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Festival di Berlino 1982

edizione del festival cinematografico
L'attore James Stewart, premiato con il primo Orso d'oro alla carriera.

La 32ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 12 al 23 febbraio 1982, con lo Zoo Palast come sede principale.[1] Direttore del festival è stato per il terzo anno Moritz de Hadeln.

L'Orso d'oro è stato assegnato al film tedesco Veronika Voss di Rainer Werner Fassbinder.

L'Orso d'oro alla carriera, introdotto in questa edizione per la prima volta, è stato assegnato all'attore statunitense James Stewart al quale è stata dedicata la sezione Homage.[2]

Il festival è stato aperto dal film Mille miliardi di dollari di Henri Verneuil, proiettato fuori concorso.[3]

Le retrospettive di questa edizione sono state dedicate al cineasta tedesco naturalizzato statunitense Curtis Bernhardt e alle produzioni per ragazzi della Deutsche Film AG degli anni 50-70.[4]

Indice

StoriaModifica

«...la Berlinale ha un evidente svantaggio in questo momento: non c'è vivacità, non è attraente, manca di fascino e spettacolo, è troppo insignificante, sobria e noiosa... uno dove dovrebbe mettere il soprabito, truccarsi, lasciare le sue cose, trovare uno specchio?... Questo sta trasformando quello di Berlino in un "festival del maglione" e l'industria non è interessata a questo genere di cose. Gli americani, che hanno evitato Cannes lo scorso anno, preferiranno comunque Cannes perché lì tengono conto di queste cose.»

(Helma Sanders-Brahms, regista e membro della giuria, nel suo rapporto di chiusura del festival[5])

Il desiderio di tornare al glamour che secondo alcuni degli addetti ai lavori mancava ormai da troppo tempo fu in parte compensato dal gran numero di ospiti famosi che sfilarono alla 32ª Berlinale, tra cui Lino Ventura, Jeanne Moreau, Claudia Cardinale, Franco Nero, Sally Field, Lilli Palmer, Michel Piccoli e Ingrid Thulin.[1] La presenza di James Stewart, accolto con una standing ovation dagli spettatori dello Zoo Palast, e della presidente di giuria Joan Fontaine che nel 1951 aveva aperto la prima edizione con Rebecca - La prima moglie di Alfred Hitchcock, contribuirono a ricordare a tutti lo splendore dei primi anni.[5]

La Berlinale e l'industria del cinema

Il peso dell'industria sul Festival di Berlino e i tentativi di influenzare il programma da parte di multinazionali, produttori e distributori si rivelò quest'anno soprattutto in due casi. La Gaumont impedì la proiezione come film di chiusura di La montagna incantata di Hans W. Geißendörfer contro la volontà dei co-produttori tedeschi, mentre la première di Dolci ore di Carlos Saura venne annullata a causa della pressione del co-produttore francese Jacques Roitfeld, che preferì mostrarlo durante un omaggio al regista spagnolo al Festival di Cannes.[6]

Il cinema statunitense sembrò mostrare un rinnovato interesse per la Berlinale, che soprattutto nel Forum incluse film indipendenti e underground tra cui alcune opere di Amos Poe,[1][7] mentre l'Info-Schau assunse un carattere più innovativo sotto la direzione di Manfred Salzgeber e Wieland Speck e fu dominato dal cinema asiatico e da una nuova generazione di registi provenienti da Corea, Hong Kong, Cina e Indonesia.[1] Nella stessa sezione venne mostrata una retrospettiva del regista e sceneggiatore austriaco Alf Brustellin, deceduto nel novembre 1981 in un incidente d'auto, introdotta dagli amici e colleghi Bernhard Sinkel e Ula Stöckl.[8]

Ma l'edizione del 1982 fu segnata soprattutto dalla Germania Ovest, presente con circa novanta produzioni tra cui due lungometraggi in concorso e tre fuori concorso.[1] Dopo il boicottaggio minacciato l'anno precedente, i registi tedeschi instaurarono un dialogo con la direzione grazie anche a Heinz Badewitz, responsabile per la serie del Nuovo cinema tedesco al quale Moritz de Hadeln dette maggiore autorità e il compito di mediare tra le parti. L'Orso d'oro a Veronika Voss di Rainer Werner Fassbinder, che già due volte in passato era uscito a mani vuote nonostante il favore dei pronostici con Effi Briest (1974) e Il matrimonio di Maria Braun (1979), fu considerato una sorta di risarcimento da molti osservatori.[6]

Così come già avvenuto nel recente passato, la fase di preparazione della Berlinale fu caratterizzata da aspre polemiche che quest'anno originarono dal rifiuto di de Hadeln di proiettare come film d'apertura Fuga nella notte diretto da Delbert Mann, la vera storia di due famiglie fuggite dalla Germania Est nel 1979 con una mongolfiera.[5] Preoccupato per il contenuto della pellicola, che era certo avrebbe creato malumori nella DDR, il direttore fece riferimento alle linee guida della FIAPF che non permettevano la proiezione di film "diretti contro altri Paesi partecipanti al festival" e nel gennaio 1982 comunicò la decisione al produttore Hellmuth P. Gattinger, presidente della Centfox-Film GmbH.[5]

 
Il sindaco di Berlino Ovest Richard von Weizsäcker.

Quest'ultimo fece ricorso ad una campagna diffamatoria attraverso le pubblicazioni del gruppo editoriale conservatore Axel Springer SE, che accusarono de Hadeln di "ossequiosità" verso la Germania Est e "vigliaccheria di fronte al nemico".[9] Su Welt am Sonntag il giornalista e cineasta Will Tremper scrisse che il Festival di Berlino si era «deteriorato in un noioso luogo d'incontro per le ideologie all'ombra della distensione»[10] e lo stesso Gattinger inserì un annuncio sulla rivista Filmecho/Filmwoche che affermava: «Il signor de Hadeln non storce il naso per niente tranne che per le grida di aiuto dei perseguitati, perché è di questo che parla il film».[11]

Inoltre, da quando il panorama politico si era spostato a favore della CDU la campagna era stata appoggiata dal Senato di Berlino e l'idoneità di de Hadeln, che era stato nominato sotto un'amministrazione socialdemocratica, fu nuovamente messa in discussione.[11] A suo favore si schierarono il segretario di stato liberale Andreas von Schoeler, che definì le critiche «un violento attacco alla libertà dell'arte e della cultura garantite dall'articolo 5 della Costituzione»,[11] e il sindaco Richard von Weizsäcker che dichiarò: «Quando si tratta di film da tutte le aree del mondo, in senso geografico, politico e culturale, la direzione deve costantemente affrontare nuovi e grandi problemi. La direzione dominerà questi problemi se sarà in grado di essere indipendente e se la sua indipendenza sarà rispettata».[11]

Alla fine de Hadeln riuscì ancora una volta a conquistare la fiducia dei suoi colleghi e il rispetto di alcuni dei suoi detrattori. La proiezione di Fuga nella notte, sponsorizzata dalla Springer, si svolse contemporaneamente alla cerimonia di apertura ma fu ignorata da molti dei presenti al festival.[1]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Fuori concorsoModifica

Proiezioni specialiModifica

Info-SchauModifica

Omaggio a Alf BrustellinModifica

Altri filmModifica

Forum internazionale del giovane cinemaModifica

I film di Jakov ProtazanovModifica

I documentari di Pier Paolo PasoliniModifica

I film di Marguerite DurasModifica

I film di Amos PoeModifica

Altri filmModifica

KinderfilmfestModifica

HomageModifica

RetrospettiveModifica

Insurrection of Emotions: Curtis BernhardtModifica

East German Childrens FilmsModifica

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi onorariModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

Premi dei lettoriModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f 32nd Berlin International Film Festival - February 12 - 23, 1982, www.berlinale.de. URL consultato il 7 luglio 2019.
  2. ^ The guests of the Homage since 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 7 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2017).
  3. ^ Lietta Tornabuoni, Berlino sussurra della Polonia mentre torna a scoprire Mann, in La Stampa, 14 febbraio 1982.
  4. ^ Retrospectives Since 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 7 luglio 2019.
  5. ^ a b c d Jacobsen (2000), p. 293.
  6. ^ a b Jacobsen (2000), p. 296.
  7. ^ By Year and Forum Section - 1982, www.arsenal-berlin.de. URL consultato il 7 luglio 2019.
  8. ^ Jacobsen (2000), p. 297-298.
  9. ^ Jacobsen (2000), p. 294.
  10. ^ Jacobsen (2000), p. 294-295.
  11. ^ a b c d Jacobsen (2000), p. 295.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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