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La festa del Covo (in dialetto osimano la festa del Cóo) è un avvenimento a sfondo religioso che si tiene ogni anno la prima domenica di agosto nella frazione Campocavallo di Osimo (AN).

Indice

CaratteristicheModifica

Il covo, espressione della cultura contadina che caratterizza tutto il territorio comunale di Osimo e dei comuni vicini, è un carro che presenta sempre una costruzione realizzata interamente con spighe di grano dai contadini del luogo. Ogni anno viene realizzato un covo differente, che rappresenta sempre una nuova immagine religiosa (chiese, santuari, luoghi di culto). La festa dura sempre due o tre giorni, lungo i quali si susseguono ogni sera eventi musicali, teatrali, artistici e gastronomici, e culmina la prima domenica di agosto con la processione religiosa del covo, che si snoda per le vie di Campocavallo all'ombra del santuario della Beata Vergine Addolorata, alla quale è consacrato il covo.

StoriaModifica

La prima edizioneModifica

La prima edizione della festa del Covo si tenne il 13 agosto 1939. L'idea fu concepita da Clemente Ciavattini, un anziano contadino di Campocavallo, che decise di dar vita al progetto con l'aiuto dei suoi figli Basilio, Cesare, Isidoro, Vincenzo e Marino e di altri agricoltori della zona, tra cui Enrico Gatto e Giulio Alessandrini. Alla realizzazione dell'evento parteciparono anche le donne delle loro famiglie, che non ebbero affatto un ruolo marginale.[1]

Ciavattini volle realizzare nella sua casa colonica il primo covo, che si decise dovesse rappresentare la Corona dell'Incoronazione, già posta nel santuario di Campocavallo, dove si venerava la Beata Vergine Addolorata dal 1892. Egli chiamò Don Carlo Grillantini ed Elmo Cappannari[1] a dargli una mano per lo schizzo dell'immagine della Corona. Quindi Ciavattini e suo figlio Basilio, assieme a Giulio Pettinari e ad Enrico e Nazzareno Gatto, costruirono lo scheletro in legno.

Sostenuti dal vescovo e da don Carlo Grillantini, i contadini ufficializzarono la festa con un Avviso Sacro del 5 agosto 1939.[1] Così la Corona, realizzata intrecciando spighe di grano sullo scheletro in legno, fu portata in processione in onore della Vergine Addolorata come offerta di ringraziamento per la prosperosità dei raccolti e benedetta dal parroco locale Ludovico Amadini.

Le altre edizioniModifica

Negli anni la festa si è evoluta nei contenuti ed ha acquisito importanza, fino ad accogliere covi che rappresentano luoghi religiosi di importanza internazionale: Lourdes, Fatima, Assisi, Częstochowa, Santiago de Compostela solo per citarne alcuni.

Spesso le opere raffiguranti famosi luoghi di culto sono state portate in pellegrinaggio al santuario o alla chiesa rappresentata. Ad esempio, nell'edizione 2009 della festa è stato presentato un covo rappresentante la cattedrale di San Basilio di Mosca, importante centro della Chiesa ortodossa, trasportato poi in Russia per essere esposto a Mosca nella Piazza Rossa dal 28 agosto al 3 settembre, accompagnato da una delegazione di parrocchiani di Campocavallo.

La maggior parte dei covi di tutte le edizioni sono raccolti nell'apposito museo a Campocavallo.

Alcuni soggetti dei coviModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c Sito ufficiale della Festa del Covo, su festadelcovo.net. URL consultato il 12 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2008).

BibliografiaModifica

  • Carlo Grillantini, Il covo di Campocavallo, in Saggi e studi sul dialetto osimano e rievocazioni in lingua, 1966

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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