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La filologia italiana è la disciplina volta allo studio dei testi italiani, al fine di ricostruirne il testo corretto. È una branca della filologia romanza.

Un primo esempio di tale attività è da ricercarsi già nel XVI secolo, con Pietro Bembo e l'Accademia della Crusca, sul problema della lingua e della pubblicazione dei testi antichi, ma trae il maggiore impulso dal positivismo tedesco di fine Ottocento, per l'attenzione al dato e al documento ed alla ricerca di prove per sostenere le congetture. Dopo la Prima guerra mondiale, in pieno relativismo, la produzione filologica diminuì, per riprendere alla fine della Seconda guerra mondiale grazie all'attività di Gianfranco Contini ed altri. In Italia la filologia è stata osteggiata a lungo dal magistero di Benedetto Croce e la chiusura culturale imposta dal regime fascista non ha aiutato l'avanzamento degli studi. Una vera e propria fioritura degli studi filologici si avrà negli anni Cinquanta, ossia dopo la morte di Benedetto Croce e la caduta del Fascismo. Sono di questi anni lavori fondamentali come i Volgarizzamenti del Due e Trecento di Cesare Segre, La prosa del Duecento di Cesare Segre e Mario Marti, i Poeti del Duecento di Gianfranco Contini, e poi il convegno bolognese Studi e problemi di critica testuale (1960), a cui partecipano i maggiori filologi italiani, in parte già affermati in parte che si affermeranno nel panorama accademico degli anni successivi.

Indice

La scuola italianaModifica

La scuola filologica italiana si avvale del metodo stemmatico, impropriamente noto come Metodo di Lachmann, dal nome del presunto teorizzatore. In realtà è piuttosto discutibile l'apporto di Lachmann al metodo stemmatico, e la riflessione teorica sul metodo ha fatto vari passi avanti nel corso del tempo.

Il metodo prevalentemente di riferimento per i testi italiani si consolida all'inizio del Novecento; ma si sviluppa prima, ed ovviamente sulla scorta del più collaudato metodo seguito per i classici, da cui deve tuttavia differenziarsi perché diversi sono i problemi legati alla trasmissione di testi in una lingua viva e geograficamente differenziata come il volgare. In precedenza uno snodo fondamentale era stato quello della filologia fiorentina del secondo Cinquecento, intorno alla Corte dei granduchi di Toscana. L'alfiere è Vincenzo Borghini, suo maestro Piero Vettori, filologo classico. Da questo incontro tra filologia classica e testi antichi di Firenze si sviluppa il metodo perfezionato nell'Ottocento da Napoleone Caix e Ugo Angelo Canello e nel Novecento da Michele Barbi, il quale iniziò i suoi studi proprio sui codici del Borghini, ancora oggi conservati a Firenze presso la Biblioteca nazionale.

I primi maestri novecenteschi furono:

Editori della Divina Commedia furono:

Altri filologi italiani:

BibliografiaModifica

  • Michele Barbi, La nuova filologia. Da Dante al Manzoni, Firenze, Le Lettere, 1938
  • Volgarizzamenti del Due e Trecento, a cura di Cesare Segre, Torino, UTET, 1953
  • La prosa del Duecento, a cura di Cesare Segre e Mario Marti, Milano, Napoli, Ricciardi, 1959
  • Studi e problemi di critica testuale, Convegno di studi di filologia italiana nel centenario della Commissione per i testi di lingua (Bologna, 7-9 aprile 1960), Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1961
  • La critica del testo: problemi di metodo ed esperienze di lavoro, atti del convegno di Lecce, 22-26 ottobre 1984, Roma, Salerno editrice, 1985
  • Gianfranco Contini, Breviario di ecdotica, Torino, Einaudi, 1984
  • Cesare Segre, Ecdotica e comparatistica romanze, Milano-Napoli, Ricciardi, 1998
  • d'Arco Silvio Avalle, La doppia verità, Firenze, SISMEL, 2002
  • Armando Balduino, Manuale di filologia italiana, Firenze, Sansoni, 2001 (ma prima edizione: 1979)

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica