Filottete

personaggio della mitologia greca, figlio di Peante
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Filottete
Philoctetes.jpg
Filottete sull'isola di Lemno, opera di Jean-Germain Drouais, olio su tela, 1788, Chartres, Musée des Beaux-Arts.
SagaCiclo troiano
1ª app. inIliade
SessoMaschio

Filottète[1] (in greco antico: Φιλοκτήτης, Philoktétēs) è una figura della mitologia greca, figlio di Peante e Demonassa o della ninfa Metone (secondo una diversa tradizione).

Filottete, dipinto del 1807 di Vincenzo Baldacci (Cesena, Pinacoteca Comunale).

Il mitoModifica

Possessore dell'arco di EracleModifica

(GRC)

«οἶος δή με Φιλοκτήτης ἀπεκαίνυτο τόξῳ
δήμῳ ἔνι Τρώων, ὅτε τοξαζοίμεθ᾽ Ἀχαιοί.»

(IT)

«Solo Filottete mi batteva coll'arco
nella terra dei Troiani, dove noi Achei tiravamo coll'arco

(Ulisse in Odissea, VIII, vv. 219-220)

Famoso arciere originario della penisola di Magnesia, possedeva le frecce e l'arco di Eracle, donati a lui (o al padre Peante)[2] da Eracle stesso, che voleva in tal modo ringraziarlo per aver appiccato il fuoco alla sua pira sul monte Eta.

Soggiorno forzato a LemnoModifica

 
Filottete, ferito, viene abbandonato a Lemno dai Greci diretti a Troia: stamnos attico a figure rosse del 460 circa a.C. (G413, Parigi, Museo del Louvre).
 
Filottete ferito a Lemno: lekythos attico a figure rosse del 420 circa a.C. (56.171.58, New York, Metropolitan Museum).

Il Catalogo delle navi presente nell'Iliade afferma che, nella spedizione achea contro Troia, Filottete guidasse un contingente di sette navi provenienti da Metone, Taumacia, Melibea e Olizone, ognuna con cinquanta rematori abili nel tirare coll'arco.[3]

Filottete tuttavia non giunse a Troia con gli altri capi: durante lo scalo, fu ferito al piede da una delle letali frecce di Eracle (imbevute del sangue dell'Idra). La ferita diventò ben presto così infetta da emanare un puzzo insopportabile e Ulisse non fece alcuna fatica a convincere gli altri capi ad abbandonare il ferito a Lemno, allorché la flotta passò vicina a questa isola.

Filottete rimase per dieci anni su quell'isola allora deserta e vi sopravvisse uccidendo uccelli con le frecce d'Eracle.

Ambasceria greca a LemnoModifica

Durante il decimo anno della guerra di Troia gli Achei ricevettero una profezia secondo la quale non avrebbero mai conquistato Troia se Neottolemo ed il possessore dell'arco e delle frecce di Eracle (cioè Filottete) non avessero combattuto con loro.[4]

Quasi tutte le fonti attribuiscono la profezia all'indovino troiano Eleno;[5][6][7][8] fa eccezione Quinto Smirneo, il quale, adottando una versione marginale del mito (riportata solo dall'epitome dello Pseudo-Apollodoro[9]) attribuisce la profezia a Calcante,[10] che nel suo poema ha il ruolo fisso di "consigliere e indovino 'ufficiale' degli Achei".[4]

Ulisse partì dunque in ambasciata verso Lemno, accompagnato da Neottolemo e Diomede, e convinse Filottete ad unirsi a loro promettendogli la cura dei figli d'Asclepio, i medici delle schiere greche.

Imprese nella guerra di TroiaModifica

Si attribuiscono all'arciere molti meriti in guerra; le sue stragi furono considerevoli e le sue vittime davvero eccellenti. Igino riferisce che l'eroe uccise tre avversari.[11] Secondo altre fonti egli uccise il troiano Admeto, come ci tramanda Pausania,[12] e poi altri guerrieri troiani, Deioneo,[13] Peiraso[14] e Medonte, figlio di Antenore.[15] Secondo alcuni autori, sarebbe stato lui ad uccidere con le sue frecce Acamante, figlio di Antenore,[16] fino a segnare le sorti della guerra, uccidendo Paride.

Dopo la guerra di TroiaModifica

Nell'Odissea Nestore narra che Filottete fu tra coloro che, finita la guerra, tornarono felicemente in patria.[17]

Secondo tradizioni posteriori,[18] invece, fu scacciato dalla patria (Melibea in Tessaglia) in seguito ad un’insurrezione e, venuto in Calabria lungo la costa a nord di Crotone, fondò i centri di Krimisa, Petelia, Macalla e Chone, facendo costruire un tempio a Cirò Marina dedicato ad Apollo, l'antica Krimisa, ove depose l'arco e le frecce di Herakles.

Controversa è la sua morte. I Sibariti, poiché Filottete veniva sentito come eroe proprio al quale si facevano risalire le origini della città, lo presentano come morto in combattimento contro i barbari presso Sibari. La principale tradizione vuole, invece, che l'eroe, dopo aver operato nella Crotoniatide, tra Krimisa e il Neto, sia morto combattendo per mano degli Ausoni Pelleni, popolazione achea già presente nella zona del Neto, in difesa dei Rodii che volevano stanziarsi nell’Italia meridionale.[18]

FontiModifica

Le principali fonti antiche in cui fu narrato il mito di Filottete sono:[19]

NoteModifica

  1. ^ Pronuncia piana conforme all'accento sia greco sia latino. Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Filottete", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2016, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, II, 7, 7.
  3. ^ Iliade, 716-720.
  4. ^ a b Posthomerica ed. Bompiani, p. 796.
  5. ^ Pseudo-Proclo, 206 Severyns.
  6. ^ Schol. in PindaroPitica I, v. 100.
  7. ^ Sofocle, 604-619.
  8. ^ Dione, LIX.
  9. ^ Pseudo-Apollodoro, epitome 5, 8.
  10. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, IX, vv. 325-332.
  11. ^ Igino, 114.
  12. ^ Pausania, X, 27, 1.
  13. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, X, v. 167.
  14. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, XI, v. 52.
  15. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, XI, v. 481.
  16. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, X, v. 168.
  17. ^ Odissea, III, v. 190.
  18. ^ a b Giuseppe Celsi, Il Mito di Filottete, in Gruppo Archeologico Krotoniate, 29 dicembre 2019. URL consultato il 30 dicembre 2021.
    «Apollodoro, de Navibus. Strabone, Geografia VI, p. 175. Virgilio Eneide, III, 401-402»
  19. ^ Posthomerica ed. Bompiani, p. 797.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlateModifica

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