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Bra-Ceva
Mappa ferr Bra-Ceva-Savona.png
InizioBra
FineCeva
Stati attraversatiItalia
Lunghezza46,964 km
Apertura1874
Chiusura1994
GestoreFerrovie dello Stato Italiane
Precedenti gestoriStrade Ferrate dell'Alta Italia (1874-1885)
Strade Ferrate del Mediterraneo (1885-1905)
Scartamento1435 mm
Elettrificazione3000 V CC
Ferrovie

La ferrovia Bra-Ceva era una linea ferroviaria che collegava le due località piemontesi attivata nel 1874, ora dismessa. Costruita come parte del collegamento ottocentesco tra Torino e Savona, via Trofarello-Carmagnola-Bra-Cherasco-Ceva, la linea perse buona parte della sua importanza con l'inaugurazione della variante di Fossano, per essere definitivamente soppressa in conseguenza dei danni subiti durante l'alluvione del 1994.

Indice

StoriaModifica

 
La stazione di Monchiero, con la diramazione tranviaria Monchiero-Dogliani

Da tempo nei disegni del Regno di Sardegna, la concessione di una ferrovia fra Torino e Savona "per Carmagnola, e diramazione Cairo-Acqui" fu approvata con regio decreto del novembre 1861 in attuazione di una legge promulgata nel luglio precedente e assegnata alla Società Anonima per la ferrovia da Torino a Savona[1].

Problemi legati alla difficile natura dei terreni nella valle del Letimbro e alla crisi del debito pubblico imposero tuttavia al governo di subentrare nella concessione e nella conduzione dei lavori. Nonostante il forte ritardo dei lavori, avrebbero dovuto essere ultimati, per contratto, entro l'anno 1872, la tratta Bra-Savona venne aperta all'esercizio in data 28 settembre 1874. L'esercizio della linea fu affidato alla Strade Ferrate dell'Alta Italia.[1].

La ferrovia Carmagnola-Bra entrò in funzione soltanto dieci anni dopo, il 7 aprile 1884[2], completando così l'originale tracciato della ferrovia Torino-Savona e realizzando così il primo collegamento diretto fra Torino e la liguria di ponente, eliminando il più lungo passaggio sulla linea Torino-Cuneo tra Carmagnola-Racconigi-Cavallermaggiore-Bra.

Un atto destinato a incidere profondamente sul destino della ferrovia fu l'approvazione, avvenuta in Parlamento nel 1910, della nuova "direttissima del Piemonte", una tratta a doppio binario da costruirsi fra Fossano-Mondovì-Ceva quale velocizzazione del tracciato per Savona, destinata a rendere marginale il collegamento via Bra e sostituire completamente la parallela Ferrovia Fossano-Mondovì-Villanova la quale era stata concepita proprio nell'ottica di costituire lei stessa tale collegamento[3]. La nuova ferrovia fu inaugurata il 28 ottobre 1933.

Nonostante l'elettrificazione, avvenuta nel 1935, la linea ormai priva dei collegamenti diretti assunse un carattere eminentemente locale, senza significativi potenziamenti dei servizi, fino ai consistenti lavori di ammodernamento che vennero condotti nel 1991 previa chiusura della linea: i sottopassi stradali a Monchiero e Farigliano furono ricostruiti in muratura, la palificazione ex trifase completamente rinnovata e automatizzato il sistema di controllo del traffico[4][5]. Il servizio merci risultava in tale anno ancora fra Bra e Cherasco e fra Ceva e Carrù[6].

