Figli di Maria Immacolata

I Figli di Maria Immacolata (in latino Congregatio Filiorum Mariae Immaculatae) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione clericale, detti comunemente Pavoniani, pospongono al loro nome la sigla F.M.I.[1]

Cenni storiciModifica

La congregazione deriva dall'Istituto di San Barnaba, sorto a Brescia tra il 1818 e il 1821 a opera di Lodovico Pavoni (1784-1849) per il "ricovero educativo della fanciullezza abbandonata".[2]

L'opera, un "collegio d'arti", forniva assistenza, educazione morale e formazione professionale ai giovani senza famiglia o trascurati dai genitori: i laboratori dell'istituto offrivano ai ragazzi la possibilità di ottenere qualifiche professionali in undici campi,[2] e nel 1842 l'opera estese la sua attività anche all'educazione dei sordomuti e poi alla formazione dei figli dei contadini (colonia agricola di Saiano).[3]

Tra le undici specializzazioni in cui gli "artigianelli" erano istruiti spiccava l'arte tipografica (quella fondata nel 1821 presso l'Istituto San Barnaba fu la prima scuola grafica in Italia): ciò consentì a Pavoni di innestare nella sua opera anche l'attività editoriale che nel 1939 porterà alla nascita della casa editrice Àncora.[3]

Il modello del collegio-laboratorio ideato da Pavoni ebbe un grande successo e venne riproposto da altri sacerdoti: Giuseppe Benedetto Cottolengo lo introdusse nell'orfanotrofio della piccola casa della Divina Provvidenza, don Giovanni Bosco nell'oratorio di Valdocco, Giovanni Cocchi e Leonardo Murialdo nel Collegio Artigianelli di Torino.[4]

Per la gestione dell'opera Pavoni organizzò una comunità di educatori e nel 1831 diede loro un'organizzazione religiosa e delle regole approvate da Gabrio Maria Nava, vescovo di Brescia. Il programma della nuova congregazione venne sottoposto dal cardinale Angelo Mai all'esame della congregazione per i Vescovi e i Regolari, che il 31 marzo 1843 concesse all'istituto di Pavoni il decreto di lode sancito lo stesso giorno da papa Gregorio XVI.[5]

La congregazione dei Figli di Maria Immacolata venne eretta l'11 agosto 1847 da monsignor Ferdinando Luchi, vicario capitolare di Brescia (la sede vescovile era vacante) e l'8 dicembre successivo i primi religiosi emisero la professione dei voti nelle mani del fondatore, dando pienamente inizio alla congregazione.[5]

Questa si diffuse presto a Brescia e nel Veneto: le leggi sabaude del luglio 1866 soppressero l'istituto bresciano e ne confiscarono i beni; i religiosi veneti trasferirono la loro opera in Trentino, dove riuscirono a riorganizzare la congregazione e a reintrodurla anche in Lombardia.[6]

La Santa Sede approvò la congregazione il 24 settembre 1882 e le sue costituzioni nel 1897.[6]

Attività e diffusioneModifica

I pavoniani svolgono un'attività essenzialmente educativa, soprattutto a favore di ragazzi disadattati, dei tossicodipendenti, dei figli degli emigrati, degli audiolesi.[7]

Sono presenti in Europa (Italia, Spagna), nelle Americhe (Brasile, Colombia, Messico) e in Eritrea;[8] la sede generalizia è a Roma.[1]

Alla fine del 2008 la congregazione contava 34 case e 208 religiosi, 107 dei quali sacerdoti.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2010, p. 1444.
  2. ^ a b A. Palazzini, DIP, vol. III (1976), col. 1507.
  3. ^ a b Giovenale Dotta, in G. Schwaiger, op. cit, p. 356.
  4. ^ Giovenale Dotta, in G. Schwaiger, op. cit, pp. 355-356.
  5. ^ a b A. Palazzini, DIP, vol. III (1976), col. 1508.
  6. ^ a b A. Palazzini, DIP, vol. III (1976), col. 1511.
  7. ^ Giovenale Dotta, in G. Schwaiger, op. cit, p. 357.
  8. ^ Dove siamo, su pavoniani.it. URL consultato il 13 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 21 maggio 2007).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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