Ferrovia Genova-Casella

Linea ferroviaria italiana a scartamento metrico
Genova-Casella
Ferrovia delle tre valli
Trenino di Casella
Genova-Casella Map.png
InizioGenova Piazza Manin
FineCasella Paese
Stati attraversatiItalia
Lunghezza24,318 km
Apertura1º settembre 1929
Chiusura2013
Riapertura2016
GestoreAMT Genova
Precedenti gestoriSocietà Ferrovie Elettriche Liguri (1929-1949)
Gestione Commissariale Governativa Ferrovia Genova-Casella (1949-2002)
Ferrovia Genova Casella Srl (2002-2010)
Scartamento1000 mm
Elettrificazione3 kV CC
Ferrovie

La ferrovia Genova-Casella è una linea ferroviaria a scartamento metrico che collega il centro della città di Genova con il suo entroterra, giungendo nel paese di Casella in alta valle Scrivia. Il tracciato è lungo poco più di 24 chilometri ed effettua un percorso totalmente montano attraverso le valli Bisagno, Polcevera e Scrivia.

Aperta all'esercizio nel 1929, dal 2010 è gestita dall'Azienda Mobilità e Trasporti SpA di Genova, la quale vi opera sia come impresa ferroviaria che come gestore dell'infrastruttura. La ferrovia, chiusa nel novembre 2013 a causa di cedimenti e frane lungo il percorso, è stata riaperta il 21 maggio 2016 con venti corse al giorno.[1][2][3]

Sistema integrato delle linee metropolitane e ferroviarie della città di Genova

StoriaModifica

Le origini: le Ferrovie Elettriche LiguriModifica

Alla fine del XIX secolo venne ipotizzato un passante ferroviario diretto tra Genova e l'Emilia Romagna, alternativo alla linea dei Giovi. La ferrovia doveva partire dal Porto e attraversare l'Appennino Ligure per poi raggiungere le stazioni di Piacenza e di Borgotaro. Era tuttavia pensata come linea veloce per le lunghe distanze, con un traffico dedicato principalmente alle merci.

In questo scenario, la SAFEL (Società Anonima Ferrovie Elettriche Liguri) studiò la realizzazione di una linea passeggeri ad uso locale, complementare alla Genova-Piacenza, il cui scopo era collegare il centro della città a tutti i piccoli comuni e ai luoghi di villeggiatura dell'entroterra ligure, altrimenti non serviti da nessun sistema di trasporto rapido. Il primo tronco di questa rete estesa era costituito proprio dalla Genova-Casella.

Il progetto originario prevedeva in seguito uno sviluppo a "T": un ramo trasversale verso Busalla e uno verso Torriglia, quest'ultimo con la prospettiva di una seconda fase di espansione verso il territorio piacentino[4].

In seguito, la SAFEL studiò diverse ipotesi per ulteriori diramazioni, strutturate in parte come tramvie extraurbane: da Torriglia verso Bobbio con diramazione fino a La Spezia via Sestri Levante (rete orientale). In un'ottica di ampio respiro, la Ferrovie Elettriche Liguri avrebbero dovuto raccordarsi con le altre linee già esistenti quali la Torino-Genova o la Alessandria-Piacenza. Accanto a queste esisteva anche un'ipotesi di una rete occidentale della FEL composta con line fra loro non interconnesse: si trattava della Savona - Sassello - Ovada, della Finale Ligure - Calizzano - Cengio e della Imperia - Pieve di Teco - Ormea con diramazione per Albenga.

La costruzioneModifica

 
L'arrivo del primo treno a Casella il 1º settembre 1929
 
Il senatore Felice Bensa, industriale e banchiere di Genova, fondatore e primo presidente della Società Ferrovie Elettriche Liguri.

Nel 1908 la SAFEL richiese al Ministero la concessione per la costruzione della Genova-Casella. Tale concessione venne ottenuta il 17 giugno 1915. Come la maggior parte delle ferrovie locali dell'epoca, la linea presentava un tracciato quasi interamente a binario unico e dal percorso molto tortuoso (per poter seguire l'orografia dei monti liguri). La ferrovia era da subito prevista a trazione elettrica, mentre per quel che riguarda l'armamento, venne inizialmente pensato lo scartamento ridotto a 950mm, per ridurre i costi dell'infrastruttura ed in conformità con quanto prescritto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che raccomandava l'adozione del "metrico italiano" (950mm) per le ferrovie a differenza del metrico puro (1000mm) adottato per le tranvie. Tuttavia, per consentire l'costruzione di un raccordo a Manin con la rete tranviaria genovese la società esercente presentò una variazione al progetto, approvata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che previde l'adozione dello scartamento di 1000mm. Tale raccordo, tuttavia, sebbene riportato nelle prime tavole progettuali, non venne mai realizzato.

Il sopraggiungere della prima guerra mondiale impose un lungo rinvio alla realizzazione della linea ferroviaria. Solo il 28 febbraio del 1921 fu firmata la convenzione definitiva tra il Governo e la SAFEL, che diede l'avvio formale ai cantieri.

Il 26 giugno 1921 avvenne la posa della prima pietra: i lavori per le opere civili (gallerie, ponti, fabbricati delle stazioni) furono affidati al Consorzio Cooperative Liguri di Produzione e Lavoro tra Combattenti, il quale aveva lo scopo di dare lavoro a migliaia di ex soldati ed operai rimasti disoccupati dopo il conflitto. La costruzione fu interamente finanziata con fondi privati.

La realizzazione della linea si rivelò più complessa del previsto: durante la costruzione del tratto a valle (Genova- Trensasco), dove il tracciato doveva affrontare ripide salite, fu installata una teleferica lunga 1,2 Km in modo da trasportare agevolmente i materiali da costruzione provenienti dalla Valbisagno, superando un dislivello di 450 m. Furono anche adottate scavatrici e frantumatrici elettriche (macchinari moderni all'epoca) per produrre in loco la sabbia ed il cemento necessari.

Nel 1924 la S.E.N. (Società Elettrica Nazionale),una controllata delle industrie Ernesto Breda, si aggiudicò l'appalto per la posa dell'armamento, per la costruzione della linea aerea, della sottostazione elettrica e per la fornitura del materiale rotabile.

