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Festa dei serpari
La statuta di S.Domenico in processione a Cocullo.jpg
Statua di san Domenico avvolta dalle serpi durante la processione di Cocullo
Tipo di festareligiosa
DataDal 2012 sempre il primo giorno di maggio (fino al 2011 era il 1º giovedì di maggio)
Periodoprimavera
Celebrata inAbruzzo
Celebrata aCocullo
Religionecristiana
Oggetto della celebrazioneSan Domenico abate
Feste correlateFesta patronale di Villalago (San Domenico)
Tradizioni religiosedevozione a San Domenico
Tradizioni profaneculto dei serpenti e di Angizia
Data d'istituzionedopo il 1031 anno di morte di San Domenico
Altri nomiFesta di San Domenico a Cocullo

La festa dei serpari è una festa che si svolge a Cocullo il 1º maggio a partire dal 2012 (precedentemente aveva luogo il primo giovedì di maggio) in onore di san Domenico abate, ma di origini antiche che sarebbero riconducibili al rito pagano di venerazione della dea Angizia.

San Domenico risulta essere particolarmente venerato a Cocullo, ma anche a Villalago, perché patrono di entrambi i paesi abruzzesi: difatti a Cocullo vengono conservate due reliquie del santo: un molare ed un ferro della sua mula. Un altro molare del santo è conservato invece nella chiesa principale di Villalago.

La festa è stata candidata presso l'UNESCO come Patrimonio immateriale dell'umanità[1].

Religione e tradizioneModifica

 
Ragazza con serpente
 
Ragazza con serpente

Ogni anno il 1º maggio si celebra a Cocullo un antichissimo rito, trasformatosi in una festa sacra-profana. Tutto ha inizio con i serpari che alla fine di marzo si recano in montagna in cerca dei serpenti. Una volta catturati, vengono custoditi con attenzione in scatole di legno (in tempi remoti dentro dei contenitori di terracotta) per 15-20 giorni nutrendoli con topi vivi e uova sode. Questa usanza sarebbe legata ai riti pagani dei Marsi, antico popolo italico. In epoca contemporanea viene celebrata in onore di San Domenico che è ritenuto protettore dal mal di denti, dai morsi di rettili e dalla rabbia. San Domenico era un monaco benedettino di Foligno che attraversò il Lazio e l'Abruzzo fondando monasteri ed eremitaggi.

A Cocullo si fermò per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, divenute delle reliquie. Per questo la mattina della ricorrenza, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti stessi in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliere la terra benedetta che si trova nella grotta dietro la nicchia del santo. La terra sarà poi tenuta in casa come protezione dagli influssi malefici, sparsa nei campi per allontanare gli animali nocivi oppure sciolta nell'acqua e bevuta per combattere la febbre. Tale festa per alcuni studiosi è da correlare ai culti della dea Angizia, pricipalmente venerata presso gli antichi Marsi. Per altri studiosi invece, la si deve attribuire alla mitologia di Eracle. Infatti nella frazione di Casale sono stati rinvenuti dei bronzetti votivi raffigurante proprio Eracle che, come si sa, strangolò nella culla i due serpenti mandati da Era per ucciderlo[2].

Leggende sulle originiModifica

 
Bambine con abiti tradizionali

Il rito sarebbe riconducibile ai culti della dea Angizia, venerata soprattutto dai Marsi e dai Peligni, antiche popolazioni italiche. Nell'Eneide è presente la figura di Umbrone, giovane serparo marso: alleato di Turno nella guerra contro Enea, sarà ucciso dal capo troiano in persona.

Secondo la tradizione locale, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, fece scaturire in essa una fede che andò a soppiantare il culto pagano della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti.

Il dente di San Domenico, con probabile allusione al dente avvelenatore del serpente, diede, forse, l'idea che fece nascere la fede che portò alla festa in onore del santo.

La cattura dei serpentiModifica

La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutti rigorosamente non velenosi) che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve, da persone esperte dette serpari. Queste osservano le stesse tecniche dei serpari antichi anche se allora i rettili venivano posti in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno.

Le specie di serpenti che vengono raccolteModifica

Le specie che vengono raccolte sono quattro:

La festaModifica

La festa ha inizio con la folla che incomincia a tirare con i denti la campanella della cappella di San Domenico, all'interno della chiesa omonima. Secondo la tradizione, questa cerimonia servirebbe a proteggere i denti dalle malattie che li potrebbero affliggere.

A mezzogiorno inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. Parte dalla chiesa di San Domenico e prosegue per le stradine del centro storico.

Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali, portano sulla testa un cesto contenenti cinque pani sacri chiamati ciambellani in memoria di un miracolo che fece san Domenico. Questi pani vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone.

Al termine della festa, i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.

NoteModifica

  1. ^ La festa dei Serpari cerca il riconoscimento UNESCO, Rai, 2 maggio 2018. URL consultato il 1º maggio 2019.
  2. ^ Paolo Simoncelli, Il rito dei serpari, La Repubblica, 27 aprile 2006. URL consultato il 1º maggio 2019.

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