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Fiorenzo Bava Beccaris

generale italiano

«Credo che gli stessi miei avversari mi avrebbero giudicato un pauroso minchione, se li avessi lasciati liberi di gettare nuova esca al fuoco.»

(Memorie di Fiorenzo Bava Beccaris[1])
Fiorenzo Bava Beccaris
Fiorenzo Bava Beccaris.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XX, XXI

Dati generali
Partito politico Destra storica
Fiorenzo Bava Beccaris
17 marzo 1831 – 8 aprile 1924
Nato aFossano
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Forza armataRegno di Sardegna Armata Sarda
Italia Regio Esercito
ArmaEsercito
CorpoArtiglieria
Anni di servizio1845 - 1902
GradoTenente generale
GuerreGuerra di Crimea
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
BattaglieBattaglia di San Martino
Studi militariAccademia militare di Torino
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Fiorenzo Bava Beccaris (Fossano, 17 marzo 1831Roma, 8 aprile 1924) è stato un generale italiano, noto per aver guidato la sanguinosa repressione dei moti di Milano del 1898, episodio che indirettamente causò il regicidio per vendetta di Umberto I nel 1900 a opera di Gaetano Bresci; è oggetto di un brano del canzoniere popolare italiano dal titolo Il feroce monarchico Bava.

Indice

BiografiaModifica

Figlio di Carlo Ignazio Bava Beccaris e Costanza Nicolis di Frassino, apparteneva a una nobile e antica famiglia piemontese. Ebbe sei fratelli: Marianna, Giuseppa, Sofia, Alessandro, Alfredo e Angela. All'età di 14 anni entrò nell'Accademia militare di Torino.

Dopo aver partecipato alla guerra di Crimea prese parte alla Seconda Guerra d'Indipendenza meritando una Medaglia d'Argento al Valor militare (24 giugno 1859) ed alla Terza Guerra d'Indipendenza, venendo insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (6 dicembre 1866). Divenne successivamente Direttore generale d'artiglieria e genio al Ministero della Guerra, e tenne il comando del VII e del III Corpo d'armata.

Nel 1894, ad Ancona, venne pesantemente criticato dal giornale locale L'Ordine, che agiva probabilmente d' accordo con la prefettura, per non aver aperto il fuoco contro una manifestazione di disoccupati che aveva aggredito il sindaco, Avv. Vecchini.

Nel maggio 1898, in occasione dei gravi tumulti milanesi passati alla storia come la "protesta dello stomaco", il governo guidato da Antonio di Rudinì proclamò lo stato d'assedio e il generale Bava Beccaris, in qualità di Regio commissario straordinario, fu incaricato del ristabilimento dell'ordine. La repressione dei moti fu estremamente violenta e sanguinosa, con oltre 80 vittime tra la popolazione civile ed un alto numero di feriti. In segno di riconoscimento Bava Beccaris fu insignito del titolo di Grande Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia (il 5 giugno 1898) dal re Umberto I e venne nominato al Senatore del Regno (16 giugno 1898). A Palazzo Madama aderì al gruppo della Destra storica.

Il 29 luglio del 1900, a Monza, Umberto I venne assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci, che dichiarò esplicitamente di aver voluto vendicare i morti del maggio 1898 e l'offesa della decorazione al criminale Bava Beccaris, il quale definì il regicida «un folle che meriterebbe di subire lo squartamento». Fu collocato a riposo nel 1902, ottenendo dallo Stato una pensione di 8.000 lire[2]. Negli ultimi anni di vita, ormai infermo e ammalato, partecipò sempre meno all'attività parlamentare. Scrisse numerosi articoli su riviste militari e, nel 1911, un libro sulle origini e la storia dell'Esercito italiano[3].

Aderì al movimento interventista che propugnava la partecipazione dell'Italia alla prima guerra mondiale. Favorevole al fascismo, nel 1922 fu tra i generali che consigliarono al re Vittorio Emanuele III di affidare il governo dell'Italia a Benito Mussolini.

Morì nella sua abitazione romana nel 1924, all'età di 93 anni, e fu sepolto nella tomba di famiglia presso il cimitero della sua città natale, Fossano[4].

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ «Devo bloccare Turati»: così scriveva alla vigilia del massacro, quotidiano la Stampa del 13 maggio 1993, pag. 17.
  2. ^ Quotidiano La Stampa del 26 luglio 1902, pag. 2.
  3. ^ Fiorenzo Bava Beccaris, Esercito italiano : sue origini, suo successivo ampliamento, stato attuale, Roma, Tip. Regia accademia dei Lincei, 1911.
  4. ^ La morte del generale Bava Beccaris, quotidiano La Stampa del 10 aprile 1924, pag.3
  5. ^ Bava-Beccaris Fiorenzo, quirinale.it. URL consultato il 5 aprile 2012.

BibliografiaModifica

  • Nino Costantino (a cura di), Fiorenzo Bava Beccaris: Ricordi 1851-1898, Fossano, Istituto Istruzione Superiore G. Vallauri, 2004.
  • Domenico Romita, Il generale, Fossano, Casa Editrice Esperienze, 1998.
  • Cesare Gildo Silipo, Un re: Umberto I, un generale: Bava Beccaris Fiorenzo, un anarchico: Gaetano Bresci, Milano, Il centro della copia, 1998.
  • Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccaris, Milano, Giordano, 1966.
  • Raffaele Colapietra, BAVA BECCARIS, Fiorenzo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970. URL consultato il 28 agosto 2017.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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