Nel frattempo, il susseguirsi di numerosi progetti di prolungamento in diverse direzioni, alcuni dei quali molto improbabili, richiese l'impiego di ingenti risorse finanziarie, causando il progressivo dissesto economico della società e finendo inoltre col rallentare la realizzazione del tronco centrale.

I primi binari vennero posati nel 1926 a partire da Vicomorasso, con l'ausilio di una locomotiva a vapore tipo Mallet acquistata dalle Ferrovie dell'Appenno Centrale, ma le operazioni si interruppero per mancanza di fondi.

Grazie ad aiuti economici (provenienti dal Comune di Genova e dalla Banca Nazionale), nel 1927 i lavori ripresero, affidati alla società Breda, la quale oltre all'elettrificazione della linea e la posa dell'armamento si incaricò di portare a termine le opere civili residue (il ponte tra le due gallerie Fontanassa, i viadotti Cicala e Puin).

Il 7 giugno 1928, la locomotiva a vapore impiegata nella costruzione della linea stessa effettuò un viaggio di presentazione sino a Casella trainando una vettura passeggeri con a bordo i Podestà di Genova, Sant'Olcese, Serra Riccò e Casella, accolti dai cittadini in festa lungo in percorso. Solo il 2 ottobre 1928 poté circolare sull'intera linea il primo treno a trazione elettrica riservato ai duecento membri dell'Associazione Elettrotecnica Italiana che in quei giorni teneva a Genova il suo congresso annuale.

Il 1º settembre 1929 si svolse l'inaugurazione ufficiale della linea, la quale partiva da Piazza Manin ma era limitata a Casella-Deposito.

A causa della mancanza di finanziamenti esterni, l'ambizioso progetto della rete ferroviaria ligure non fu mai portato a termine, e Casella diventò il capolinea.[5]

I primi anni e la gestione privataModifica

Durante il primo periodo di attività, la ferrovia svolse un servizio misto merci-passeggeri, riscuotendo un buon successo in termini di utenza.

La trazione elettrica, a corrente continua, era in origine alimentata con tensione a 2400 V. Il parco macchine di prima dotazione era costituito dai mezzi forniti dalla Breda: 3 locomotori-bagagliaio (001-003) con rodiggio Bo'Bo' e 360 cavalli di potenza, caratterizzati da un innovativo sistema di recupero dell'energia Breda-Somarini, unico in Italia; 4 carrozze di terza classe (50-53); 3 miste prima-terza classe (20-22) e 16 carri merci di vario tipo (consegnati nel 1926, ben prima che la ferrovia aprisse).

Nel 1930 venne completato a Casella il tratto finale della linea, costituito dal ponte Vittorio Veneto sul torrente Scrivia, ma la ferrovia non venne subito prolungata nel percorso.[6]

Nel 1933, nonostante la ferrovia funzionasse a pieno regime con un alto numero di passeggeri e merci, la SAFEL era sull'orlo del fallimento. Questo perché la società aveva investito molto nei progetti di estensione senza preoccuparsi di saldare i debiti in sospeso con la Breda e con la Banca Nazionale del Lavoro, la quale aveva finanziato gran parte della costruzione della linea.

Nel 1934 la SAFEL venne dichiarata fallita dopo un processo giudiziario, e la gestione della ferrovia venne acquisita dalle autolinee Lazzi.

Il 23 agosto 1937 due dei locomotori andarono distrutti in un incidente nei pressi di Vicomorasso nel quale perirono cinque persone[7]; per rimediare alla carenza di materiale motore furono acquistate dalla Società Veneta tre elettromotrici, costruite dalla MAN nel 1913 con rodiggio (A1) (1A) per le tranvie Montebelluna-Asolo e Montebelluna-Valdobbiadene chiuse nel 1931.

Le macchine entrano in servizio nel 1939[8], mantenendo inizialmente la numerazione d'origine (053, rinumerata 055 nel 1943, 054 e 056), previa conversione del sistema di alimentazione originale da 975 Vcc a 2400 Vcc.

Durante la seconda guerra mondiale la ferrovia non subì particolari danneggiamenti, nonostante i bombardamenti che imperversavano sulla città di Genova. Al contrario, in quel periodo si registrò il massimo sfruttamento della linea, utilizzata assiduamente dalle famiglie genovesi sfollate (Casella, insieme a molti paesi dell'entroterra, era considerato un luogo sicuro) e dai lavoratori che partendo dalle colline dovevano raggiungere la città.

Il secondo dopoguerra e la gestione stataleModifica

 
Treni in sosta alla stazione di Manin come si presentavano nel 1980

La ferrovia, come molte linee concesse, rimase privata fino al 1949, quando passò in gestione commissariale governativa.[9]

Alla fine del conflitto sia il materiale rotabile che le strutture risultarono danneggiati dall'usura alla quale erano stati sottoposti nel periodo bellico, ed iniziò a farsi sentire la necessità di rinnovare il parco trazione.

Nel 1953 venne infine realizzato il prolungamento in regresso, interamente in sede stradale, dall'antica alla nuova stazione capolinea, denominata Casella-Paese,[6][10] mentre la stazione di Casella-Deposito rimase attiva solo come scalo tecnico.

Nel 1956[11] fu acquisito dalla FAA un locomotore (l'unità 28) dalla potenza di 355 kW con velocità massima di 50 km/h già utilizzato sulla Ferrovia Sangritana; nel 1960 fu acquisita un'altra unità (la 29) e ricambi.[12] I locomotori erano parte di una commessa di quattordici locomotive a quattro assi costruite nel 1924 con equipaggiamento elettrico e carrelli forniti da TIBB e cassa realizzata da Carminati & Toselli. Originariamente a scartamento ridotto a 950 mm, vennero convertite a quello metrico.

Negli anni della motorizzazione di massa, la Ferrovia Genova Casella sopravvisse grazie ai contenuti costi di manutenzione e di esercizio, uniti alla mancanza di una rete stradale soddisfacente, specie nella prima metà della tratta.

Il parco vetture venne integrato e rimodernato recuperando materiale rotabile dismesso da altre ferrovie via via soppresse.[6]

Nel 1963, con la chiusura della linea a scartamento metrico Ora-Predazzo, gestita dalla Ferrovia Elettrica Val di Fiemme, la Ferrovia Genova Casella ereditò le due locomotive B51 e B52 con rodiggio Bo'Bo', 420 cavalli di potenza e velocità massima di 45 km/h; tre elettromotrici (A1-A3) costruite da TIBB per l'equipaggiamento elettrico e da C&T per la parte meccanica nel 1929. Sempre dalla Val di Fiemme arrivarono sei carrozze a carrelli di cui due di tipo lungo classificate come C101 e C102 e quattro di tipo corto numerate dalla C103 alla C106 ed infine due convertitori statici al mercurio, che vennero installati nella sottostazione elettrica di Vicomorasso, dove furono rimpiazzati gli originali raddrizzatori a gruppi rotanti ed elevata la tensione della linea di contatto da 2,4 a 2,6 kV in corrente continua. Poiché i nuovi convertitori statici non permettevano più il recupero dell'energia, tutto il materiale di trazione originario e quello proveniente dalla Società Veneta venne accantonato e successivamente demolito.[13]

Cinque anni più tardi vennero acquistate quattro elettromotrici dalla ferrovia Spoleto-Norcia: si trattava di mezzi costruiti da C&T\TIBB nel 1926 e ricostruiti da Casaralta\TIBB nel 1957 con nuovi equipaggiamenti elettrici. Trasferite a Genova nel 1970, entrarono in servizio regolare, numerate A4-A7, tra il 1971 e il 1973[14] dopo aver provveduto alla necessaria variazione di scartamento da 950 mm a 1000 mm.

Il 17 gennaio del 1974 l'elettromotrice A3 deragliò a causa di una frana a Sardorella, causando un morto. Il 31 ottobre dello stesso anno[15] l'intera linea venne posta sotto sequestro per ordine della magistratura e potrà essere riaperta al traffico solo dopo il completamento dei lavori più urgenti. Così nel 1975 venne compiuta un'opera di rinnovamento dell'armamento, con rotaie da 36 kg/m in luogo di quelle originali da 27 kg/m e una terza rotaia centrale nei tratti in curva per limitare il rischio di deragliamento. Questi interventi permisero di innalzare la velocità massima della linea.

L'ammodernamento della rete e dei rotabili continuò in fasi successive negli anni seguenti: nel 1980 venne realizzato l'ampliamento del ponte sullo Scrivia con spostamento in sede propria dell'ultimo tratto della linea, prima in sede promiscua, e costruzione di un binario di raddoppio a Casella Paese. Ebbe inizio l'applicazione di un nuovo schema di verniciatura amaranto e crema destinato a tutto il materiale viaggiatori e la ditta Gleismac venne incaricata di ricarrozzare ben 9 vetture su 12 ad esclusione della C22, trasformata in precedenza in carrozza-bar e divenuta parte del Treno Storico, e delle C103-104, assegnate anch'esse al Treno Storico. Le elettromotrici A1 ed A2 vennero ricarrozzate mantenendo l'estetica tradizionale negli anni seguenti dalle officine sociali. Infine, nel 1985, rientrò in servizio l'elettromotrice A3 con cassa completamente ridisegnata, equipaggiamento elettrico a chopper realizzato dalla società EEA di Genova e due pantografi Faiveley con doppio strisciante già sperimentati sulle B51 e A4. Due anni più tardi la ditta Gleismac fornì alla FGC una locomotiva diesel-idraulica classificata D1 con rodiggio B'B', potenza 400 kW e velocità massima di 40 km/h, costruita nel 1964 per la Deutsche Bundesbahn, la quale venne impiegata in testa ai treni cantiere e come locomotiva di soccorso.[16]

La riscoperta turisticaModifica

 
Locomotiva storica 29 con carrozza storica C104 in manovra a Casella Deposito durante un treno fotografico

Nel corso degli anni ottanta, accanto alle esigenze di trasporto pendolare, prese forma la vocazione turistica della linea, per via dei paesaggi e dei panorami attraversati. Nacque così nel 1989 (il viaggio inaugurale avvenne il 5 novembre[17]), tra i primi in Italia, il "Treno Storico", che ha tuttora lo scopo di valorizzare la vocazione turistica della linea. La composizione completa prevede in testa la locomotiva 29, la più antica locomotiva elettrica funzionante in Italia,[18][19] le carrozze C103 e C104 e la carrozza-bar C22. I prezzi relativamente contenuti del suo noleggio sono la ragione del successo di questo convoglio. che può essere affittato completo o in parte per eventi particolari come matrimoni, treni fotografici ed altri eventi speciali.

Approfondimento: La vettura storica

Come detto la ferrovia possiede un treno storico che viene utilizzato prevalentemente a nolo. In alcuni eventi il convoglio è stato trasformato in un palcoscenico per prose teatrali e utilizzata in grandi eventi. Dall'epifania del 2000 il treno diventa Befana Express e viene utilizzato dalla befana per portare i doni ai bambini[20], nel 2001 la carrozza bar è stata ospitata all'Euroflora[21], mentre dal 2008 ospita lo spettacolo del Teatro Cargo Donne in guerra[22] pièce che racconta il periodo di guerra visto dall'universo femminile[23]

Gli anni novanta portarono alla linea un'ulteriore ventata di novità: nel 1991 venne rinnovata completamente la linea aerea dalla ditta Ansaldo Trasporti con la sostituzione della caratteristica palificazione originale Breda con il sistema a contrappesi assai simile a quello in uso da RFI a doppio filo di contatto di 100+100 mm². La tensione venne quindi elevata a 3000 V CC. Qualche anno più tardi, nel 1993, vennero consegnate dalla Firema-Officine di Cittadella due elettromotrici di tipo E46 a chopper (rodiggio Bo'Bo', potenza 350 kW e velocità massima 45 km/h) con cassa identica alla ristrutturata A3, denominate A8 e A9, che montavano carrelli provenienti rispettivamente dai locomotori B51 e B52, nel frattempo accantonati.

Un ulteriore esemplare di questa famiglia di elettromotrici fu consegnato nel 1995 dal Firema Consortium: si trattava dell'elettromotrice A10, che differiva dalle sorelle A8-A9 solo per linea dei finestrini più bassa in modo da permettere una migliore visione del panorama e montava carrelli provenienti dalla A2,[24] rimpiazzati successivamente da quelli dell'A3 nel frattempo accantonata (demolita nel 2011).[25] Infine, nel 1998 vennero consegnate due elettromotrici di tipo E46A a chopper (potenza 560 kW) con cassa identica alla A10 e carrelli nuovi costruiti appositamente da ADtranz (Vado Ligure). Venero prodotte anche 3 carrozze (C60-C62) che condividevano cassa e carrelli delle elettromotrici di ultima generazione.[24]

La gestione regionaleModifica

Gli anni 2000 portarono una svolta nella gestione della linea: infatti nel 2002 cessò l'affidamento temporaneo alle Ferrovie dello Stato SpA (iniziato tre anni prima) e la gestione passò alla Regione Liguria, che la esercitò con la società Ferrovia Genova Casella Srl. Alla fine dello stesso anno, una frana caduta a Sant'Olcese Tullo rese necessaria la chiusura della linea per tre mesi in modo da consentire i necessari lavori di messa in sicurezza. Nello stesso periodo venne eseguita anche una breve rettifica del percorso presso Molinetti.

Il 2005 vide il restauro, alla Cmf di Strevi, e la messa in esercizio di un carro merci chiuso F23, acquistato con fondi europei dalla dismessa ferrovia Rimini – San Marino, il quale venne adibito al trasporto biciclette[26]. Nel 2009 venne ceduto alla Trentino Trasporti il locomotore B51 con carrelli provenienti dalla elettromotrice AB.04 della ferrovia Rimini-San Marino, mentre il gemello B52 venne avviato alla demolizione (avvenuta nel 2014).[25]

La gestione AMTModifica

 
A5 dopo il restyling del 2010 in un incrocio con A10 a Cappuccio

Dal 16 aprile 2010, a seguito delle esito di una gara bandita dalla regione, la gestione della ferrovia è passata definitivamente all'AMT di Genova[27]. Con AMT, l'elettromotrice A5 venne sottoposta ad un restauro integrale, durante il quale venne dotata del dispositivo vigilante e di una pellicola anti-graffiti.[28] È inoltre affidato l'appalto per il rifacimento ed adeguamento alla normativa vigente della sottostazione elettrica di Vicomorasso.[29] La nuova gestione ha infine eseguito nel 2011 lavori di manutenzione straordinaria all'armamento per ridurre i rallentamenti che erano stati istituiti negli ultimi anni a causa del deterioramento dello stesso. Sono inoltre sottoposte a restauro e dotate di una pellicola anti-graffiti le elettromotrici A1 e A11.

Dal 29 marzo 2021 viene ripristinata la stazione di Crocetta d'Orero (che era stata soppressa nel 1994), presso cui è previsto l'allestimento del Museo della Ferrovia.[30]

Progetti futuriModifica

Nel corso degli anni sono stati effettuati studi per un suo prolungamento dalla stazione di piazza Manin, poco distante dal castello Mackenzie, fino al centro della città: una relazione del 1926 della SFEL prevedeva il raccordo della stazione con la rete tranviaria di Genova[31], mentre un progetto del 1953 prevedeva la trasformazione della linea in tranvia extraurbana, con la costruzione di una nuova stazione di fronte al liceo ginnasio Andrea D'Oria e impianto di binari lungo via Burlando e corso Monte Grappa, con innesto alle tranvie urbane genovesi in via Canevari[32]. Tuttavia il raccordo tramviario, oltre ad imporre vincoli sul tipo di materiale rotabile, avrebbe richiesto un abbassamento della tensione di alimentazione (600 V) rendendo necessaria l'installazione di molte sottostazioni elettriche per aumentare l'amperaggio lungo il percorso collinare.

Nei primi anni Ottanta[33] si era ipotizzata una diramazione volta a servire il quartiere di Begato, sopra Rivarolo, che avrebbe così collegato - come una sorta di metropolitana leggera in affiancamento all'attuale metropolitana genovese - la delegazione ponentina con il centro della città ed anche un prolungamento dal capolinea di Casella fino al comune di Isola del Cantone[34]. Nessuno di questi progetti si è tuttavia concretizzato.

Nel 2007 è stata manifestata l'intenzione di assemblare un altro trenino storico da far circolare in settimana (al traino dell'A2 restaurata) e di aprirsi al mercato internazionale, stringendo accordi con Costa Crociere e Acquario di Genova.[5]

Nel 2010 venne ordinato un tram-treno basato sul tram Sirio di AnsaldoBreda. A seguito di problemi riscontrati sui carrelli il convoglio non è stato consegnato, ed il progetto abbandonato dalla casa costruttrice (Hitachi Rail Italy). I soldi ricavati sono stati riutilizzati per manutenzione e revamping delle elettromotrici già in servizio sulla linea.

CaratteristicheModifica

 
Treno storico trainato dal locomotore 29 all'uscita di una galleria

La linea è una ferrovia a binario semplice a scartamento metrico. La trazione è elettrica a 3000 volt in corrente continua.

Per la complessa orografia dell'Appennino ligure, la Genova-Casella è strutturata come una ferrovia montana. Le curve seguono l'andamento delle montagne e compongono il 45% dei 24 318 m dell'intero percorso, con un raggio minimo di 60 m. Sono tredici le gallerie presenti lungo la linea con una lunghezza che varia dai 30 m ai 150 m. I ponti sovrastano piccole valli che si creano tra una cima e l'altra: sei sono lunghi dieci metri e in muratura, di cui uno da quattro arcate e gli altri da tre. Lo Scrivia è scavalcato da un viadotto a campata unica.

Le altimetrie toccate sono di 93 metri s.l.m. della stazione di Genova Piazza Manin che passa in nove chilometri ai 370 m di località Trensasco, per giungere ai 410 metri di altitudine del capolinea di Casella, dopo aver valicato il punto più alto del tracciato, lo spartiacque della frazione di Crocetta d'Orero, a 458 metri s.l.m. La pendenza massima è del 45‰.[35]

Lungo il percorso, oltre ai due capolinea, sono presenti nove stazioni, dotate di binari di raddoppio, e undici fermate a binario singolo; in tutte le località adibite al servizio viaggiatori la fermata è a richiesta (quindi se nessuno deve salire o scendere viene saltata). Di queste ultime, quelle di Poggino e San Pantaleo 2 sono attualmente soppresse, mentre Vallombrosa e Liggia sono servite solo nei giorni feriali[36]. Casella Deposito funge da deposito e da regresso, mentre l'officina è collocata a Genova Piazza Manin e la sottostazione elettrica è posta a Vicomorasso.

Gli scambi degli impianti di Torrazza e Casella Deposito vengono manovrati elettricamente mediante un sistema automatico di gestione degli itinerari denominato Apparato Centrale Automatico ad Itinerari (ACAI) derivato dall'ACEI impiegato sulle linee di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Sono inoltre presenti otto passaggi a livello incustoditi, i quali sono azionati tramite pedali di comando disposti lungo il tracciato. La sottostazione elettrica di Vicomorasso viene controllata in remoto dalla stazione genovese.

PercorsoModifica

Stazioni e fermate
 
0,00 Genova Piazza Manin 93 m s.l.m.
 
1,230 San Pantaleo 127 m s.l.m.
 
1,639 San Pantaleo 2 * 1980 † 1994 132 m s.l.m.
 
2,880 Sant'Antonino 190 m s.l.m.
 
5,000 Cappuccio 270 m s.l.m.
 
6,720 Poggino † 1994 340 m s.l.m.
 
8,850 Trensasco 370 m s.l.m.
 
9,490 Campi 364 m s.l.m.
 
10,020 Pino 360 m s.l.m.
 
10,738 Torrazza 339 m s.l.m.
 
12,288 Sardorella 330 m s.l.m.
 
torrente Sardorella
 
13,900 Vallombrosa * 1984 286 m s.l.m.
 
14,318 Vicomorasso 297 m s.l.m.
 
15,351 Sant'Olcese Chiesa 335 m s.l.m.
 
16,618 Sant'Olcese Tullo 390 m s.l.m.
 
18,770 Busalletta 456 m s.l.m.
 
19,000 Molinetti 440 m s.l.m.
 
20,600 Niusci 452 m s.l.m.
 
21,501 Liggia 456 m s.l.m.
 
21,921 Crocetta d'Orero 458 m s.l.m.
 
22,000 Canova-Crocetta 456 m s.l.m.
 
23,210 Casella Deposito 410 m s.l.m.
 
torrente Scrivia
 
24,318 Casella Paese 405 m s.l.m.

Oltre ai comuni di Genova e Casella, la linea attraversa anche i territori dei comuni di Sant'Olcese e Serra Riccò.

Il tracciato costeggia nella prima tratta bisagnina la linea di fortificazioni che costituisce parte del nucleo levantino dei forti di Genova e delle mura di Genova d'epoca medievale, per proseguire, dopo la galleria Trensasco a 100 m s.l.m., in Valpolcevera, con un andamento inizialmente più dolce, per poi riprendere, specie sugli spettacolari tornanti di Sant'Olcese che consentono di prendere quota, le caratteristiche della prima tratta: pendenze sino al 45 per mille e curve di raggio minimo di 60 metri.

La breve galleria Crocetta di 58 m, che segue immediatamente l'omonima fermata al punto di valico a 458 m s.l.m., immette in Valle Scrivia.

Il capolinea di Casella Paese viene raggiunto dopo una ripida discesa, un regresso alla radice del grande impianto di Casella Deposito, un breve tratto parzialmente in sede promiscua e lo scavalcamento del torrente Scrivia.

Previa prenotazione, è possibile ottenere il noleggio della corsa di interi convogli, costituiti di norma da una elettromotrice e da uno o più vagoni, storici o no, per matrimoni o per il trasporto di biciclette e per gruppi di escursionisti numerosi.[37]

Luoghi d'interesseModifica

Molti sono i luoghi interessanti raggiungibili o visitabili dalle stazioni e fermate del trenino di Casella:

TrafficoModifica

Con dieci coppie giornaliere di treni nei giorni feriali, la ferrovia trasporta circa 250.000 passeggeri all'anno fra turisti e pendolari.[41] La ferrovia ha unito alla tradizionale vocazione pendolare anche quella di ferrovia turistica per via dei panorami, degli ambienti attraversati e dei luoghi di interesse storico irraggiungibili se non attraverso boschi e sentieri.

Il tempo di percorrenza dell'intera linea è di circa un'ora.[1]

Materiale rotabileModifica

Materiale motoreModifica

Il materiale motore della Ferrovia Genova-Casella[42] annoverava, nel 2012:

  • Locomotiva 29: costruita nel 1924 per la Ferrovia Adriatico-Appennino. L'equipaggiamento elettrico e i carrelli sono forniti da TIBB di Vado Ligure; la cassa, invece, è stata realizzata da Carminati&Toselli. Fa parte di una commessa del 1922 di 14 locomotive a 4 assi con scartamento a 950 mm per la Ferrovia Sangritana delle quali 2 (numerate 28 e 29) vengono cedute alla FGC alla fine degli anni cinquanta previa conversione allo scartamento metrico e modifica da locomotore bagagliaio a trasporto passeggeri. Il locomotore 29 entra in servizio nel 1962 e le principali modifiche riguardano lo scomparto passeggeri da 16 posti ricavano nel vano bagagli, la sostituzione delle originali casse reostatiche e l'installazione di un pantografo a stanghe tipo FS. Il Locomotore Storico 29 viene utilizzato in composizione con le carrozze C22-C103-C104 del Treno Storico al traino di treni speciali mentre il 28 venne demolito nel 1998[12] dopo un lungo periodo di accantonamento iniziato nel 1975.
  • Elettromotrici A1-A2: costruite nel 1929 per la Ferrovia della Val di Fiemme (Ora-Predazzo); sono state realizzate da TIBB, per l'equipaggiamento elettrico, e da C&T, per la parte meccanica. Peculiarità di questi mezzi è l'impiego del Freno continuo automatico Hardy. L'unità classificata A1, atta e impiegata correntemente per i treni più frequentati, è stata sottoposta nel 2011 ad un intervento di applicazione di pellicola anti-graffiti crema/blu e nuovi loghi AMT. L'A2 dopo un lungo restauro che la ha riportata allo stato d'origine del 1929, è stata rimessa in servizio a Giugno 2018; nella giornata del sabato effettuava una coppia di treni in servizio regolare per consentire a turisti e cittadini di poter viaggiare con essa. Iniziativa durata poco, poiché a Dicembre 2018 è stata coinvolta in un incidente in linea da cui ne è uscita fortemente danneggiata. A Settembre 2019, in occasione dei festeggiamenti dei 90 anni della ferrovia, è stata presentata dopo gli interventi di ripristino. A partire dal 15 Febbraio 2020 effettua alcune corse aperte al pubblico previste da orario ogni sabato[43]. Infine, l'unità gemella A3, ricostruita a cura della Gleismac/EAA dopo essere andata semidistrutta nell'incidente di Sardorella del 1974 e rimessa in servizio nel 1983 con nuova cassa ed equipaggiamenti di trazione elettronici a chopper (fungendo da prototipo per le successive EM A8-A12), è stata demolita nel 2011 dopo un lungo accantonamento. A1 ed A2 sono attualmente le ultime elettromotrici atte e funzionanti di un insieme di una trentina di elettromotrici che hanno fatto la storia delle concesse elettrificate in continua a scartamento ridotto. Di queste, 23, estremamente simili fra loro al punto di essere definite impropriamente "unificate", vennero prodotte fra il 1924 ed il 1940 dalla milanese C&T: 9 destinate alla FAA (Fermana e Sangritana), 5 alla Spoleto-Norcia, 3 alla Ora-Predazzo, 2 alla Pescara-Penne, e qualche anno dopo 4 alla Rimini-S.Marino. Analogo disegno per le 6 elettromotrici della Domodossola-Locarno a 1500V, mentre il materiale della Calalzo-Dobbiaco, esteticamente simile alle precedenti, era di produzione Stanga[44].
  • Elettromotrici A4-A7: vengono costruite nel 1957 su telai e carrelli delle elettromotrici C&T\TIBB del 1926 (assai simili alle A1-A2) prodotte per la Ferrovia Spoleto-Norcia. La ricostruzione del 1957, a cura di Casaralta\TIBB, vede l'applicazione di nuovi equipaggiamenti elettrici e l'adozione di una nuova cassa dal design tondeggiante tipico di quegli anni che condividono con le automotrici Stanga-TIBB. Trasferite a Genova nel 1970 con la chiusura della celebre Spoleto-Norcia, entrano in servizio regolare, ri-numerate A4-A7, tra il 1971 e il 1973 dopo aver provveduto alla necessaria variazione di scartamento da 950 mm a 1000 mm. Attualmente solo l'unità A5 svolge servizio regolare dopo essere stata rimessa in condizioni di viaggiare a febbraio 2010 con l'installazione di dispositivi totalmente elettronici di misura della velocità e l'apparecchio "uomo morto " tra i più sofisticati esistenti in commercio, e l'applicazione di una pellicola anti-graffiti crema/blu e nuovi loghi AMT. Le unità A4 e A7 sono state demolite (rispettivamente nel 2014 e nel 2016), mentre l'A6 giace accantonata a Casella Deposito in attesa di restauro.[14]
 
Generazioni a confronto: il locomotore storico 29 incrocia a Torrazza l'EM A9, uno dei mezzi più moderni della linea
  • Elettromotrici A8-A10: costruite nel 1993 dalla Firema-Officine di Cittadella su richiesta della stessa Ferrovia Genova-Casella sono dotate di un avviamento a chopper a indebolimento di campi e casse identiche alla demolita A3 ma montano motori e carrelli provenienti da altre elettromotrici. In particolare l'A8 utilizza i carrelli TIBB provenienti da B51, l'A9 quelli del B52 e l'A10 quelli dell'A3. Quest'ultima unità presenta anche una cassa leggermente differente dalle altre per la linea dei finestrini più bassa. Tutte e tre le unità sono in servizio regolare e vengono utilizzate assiduamente.
  • Elettromotrici A11-A12: costruite nel 1998 dalla Firema-Officine di Cittadella su richiesta della stessa Ferrovia Genova-Casella sono dotate di un avviamento a chopper a indebolimento di campi, di accoppiatore a 78 poli e montano carrelli di nuova concezione sviluppati appositamente da ADTranz. Presentano una cassa identica alla A10. L'A11 è stata sottoposta nel 2011 ad intervento di restyling con applicazione di pellicola anti-graffiti crema/blu e nuovi loghi AMT) e viene utilizzata correntemente nel servizio regolare. Anche l'A12 è in servizio dopo una revisione straordinaria ai carrelli.[45]
  • Locomotiva D1: costruita nel 1964 per conto delle ferrovie tedesche dal costruttore Gmeinder & Co. adattando allo scartamento metrico il progetto MaK della diffusissima V 100 a scartamento normale, viene classificata come V52 902 (poi rinominata in 252 902) ed impiegata sulla Mosbach-Mudau lunga 28 km ed a scartamento metrico. In seguito alla soppressione della stessa, il 2 giugno 1973, la locomotiva viene trasformata a scartamento ordinario dalla stessa Gmeinder e viene rilevata dalla Sudwestdeutsche Eisenbahngesellschaft (SWEG) che l'impiega lunga la linea Breisach-Endingen-Riegel con classificazione VL 46-01. Qui rimane sino al 1986 quando viene venduta alla ditta Gleismac che dopo le opportune revisioni e la ritrasformazione a scartamento metrico, la cede alla FGC che l'impiega al traino di treni cantiere e viaggiatori durante i lavori di rifacimento della linea aerea. Rimasta accantonata per oltre 10 anni a Casella Deposito, nel 2008 la locomotiva fu inviata a Monopoli dove fu ricostruita[46] sino al 2014, rientrando in servizio a novembre 2015[47].

Dati tecniciModifica

Tipo Classificazione Costruttore Anno Provenienza Rodiggio Motori Posti a sedere Potenza oraria Velocità max Peso a pieno carico Avviamento Colorazione modifiche Immagine Note
Elettromotrici A1-A2-A3[48] T. I.B.B. e Carminati & Toselli 1929 Ferrovia della Val di Fiemme Bo'Bo' 4 motori tipo GDTM08 a 4 poli 310 kW 45 km/h 36800 kg reostatico A1 Azzurro/Panna

A2 Azzurro chiaro(Livrea originale FEVF)

A3(Prima della ricostruzione) Blu/Bianco

A1 RistrutturataGleismac 1980

A2 Ristrutturata Gleismac 1980 modificata come treno storico da De Luca SPA 216

A3 prima della demolizione era allo stato originale

  A1 accantonata (in attesa di revamping)

