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1leftarrow blue.svgVoce principale: Coppa dei Campioni 1982-1983.

Finale della Coppa dei Campioni 1982-1983
Europapokal der Landesmeister 1983 (Hamburger SV).jpg
I giocatori dell'Amburgo in festa col trofeo
Dettagli evento
Competizione Coppa dei Campioni 1982-1983
Data 25 maggio 1983
Città Atene
Impianto di gioco Stadio Olimpico
Spettatori 73 500
Risultato
Amburgo
1
Juventus
0
Arbitro Romania Nicolae Rainea
ed. successiva →     ← ed. precedente

La finale della 28ª edizione di Coppa dei Campioni si disputò il 25 maggio 1983 presso lo Stadio Olimpico di Atene tra i tedeschi occidentali dell'Amburgo e gli italiani della Juventus. All'incontro assistettero circa 73 500 spettatori. Il match, arbitrato dal rumeno Nicolae Rainea, vide la vittoria per 1-0 della squadra anseatica.

Il cammino verso la finaleModifica

L'Amburgo di Ernst Happel, partito in sordina nel tabellone ma via via emerso come solida realtà,[1] debuttò ai sedicesimi contro i tedeschi orientali della Dinamo Berlino, battendoli con un risultato complessivo di 3-1. Agli ottavi di finale incontrò i greci dell'Olympiakos, facilmente superati con un 5-0 totale. Ai quarti, i sovietici della Dinamo Kiev furono battuti 3-0 in trasferta, vantaggio che di fatto rese ininfluente la successiva sconfitta interna per 1-2 subìta al Volksparkstadion. In semifinale fu il turno dei campioni di Spagna della Real Sociedad, sconfitti per 3-2 tra andata e ritorno con un gol a 3' dal termine.

 
Paolo Rossi, centravanti della Juventus finalista nonché miglior marcatore dell'edizione, esulta nel vittorioso retour match dei quarti contro i campioni uscenti dell'Aston Villa.

La Juventus di Giovanni Trapattoni, campione d'Italia, iniziò il cammino europeo contro i danesi dello Hvidovre battendoli con una goleada totale di 7-4. Agli ottavi di finale incontrò i belgi dello Standard Liegi che furono sconfitti con un risultato aggregato di 3-1. Ai quarti di finale i Bianconeri legittimarono le loro ambizioni eliminando i detentori del trofeo, gli inglesi dell'Aston Villa, con un 5-2 complessivo frutto di due vittorie[2] (compreso il 2-1 nel match di andata al Villa Park, primo successo juventino[3] e, più in generale, di una squadra italiana in terra britannica in una competizione confederale). Infine, in semifinale i polacchi del Widzew Łódź – rivelazione dell'edizione, giustizieri peraltro del Liverpool all'epoca ai vertici in Europa[1] – si arresero ai piemontesi perdendo 2-0 al Comunale e pareggiando 2-2 allo Stadion Miejski.

La partitaModifica

Il match di Atene, come prevedibile, si sviluppa molto sul piano tattico, visto che entrambi i tecnici, l'austriaco Happel e l'italiano Trapattoni, saranno ritenuti dalla stampa specializzata tra gli strateghi più affermati nella storia del calcio. Nonostante la squadra bianconera parta con tutti i favori del pronostico – grazie a un'intelaiatura italiana reduce dalla vittoria al campionato del mondo 1982, cui si sono aggiunti in questa stagione due campioni stranieri quali Michel Platini e Zbigniew Boniek,[1][4] nonché un percorso da imbattuta verso la finale[4] e il capocannoniere dell'edizione, Paolo Rossi, nelle proprie file –, la gara volge subito dalla parte degli Hanseaten, che passano in vantaggio al 9' con un tiro insidioso di Felix Magath insaccatosi alle spalle di Dino Zoff, questi all'ultima partita con la Juventus.[4]

 
Il difensore Manfred Kaltz e il tecnico Ernst Happel, tra i protagonisti nel trionfo degli anseatici.

La Juventus accusa il colpo, trovandosi a dover imporre le proprie trame e a non poter contare sul gioco di rimessa. Con Bettega, Cabrini e Platini la squadra bianconera riesce comunque a creare tre nitide palle-gol per il pareggio, tuttavia sciupate, e il portiere avversario Uli Stein assurge a migliore in campo per via delle sue numerose parate. Nel secondo tempo, inoltre, i torinesi recriminano nei confronti dell'arbitro rumeno Nicolae Rainea per un intervento subìto in area di rigore da Platini a opera di Stein, riconosciuto come falloso anche dai tedeschi dopo l'incontro.[5]

Determinante per la vittoria dell'Amburgo è la marcatura a uomo messa in atto da Wolfgang Rolff ai danni del regista juventino Platini, escludendolo di fatto dal gioco, mentre il resto della formazione tedesca può contenere la maggior parte delle manovre offensive torinesi grazie un atteggiamento difensivo che fa ampio ricorso alla trappola del fuorigioco: una variante tattica presa a prestito da Happel dal calcio totale olandese, e a quel tempo ancora sottoutilizzata nel panorama italiano.[5] Il risultato non cambia fino al fischio finale, quando l'Amburgo alza la prima, e finora unica, Coppa dei Campioni della sua storia;[6] i teutonici, confermatisi anche campioni della Germania Occidentale, interrompono così un dominio inglese nella manifestazione continentale che (per merito di Liverpool, Nottingham Forest e Aston Villa) perdurava da sei anni.[1]

TabellinoModifica

Atene
25 maggio 1983, ore 20:15
Amburgo1 – 0
referto
JuventusStadio Olimpico (73 500 spett.)
Arbitro:   Rainea

Amburgo
Juventus

FormazioniModifica

Amburgo
GK 1   Uli Stein
DF 2   Manfred Kaltz
DF 3   Bernd Wehmeyer
DF 4   Ditmar Jakobs
DF 5   Holger Hieronymus
MF 6   Wolfgang Rolff   35’
MF 7   Jürgen Milewski
MF 8   Jürgen Groh   39’
FW 9   Horst Hrubesch (c)
MF 10   Felix Magath
FW 11   Lars Bastrup   55’
Sostituzioni:
MF   Thomas von Heesen   55’
GK   Uwe Hain
Allenatore:
  Ernst Happel
Juventus
GK 1   Dino Zoff (c)
DF 2   Claudio Gentile
DF 3   Antonio Cabrini   39’
MF 4   Massimo Bonini   36’
DF 5   Sergio Brio
DF 6   Gaetano Scirea
FW 7   Roberto Bettega
MF 8   Marco Tardelli
FW 9   Paolo Rossi   55’
MF 10   Michel Platini
MF 11   Zbigniew Boniek
Sostituzioni:
MF 12   Domenico Marocchino   55’
Allenatore:
  Giovanni Trapattoni

NoteModifica

  1. ^ a b c d 1982/83: Magath fulmina una Juve stellare, su uefa.com.
  2. ^ Claudio Colombo, Juve-Aston Villa, quel doppio confronto del marzo 1983, su tuttosport.com, 2 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2016).
  3. ^ Vladimiro Caminiti, Il gran colpo d'Oltremanica, pp. 26-30.
  4. ^ a b c Nicola Calzaretta, Riparte la leggenda, p. 12.
  5. ^ a b Angelo Caroli, Bianconeri, tante colpe, in La Stampa, 26 maggio 1983, p. 18. URL consultato il 10 giugno 2016.
  6. ^ C’era in Europa: l’Amburgo che fece piangere la Juventus di Platini, su mondopallone.it, 4 dicembre 2013.

BibliografiaModifica

  • GS Storie: Signora di coppe (Bologna, Guerin Sportivo), nº 4, 2012, ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

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