Apri il menu principale

Fenomenal e il tesoro di Tutankamen

film del 1968 diretto da Ruggero Deodato
Fenomenal e il tesoro di Tutankamen
Titolo originaleFenomenal e il tesoro di Tutankamen
Paese di produzioneItalia
Anno1968
Durata91 min
Rapporto2,35:1
Generepoliziesco
RegiaRuggero Deodato
SoggettoAldo Iginio Capone
SceneggiaturaRuggero Deodato
ProduttoreMauro Parenti
FotografiaRoberto Reale
MontaggioLuciano Cavalieri
MusicheBruno Nicolai
Interpreti e personaggi

Fenomenal e il tesoro di Tutankamen è un film poliziesco del 1968, diretto da Ruggero Deodato.

TramaModifica

Fenomenal è un ladro geniale che riesce a compiere imprese incredibili, tra queste ruba due volte la maschera di Tutankhamon in barba alla polizia che non riesce mai a catturarlo. Alla fine il ladro viene smascherato.

ProduzioneModifica

Fenomenal e il tesoro di Tutankamen è stato diretto da Ruggero Deodato sotto lo pseudonimo di Roger Rockfeller.[1] Deodato in seguito dichiarò di aver scelto ""il nome di un uomo ricco... quindi chi è una persona ricca? Rockefeller!" Vedi, stavo fuori di testa."[2] Deodato ha un cameo nel film nella parte di un uomo che cade dalla bicicletta.[1] La pellicola è stata prodotta da Nicola Mauro Parenti, che ha anche interpretato il personaggio principale del film, il conte Guy Norton Fenomenal.[3][1] Parlando della sua recitazione, Deodato lo definì "troppo rigido, un cane di attore; l'ho trattato come una merda sul set, ma poi mi ha chiamato di nuovo per Zenabel."[2] Nel cast c'è anche la moglie di Parenti, Lucretia Love.[2]

Il film è stato girato tra Roma e Parigi.[2] Durante le riprese all'Avenue des Champs-Élysées, in una panoramica della folla riunita per sentire il presidente francese Charles de Gaulle, appare Rex Harrison.[2]

DistribuzioneModifica

Fenomenal e il tesoro di Tutankamen è stato distribuito nei cinema italiani nel 1968.[3]

RicezioneModifica

Deodato ha parlato in maniera negativa della pellicola nelle interviste successive, dichiarando nel 2008 che non gliene "fregava niente del film."[2]

Dalle recensioni retrospettive, lo storico di cinema Roberto Curti lo ha descritto come "una delle voci più povere e meno degne di nota del supercriminal/superherotrend dei tardi anni sessanta" con una trama "così confusa che è difficile dire cosa stia succedendo a volte."[1] Curti ha osservato che la cosa migliore del film è stata la colonna sonora di Bruno Nicolai.[2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d Curti, p. 114
  2. ^ a b c d e f g Curti, p. 115
  3. ^ a b Curti, p. 113

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica