Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto

Duca di Montalto e militare napoletano
Ferdinando d'Aragona
Ferdinando d'Aragona, first Duke of Montalto ( -1543), attributed to Louis Cousin.jpg
Ritratto di Ferdinando d'Aragona, 1657, Juan Ayerbe, collezione privata[1]
Duca di Montalto
Conte di Belcastro
Stemma
In carica 27 maggio 1507-
1542
Predecessore carica creata
Successore Antonio
Nome completo Ferdinando d'Aragona Guardato
Altri titoli Barone di Cropani e Zagarise
Morte 1542
Luogo di sepoltura Chiesa di San Francesco di Paola, Montalto Uffugo
Dinastia Trastámara-Napoli
Padre Ferdinando I di Napoli
Madre Diana Guardato o Giovannella Caracciolo
Consorte Caterina Castellana de Cardona
Figli Maria
Giovanna
Antonio
Religione Cattolicesimo

Ferdinando d'Aragona, detto anche Ferrante d'Aragona (... – 1542), era figlio illegittimo di Ferdinando I di Napoli, fu duca di Montalto e militare del XVI secolo.

BiografiaModifica

Figlio naturale del sovrano Ferrante d'Aragona, e della sua concubina Giovannella Caracciolo,[2] ( per altri di Diana Guardato[3]), ignoti sono il luogo e la data di nascita.

Il padre, preoccupato di dare anche ai numerosi figli bastardi da lui generati una posizione economica agiata, a Ferdinando donò la baronia di Nicastro nel 1480, le contee di Arena e Stilo e le baronie di Pietrapaola e San Giovanni nel 1483[4], in Calabria, terre che erano state confiscate a Nicola di Haremsdin, per aver questi parteggiato per Giovanni II di Lorena, nemico del Re di Napoli.[4] In seguito, il padre lo nominò luogotenente generale in Calabria.[4]

Qualche anno dopo, lo stesso monarca cancellò questa donazione, apparentemente a causa delle lamentele che i vassalli di quelle terre gli avevano riferito dei maltrattamenti inflitti loro dagli ufficiali nominati da Ferdinando. Tuttavia, la regina consorte Giovanna, vedova del Re di Napoli, gli restituì quei domini nel 1500.[4] L'Aragona incrementò il proprio patrimonio feudale nel 1497 con l'acquisto della terra calabra di Cariati per la quale ricevette l'investitura a titolo di duca, e di quelle campane di Albanella, Alvignanello e Campagna.[4][5] Successivamente però, nel 1507, questi domini gli furono tolti dal re Ferdinando II d'Aragona, che li assegnò a Roberto Sanseverino dei principi di Salerno, poiché appartenuti all'antenato Giovan Francesco, a cui erano stati confiscati alla venuta dei Francesi.

Rimasto comunque fedele alla Casa Reale anche dopo l'insediamento al trono degli Asburgo, la sua importanza nel contesto dell'aristocrazia napoletana crebbe grazie ai suoi intrecci matrimoniali: sposò dapprima Anna Sanseverino, figlia di Bernardino, principe di Bisignano, del quale rimase presto vedovo, ed in seguito Castellana de Cardona, figlia di Raimondo, duca di Somma, dalla quale ebbe i figli Maria, Giovanna e Antonio. Per risarcirlo della perdita di quei feudi, il Re di Napoli gli assegnò il castello e la terra di Montalto, per il quale il 27 maggio 1507 ricevette investitura del titolo di duca. Nel 1529, il re Carlo V d'Asburgo, gli assegnò delle case confiscate in Napoli al ribelle Giovanni di Buccino, lo nominò luogotenente generale del Regno di Napoli.[5] Nel 1541, comprò la contea di Belcastro e le baronie di Cropani e Zagarise dal genero Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, marito della figlia Maria.[6]

Morì nel 1542 e fu sepolto nella Chiesa di San Francesco di Paola di Montalto.

DiscendenzaModifica

Dal matrimonio con Caterina Castellana de Cardona nacquero tre figli:

NoteModifica

  1. ^ https://revistas.uam.es/anuario/article/download/9320/9550/20867
  2. ^ Camillo Minieri Riccio, Catalogo di mss. della (sua) biblioteca, 1868.
  3. ^ Arturo Bascetta e Sabato Cuttrera, Amanti e bastardi di re Ferrante il Vecchio, pp. 15-33.
  4. ^ a b c d e (ES) A. Franco Silva, EL DUCADO DE MONTALTO - NOTAS SOBRE LOS SEÑORIOS ITALIANOS DE MEDINA SIDONIA (PDF), su hmedieval.ugr.es. URL consultato il 27 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2018).
  5. ^ a b (CA) Ferran d’Aragó (XML), su enciclopedia.cat. URL consultato il 28 luglio 2018.
  6. ^ S. Marinozzi, G. Fornaciari, Le mummie e l'arte medica nell'evo moderno, Università La Sapienza, 2005, nota 18, p. 320.

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