greca si riteneva infatti che la colonna vertebrale non potesse reggersi se non con un'accurata fasciatura, e sappiamo che fino al secolo scorso nelle nostre campagne i neonati erano avvolti in bende strette, per raddrizzare la schiena e le gambe.
  • Piedi piccoli: nella Cina imperiale, piedi artificialmente deformati tramite fasciatura (definiti loto d'oro) erano una caratteristica femminile altamente erotica e desiderabile, associata nel confucianesimo alla sottomissione caratteriale della donna. Anche in Occidente il piede piccolo è considerato bello, basta pensare alle ballerine o alle scarpe con i tacchi a spillo, che causano un'andatura oscillante ed hanno la punta. Si consideri anche la fiaba di Cenerentola, originaria della Cina.
  • Tacchi alti: nella cultura occidentale moderna, la femminilità è spesso legata all'indossare calzature con tacchi alti. Il disagio associatovi è scontato dall'effetto visivo dell'allungamento delle gambe, al fine di rendere la figura più sottile.
  • Magrezza: diverse donne occidentali riducono l'assunzione di cibo nello sforzo di raggiungere l'idea di un corpo attrattivamente magro. Ciò può condurre in casi estremi a disturbi dell'alimentazione quali anoressia nervosa e bulimia. L'industria della moda è sovente criticata per il fatto di proporre un modello di magrezza irrealistica e insalubre.[23][24]
  • Anelli da collo: in parti dell'Asia e dell'Africa (popolazioni Kayan), gli anelli al collo hanno un significato di femminilità, talvolta lasciando chi li indossa dipendenti dal proprio marito.
  • Pancia scoperta (soprattutto ombelico), fra le mode contemporanee che spiccano tra gli abiti succinti (in questo caso la mezza maglietta e in generale i top affini).
  • Mutilazioni genitali femminili: in ampie parti dell'Africa subsahariana, la femminilità di una ragazza è tradizionalmente legata ad aver subito una dolorosa ed insalubre operazione di riduzione chirurgica degli organi sessuali esterni, denominata infibulazione.[25]

Supposti attributi psichici femminiliModifica

 
Busto femminile (F. Laurana, 1472)

Benché il comportamento maschile e femminile sia fortemente influenzato dall'educazione e dalla socializzazione di genere, alcuni tratti caratteriali vengono generalmente interpretati come specifici di uno dei due generi.

Questi tratti non sarebbero considerati esclusivi di un genere, ma "predominanti", e vengono spesso assimilati a caratteristiche psicologiche ipoteticamente determinate dalla differenza biologica relativa al processo di riproduzione. Gli attributi più specifici della donna sarebbero: l'accoglimento, la ricettività, l'altruismo, la tenerezza, l'empatia, la sensibilità, la delicatezza, la pazienza, la comprensione e la collaborazione[26].

Le qualità del femminile appaiono sovrapposte ad una sorta di "ideale materno": l'amore incondizionato, l'abnegazione, la fusionalità, la generosità, la tenerezza, la compassione.

Il mito dell'inferiorità femminileModifica

La femminilità può mettere insieme una serie di tratti caratteristici (pudore, prudenza, dolcezza) con caratteristiche ad essi opposte (audacia, volontà di seduzione, crudeltà). Ciò porta spesso la femminilità ad essere associata all'idea di contraddizione.

Come la virilità, la femminilità ha i suoi difetti, concepiti come esagerazioni delle qualità (essendo tutti questi criteri definiti culturalmente, e non collegabili al genere biologico); la timidezza o debolezza di carattere può in certi casi condurre al rancore e alla cattiveria (la vendetta femminile può essere percepita come più terribile della vendetta dell'uomo), l'incostanza (nel comportamento, nei sentimenti e nei pensieri), la vanità di piacere, la superficialità, ecc.

Tali associazioni simboliche, secondo alcuni, si fondano sulla superiorità psichica dell'uomo. Altri considerano che provengano dal patriarcato, che avrebbe magnificato la virilità e imposto modestia alla femminilità. Tale riflessione è uno dei temi di lavoro di Michel Onfray a proposito di quella che denomina l'intersoggettività sessuata.

