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Festival di Berlino 1980

edizione del festival cinematografico

StoriaModifica

«Una storia di tre ore su un giovane immigrato siciliano che pugnala a morte due uomini è stato il più straordinario di tutti i contributi tedeschi... La Germania, un posto difficile da ravvivare quanto la Luna, un incubo. Questa è stata la sola decisione giusta e audace fatta dalla giuria internazionale.»

(Wolfram Schütte a proposito di Palermo o Wolfsburg di Werner Schroeter, Frankfurter Rundschau, 8 marzo 1980[3])

Al suo primo anno da direttore della Berlinale, Moritz de Hadeln si trovò ad affrontare l'eredità lasciata dall'edizione precedente, ovvero il boicottaggio dei Paesi socialisti come protesta per la presenza del film Il cacciatore di Michael Cimino, considerato un "insulto" al popolo vietnamita.[4] Era quindi necessario versare acqua sul fuoco e cercare la via migliore per far tornare i Paesi del blocco orientale al festival, un compito reso ancora più difficile dalla situazione geopolitica visto che gli stati occidentali stavano prendendo in considerazione il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca in risposta all'invasione sovietica dell'Afghanistan.[1]

Apprezzamenti per Chiedo asilo

L'unico film italiano in concorso, Chiedo asilo di Marco Ferreri, fu molto apprezzato da pubblico e critica, oltre che dallo stesso direttore del festival, e si aggiudicò il Gran Premio della Giuria con questa motivazione: «Nel suo stile inventivo, Marco Ferreri ci pone a confronto con il mondo dei fanciulli e le nostre difficoltà di comunicare con loro, insieme alle nostre speranze e al nostro avvenire».[5][6]

Alla fine de Hadeln ci riuscì anche grazie all'aiuto di Horst Pehnert, giornalista e viceministro della cultura della Germania Est che negli anni successivi avrebbe continuato a fare da mediatore tra interessi artistici e diplomatici.[1] Alcuni eventi confermarono però la tensione del momento, a partire dalla richiesta da parte dell'Unione Sovietica di escludere dalla retrospettiva dedicata a Billy Wilder i film Uno, due, tre! e Ninotchka, co-sceneggiato da Wilder e ritenuto una pericolosa commedia ideologica.[1][7]

Gli altri riguardarono i film Die wunderbaren Jahre del dissidente della DDR Reiner Kunze e Marigolds in August, scritto e interpretato dal drammaturgo sudafricano Athol Fugard. Il primo fu escluso per motivi di qualità, scatenando le proteste di parte della stampa e dei Junge Liberale, organizzazione politicamente vicina all'FDP che parlò di "auto-censura" e distribuì opuscoli in cui affermava "Ci vergogniamo di questa vigliaccheria".[7] Il secondo portò di nuovo alla minaccia di boicottaggio da parte dell'URSS, che fece riferimento a una risoluzione delle Nazioni Unite che si opponeva alla cooperazione con il Sudafrica.[8] Il management del festival sottolineò che il film era contro la segregazione razziale e che il dramma di Fugard era stato mostrato senza alcuna obiezione nei Paesi socialisti. Fu organizzata una proiezione speciale per la delegazione sovietica che fortunatamente tornò sui suoi passi, alla condizione che fosse inserito nel programma e nella documentazione del festival senza l'indicazione del Paese di origine.[7] Alla fine Marigolds in August si aggiudicò il premio INTERFILM e Athol Fugard quello per il 30º anniversario della Berlinale.

 
Il regista Andrzej Wajda. Il suo Direttore d'orchestra fu uno dei film più apprezzati del festival.

La nuova direzione implementò diverse funzionalità nella struttura del festival, tra cui un maggior numero di registi, critici e produttori nel comitato consultivo e il miglioramento dei requisiti di selezione dei film destinati al Kinderfilmfest (in cui fu particolarmente apprezzato Jag Är Maria dello svedese Karsten Wedel). All'attore e attivista LGBT Manfred Salzgeber fu affidato lo sviluppo dell'Info-Schau (che cinque anni dopo avrebbe dato origine alla sezione Panorama) nel quale fu proiettato tra gli altri Ratataplan dell'esordiente Maurizio Nichetti.[1] Proseguì inoltre la cooperazione tra la competizione e il Forum internazionale del giovane cinema,[1][9] che il consiglio di amministrazione riconobbe come partner alla pari, e la "tensione produttiva" tra le due sezioni diventò un marchio di qualità del festival. Nella sua relazione di chiusura, il direttore del Forum Ulrich Gregor scrisse che era stato positivo per registi e produttori che la Berlinale avesse messo a disposizione «due modalità completamente diverse di presentazione in termini di condizioni di proiezione e aspettative del pubblico».[1]

Tra i film in concorso che riscossero maggior successo ci furono quelli provenienti dall'Europa dell'Est, come Direttore d'orchestra di Andrzej Wajda (per il quale Andrzej Seweryn ricevette l'Orso d'argento per il miglior attore), Mosca non crede alle lacrime di Vladimir Men'šov e Solo Sunny di Konrad Wolf e Wolfgang Kohlhaase che ottenne tre riconoscimenti.[1] La scelta della giuria ritenuta più coraggiosa e anticonvenzionale fu comunque l'assegnazione dell'Orso d'oro a Palermo o Wolfsburg di Werner Schroeter, elogiato da pubblico e addetti ai lavori che mostrarono invece qualche perplessità riguardo l'altro vincitore, Heartland del regita statunitense Richard Pearce.[3]