Tali ingenti lavori, che avrebbero dovuto preludere a un rilancio del servizio, rappresentarono il canto del cigno per la ferrovia: l'Alluvione del Tanaro del 1994 colpì il Piemonte meridionale, distruggendo diversi ponti sul Tanaro e danneggiando gravemente alcuni punti del tracciato, rendendo la linea di fatto inutilizzabile. Fs decise di non procedere con gli ingenti lavori di ripristino della ferrovia interrompendone definitivamente l'esercizio[7][8][9]. La tratta Cherasco-Ceva venne soppressa definitivamente il 26 giugno 2005[10] nonostante alcune proteste della popolazione locale[11]. Il tratto Narzole-Ceva è stato subito dismesso e smantellato mentre nel tratto da Narzole a Bra fu mantenuta provvisoriamente in funzione la Trazione Elettrica per la presenza a Narzole di una S.S.E. (SottoStazione Elettrica) a servizio della linea Torino-Savona, attualmente non più funzionale, in seguito alla messa in esercizio della nuova S.S.E. di Bra, per cui RFI ha proceduto allo smantellamento della linea elettrica. [12]

La parte della linea tra Bra e Cherasco, delettrificata, è rimasta attiva come raccordo merci per servire un'industria locale produttrice di container.

Nell'anno 2016 è stato presentato, a Torino, il progetto di mobilità MetroGranda, una linea di metropolitana leggera ideata per collegare i principali centri della provincia di Cuneo sfruttando le vecchie linee Savigliano-Saluzzo-Cuneo, Cuneo-Mondovì, Mondovì-Bastia Mondovì, Bastia-Bra, Bra-Cavallermaggiore, Cavallermaggiore-Savigliano. Il progetto prevederebbe quindi la ricostruzione della linea Mondovì-Bastia ed un ripristino delle linee Bastia-Bra, Mondovì-Cuneo e Cuneo-Saluzzo-Savigliano. Non sono però al momento previsti finanziamenti.[13]

CaratteristicheModifica

Stazioni e fermate
 
per Carmagnola
     
per Cavallermaggiore
 
95+245 Bra 275 m s.l.m.
     
per Alessandria
 
Autostrada A33
 
88+901 fiume Stura di Demonte
 
88+172 Cherasco
 
81+521 Narzole
 
81+072 fiume Tanaro
     
76+930 Monchiero-Dogliani
     
Tranvia Monchiero-Dogliani † 1953
 
74+767 fiume Tanaro
 
74+360 fiume Tanaro
     
70+099 Farigliano
 
69+795 fiume Tanaro
 
69+215 fiume Tanaro
 
68+393 fiume Tanaro
     
65+765 Carrù-Clavesana
 
63+959 torrente Pesio
     
per Mondovì † 1986
 
torrente Ellero
     
60+077 Bastia Mondovì
 
58+443 fiume Tanaro
 
57+530 fiume Tanaro
     
56+016 Niella
 
53+850 fiume Tanaro
     
53+102 Rocca Cigliè
 
52+898 fiume Tanaro
 
52+133 fiume Tanaro
     
51+002 Castellino Tanaro
 
48+477 fiume Tanaro
 
47+859 fiume Tanaro
     
per Fossano
 
45+281 Ceva 387 m s.l.m.
     
per Ormea
 
per Savona

La linea era armata a binario unico con scartamento ordinario da 1435 mm per una lunghezza totale di 46,964[14].

Il percorso si snodava lungo il fondovalle del Tanaro, fiume con caratteristiche torrentizie che veniva intersecato e scavalcato con numerosi ponti e che metteva costantemente a repentaglio l'integrità della sede.

La ferrovia venne elettrificata nel 1935 alla corrente alternata trifase di 3600 V 16,2/3 Hz fino al 1973 anno in cui fu attuata la conversione degli impianti alla corrente continua di 3000 V.

PercorsoModifica

 
Facciata della stazione di Bra, impianto dimensionato per servizi più prestigiosi di quelli locali

Partita da Bra e impegnata una discesa del 14 per mille[15], la ferrovia raggiungeva il fondovalle del Tanaro per poi cambiare direzione volgendo verso sud; superato lo Stura di Demonte, veniva dunque raggiunta la Stazione di Cherasco posta a distanza rispetto all'abitato. A seguito dello smantellamento della sottostazione elettrica di Narzole, tale sezione è stata privata della linea aerea di alimentazione e utilizzata in regime di raccordo a partire dal 2006[16][17].

Superata Narzole, la cui sottostazione elettrica venne potenziata nel 1998 a linea ormai soppressa per esigenze legate al servizio sulla linea per Carmagnola[18], ed entrata ormai nella valle del Tanaro, la ferrovia raggiungeva la stazione di Monchiero-Dogliani si diramava, fra il 1923 e il 1953, la Tranvia Monchiero-Dogliani, raccordata alla ferrovia stessa con delle rotaie.

 
viadotto presso Farigliano

La medesima valle veniva seguita seguendo, nell'ordine, le Stazione di Farigliano e Stazione di Carrù-Clavesana, con un percorso particolarmente sinuoso imposto dalla valle, che in tale tratto va via via restringendosi. Oltrepassato il Pesio e una delle rare gallerie lungo il percorso si incontrava sulla destra il binario della Ferrovia Mondovì-Bastia Mondovì, che osservava capolinea nella successiva stazione di Bastia Mondovì; un tratto di raccordo per l'instradamento diretto verso Mondovì e Cuneo evitava il regresso a Bastia Mondovì.

Il percorso proseguiva ulteriormente verso sud, intersecando più volte il fiume, con un percorso in costante ascesa che raggiungeva le stazioni a Niella Tanaro, Rocca Cigliè, su una sede da tempo cancellata dall'allargamento della strada provinciale di fondovalle, e Castellino Tanaro, anch'essa come le due precedenti lontana dai centri abitati, per giungere infine alla stazione di Ceva.

NoteModifica

  1. ^ a b L. Ballatore, Storia delle ferrovie in Piemonte, op. cit., p. 106.
  2. ^ Campana, Il metrò ai piedi delle Alpi, p. 103.
  3. ^ Domenico Molino, Città e binari, Mondovì, in I Treni Oggi, n. 37, marzo 1984, p. 20.
  4. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 37, novembre 1991, p. 8.
  5. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 38, dicembre 1991, p. 10.
  6. ^ Notizia su Mondo Ferroviario, n. 64, ottobre 1991, p. 68.
  7. ^ Fausto Numanni, Ferrovie nell'alluvione, in I Treni, n. 156, gennaio 1995, pp. 14-17.
  8. ^ Maurizio Tolini, I giorni della paura, in Mondo Ferroviario, n. 103, gennaio 1995, pp. 22-27.
  9. ^ Angelo Nascimbene, Piemonte, cronache di un'alluvione, in Tutto Treno, n. 72, gennaio 1995, pp. 12-17.
  10. ^ Impianti FS, in I Treni (Salò, Editrice Trasporti su Rotaie), anno XXV, nº 272, luglio-agosto 2005, p. 8, ISSN 0392-4602 (WC · ACNP).
  11. ^ "Su quei binari rivogliamo il treno!", dal periodico locale L'Unione Monregalese[collegamento interrotto]
  12. ^ regione.piemonte.it, https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2018-11/bra_ceva.pdf.
  13. ^ http://metrogranda.polito.it/
  14. ^ Misurati secondo la progressiva chilometrica riportata dagli orari di servizio dell'epoca
  15. ^ M. Mingari, Da Bra a Ceva, op. cit.
  16. ^ Notizia su I Treni, n. 287, novembre 2016, p. 6
  17. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 202, novembre 2016, p. 7
  18. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 108, aprile 1998, p. 6.

BibliografiaModifica

  • RFI. Fascicolo linea 8
  • Michele Mingari, Da Bra a Ceva, in "i Treni" n. 177 (dicembre 1996), pp. 26–32.
  • Claudio Campana, Il metrò ai piedi delle Alpi, Cuneo, Grandapress Edizioni, 2008, ISBN non esistente.
  • Franco Rebagliati, Franco Dell'Amico e Giovanni Gallotti, La linea - Savona-San Giuseppe di C. - Aqui Terme - Alessandria, L'Editrice, Cairo Montenotte, 2009. ISBN 88-95955-22-6.
  • Paolo Tarigo, L'ineluttabile destino della Bra-Ceva, in I Treni, n. 259, maggio 2004, pp. 26–31.
  • Luigi Ballatore, Storia delle ferrovie in Piemonte, Torino, Editrice Il Punto, 2002. ISBN 88-88552-00-6.

Voci correlateModifica

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