Quando la società denigra le qualità femminile, una donna non ha ragioni di apprezzarsi in quanto donna. Erica Jong scrive in Alcestis on the Poetry Circuit: "la migliore schiava non ha bisogno di essere battuta, ella si batte da sola".

Femminilità maschileModifica

Se espressi da persone di sesso maschile elementi di quella che, a seconda della cultura di appartenenza, viene definita femminilità sono quasi ovunque nel mondo considerati in maniera negativa in quanto non corrispondenti ai ruoli di genere e al binarismo sessuale. Ci sono però alcune eccezioni come ad esempio la figura delle Hijra in India[27] Riguardo alla "femminilità" è pervasivo nella maggior parte delle culture lo stereotipo che gli uomini cisgender omosessuali tendano anche ad avere un alto grado di effeminatezza, nonostante le evidenze non confortino questa idea.

La femminilità nel pensiero religiosoModifica

Ebraismo e CristianesimoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della donna nel cristianesimo.

Il magistero della Chiesa cattolica riconosce questa specificità, chiamandola “genio femminile”[28], e vede nella Madonna l'archetipo della femminilità[29].

Per definire la concezione tradizionale della femminilità può essere utile rintracciarla nella Bibbia. Nella concezione ebraica della creazione, sembra esserci nelle intenzioni di Dio Creatore il progetto di una perfetta simmetria tra l'uomo e la donna: “maschio e femmina li creò” (Gn 1, 27)[30]. Ma già l'asimmetria, che si produce tra i due ruoli in seguito al peccato originale (compiuto per primo dalla donna: Gn 3, 6), viene anticipata nell'Eden con il riconoscimento di un ruolo “strumentale” della donna rispetto all'uomo, essendo la donna riconosciuta come “aiuto” all'uomo: “Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo” (Gn 2, 22), perché “non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto” (Gn 2, 18). Dopo il peccato le caratteristiche dell'uomo e della donna sono distinte[31]: l'uomo deve lavorare con fatica per trarre i frutti dal suolo (“il suolo … Con dolore ne trarrai il cibo … con il sudore del tuo volto mangerai il pane”: Gn 3, 17-19), e, riguardo alla donna, Dio dice: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3, 16). Vengono qui riconosciute due caratteristiche fondamentali della femminilità, le quali si caratterizzano storicamente come costanti nella donna: la maternità, legata alla procreazione, e la tensione della donna a cercare la realizzazione di se stessa in un rapporto con l'uomo.

San Paolo ripete una concezione della donna che può sembrare considerarla inferiore all'uomo (per i suoi richiami all'opportunità che essa obbedisca e “sia sottomessa” al marito), ma nel contempo invita i mariti a “rispettare e ad amare” le proprie mogli[32].

La Chiesa, con la figura di Maria, Madre di Dio, esalta la donna e il carattere progenitore della femminilità, affermando e confermando la concezione tradizionale della donna così come storicamente affermatasi.

IslamModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della donna nell'Islam.

BuddismoModifica

InduismoModifica

La femminilità nel pensiero scientifico e culturaleModifica

Letteratura e poesiaModifica

Stereotipi pubblicitariModifica

Grazia, charme, eleganza, raffinatezza, eterna giovinezza (legata alla paura dell'invecchiamento), sofisticatezza, l'archetipo della madre di famiglia, della donna seduttrice, etc, sono alcuni dei temi portanti del marketing che si rivolge alla donna libera, in quanto consumatrice, di rivelare la sua femminilità. La pubblicità gioca anche sui tabù legati alle mode (peso e gola, libertà sessuale, ecc…), il che può essere visto meno come una liberazione della femminilità quanto come l'accettazione delle immagini ricevute, anche attraverso la loro inversione.

PsicoanalisiModifica

Nei suoi scritti, Sigmund Freud parla di una "asimmetria" tra l'uomo e la donna[33]; riguardo al mondo femminile, riconosce di non aver compreso "che cosa vuole una donna".

Jung, in Ricordi, sogni, riflessioni ricorda anche di tenere la testa sulla spalla della domestica, e tutto questo gli dava un senso di estraneo/familiare: questo tipo di donna contemporaneamente "estranea e nota" diventa una componente della sua anima, e simboleggia "l'essenza della femminilità".

Dopo Freud e Jung, tanti si sono occupati della femminilità, in particolare Melanie Klein, che ha rivoluzionato i modelli costruiti su questo problema[34]. La femminilità viene ripresa anche dal punto di vista psicosessuale e cognitivo, come analizza Antonio Imbasciati nello studio di Klein e degli sviluppi neokleiniani, e la teoria protomentale. Imbasciati cerca anche di capire la "tipicità" femminile (con una diversa "organizzazione mentale") fin dai primi anni di vita, soprattutto nel suo rapporto con le varie aree corporee, in particolare con la vagina[34].

Secondo la terapeuta americana Maureen Murdock: "Se la psiche di una donna ha concepito sua madre in una maniera negativa o distruttrice, ella si separa dalla sua natura femminile positiva e ha molte difficoltà a recuperarla. Molte donne hanno trovato presso il loro padre il lato spontaneo, di cura e gioioso della femminilità. La natura della rottura madre/figlia dipende anche dalla maniera in cui una donna integra l'archetipo della Madre nella sua psiche, compresa la nostra Madre Terra[non chiaro] e il punto di vista culturale sulla femminilità"[35].

FemminismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Femminismo.

NoteModifica

  1. ^ Simone de Beauvoir in "Il secondo sesso", introduzione pg. 13, ed. de "Il saggiatore", 1988; prima edizione 1949, Librairie Gallimard, Paris.
  2. ^ (EN) Joan M. Gero e Margaret Wright Conkey, Engendering archaeology : women and prehistory, B. Blackwell, 1991, ISBN 0-631-16505-3, OCLC 21406720. URL consultato il 26 maggio 2019.
  3. ^ (EN) Maggie Paley, The book of the penis, 1ª ed., Grove Press, 1999, ISBN 0-8021-1648-5, OCLC 40979848. URL consultato il 26 maggio 2019.
  4. ^ a b Eva Cantarella, L'ambiguo malanno : condizione e immagine della donna nell'antichità greca e romana, Feltrinelli, 2010, ISBN 978-88-07-72158-8, OCLC 799759860. URL consultato il 26 maggio 2019.
  5. ^ Ernest Mandel, Trattato di economia marxista, Samonà e Savelli, 1965.
  6. ^ Jennifer Barker Woolger, Federica Frasca e Helena Colombini, La dea sulla terra : le divinità che animano la vita delle donne, Castelvecchi, 2015, ISBN 978-88-6944-108-0, OCLC 955525601. URL consultato il 26 maggio 2019.
  7. ^ Roberto Giacobbo, Conosciamo davvero Gesù?, Mondadori, 2013, p. 101, ISBN 88-520-3843-4.
  8. ^ Antonio Royo Marin, Tre donne sante dottori della Chiesa : Teresa d'Ávila, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux, San Paolo, 2007, ISBN 978-88-215-5965-5, OCLC 799731542. URL consultato il 26 maggio 2019.
  9. ^ (EN) Middle Ages Women, su www.lordsandladies.org. URL consultato il 26 maggio 2019.
  10. ^ (EN) Elizabeth Schmermund, Women warriors, pp. 39-49, ISBN 978-0-7660-8151-2, OCLC 949554085. URL consultato il 26 maggio 2019.
  11. ^ Jean Leclercq, La figura della donna nel Medioevo, Jaca Book, 1994, pp. 64-69, ISBN 88-16-40350-0, OCLC 797895044. URL consultato il 26 maggio 2019.
  12. ^ (EN) Sophie Mousset, Women's rights and the French Revolution : a biography of Olympe de Gouges, First paperback publication, ISBN 1-4128-5463-6, OCLC 65198066. URL consultato il 26 maggio 2019.
  13. ^ a b (ES) Historia del Movimiento feminista (PDF), Bantaba. URL consultato il 26 maggio 2019.
  14. ^ (EN) Laurie A. Wilkie, The lost boys of Zeta Psi : a historical archaeology of masculinity at a university fraternity, University of California Press, 2010, ISBN 978-0-520-26059-7, OCLC 428731396. URL consultato il 27 maggio 2019.
  15. ^ a b (EN) Michael S. Kimmel e Amy Aronson, Men and masculinities : a social, cultural, and historical encyclopedia, ABC-CLIO, 2004, ISBN 1-57607-775-6, OCLC 53946980. URL consultato il 27 maggio 2019.
  16. ^ (EN) Jennifer Rosenberg, Flappers in the Roaring Twenties: Not Their Mother's Gibson Girl, su ThoughtCo. URL consultato il 27 maggio 2019.
  17. ^ (EN) Mimi Marinucci, Feminism is queer : the intimate connection between queer and feminist theory, Zed Books, 2010, ISBN 978-1-84813-476-8, OCLC 701053864. URL consultato il 27 maggio 2019.
  18. ^ a b Bernhard Fink, Dominique Klappauf e Gayle Brewer, Female physical characteristics and intra-sexual competition in women, in Personality and Individual Differences, vol. 58, 1º febbraio 2014, pp. 138–141, DOI:10.1016/j.paid.2013.10.015. URL consultato il 26 maggio 2019.
  19. ^ Interpersonal Relations and Group Procceses (PDF), su andrew.cmu.edu (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2006).
  20. ^ Druss, R. G., Changes in body image following augmentation breast surgery, in International Journal of Psychoanalytic Psychotherapy, vol. 2, nº 2, 1973, pp. 248-256.
  21. ^ Voice Academy: text only, su uiowa.edu (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2009).
  22. ^ Sara Wasserbauer, M.D. - The quest for perfect eyelashes, su wasser.sitewizard.biz (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2010).
  23. ^ ABC News: New Message to Models: Eat!, su abcnews.go.com.
  24. ^ BBC NEWS, su news.bbc.co.uk.
  25. ^ (EN) Non c'è pace senza giustizia Archiviato il 17 febbraio 2009 in Internet Archive. - campagna contro le mutilazioni genitali femminili
  26. ^ La nécessaire compréhension entre les sexes, Paul-Edmond Lalancette, pages 147 à 150, Québec, 2008.
  27. ^ Huffington Post,"Naleena, una giovane "Hijra": né uomo né donna." La storia della giovane indiana nel documentario di Luigi Storto, url visitato il 14/10/2014.
  28. ^ (Giovanni Paolo II, "Lettera alle donne", Vaticano, 1995.
  29. ^ Mons. Sante Babolin in culturamariana.com
  30. ^ Così Giovanni Paolo II nell'Udienza del 16 gennaio 1980, incentrata sul rapporto tra uomo e donna, tra mascolinità e femminilità, dove si riconosce che la sessualità, in Eden, non è strettamente finalizzata alla procreazione
  31. ^ su questo tema ha scritto Piersandro Vanzan, redattore di "La Civiltà Cattolica", in Famiglia Oggi n.10, ottobre 1997, "La reciprocità asimmetrica"
  32. ^ su questi temi si veda l'articolo della Prof. Suor Elena Bosetti "Amiche, sorelle, apostole. San Paolo e le donne", in Jesus n.1, gennaio 2009
  33. ^ Cento anni di psicoanalisi. Dizionario Larousse della psicanalisi a cura di R. Chemama,B. Vandermersch,C. Albarello Gremese editori, in books.google.ch
  34. ^ a b books.google.it
  35. ^ Maureen Murdock, Le Parcours de l'héroïne ou la féminité retrouvée, Dangles 1993

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