Altro oggetto di dibattito fu la presenza di due film mostrati fuori concorso: Cruising di William Friedkin dette origine ad una polemica sullo sfruttamento superficiale e sensazionalista della comunità gay, mentre la co-produzione italo-americana Caligola di Tinto Brass fu liquidata come uno spettacolo di pura pornografia.[3]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Fuori concorsoModifica

Forum internazionale del giovane cinemaModifica

I film di Klaus WybornyModifica

  • Pot-pourri aus "Östlich von keinem Westen", regia di Klaus Wyborny (Germania Ovest)
  • Sechs kleine Stücke auf Film, regia di Klaus Wyborny (Germania Ovest)
  • Unerreichbar Heimatlos, regia di Klaus Wyborny (Germania Ovest)

I film di Marguerite DurasModifica

  • Aurélia Steiner (Melbourne), regia di Marguerite Duras (Francia)
  • Aurélia Steiner (Vancouver), regia di Marguerite Duras (Francia)
  • Cesarée, regia di Marguerite Duras (Francia)
  • Les Mains négatives, regia di Marguerite Duras (Francia)

I film del Massachusetts Institute of TechnologyModifica

  • Just Blue, regia di Glorianna Davenport e Rachel M. Strickland (USA)
  • Marv Cutler and the Little Prince of Rock, regia di Carolyn Swartz (USA)
  • Mom, regia di Mark Rance (USA)

I film di Raúl RuizModifica

  • Colloque de chiens, regia di Raúl Ruiz (Francia)
  • De grands événements et des gens ordinaires, regia di Raúl Ruiz (Francia)

I film di Les BlankModifica

Altri filmModifica

  • Amore di perdizione (Amor de Perdição), regia di Manoel de Oliveira (Portogallo)
  • Aulad el rih - Les enfants du vent, regia di Brahim Tsaki (Algeria, Francia)
  • Braços Cruzados, Máquinas Paradas, regia di Roberto Gervitz e Sergio Toledo (Brasile)
  • Chuvas de Verão, regia di Carlos Diegues (Brasile)
  • Il cineamatore (Amator), regia di Krzysztof Kieślowski (Polonia)
  • Daughter Rite, regia di Michelle Citron (USA)
  • Dotek svetla, regia di Helena Trestíková (Cecoslovacchia)
  • Emily: Third Party Speculation, regia di Malcolm Le Grice (Regno Unito)
  • Etwas tut weh, regia di Recha Jungmann (Germania Ovest)
  • Four Shadows, regia di Larry Gottheim (USA)
  • Hungerjahre, regia di Jutta Brückner (Germania Ovest)
  • Ija Ominira, regia di Ola Balogun (Nigeria)
  • O Jogo da Vida, regia di Maurice Capovila (Brasile)
  • Die Kinder aus Nr. 67, regia di Ursula Barthelmess e Werner Meyer (Germania Ovest)
  • A kis Valentinó, regia di András Jeles (Ungheria)
  • Kollegen, regia di Urs Graf (Svizzera)
  • Mourir à tue-tête, regia di Anne Claire Poirier (Canada)
  • On Company Business, regia di Allan Francovich (USA)
  • Osenniy marafon, regia di Georgij N. Danelija (Unione Sovietica)
  • Premier pas, regia di Mohamed Bouamari (Algeria)
  • Processo per stupro, film collettivo (Italia)
  • I ribelli di Alvarado (Redes), regia di Emilio Gómez Muriel e Fred Zinnemann (Messico)
  • Seitensprung, regia di Evelyn Schmidt (Germania Est)
  • Souterrain, regia di Rotraut Pape (Germania Ovest)
  • Thriller, regia di Sally Potter (Regno Unito)
  • Wer keinen Mut zum Träumen hat, hat keine Kraft zu kämpfen, film collettivo (Germania Ovest)
  • The Whole Shootin' Match, regia di Eagle Pennell (USA)

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h 30th Berlin International Film Festival - February 18 - 29, 1980, www.berlinale.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  2. ^ Retrospectives Since 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  3. ^ a b c Jacobsen (2000), p. 281.
  4. ^ 29th Berlin International Film Festival - February 20 - March 3, 1979, www.berlinale.de. URL consultato il 9 marzo 2017.
  5. ^ Festival di Berlino - Applausi durante Chiedo asilo, in La Stampa, 23 febbraio 1980.
  6. ^ Per Chiedo asilo "argento" a Berlino, in La Stampa, 1º marzo 1979.
  7. ^ a b c Jacobsen (2000), p. 278.
  8. ^ Jacobsen (2000), p. 277.
  9. ^ By Year and Forum Section - 1980, www.arsenal-berlin.de. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  10. ^ Presentato al festival con il titolo Death Watch, vedi [1].
  11. ^ Presentato al festival con il titolo The Price of Survival, vedi [2].

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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