Apri il menu principale

Festival di Berlino 1978

edizione del festival cinematografico
Marlene Dietrich, omaggiata per il secondo anno con una retrospettiva.

La 28ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 22 febbraio al 5 marzo 1978, con lo Zoo Palast come sede principale.[1] Direttore del festival è stato per il secondo anno Wolf Donner.

L'Orso d'oro è stato conferito collettivamente al programma presentato dalla Spagna e consegnato ai registi Emilio Martínez Lázaro per Las palabras de Max, José Luis García Sánchez per Las truchas e Tomás Muñoz per il cortometraggio Ascensor.

Il film di apertura è stato La sera della prima di John Cassavetes, per il quale l'attrice Gena Rowlands si è aggiudicata l'Orso d'argento, e a chiusura del festival è stato proiettato fuori concorso Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg.[1]

La retrospettiva di questa edizione è stata dedicata alla censura nel cinema tedesco durante il periodo 1933-1945. È inoltre proseguita quella iniziata nell'edizione precedente dedicata all'attrice Marlene Dietrich.[2][3]

Oltre all'inaugurazione della sezione Kinderfilmfest, dedicata al cinema per i più giovani, la principale novità di questa edizione è stata lo spostamento dal periodo estivo a quello invernale, che la Berlinale avrebbe mantenuto di qui in avanti.[1]

Indice

StoriaModifica

«Il dualismo "Cannes=commercialismo" e "Venezia=arte" sta per essere distrutto dalla disintegrazione del festival sul Lido. Il cinema internazionale ha bisogno della grande fiera turbolenta di Cannes, ma sogna un festival ambizioso dedicato al cinema d'arte, come lo sono stati Berlino e Venezia.»

(Wolf Donner, 3 agosto 1976[4])

L'innovazione più evidente del 1978 fu lo spostamento dal consueto periodo estivo a quello invernale. Già in passato Alfred Bauer aveva cercato di anticipare la Berlinale, in modo da "distanziarla" dal Festival di Cannes e poter selezionare i film con più indipendenza dalla sua concorrente, ma non era mai riuscito a superare la resistenza della Berlin Festivals-ltd, del Senato di Berlino e del governo federale, che vedevano nella riprogrammazione una mossa rischiosa senza alcuna garanzia di successo.[1][5]

Wolf Donner aveva sollevato nuovamente la questione nel 1976, alla vigilia del suo insediamento, proponendo lo spostamento al mese di marzo ma con una diversa linea di argomentazione: il tardo inverno era infatti tradizionalmente un periodo di magra per l'industria cinematografica e in questo modo il mercato dei film si sarebbe potuto rafforzare.[1] Nell'agosto 1976 Donner aveva riassunto la sua posizione su Der Abend: «Sono convinto che le date attuali siano le più sfortunate per un festival a Berlino. È di per sé una contraddizione che un festival si tenga in un momento in cui quasi tutta la vita politica, culturale e pubblica è ferma e una persona su due è in vacanza. Oggi come oggi è abbastanza normale che i berlinesi non sappiano nemmeno che la Berlinale esiste».[6]

La nascita del Kinderfilmfest

L'altra novità di quest'anno fu il Kinderfilmfest, dedicato al cinema per bambini e ragazzi e organizzato presso l'Ufa-Pavillon di Nollendorfplatz in collaborazione con l'Archivio di Stato.[4] «Abbiamo voluto che i bambini vedessero film particolari», disse Barbara Krämer che si occupò dei criteri di selezione, «che li catturassero, che raccontassero storie che li potevano riguardare, e tecnicamente ben fatti».[1] I dubbi circa l'attrattiva di una sezione riservata "dai 6 anni in su" furono cancellati dalle 12.000 presenze e da proiezioni di film da tutto il mondo in gran parte sold-out. Vi fu anche una polemica per la proiezione del lungometraggio animato L'apprendista stregone di Karel Zeman: alle proteste degli educatori, secondo i quali un film così crudele non doveva essere mostrato ai bambini, rispose la stessa Krämer affermando che il giovane pubblico non doveva essere sottovalutato.[1]