A2 in servizio per treno storico

A3 orig. demolita nel 1983

Elettromotrice A3 Ricostruita Firema -EAA (Prototipo) 1983 Ricostruita ex-novo Bo'Bo' 36 300kW 45 km/h ? chopper a indebolimento di campi Amaranto/Panna Demolita nel 2011
Elettromotrici A4-A5-A6-A7[49] Casaralta, Carminati & Toselli, T. I.B.B. 1957[50] Ferrovia Spoleto Norcia Bo'Bo' 4 motori tipo GDTM54 a 6 poli 44 360 kW 60 km/h 40000 kg reostatico A4 Amaranto/Panna

A5 Azzurro/Panna

A6 Azzurro/Panna

A7 Amaranto/Panna

  A4 Demolita nel 2014

A5 Accantonata (In attesa di restauro)

A6 Accantonata (In attesa di restauro)

A7 Demolita nel 2016

Elettromotrici A8-A9-A10 Firema-EAA 1993 dotazione originale Bo'Bo'[51] 4 motori tipo GDTM08 a 4 poli 36 350 kW 45 km/h 47115 kg chopper a indebolimento di campi A8 Rosso/Grigio

A9 Rosso/Grigio

A10 Livrea 90 anni FGC

  in servizio
Elettromotrici A11-A12 Firema-EAA 1998 dotazione originale Bo'Bo' 4 motori tipo MT-42 a 4 poli 36 560 kW 45 km/h 47115 kg chopper a indebolimento di campi Livrea 90 anni della FGC   in servizio
Locomotiva elettriche 28-29 T. I.B.B. e Carminati & Toselli 1924 Ferrovia Sangritana Bo'Bo' 4 motori tipo GDTM54.6 a 6poli 16,(Ricavati da C20) 355 kW 50 km/h 31300 kg reostatico 28 Rosso/Bianco

29 Rosso/Panna

  28 Demolito nel 1995

29 in servizio per treno storico (Momentaneamente con motori in fase di revisione)

Locomotive

elettriche

B51-B52 T. I.B.B 1929 Ferrovia della Val di Fiemme Bo'Bo' 27 310 kW 45 km/h Reostatico Amaranto/Panna

(B51 ora Rosso/Panna)

B51 Revampizzato nel 2014 B51 ceduto alla Ferrovia trento male'

B52 Demolito nel 2014

Locomotiva Diesel D1 Gleismac 1964 DB B'B' 2 motori diesel tipo MWM TRHS 518A 400 kW 40 km/h 39000 kg idraulico Azzurro/Panna ristrutturato dalla Tesmec nel 2014   in servizio
Elettromotrici 054-055-056 MAN 1913 Tranvia Montebelluna-Asolo Reostatico Legno con fascia Panna Demolite
Elettromotrici 001-002-003 Breda 1928 Dotazione originale Reostatico 001-002 Verde/Panna


003 Rosso/Panna

003 Demolita

001-002 incidentate nel 1937 (vedi 002 Bis)

Elettromotrice 002 Bis Autocostruita su telai delle vetture 001-002 1942 Dotazione Originale Reostatico Rosso/Panna Demolita
Locomotiva a Vapore Non numerata Borsig 1912 Ferrovia Sangritana Nero Scomparsa
Locomotiva a

Vapore

10 Borsig 1909 Ferrovia Appennino Centrale Nero Demolita nel 1965

CarrozzeModifica

Per quanto riguarda il materiale passeggeri, la ferrovia Genova-Casella possiede le seguenti carrozze:[52]

Tipo Costruttore Anno Provenienza Posti a sedere Lunghezza Massa Modifiche Colorazione Immagine Note
C20 Breda 1928 Dotazione originale 33

Utilizzati per Locomotiva 29

12400 mm 12,3 t Demolita
C21 Breda 1928 Dotazione originale 40 12400 mm 12,5 t ricostruita dalla Gleismac nel 1980 azzurro/crema   in servizio
C22 Breda 1928 Dotazione originale 33 12,3 t Convertita a carrozza Bar negli anni 60' nero/crema   in servizio come carrozza Bar [53]
C50-C51-C52-C53 Breda 1928 Dotazione originale 40 12400 mm 12,5 t ricostruite dalla Gleismac nel 1980 C50-C51-C52 Rosso/Grigio

C53 livrea pubblicitaria FGC

  In servizio
C60-C61-C62 Cittadella, Firema 1996/1998 Dotazione originale 57 15850 mm 24,6 t C60-C61 Livrea 90 anni FGC

C62 Azzurro/crema

  C60-C61 In servizio

C62 non in servizio

C101-102 Carminati e Toselli 1929 Ferrovia Val di Fiemme 48 15120 mm 18,0 t ricostruite dalla Gleismac nel 1980 C101 Azzurro/Panna

C102 Rosso/Grigio

  C101 Non in servizio

C102 in servizio

C103-104 Officine Casaralta e Ditta Luigi Conti 1929 Ferrovia Val di Fiemme 40 11.500 mm 12,0 t Rosso/crema In servizio per Treno storico [54]
C105-106 Officine Casaralta e Ditta Luigi Conti 1929 Ferrovia Val di Fiemme 32 11500 mm 12,3 t ricostruite dalla Gleismac nel 1980 C105 azzurro/crema

C106 Rosso/grigio

C105 In servizio

C106 Ferma a casella deposito in attesa di essere messa al centro di una rotonda

[55]
A40-41-42-43-44 ? ? ATM Milano ? ? ? Radiate
B101-AB103-B109 Carminati e Toselli 1923 Ferrovia Domodossola-Locarno ?

utilizzati per Restauro A2

12.400 mm ? azzurro/crema cedute a TRANSDOLOMITES

Fra il 2018 e 2019

[56]

C22 Carrozza Bar costruita dalla Breda di Milano come carrozza di prima e di terza classe, faceva parte della dotazione originaria, venne trasformata in carrozza bar a metà degli anni sessanta con i materiali moderni dell'epoca con laminati e profili in alluminio. Nel 1990 l'intero vagone, così come tutto il treno storico, è sottoposto a un completo restauro che ha reintrodotto parte della componentistica originale[21], il tetto è rivestito in tela olona, abat-jour caratteristiche, una macchina da caffè ed un erogatore di birra alla spina costituito da una colonna in ceramica ed ottone dell'epoca; l'arredo ricorda, secondo la stampa, l'Orient Express.[4][57]

NoteModifica

  1. ^ a b Orari, su ferroviagenovacasella.it.
  2. ^ Il trenino di Casella riparte sabato 21 maggio.
  3. ^ Trenino di Casella, tutto esaurito per il viaggio inaugurale, su Il Secolo XIX, 21 maggio 2016. URL consultato il 20 luglio 2020.
  4. ^ a b Il trenino Genova-Casella, su ww1.zenazone.it, 17 giugno 2013. URL consultato il 20 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2013).
  5. ^ a b c Maria Vittoria Cascino, Il trenino di Casella: terapia su rotaia contro noia e stress, su ilgiornale.it, 28 novembre 2007. URL consultato il 20 luglio 2020.
  6. ^ a b c Ferrovia Genova Casella
  7. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 67.
  8. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 68.
  9. ^ Copia archiviata (PDF), su ferroviagenovacasella.it. URL consultato il 7 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2015).
  10. ^ Roberto Cocchi, Alessandro Muratori, "Le ferrovie secondarie italiane - raccolta di fascicoli allegati alla rivista Mondo ferroviario", ed. del Garda, 1988-1996, p 214
  11. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 98.
  12. ^ a b Bozzano, Pastore e Serra, p. 184.
  13. ^ Roberto Cocchi, Alessandro Muratori, "Le ferrovie secondarie italiane - raccolta di fascicoli allegati alla rivista Mondo ferroviario", ed. del Garda, 1988-1996, p218
  14. ^ a b Bozzano, Pastore e Serra, p. 191.
  15. ^ Il giudice fa sequestrare il trenino "pericoloso", La Stampa 2 novembre 1974, pag. 13
  16. ^ Roberto Cocchi, Alessandro Muratori, "Le ferrovie secondarie italiane - raccolta di fascicoli allegati alla rivista Mondo ferroviario", ed. del Garda, 1988-1996 p218
  17. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 141.
  18. ^ L'Italia da un finestrino, a bassa velocità, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 20 luglio 2020.
  19. ^ Trenino di Casella, su altavallepolcevera.com, 27 dicembre 2013. URL consultato il 20 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2013).
  20. ^ Sul trenino di Casella con la Befana - La Repubblica
  21. ^ a b Euroflora, la rosa nera è l'ospite d'onore - La Repubblica
  22. ^ Cargo: a teatro sul Trenino di Casella, su genova.mentelocale.it. URL consultato il 10 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2012).
  23. ^ Sul trenino di Casella lo spettacolo 'Donne in Guerra', su genova.mentelocale.it. URL consultato il 10 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2012).
  24. ^ a b Mondo Ferroviario n. 143
  25. ^ a b Rotabili alienati, su amicifgc.it. URL consultato il 13 marzo 2018.
  26. ^ Non più trenino, ora vuole l'ascensore - IlGiornale.it
  27. ^ Da FGC a AMT, in "I Treni" n. 326 (maggio 2010), p. 6
  28. ^ http://www.ferroviagenovacasella.it/images/stories/bandi/aggiudicati/avviso_appalto_aggiudicato_elettromotrici_210409.pdf[collegamento interrotto]
  29. ^ Copia archiviata (PDF), su ferroviagenovacasella.it. URL consultato il 16 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2015).
  30. ^ AMT - Nuova fermata a Crocetta d'Orero, su amt.genova.it.
  31. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 31.
  32. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 91.
  33. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 139.
  34. ^ in effetti il progetto originario prevedeva uno sviluppo a "T", con un ramo trasversale da Busalla a Torriglia
  35. ^ Aspetti tecnici, su ferroviagenovacasella.it. URL consultato il 20 luglio 2020.
  36. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 169.
  37. ^ Ferrovia Genova Casella
  38. ^ Ex 33 nel 2011 unita al 36
  39. ^ a b c d e f Copia archiviata (PDF), su ferroviagenovacasella.it. URL consultato il 7 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2015).
  40. ^ Giro dei Forti a piedi e con il trenino di Casella, su forti-genova.com, 1º luglio 2012. URL consultato il 20 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  41. ^ Ferrovia Genova Casella - CHI SIAMO
  42. ^ Ferrovia Genova Casella
  43. ^ Volantino A2 dal 15 Febbraio 2020 (PDF), su ferroviagenovacasella.it.
  44. ^ TuttoTreno TEMA numero 14
  45. ^ Bozzano, Pastore e Serra, p. 198.
  46. ^ Maria Vittoria Cascino, Il trenino di Casella arranca in ritardo tra guasti e amianto, su ilgiornale.it, 20 marzo 2008. URL consultato il 20 luglio 2020.
  47. ^ Andrea Martinelli, La D1 è tornata!, in iTreni n° 388, gennaio 2016, pp. 24-26
  48. ^ -
  49. ^ -
  50. ^ -
  51. ^ A8 Carrelli Locomotore B51 A9 Carrelli Locomotore B52 A10 Carrelli Elettromotrice A3
  52. ^ Ferrovia Genova Casella
  53. ^ -
  54. ^ -
  55. ^ -
  56. ^ -
  57. ^ Storia di Genova: il trenino di Casella, su genova.erasuperba.it, 10 marzo 2012. URL consultato il 20 luglio 2020.

BibliografiaModifica

  • Azienda Municipalizzata Trasporti, Storia del trasporto pubblico a Genova, Genova, Sagep, 1980. ISBN non esistente
  • Azienda Mobilità e Trasporti, Genova. Orario Grafico estivo
  • Corrado Bozzano, Roberto Pastore e Claudio Serra, Storia illustrata della Ferrovia Genova-Casella, Recco (GE), Il Geko Edizioni, 2016, ISBN 978-88-9800-463-8.
  • Roberto Cocchi, Alessandro Muratori, Le ferrovie secondarie italiane, in Mondo ferroviario (raccolta fascicoli), 1988-1996.
  • Emilio Cogorno, Viaggiando e ricordando per Genova e dintorni, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1998, ISBN 978-600-08-9781-9.
  • Paolo Gassani, Genova–Casella: tante cose nuove, in "I Treni Oggi" n. 14 (novembre 1981).
  • Paolo Giardelli, In treno da Genova a Casella, 2ª ed., Genova, Sagep, 1996, ISBN 978-88-7058-618-3.
  • Maurizio Lamponi, Claudio Serra, I Trasporti in Valpolcevera - Dalla via Postumia alla Metropolitana, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1996.
  • Francesco Ogliari, Franco Sapi, Signori, in vettura!, stampato in proprio, 1965, ISBN non esistente.

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