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Festival di Berlino 1979

edizione del festival cinematografico
All'attore Rodolfo Valentino è dedicata una delle due retrospettive del festival.

La 29ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 20 febbraio al 3 marzo 1979, con lo Zoo Palast come sede principale.[1] Direttore del festival è stato per il terzo e ultimo anno Wolf Donner.

L'Orso d'oro è stato assegnato al film tedesco David di Peter Lilienthal.

Il film di apertura è stato Il matrimonio di Maria Braun di Rainer Werner Fassbinder, per il quale l'attrice Hanna Schygulla si è aggiudicata l'Orso d'argento.[2]

Le retrospettive di questa edizione sono state dedicate ai film musicali e al divo del muto Rodolfo Valentino.[3]

StoriaModifica

«Indipendentemente da come vediamo il contenuto e l'estetica del film, lo vediamo come una sfida al dibattito, un dibattito al quale un festival internazionale come il nostro non può permettersi di rinunciare.»

(Dichiarazione del comitato di selezione dopo le proteste scatenate dalla proiezione de Il cacciatore[1])

La Berlinale del 1979 fu l'ultima sotto la direzione di Wolf Donner, in carica da appena due anni e ora in procinto di diventare direttore della sezione culturale per il settimanale Der Spiegel. La decisione sorprese la maggior parte degli osservatori che accolsero con una certa delusione la notizia. Il bilancio del suo breve mandato era stato infatti ritenuto molto positivo: lo spostamento del festival da giugno a febbraio si era rivelato un successo, il pubblico era diventato più giovane, il mercato del cinema si era ampliato, il programma era diventato più vario e la struttura organizzativa più efficiente.[1]

Il consiglio di amministrazione decise di occuparsi direttamente della scelta del successore, senza passare attraverso esperti o comitati di selezione. Tra i nomi che cominciarono a circolare c'erano quelli dei giornalisti Kurt Habernoll, Joe Hembus, Florian Hopf e soprattutto Ulrich Gregor, direttore del Forum internazionale del giovane cinema che come nel 1977 fu ritenuto il favorito.[1] Alla fine la scelta ricadde con approvazione immediata e quasi universale su Moritz de Hadeln, direttore in carica del Festival di Locarno. Con la nomina del nuovo direttore, il consiglio d'amministrazione annunciò un cambiamento nella struttura del festival, il che confermò il ruolo fondamentale di Gregor e portò ad un miglioramento dello status del Forum, oltre ad una partnership di cinque anni con la Freunde der Deutschen Kinemathek.[1]

Il ritiro di Prova d'orchestra

Nei giorni del festival, Federico Fellini rese noto alla stampa il testo del telegramma inviato a Wolf Donner, nel quale riportava la sua decisione di annullare la presentazione del film Prova d'orchestra: «Apprendo con sorpresa dalla stampa che nonostante il disaccordo già espresso fin dal mese di dicembre avreste deciso di proiettare ugualmente Prova d'orchestra. Fiducioso che il vostro festival non voglia offendere il diritto di un autore di decidere della propria opera, chiedo di annullare la proiezione». Pochi giorni dopo lo stesso Fellini chiarì che la decisione era stata presa dai produttori e distributori del film, che a maggio optarono per la partecipazione fuori concorso al Festival di Cannes.[2][4]

Dopo la sfortunata edizione del 1970, interrotta anzitempo per le polemiche suscitate dal film O.k. di Michael Verhoeven, un altro scandalo si profilò all'orizzonte quando il 23 febbraio fu proiettato Il cacciatore di Michael Cimino, cosa che scatenò le proteste dei delegati sovietici che lo videro come un "insulto" al popolo vietnamita.[1] I Paesi socialisti presenti si sentirono obbligati a esprimere la loro solidarietà all'"eroico popolo del Vietnam", insistendo che la proiezione del film violava lo statuto del festival in quanto non contribuiva in alcun modo "alla comprensione e amicizia tra i popoli".[1]

Accanto a recensioni positive come quella di Hans-Christoph Blumenberg, che su Die Zeit descrisse il film come "oscuro e magnifico" ed elogiò la prospettiva apolitica e quindi autentica del film,[1] ce ne furono altre più critiche e alcuni osservatori lo accusarono di un latente razzismo. Al termine del festival l'attrice britannica e giurata Julie Christie dichiarò: «Non credo che si possa rappresentare un'intera nazione costituita da sadici ed affermare che lo si sta facendo solo per un effetto drammatico».[5]

Wolf Donner difese la scelta di mostrare il film, definendo la Berlinale «abbastanza libera e tollerante da confrontarsi con argomenti controversi», e il comitato di selezione chiarì in una dichiarazione pubblica che si sarebbe rifiutato di tollerare qualsiasi interferenza nella pianificazione del programma.[1] La delegazione dell'Unione Sovietica ritirò i propri film, subito seguita da quelle di Germania Est, Cuba, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia e Bulgaria, una decisione che secondo il sindaco di Berlino Dietrich Stobbe contrastava «non soltanto con i fondamenti spirituali e le regole del festival ma anche con la tradizione, la quale è sempre stata di tolleranza, apertura e confronto di idee».[4][6] Anche Michael Cimino lasciò la rassegna, insistendo sul fatto che il suo film non aveva tendenze politiche e ritenendosi non sufficientemente supportato dalla direzione.[1] A differenza del 1970 le polemiche non impedirono però al festival di svolgersi più o meno regolarmente fino alla fine nonostante l'abbandono di due membri della giuria, la cecoslovacca Věra Chytilová e l'ungherese Pál Gábor.[6]

Al fine di minimizzare il danno la direzione del festival si sforzò di portare avanti la proiezione di film specifici, incluso Invito a entrare di Andrzej Wajda, ma alla fine dovette fare i conti con la perdita di quattro film e cinque cortometraggi dal concorso.[5] Il Forum poté contare soprattutto su rassegne dedicate al rinnovato cinema spagnolo e alle produzioni indipendenti dall'India che inclusero quattro film di Mrinal Sen, presente anche in concorso con Parashuram,[1][7] ma fu il Kinderfilmfest a risentire in modo particolare del boicottaggio. La sezione dedicata al cinema per i ragazzi dovette rinunciare a sette film, pari a quasi la metà del programma. Tra quelli rimasti venne particolarmente apprezzato il film d'avventura Die Vorstadtkrokodile di Wolfgang Becker.[1]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Fuori concorsoModifica

Forum internazionale del giovane cinemaModifica

Panorama del nuovo cinema indianoModifica

I film della London Film-Makers' Co-opModifica

National Filmschool BeaconsfieldModifica

Film animati di Maria LassnigModifica

Altri filmModifica

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l 29th Berlin International Film Festival - February 20 - March 3, 1979, www.berlinale.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  2. ^ a b Prova d'orchestra - Fellini ritira film da Berlino, in La Stampa, 22 febbraio 1979.
  3. ^ Retrospectives Since 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  4. ^ a b Prova d'orchestra - Fellini no a Berlino, si a Cannes, in La Stampa, 24 febbraio 1979.
  5. ^ a b Jacobsen (2000), p. 270.
  6. ^ a b Jacobsen (2000), p. 268.
  7. ^ By Year and Forum Section - 1979, www.arsenal-berlin.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  8. ^ Ritiratasi dalla giuria dopo l'abbandono delle delegazioni dell'Est.
  9. ^ Ritiratosi dalla giuria dopo l'abbandono delle delegazioni dell'Est.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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