Due anni dopo il consiglio di amministrazione e il Senato approvarono il suggerimento di Donner, e il successo della 28ª Berlinale gli dette ragione. Il mercato aveva già avuto una ripresa nel 1977 e la tendenza continuò quest'anno. Inoltre, grazie ad un incremento di circa 500.000 marchi provenienti dai fondi federali fu possibile ampliare e modernizzare la sede del festival in Budapester Straße.[1] Anche la FIAPF accettò la decisione ma a condizione che la manifestazione si tenesse prima del 15 marzo, per cui le date furono fissate dal 22 febbraio al 5 marzo.[6]

La selezione dei film mostrò quest'anno un particolare orientamento politico e come nel recente passato furono messi in evidenza gli autori tedeschi.[1][7] La critica valutò particolarmente coraggiosa la decisione di Donner di mostrare in concorso Germania in autunno (premiato con un riconoscimento speciale), un progetto collettivo che affrontava le vicende politiche dell'autunno del 1977: il sequestro e l'omicidio di Hanns-Martin Schleyer da parte della RAF, i suicidi nel carcere di Stammheim e le violazioni dei diritti civili da parte dello Stato.[1] Molti osservatori notarono anche connessioni tematiche e stilistiche tra i film in concorso e quelli del Forum internazionale del giovane cinema. Con film come quelli di Helke Sander, Christine Laurent e Vibeke Lökkeberg quest'ultimo si focalizzò su registe provenienti da tutta Europa, mentre una delle immagini femminili più forti del concorso fu il personaggio interpretato da Gena Rowlands in La sera della prima di John Cassavetes, che le valse l'Orso d'argento per la migliore attrice.[8] L'opera prima di Margarethe von Trotta risultò inoltre uno dei film preferiti dal pubblico tra quelli in concorso.[1] Come scrisse la giornalista Brigitte Jeremias, «le donne, come questa Berlinale ha evidenziato, stanno conquistando fiducia in sé stesse nel cinema».[9]

Il 1978 fu in definitiva un anno positivo per il Festival di Berlino, l'interesse del pubblico era cresciuto e l'industria cinematografica aveva acquisito un ruolo più attivo.[10] La giuria presieduta da Patricia Highsmith premiò con l'Orso d'oro il "contributo spagnolo nel suo complesso", una mossa senza precedenti che fu interpretata come gesto di solidarietà verso la giovane democrazia spagnola e di incoraggiamento per una cinematografia di autori emergenti, ma che divise la giuria così come il pubblico in sala.[1][11] Alcuni degli addetti ai lavori espressero inoltre un giudizio critico sul livello artistico dei film in concorso. Il giornalista Wolfram Schütte scrisse sul Frankfurter Rundschau: «La qualità fluttua qui più che nel Forum, che non deve preoccuparsi della partecipazione internazionale. Anche se il voler presentare film da quanti più paesi possibile nel concorso non ha portato a scelte completamente ingiustificabili... ci sono stati molti film deludenti. Un sacco di artigianato, ma niente di nuovo».[12]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Fuori concorsoModifica

Forum internazionale del giovane cinemaModifica

Il Nuovo Cinema TedescoModifica

Nuovi cineasti americaniModifica

Film del Whitney Museum of American Art di New York

Video del Whitney Museum of American Art di New York

I film di Vasilij ŠukšinModifica

I film dell'Università del cinema di BabelsbergModifica

I film di Marguerite DurasModifica

I film di Shūji TerayamaModifica

Altri filmModifica

RetrospettiveModifica

Marlene Dietrich (parziale)Modifica

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l 28th Berlin International Film Festival - February 22 - March 5, 1978, www.berlinale.de. URL consultato il 24 febbraio 2019.
  2. ^ Retrospectives Since 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 24 febbraio 2019.
  3. ^ Sandro Casazza, Quando la mitica Marlene era una piccola comparsa, in La Stampa, 8 marzo 1978.
  4. ^ a b Jacobsen (2000), p. 254.
  5. ^ Jacobsen (2000), p. 253.
  6. ^ a b Jacobsen (2000), p. 255.
  7. ^ La Wertmüller al Festival di Berlino, in La Stampa, 17 febbraio 1978.
  8. ^ By Year and Forum Section - 1978, www.arsenal-berlin.de. URL consultato il 24 febbraio 2019.
  9. ^ Jacobsen (2000), p. 258.
  10. ^ Jacobsen (2000), p. 259.
  11. ^ Sandro Casazza, Quanto è difficile ridere a un festival del cinema, in La Stampa, 7 marzo 1978.
  12. ^ Jacobsen (2000), p. 256.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema