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Festival di Berlino 1972

edizione del festival cinematografico
Pier Paolo Pasolini, vincitore dell'Orso d'oro con I racconti di Canterbury.

La 22ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 23 giugno al 4 luglio 1972, con lo Zoo Palast come sede principale.[1] Direttore del festival è stato per il ventiduesimo anno Alfred Bauer.

L'Orso d'oro è stato assegnato al film italiano I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini.

Il film di apertura del festival è stato Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy.[2]

Le retrospettive di questa edizione sono state dedicate all'attore e produttore Douglas Fairbanks, al regista e sceneggiatore Ludwig Berger e al cinema d'animazione statunitense del periodo 1940-1955.[3]

Indice

StoriaModifica

«I critici più severi, che pensano solo per schemi fissi, vogliono semplicemente indebolire la considerazione verso il concorso con il loro sostegno unilaterale al Forum... Dovrebbe essere indiscutibile che il Forum del giovane cinema non può avere di per sé una portata internazionale ma solo un significato locale, come un seminario politico, con l'obiettivo esclusivo di sensibilizzare le coscienze.»

(Lettera di Alfred Bauer al giornalista Kurt Joachim Fischer, 18 luglio 1972[4])

Il Forum internazionale del giovane cinema, inaugurato l'anno precedente come parte integrante del festival, continuò ad essere oggetto di dibattito durante la Berlinale del 1972.[5] Il direttore Alfred Bauer si espresse a favore del suo mantenimento anche se mostrò un certo scetticismo sulla divisione del festival, convinto che l'attrattiva esercitata da una competizione internazionale fosse di vitale importanza.[1] In effetti, alla fine il numero di visitatori gli dette ragione e se da un lato il Forum focalizzò l'attenzione dei media, dall'altro richiamò poco più di 8000 visitatori mentre il concorso contò circa 33000 presenze.[6]

 
Il regista inglese Ken Loach, vincitore del premio FIPRESCI per Family Life.

Il Forum propose film e documentari come Reed, México insurgente di Paul Leduc, Emitaï di Ousmane Sembène e São Bernardo di Leon Hirszman, produzioni politicamente e socialmente impegnate sui conflitti di classe, le tensioni razziali e l'emancipazione femminile. Allo stesso tempo il programma fu ampliato per mettere questi film a confronto con produzioni del passato con temi analoghi. Così, Family Life di Ken Loach fu giustapposto a Tret'ja Meščanskaja di Abram Room (1927), Les Camisards di René Allio a La terra trema di Luchino Visconti (1948) e Liebe Mutter, mir geht es gut, opera prima di Christian Ziewer, a Hunger in Waldenburg di Phil Jutzi (1929).[7] Uno dei film più discussi fu Coup pour coup di Marin Karmitz, docu-drama sullo sciopero selvaggio delle lavoratrici di una fabbrica tessile francese che fu messo a confronto con Sfida a Silver City di Herbert J. Biberman del 1954. «Si potrebbe pensare che Karmitz abbia copiato Biberman e Wilson», scrisse il critico Enno Patalas il 5 luglio sulla Süddeutsche Zeitung, «ma se così fosse ha mancato il punto più essenziale: nel film americano il processo di sviluppo di una coscienza di classe nei lavoratori oppressi è mostrato come un processo soggettivo, spesso doloroso e contraddittorio. Karmitz mostra solo l'eruzione di questi esseri disgraziati».[8]

Col senno di poi si può riconoscere come i conflitti all'interno del festival riflettessero una generale atmosfera di tensione e instabilità. Le attività della RAF stavano provocando una radicalizzazione su molti fronti, i media si erano inaspriti, i toni nei dibattiti erano diventati più duri ed era aumentata la tendenza a polemizzare.[1] In un articolo su Die Zeit, il giornalista e futuro direttore del festival Wolf Donner descrisse il conflitto tra concorso e Forum come una scelta di coscienza tra "lusso" e "politica": «La differenza in effetti è abbastanza evidente: al concorso trovate il velluto rosso, annunci in tre lingue, star con mazzi di fiori, eleganza e sforzi di formalismo. Al Forum ci sono barbe e capelli lunghi, abbigliamento hippie, atmosfera informale, dibattiti».[9]

La caratterizzazione descritta da Donner dimostrava che l'attualità stavano segnando l'atmosfera quotidiana del festival e la linea di demarcazione tra "establishment" e "anti-establishment" poteva essere vista chiaramente. A differenza di quelli del concorso, i film del Forum mostravano temi contemporanei, documentavano le lotte politiche del tempo, raccontavano storie personali di vite fallite e parlavano senza compromessi.[1] Friedrich Luft, un osservatore critico del festival noto per le sue esigenze radicali, sostenne l'idea di abolire il concorso del tutto a favore del Forum e anche la più moderata Karena Niehoff dichiarò quest'ultimo il "vero vincitore" della rassegna sulla Süddeutsche Zeitung: «Una cosa è certa: se devono essere assegnati dei premi, allora il Forum nel suo insieme merita un premio in modo ancora più evidente rispetto allo scorso anno».[10]

L'Orso d'oro a Pier Paolo Pasolini

Con un programma considerato piuttosto "debole" in confronto a quello offerto dal Forum, anche l'Orso d'oro assegnato a I racconti di Canterbury fu ritenuto dalla critica un "tappabuchi", un premio di ripiego assegnato al regista più famoso a livello internazionale che già in altre occasioni aveva dimostrato il suo genio.[1] «Eppure, quello che più sconcerta è l'oggetto a cui ha dedicato tanto sforzo», scrisse il giornalista Peter W. Jansen, «si potrebbe anche credere che Pasolini voglia mettere a confronto la borghesia colta ma in nessun modo emancipata, che gode della pornografia solo di nascosto, con i fondamenti della sua cultura. Ma razionalizzando (apparentemente) la moda pornografica, ne diventa uno dei sostenitori commerciali».[10]

La consegna dei premi si svolse davanti ad un pubblico che manifestò il suo disappunto per la mediocrità che aveva caratterizzato il festival sin dall'inizio e per le scelte della giuria. Furono fischiati l'Orso d'oro a Pasolini e gli Orsi d'argento a Liz Taylor e Alberto Sordi, oltre alla scelta di premiare Una faccia di c... di Peter Ustinov per il miglior contributo artistico, mentre tra i pochi film applauditi ci furono La tardona di Jean-Pierre Blanc e Flyaway di Robin Lehman, premiato come miglior cortometraggio.[11]

Durante il festival fu affrontata anche la questione relativa al mantenimento della collocazione estiva del festival. Una delegazione dei distributori tedeschi chiese a Alfred Bauer che per il 1973 la manifestazione fosse spostata al mese di ottobre, in modo da promuovere film da mostrare poi alla Fiera del cinema e rendere quest'ultima più attraente.[10] Bauer si mostrò disposto a discutere una riprogrammazione anche se ritenne più vantaggioso l'anticipo a inizio primavera, in modo da poter selezionare i film migliori prima del Festival di Cannes. Tuttavia, il consiglio d'amministrazione e il comitato consultivo, appoggiati dagli organizzatori del Forum, sostennero la collocazione attuale e la Berlinale mantenne la programmazione estiva ancora per alcuni anni.[12]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Forum internazionale del giovane cinemaModifica

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e 22nd Berlin International Film Festival - June 23 - July 4, 1972, www.berlinale.de. URL consultato il 19 agosto 2018.
  2. ^ ANSA, Il "Detenuto" di Nanni Loy apre il Festival di Berlino, in La Stampa, 24 giugno 1972.
  3. ^ Retrospectives Before 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 19 agosto 2018.
  4. ^ Jacobsen (2000), p. 197-198
  5. ^ By Year and Forum Section - 1972, www.arsenal-berlin.de. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  6. ^ Jacobsen (2000), p. 198
  7. ^ Jacobsen (2000), p. 196
  8. ^ Jacobsen (2000), p. 197
  9. ^ Jacobsen (2000), p. 195
  10. ^ a b c Jacobsen (2000), p. 199
  11. ^ ANSA, A Berlino - Festival fischiato, in La Stampa, 7 luglio 1972.
  12. ^ Jacobsen (2000), p. 200
  13. ^ Berlin International Film Festival - 1972 Awards, www.imdb.com. URL consultato il 19 agosto 2018.
  14. ^ Dietro il nome Winterfilm Collective si celano, tra gli altri, i documentaristi David Grubin e Barbara Kopple, i fotografi Fred Aronow, David Gillis e Michael Lesser, le montatrici Nancy Baker, Rhetta Barron e Benay Rubenstein e alcuni membri dell'associazione Vietnam Veterans Against the War (vedi [1]).

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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